gdr

Coscienze.

Ich hasse diese Dichtungen. Sie sind so süßlich wie typische deutsche Dichtungen. Das Meer ist schön, die Seen sind schön, Bäume und Blätter sind schön, die Welt ist schön. Alles ist schön.

… E mi costa una fatica immane mantenere concentrazione.

La lavatrice è fottuta, quella nuova arriva mercoledì. Il che significa che mercoledì sera sarà speso a fare lavatrici e a far asciugare capi (lava e asciuga). Dovrei cominciare a fare la valigia, con il metro “stai per andare dove si gela” o qualcosa del genere.

Stanotte ho fatto sogni disturbanti e un po’ più assurdi della media, e li ricordo solo in parte.
C’era una scalinata viscida su cui salire lentamente e un modesto baratro di fianco. L’avere in mano un bastone con la proprietà di piegarsi nella direzione giusta (giusta per che? Boh). C’era l’avere materiale che, dato alle persone sbagliate, avrebbe creato l’esatto caos sociale che avrei voluto evitare.

22 personaggi approvati per l’Acero Rosso, 5 da approvare. Non sono ancora sufficienti a far sì che ogni giocatore abbia 24 ore su 24 (in-game) modo d’interagire con personaggi altrui, ma direi che è più che sufficiente per iniziare.
Parlando con Sebastian della sua amata Monaco&dintorni, in cui la gente è così dedita al bene della comunità, mi diceva:
“Qui le persone devono fare almeno tre cose. Per dirti… Nuoto, e altre due. Tutti fanno nuoto.”
Raggruppando i personaggi in quattro diversi modi (stanza nel dormitorio con compagno di stanza, classe al mattino, lezione a scelta nel pomeriggio, club a scelta nel pomeriggio), nessuno di loro rimane isolato – e tutti sono collegati con tutti, o quasi. Teoria dei sei gradi di separazione applicata in piccolo.
La prima impressione d’osticità non frena i giocatori, ed è molto bene – e molto rassicurante (scritto da persona condannata a non essere compresa perché molto ostica).
(Amo la funzione [Visualizza lista completa utenti] di forumfree per gli admin: mi permette di vedere da che topic passano gli utenti, e capire quindi che percorso seguono… Topic introduttivo, sbirciata in Documentazione, lunga carrellata per le schede dei personaggi, passaggio a “Come posso giocare?”, capatina a Presentazioni per vedere come farne una.)

Mi ha scritto Mr. Pumpkin.
Dovrebbe ricevere in questi giorni una busta contenente l’articolo di cui Le avevo parlato; filmati con Peiper e Leibstandarte; […] infine una foto che credo Le faccia piacere, è stata scattata il 19 settembre 1943 a valle di Castellar, nel luogo che Lei ben conosce (vi abbiamo riflettuto circa l’esatta collocazione dei Tedeschi): Peiper osserva col binocolo i movimenti del nemico e l’ufficiale primo a sinistra è Otto Dinse.
Mr. Pumpkin sta diventando la persona di riferimento di quello che potrei chiamare un “hobby” (ciao Peiper, sei un hobby), e non mi spiace dire “hobby”. Due tizi nel nulla della campagna di Boves che – fotografie alla mano – cercano di riposizionare carrarmati e ricostruire tattiche… Al momento stavo per ridere, e stavo per farlo perché mi stavo effettivamente impuntando con fervore nel ribadire che la foto non poteva essere stata scattata lì, e doveva invece essere stata scattata lì, perché avrebbe avuto senso che si fossero fermati prima delle colline dove i partigiani potevano essere appostati etc etc… Hobby.

