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Di Germania, infantilizzazione & SPSP.

VB viaggia alla volta della Germania con mia grande invidia (e richieste futili e sacre come «Se lo trovi, mi compri lo scatolame che mangiavamo in Germania?»), ma l’invidia è un sentimento impegnativo, e da brava oziosa preferisco essere felice per lei. Che se la goda. Che annusi le strade che sanno di carne e vaniglia e sorrida di rimando a quei timido-gentili sorrisi tedeschi che tanto amo. Il cielo sopra Berlino e la metropolitana sotto, una delle mie Babele preferite.

Mi sono svegliata presto per accompagnarla in stazione e ora eccomi qui, due sigarette fumate e un caffè che va consumandosi nella mia gola, tutto già fatto e mille piccole secondarie cose da fare.
Preparare lezioni per un futuro che non so quando verrà, scoprire regole semantiche che non conoscevo. Semantiche. Faccio lezioni cercando di spiegare non la grammatica – che in buona parte è insensata e arbitraria come la storia umana che l’ha modellata – ma la semantica sottostante, quelle logiche che ogni madrelingua padroneggia e che rendono tanto difficile una lingua a chi l’impara. Un po’ di competenze culturali, un po’ di filosofia, un po’ di battute per ridere di quest’Altro che all’inizio ci pare assurdo.
Ho scoperto, studiando approcci e metodi della glottodidattica, di simpatizzare per il Cognitivismo. Simpatizzo, ossia, per quelle correnti il cui scopo è emancipare l’apprendente, mettergli/le in mano gli strumenti per crearsi da solo/a un metodo per comprendere la lingua – contrapposte in parte agli approcci umanistico-affettivi, dove l’apprende viene trattato/a spesso come un/a bambino/a da trattare con le pinze. Non riesco a trattare neanche i bambini come bambini. Guardo i miei preadolescenti negli occhi pronta ad accettare tutto ma non che si sminuiscano con la scusante dell’età. Nella mia mente non esistono strutture che dividano lo scibile in per adulti e non per adulti. Tra l’altro, le loro menti preadolescenti sono avvantaggiate, rispetto a quelle degli adulti che dettano il loro buono e cattivo tempo, nell’apprendimento delle lingue – e non solo. Qualcuno l’ha detto loro? Le loro espressioni sorprese e un po’ esaltate mi dicono di no. Perché non gliel’hanno detto?
Infantilizzare dovrebbe significare – nella mia mente appassionata di emancipazioni – dare all’apprendente responsabilità sul suo enorme potenziale, non deresponsabilizzarlo. Staccare il concetto di “colpa” da quello di “responsabilità” e da quest’ultimo prendere il meglio.

Le valutazioni della giuria per la Selezione dei racconti in SPSP (vedesi: https://spspfiction.wordpress.com/ ) sono state fatte. Il tempo di computare, confermare e ci saremo.
Ho la classifica finale davanti ai miei occhi e sorrido. “Soddisfazione” è un eufemismo. Tante persone hanno attinto dai luoghi più remoti del proprio Sé – quegli stessi luoghi che i miei preadolescenti cominciano ora a nascondere con un po’ di vergogna, purtroppo – e ci hanno affidato dei preziosi tesori. Non sottovaluterò mai questo passaggio: l’essere disposti a mettere in gioco parti così intime di sé. Ed è per l’attenzione che riservo a tale passaggio che guardo con un sopracciglio alzato a quei tentativi di dissezionare l’altrui espressione per mezzo di dissezionamenti tecnici (dalla critica grammaticale a quella narratologica – tutti livelli, in fondo, superficiali). Ed è per questa mia tendenza che mettere in classifica i racconti è stato un po’ straziante: perché dei lati tecnici, nell’ottica di dover fornire un’antologia, ho dovuto tenere conto. Perché ho visto le classiche perle allo stato grezzo, penalizzate da una tecnica da sviluppare, ed è stato frustrante; e ho visto piccoli capolavori tecnici (per il ritmo, il dispiegamento della trama, la disposizione dell’idea) privi di ispirazione, ed è stato ugualmente frustrante.
Ma, guardando la classifica finale, sorrido. Sono bei racconti. Sono di qualità – e so che tutti dicono “molto più della maggior parte della roba in commercio”, ma se tutti lo dicono significherà che “la roba in commercio” non è un metro di paragone poi così tanto edificante – e soprattutto sono variegati. Lo scopo di questa selezione era di provare su carta il potenziale della SPSP, ed è stato abbondantemente fatto.
Avrete racconti “d’intrattenimento”, che fanno passare 10 piacevoli minuti senza chiedere al lettore di fare alcunché, e racconti che invece soddisferanno la mente di chi legge per ridisporsi le idee; avrete racconti di generi diversi e racconti autoriali; cosa ancor migliore, avrete racconti che sono ambo le cose.

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