A proposito di Peiper, qui manca Tanz e si sente. Sono svogliata e non mi bacchetto, e non sono più abituata a ciò. Ho passato luglio e agosto di rendita, studiando tanto e con metodo anche se non avevo fretta, ma adesso la rendita sta scemando…
Ho sognato anche qualcuno che avrebbe potuto essere Tanz. (Sognare la propria coscienza, ammirabile.) Mi svegliavo in un’auto che qualcun altro stava guidando, vedevo costui sul sedile posteriore, scavalcavo, gli sorridevo, mi rimettevo a dormire con la testa sulle sue gambe.
Sogno intenso e complesso, vero? In realtà sì. Non conosco persona sulle cui gambe appoggerei la testa con tale tranquillità da addormentarmi subito dopo. Presuppone che mi fidi, che ne abbia una stima sufficiente a non pensare di doverci badare, e che non abbia niente da dire o farmi dire da questa persona – quindi, a causa del terzo punto, può praticamente essere quasi solo me.
Ammetto di poggiarmi spesso la testa sulle gambe (magari non letteralmente). Quando ero piccola avevo un file in cui “dialogavo” con me stessa. C’è sempre stata una parte di me, più sorniona o atta a deridere a seconda del momento, a guardare l’altra con più o meno pazienza. Se, da piccola, ho aperto un file per dialogarci, è per capire se ne ero innamorata a livello patologico – tradotto: attratta nel modo e con le aspettative che si riservano a una persona esterna a sé.
La risposta, ai tempi, è stata: “Sì.”
Il pensiero è stato: “Cazzo, che frustrazione.” (L’autoerotismo può essere una gran bella cosa, ma non è proprio lo stesso.)
Non ho mai imparato, poi, ad apprezzare qualcosa di esterno a me senza volerlo interiorizzare. Le mie passioni sono fame d’altrui cose – solo che, a differenza dei comuni possessivi, non voglio la persona esterna per me, voglio solo “rubarle” un po’ di sé (un furto che a quella persona non toglie nulla se non la mia passione, se il furto avviene con successo).
Il mondo è fottutamente bello perché pieno di cose da imparare.
Al momento la Me su cui appoggiare la testa è uno slot indefinito. Con Tanz che ha dato le dimissioni, il posto è “vacante” – non vuoto, ma… indefinito. Difficile amare l’indefinito. Difficile poggiare la testa su gambe inconsistenti.
Vedere Utena mi aveva fatto tornare alla mente il giorno (e gli anni conseguenti) in cui avevo tentato di scaricare quello slot a una persona in carne e ossa, con pessimi risultati. Beh… Adolescenza. Servono persone di riferimento, e non si basta a se stessi. Ho imparato tre cose da quell’esperienza: 1, che una persona non può farti da coscienza; 2, che il mondo non è noioso perché imperfetto, ed è imperfetto perché vario; 3, che nonostante il mondo sia, quasi debba, essere imperfetto, su di me avevo qualche idea diversa, qualcosa come imperfezione calcolata. Tutti siamo speciali per noi stessi, no?

Non ho la più pallida idea di che faccia abbia la coscienza sulle cui gambe vorrei poggiare la testa. Essere mia coscienza diventa sempre più arduo. Attualmente la mia coscienza dovrebbe caricarsi di una serie di grosse aspettative e questioni, e progetti da qui alla mia morte. Dovrebbe saperla prendere più easy di quanto Tanz sappia fare, e accettare che sono una testa di cazzo ma concedermi comunque le gambe. Perché sono una persona costantemente stanca e costantemente iperattiva. (Anche se sono un po’ guarita da ambo le cose.) Perché sono una creaturina che ha bisogno di tanto affetto, il proprio. Se non ho quello, il resto si fotte allegramente. Incrocio Mika ora sul forum, e mi viene in mente che in qualche precedente post ho ricevuto due caldi commenti con cui avrei potuto compiacermi almeno 10 minuti, mentre li ho messi in archivio a fine lettura. Bah.

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Autunno.

Ciao, Autunno.

Questa mattina l’aria era fredda sulle gambe. Non me l’aspettavo, e dalla sorpresa non sono riuscita ad avere freddo; l’ho solo sentito.
Non ho voglia di fronteggiare questo compagno di passeggiate fatto di vento, pioggia sottile e umidità in agguato. Non amo questa stagione perché è fatale e inarrestabile: lentamente tutto muore, e si può solo aspettare. Ci si può solo coprire, solo attenuare. Il mondo perde d’attrattiva, e per trovarvene devo applicare immagini aggiunte – i miei desideri e le mie aspettative si sviluppano in volute barocche.
L’autunno è la stagione del the caldo e dei vecchi edifici da visitare, che consolino un po’ lo sguardo. È la stagione del pianificare perché c’è poco, oltre la finestra, che abbia ancora di che vivere. Stagione speculativa, in cui ogni passeggiata sa di ultima passeggiata prima del grande freddo.
Non amo coprirmi. La scimmia che sono ama stare quanto più nuda possibile, sì che la pelle respiri. Ama stare nell’acqua e poi sotto il sole cocente, in rapida alternanza.
L’attrattività dell’autunno è fatta di coperte aggiunte per non avere freddo. In ciò, L’Acero Rosso mi sembra un inizio adatto. Le sue radici sono abbastanza corrotte perché l’opera ultima sia attraente – fascino del barocco, le cui vittime sono le vittime dell’horror vacuidatemi qualsiasi cosa possa riempire il vuoto.
Il mio carattere, in autunno, vira all’introversione, mentre si ricama la facciata. Stagione paracula, l’autunno, in cui si possono coprire le proprie nudità. (Odio coprire le mie nudità, soprattutto perché poi ci prendo gusto.)

Ho buttato giù una piccola intro sia per Moebius che per tale Calista Vidal – sottotitolo: ho trovato un volto per il personaggio femminile – nota a margine: l’ho trovato ed è passato sotto photoshop.
Avevo indetto un democratico sondaggio (giusto per fingere di essere democratica) per scegliere in quale tempo verbale impostare la scrittura, se al presente o al passato; ha vinto il passato, complicandomi immensamente le cose. Dovrò nuovamente imparare a gestire tutti i tempi al passato. In teoria il remoto offre grande fatalità&dinamicità: devo solo re-imparare a mettere in pratica.


Il mondo di Calista divenne quello che è oggi quando – un giorno come questo – un’auto la lasciò davanti al cancello della scuola, sola.
Allora, a differenza di di quest’oggi, le cose nella sua testa erano troppo confuse, eppur nette nei loro incontrollabili estremi, per poter essere comprese.
Un bambino è troppo ingenuo per comprendere l’atrocità della fanciullezza.
Quel giorno Calista cercò di dimenticare di essere ciò che era. Si disse – mentre metteva i piedi uno davanti all’altro sperando che il sentiero le si disegnasse davanti – che se fosse stata una maestra non ci sarebbe stato niente di strano nell’essere lì da sola. Anzi, sarebbe stato normale – e all’improvviso i maestri le apparirono insopportabilmente soli.
Quest’oggi, dopo essere scesa dall’auto, Calista si chiuse la portiera dietro salutando il taxista. Si voltò, e seguì il sentiero ormai da tempo chiaramente disegnato davanti a lei, dirigendosi verso la scalinata in marmo che risaliva lungo la collina.
Aveva imparato, con il tempo, ad apprezzare il silenzio con cui una semplice sequenza di scalini sa essere accogliente. Le perfette proporzioni dell’architettura del collegio le garantivano un’armonia interiore, inscalfibile come il marmo può essere.
Osservò i tetti dei dormitori spuntare di passo in passo mentre saliva, simmetrici nel cielo; assottigliò gli occhi cercando di intravedere i dettagli delle finestre, gli stucchi su ogni piano, poi il riflesso delle vetrate dell’edificio del Consiglio studentesco la accecò per un istante; non rallentò mentre la vista si riabituava man mano, rubando i contorni del vecchio refettorio, il cui tetto faceva intravedere appena la cupola dell’osservatorio, là, sulla punta della collina, prima del mare.
A fine scalinata, prima di poter riconoscere un qualsiasi volto noto, lasciò che lo sguardo vagasse per la perfetta pianta del St. Ahorn, ora ricolma di sagome umane in movimento, scandite dalle aiuole e dalle entrate, affacciate sui balconi appena sporgenti, radunate lì, e lì e lì – negli esatti punti dettati dall’architettura, senza disarmonia.


(Per chi nell’Acero giocasse: questa è roba non ufficiale, che potrebbe essere cambiata totalmente come cestinata.)
(Sono fottutamente seriosa al passato, eh?)
La frase in grassetto non è in grassetto perché sia bella, ma perché riassume un pensiero che mi gira per la testa da qualche tempo. Non ricordo quale opera di fiction fu responsabile del farmi pensare:
“Non posso invecchiare i personaggi mano a mano che invecchio io: devo trovare un’età che sia microcosmo della vita intera.”
Non ho trovato un’età sola, ma un indice di corrispondenza direttamente proporzionale a mano a mano che si arriva al giorno di nascita.
La fiction ha in sé uno strano meccanismo, che ancora non so dire (ho ventritré anni, e la mia sola vita) quanto sia verosimile: da una certa età in poi i personaggi non sono più modellabili. Modellarli equivale o allo shockarli o al rivelare che la loro vera indole era tutt’altra rispetto a quella mostrata fino a quel punto. Cosa scomoda. Si finisce col concludere che un personaggio può mutare, nella maturità, solo rispetto al proprio passato – siamo tutti stupendamente unici, no?
A livello personale ciò mi angoscia (odio l’impotenza, e il pensare che in me ci sono cose fondamentali che – se cambiassero – mi renderebbero non-più-me come persona che così si percepisce), a livello di fiction mi porta sempre più a scrivere una doppia storia dei personaggi (o tripla): quella del loro presente e quella della loro formazione, del come il mondo li abbia resi ciò che sono.
Oggi, chattando con Phiria, e parlando della trilogia di cui fa parte il film linkato nel precedente post, mi ha detto che questa è triste perché non ci sono cattivi. Come nella realtà, le ho detto – non c’è umana mente che io non cerchi di capire e ridurre ai minimi termini, per poi capire cosa l’abbia resa ciò che è.
Con l’Acero dovrò scrivere di ragazzini. Un essere umano dai 15 ai 19 anni per me è un ragazzino, ossia un mondo a parte chiuso alle spalle. Ho difficoltà ad avere a che fare con persone molto più piccole di me – e i bambini ne sono esempio massimo – perché: sono stupidi, non capiscono, non hanno coscienza di sé. Mi toccherà capirli di nuovo, perché mi sono convinta che un’adolescenza possa essere un’area abbastanza indefinita da essere abbastanza ampia da rappresentare un mondo intero. Se così non fosse, non avrei scelto uno snob collegio del cazzo da tipica tradizione estetizzante. Voglio indagare come la differenza tra due ragazzini di stesso ceto e cultura possa essere, per loro, profonda e insondabile quanto la differenza tra un cinese maschio adulto e un texano maschio adulto che non sono mai usciti dal paesino in cui vivono.
Ho ricordi confusi della mia adolescenza, e non perché siano passati decenni, ma perché sono una mente invasata tendenzialmente fanatica che gioca con i pezzi che la compongono, censurandone alcuni senza rendermene conto. Nella mia adolescenza la mappa mentale del mondo, visto da me, è stata sconfinata (tanta fantasia e immedesimazione) – se così non fosse, non avrei la fame di cose e il terrore della reiterazione nella quotidianità che ho.
Ogni volta che, oggi, qualcosa di nuovo si mostra e si ficca senza preavviso nella mia mappa mentale sono felice. Mi sento viva, perché ignorante. Il mondo si apre di nuovo. Morirò quando saprò tutto o quando crederò di sapere tutto quel che serve. Questo gioco di ruolo dovrebbe darmi qualche input, a proposito – se non lo facesse, starei perdendo tempo, e non è cosa che mi piaccia fare.

L’Acero Rosso e l’orgasmo di prostrata.

Ok, sto per rimettermi su tedesco.
L’orale dell’1 non è improvvisabile, purtroppo.

Ieri, su Skype con Seb, notavo e analizzavo la sua pronuncia (e ci litigavo, perché da bavarese fiero pensa che la Germania sia la Bavaria, mentre io sono per la tesi prussiana – qualsiasi sia il nostro pensiero, è da più di un millennio che la Germania si riconosce nel termine Deutsch anche se è stata unificata solo con Bismarck). Da ottimo ospite (e amante della Bavaria), continua a passarmi tutte le informazioni utili sulla mia permanenza – compreso lo stato della porta-finestra attaccata al matrimoniale, rotta su "aperto". (Temperatura di ieri su Monaco: massimo 11°, minimo 5°.) Gli ho chiesto se posso dormire nella vasca da bagno.
"… E quando esco dal lavoro ti chiamo e mi dici dove sei."
"Tu sai che non lo saprò, vero?"
"Beh… La peggior cosa che puoi fare è fermare un passante mentre sei al telefono con me e chiedergli dove sei. Capirà che sei una turista."
"Tu sai che non capirò quello che mi dirà, vero?"
"Beh…"
"Sì, sì… "Wiederholen Sie, bitte". Scherzavo."
(Potrei andare a Dachau, quando arrivo. Di domenica è aperto. Sarei l’unica che scoppia a piangere senza capire perché, scoprendo poi di essere nell’ala in cui hanno rinchiuso Peiper. […] Damn, è sulla Bahn, potrei andarci veramente. The train ride takes approximately 25 minutes from Munich’s Central Station (Hauptbahnhof). Dannazione. Ora come faccio a non andarci?)

L’Acero Rosso è praticamente a posto. Abbiamo anche i banner:

I giocatori hanno cominciato a fare le schede dei personaggi, e sono felice del tipo di gente che è arrivata. Sono felice perché è variegata.
Ho anche sfogato la "faccenda Vietnam" facendo la scheda all’insegnante di Educazione fisica.

«Prima cosa: questa è l’ora di “educazione fisica”, non di “ginnastica”.
Seconda cosa: io sono il vostro “istruttore”, non “professore”, non “scusisignore”.
Terza cosa: non è come sono fatto io che dovete guardare, non siete qui per diventare come me. Dovete guardare come siete fatti voi, e chiedervi: “Va bene?” La risposta è: “No, non va bene.” Se questo fosse “va bene” l’umanità si sarebbe già estinta.
Quarta cosa: cominciate a correre in cerchio e non smettete finché non ve lo dico io.»

Lo adoro. Praticamente è Tanz. La colpa della sua nascita è stata l’inciampare in una citazione storica:

Sergente Hartman: Quanto sei alto soldato?
Soldato Cowboy: Signore, 1 e 73 signore.
Sergente Hartman: 1 metro e 73? Prima non facevano pile di merda così alte… cerchi anche di fregarmi qualche centimetro?! Eeh… è chiaro, io dico che la parte migliore dello schizzo da cui sei nato è colata tra le chiappe di tua madre ed ha macchiato il materasso. T’hanno fatto con lo scarto! Da dove cazzo vieni comunque soldato?
Soldato Cowboy: Signore, Texas Signore.
Sergente Hartman: Strano io ho sempre saputo che nel Texas ci nascono solo tori e checche, soldato Cowboy. Tu l’aria del toro non ce l’hai neanche un po’ e quindi il cerchio si restringe! Tu succhi i cazzi?
Soldato Cowboy: Signorno, signore.
Sergente Hartman: Ci soffi dentro per gonfiarli?

(Ok, sto per copia/incollarvi tutti gli altri dialoghi, ma eviterò.)

Rimetteremo Moebius in moto e verremo che ne verrà fuori, anche se a essere sincera sono più curiosa di vedere che verrà fuori del forum. Vorrei vederlo girare da sé, vedere se regge e che cosa ne viene – piccoli sogni erotici del piccolo giocatore di Risiko. Mentre collaboratori e giocatori fanno personaggi affascinanti o con una qualche caratteristica che li renda attraenti, io sforno istruttori di educazione fisica, nerd, docenti di diritto femministe dalle avance capaci di far rattrappire qualsiasi organo sessuale di cui si sia dotati. Avevo anche pensato al docente di storia grassoccio che rilegge ogni epoca in chiave economica, ma l’ho ceduto a Capitello che in storia è laureata.
Cercando foto di volti femminili mi sono tra l’altro scontrata con il fatto che trovarne uno che non esprima o languore sottomesso, o (finta) consapevole seduzione, o tre righe di coca al mattino per non perdere l’uso dei muscoli facciali, o che non sia imbronciato, o che non sorrida provocantemente a sfondo sessuale, è un’impresa. Ho anche notato che i canoni (a livello di proporzioni facciali) sono molto meno fantasiosi: sono variegati quanto lo sono all’interna della nicchia gay dei modelli palestrati – nicchia non eccessivamente rigogliosa, benché consistente.
Non vorrei mettermi a fare discorsi sulle differenze e parità tra sessi, ma… Che due coglioni. Mi serve un volto non intento a esprimere una delle cose di cui sopra e che si ricordi, e non l’ho ancora trovato.
… Dicevo, comunque, che sono curiosa di vedere cosa produrranno i giocatori in questa griglia. È direzionata perché avvengano le cose più turpi. Le porte al delirio umano sono spalancate e tutte le direzioni portano lì. Vorrei che questa griglia fungesse da generatore di oniriche estroflessioni di deliranti interiorità. Silent Hill, insomma – e la serie di horror psicologici.
È da anni che mi interessano le ambientazioni a compartimento stagno, nella storia (Münster), nella fiction (Salò) e nell’oggi (prigioni, collegi). Sottotitolo: Prendi dei civilizzati esseri umani e dì loro: "Qui governate voi, come volete, nessuno vi giudicherà moralmente." I desideri si tramutano in fatto. Il pensiero diventa azione. I due mondi – "realtà" e "percezione della realtà" – convergono sempre più.
Ho trovato tale condizione anche in luoghi non geografici, eppur "chiusi". Le ideologie pervasive, il fronte di alcuni guerre… Questa mia curiosità di sapere cosa fa l’essere umano se crede di poter fare tutto, di cosa si spoglia. Com’è "nudo". Internet è un luogo (o meglio: era, quando sottintendeva privacy e l’essere anonimi) molto indicativo da questo punto di vista.

L’altro giorno, in treno di ritorno da Milano, un signore attacca bottone, parliamo un po’, viene fuori che studio lingue, mi notifica che ha passato 12 anni all’estero per lavoro, mi chiede di parlare in inglese e in inglese parliamo.
Il tizio, interessato alla sottoscritta, inizia – come di norma si fa – a buttare lì domande e commenti gradualmente meno "formali", scoprendo un pezzo alla volta il suo interesse per me. A differenza di ciò che accade nella norma, il signore non trova da parte mia alcun muro. Di solito, da che osservo, ci sono due possibilità: o viene messo un muro, o viene fatto un invito. No vie di mezzo. Io amo stare in mezzo, quindi – quando comincia a farmi complimenti palesi e a esternare il suo desiderio – non lo zittisco con risposte indignate o piccate, ma rispondo col tono che userei per dire a qualcuno che preferisco il gelato alla nocciola piuttosto che quello alla menta. (In realtà ho sempre quel tono in certe situazioni, ma in quel momento lo facevo coscientemente.)
Cosa accade?
Accade che nel giro di una ventina di minuti il signore si sente in diritto di dirmi palesemente che ho delle belle tette e via discorrendo (di prendermi la mano, annusarla, dirmi "Che buon profumo…" e sentirsi rispondere con tono amichevole: "Interessa? Da uomo. Axe Pulse."), nel giro di trenta a esternare il suo desiderio con la "sfacciataggine" che si userebbe in una camera da letto, con la differenza che siamo vestiti, non può toccarmi e mentre lui ormai sussurra io parlo ad alta voce ridendo amichevole.
Il signore, alla fine, chiede se è possibile rimanere in contatto. "Sì, tempo permettendo" (mia sincera risposta standard). Gli lascio l’e-mail. Insiste per il numero di cellulare, ma non riesce ad averlo. Insiste per bere un caffè, ma non ho tempo. Insiste per farmi delle foto con il cellulare, gliele faccio fare. Va ribadendo che sono una persona speciale, unica, gli ho fatto scoprire cose che non immaginava, bla bla bla…
Il signore non ha mandato alcuna mail (per fortuna, ok). Me lo immagino domandarsi perché non l’abbia scacciato brutalmente dinnanzi alle sue esplicite profferte se non ero intenzionata a finirci a letto – e mi domando: "Perché avrei dovuto?"
Lasciamo stare il fatto che in quel momento stavo coscientemente assecondando, non è di norma mia abitudine alzare muri dinnanzi all’altrui interesse (semmai, non ho tempo e quindi non ne concedo), ma so di essere un caso raro – ciò non mi permette di capire quale meccanismo faccia alzare muri. Ogni tanto ne discuto con Mater, che sovente non sa come maneggiare le profferte e lamenta che non riesce ad avere amici maschi (o quasi).
Lei mi dice:
"Perché se non blocchi, pensano che tu ci voglia stare."
"Basta dirlo: non voglio scopare con te, spiacente. Non c’è bisogno di indignarsi."
Al signore ho detto: "Mi piacciono anche le ragazze, posso comprenderti, ma non sono interessata. Magari, se tu avessi un paio di tette come le mie, sarei interessata. Ma non le hai."
Ho notato che l’informazione non è passata. Non abbastanza da non fargli domandare se – piacendomi sia ragazzi che ragazze – avessi problemi con l’essere penetrata – e questa domanda ha rivelato una confusa quanto sfortunatamente indicativa visione dell’omosessualità femminile.
Ho pensato: "Questo si intende con: insistere."
Mi dà fastidio che una persona insista?
Non esattamente.
Mi danno fastidio le persone poco stimolanti, e una persona che si ripete senza variazioni lo è. Ma più che darmi fastidio… mi annoiano. La conseguenza è poi la stessa: togliersi. Solo che si dice "Scusa, mi stai annoiando a morte." anziché inventare scuse. (Io non posso inventare scuse, sono una Paladina della Verità.)


Ð|ØSB|ØS scrive: Sì, ti ospito.
Ma poi io mi muovo in treno.

SiRvAnO scrive: Perdonami, e come ci si andrebbe in quel dannato posto?

Ð|ØSB|ØS scrive: Metro/tram.

SiRvAnO scrive: E funzionano lì?
Cioè intendo senza rischio di restare a piedi la sera e senza rischio che un orango mi violenti alla stazione…

Ð|ØSB|ØS scrive: Ultimo treno: 22:45
Mai violentata.

SiRvAnO scrive: Ma magari io sono più appetibile…

Ð|ØSB|ØS scrive: A Militalia magari sì.
E in effetti gli stupri in stazione sono più al maschile.

SiRvAnO scrive: ……………

Ð|ØSB|ØS scrive: Giro sempre con ragazzi più stuprabili di me. Mi tutelo.

SiRvAnO scrive: Vabbè vado a dormì che domattina sveglia alle 7.30 che vado in guerra [=softair], per l’appunto.

Ð|ØSB|ØS scrive: Divertiti 🙂

SiRvAnO scrive: Notte tesoro :*

Ð|ØSB|ØS scrive: Notte cara.
Attenta agli stupratori.

SiRvAnO scrive: Sono a casa mia sola soletta ed al sicuro… approposito… quando vieni a visitarla??

Ð|ØSB|ØS scrive: Quando avrò tempo.


… In effetti sono un po’ stronza.


[…]

SiRvAnO scrive: Vorrei tanto stringerti e far l’amore con te allora. *lol*

Ð|ØSB|ØS scrive: Scopo solo con chi mi dà il culo, spiacente.

SiRvAnO scrive: Beh ma io alle donne il culo lo do.

Ð|ØSB|ØS scrive: Anche al mio migliore amico?

SiRvAnO scrive: Mi sembrava di aver detto "alle donne".

Ð|ØSB|ØS scrive: Vabbeh, facciamo così: ti concederò un orgasmo di prostrata. Accordato.

SiRvAnO scrive: Sono curioso me ne hanno parlato di recente ma non l’ho mai provato… direi che è ora…

Ð|ØSB|ØS scrive: Poi non prenderci gusto che sono una donna impegnata. Finirai a bazzicare per locali dubbi implorando: "Orgasmo di prostrata!"

SiRvAnO scrive: Ahahahah, sei fidanzata?

Ð|ØSB|ØS scrive: No, impegnata a livello di tempo.

SiRvAnO scrive: Ahahahah, come ho potuto pensare una cosa simile!!

Ð|ØSB|ØS scrive: In effetti…
Vai, o domani ti aprono il culo a pallini.

SiRvAnO scrive: E tu non potresti avere la mia verginità.
La qual cosa potrebbe infastidirti credo…

Ð|ØSB|ØS scrive: Nah. Ho smesso di formalizzarmi.


Quota 3 ragazzi che mi devono la verginità anale.
(Damn, sverginare un palestrato… Non so se sono pronta a questo…)