europe

Ho il cervello troppo vuoto per trovare un titolo accattivante, spiacente.

Aggiornamenti insoddisfacenti e sterili, ma devo e voglio aggiornare un po’ di persone, e farlo alle 00:14 mentre preparo una presentazione mi sembra il momento giusto – dato che nessun momento lo è:

1) Una serie di presentazioni che non vengono valutate ma che dobbiamo fare comunque vanno bene, nel senso che il mio gruppo è in vetta nella classifica dei giudizi positivi.

2) La presentazione fatta ieri, e che viene valutata, è andata bene. Il professore era entusiasta. Così tanto che ha cominciato a parlarci della propria vita.

3) Ho una presentazione settimana prossima, anche questa valutata, basata sul saggio “Hayekian Political Economy and the Limits of Deliberative Democracy”, saggio scelto da me e che contiene la parola “epistemologico” almeno tre volte, per rendermi soddisfatta (a ognuno i propri parametri). Fatta questa, avrò finito con le presentazioni, ma…

4) Per il 7 devo consegnare un saggio che non ho neanche iniziato.

5) Ma mi sento molto spronata, dato che i miei colleghi/compagni/Kommilitonen/fate vobis sono tutte personcine ammirabili.

6) Ogni tanto il mio accento viene interpretato come “slavic”. Non credo capirò il perché. Comunque è l’alternativa a “tedesco”.

7) Mi manca tanto del cibo. Sì, sto generalizzando ed estremizzando un semplice: “Il cibo che c’è qui mi convince così poco che per disprezzo lo escludo dalla categoria ‘cibo’.” Non è che non mi piaccia, eh. Semplicemente è poco credibile.

8) Per fortuna c’è la Guinness, dato che le bianche vengono vendute come fossero rari e pregiati vini. La Guinness e la Murphy. E un pub a cinque minuti da casa – un piccolo pub, molto “cozy”, senza pretese, amichevole, quasi per famiglie – se non fosse che questi ubriaconi d’inglesi non portano i bambini al pub. Ho letto un articolo su un tizio multato per aver, in un pub, rovesciato della birra in testa a un bambino. L’articolo non specificava se il gesto fosse voluto o non voluto.

9) Il sidro, nei posti giusti, è ottimo.

10) Sì, sto parlando ancora di alcol. D’altro canto, se il cibo fa schifo, e non si può fumare negli ambienti chiusi (neanche in casa mia, no), la gente dovrà pur sfogarsi da qualche parte, no?

11) Anche il tempo fa schifo. E’ il secondo argomento toccato dopo l’alcol nell’inutile chiacchierare che non raramente pop-uppa nella vita quotidiana quando incontri sconosciuti.

12) Il terzo è la regina, ma è colpa mia.

13) Voglio sedermi sul divano nella mia casa italiana, con una sigaretta nella destra e una birra nella sinistra. Lo vorrò per sempre. Lo vorrò finché non lo avrò fatto, e poi ancora e ancora quando tornerò in Inghilterra. Sta diventando un sogno erotico – ora capite perché odio i tabù?

14) Mi manca anche il sedere in una casa, o in un locale, che non abbia un retrogusto “vecchio”. Non ho ancora capito se Bath sa di vecchio perché gli inglesi sono fissati con il vecchiume (tipo la Regina), o se sa di vecchio perché gli inglesi se ne fregano delle condizioni delle loro abitazioni e dei loro locali.

14bis) Mi sono persa un congiuntivo?

15) Oggi ho conosciuto un 45enne canadese che sta facendo ricerca sulla scrittura in ambito accademico.
Due giorni fa ho conosciuto un londinese incredibilmente interessante e critico.
Invero sono entrambe persone che, in un contesto più rarefatto, avrebbero occupato paragrafi e paragrafi di questo blog. Ma sono in un ambiente saturo – di nuove conoscenze, di cose interessanti, di nuove conoscenze interessanti. Vorrei elencarvele tutte – le nuove conoscenze, le cose interessanti, le nuove conoscenze interessanti – ma mi manca il tempo. Non saprò spiegarvi mai, credo, quanto ciò sia frustrante.

16) Non saprò mai spiegarvi un sacco delle cose che mi stanno accadendo, e questo amplia la frustrazione. Semplicemente, viviamo in mondi diversi. Dovrei prima spiegarvi tutte le premesse – e fare magie come “rendere a parole l’effetto della pioggia qui”. Siamo umili. Beh, io lo sarò, almeno in questo frangente: non ne sono in grado. Lo saprò fare imperfettamente. Mi riuscirà invece molto bene risultarvi diversa, quando ci incontreremo, e ciò perché la legge di Murphy impera.

17) Ho detto che la stragrande maggioranza degli studenti nel mio corso sono tedeschi?

18) Ho detto che tipo l’85% degli studenti nel mio corso parla tedesco?

19) Vi ho detto quante battute faccio circa il fatto che i tedeschi vogliono riconquistare l’Europa?

20) Vi ho detto che la risposta di una tedesca è stata “Perché, non siamo già i più forti?””

21) Dovrei dirvi che tale esperienza mi sta allontanando tantissimo non solo da una grande fetta di italiani, ma in generale da una grande fetta di persone. Qui discutiamo dell’Europa passandoci stralci e concetti e riflessioni partorite da professori che studiano la faccenda da anni. Il discorso quotidiano attorno all’Europa e alla crisi è vagamente meno fondato. Me ne sono resa conto drammaticamente quando ho letto, tra i titoli dei papabili saggi da scrivere, una cosa come “Descrivi gli effetti che la crisi economica ha avuto sulla gestione di [qualcosa] dell’Unione Europea”. Ma questo devo avervelo già detto. Nel dettaglio, ho realizzato che una incredibilmente ampia fetta di mie conoscenze discute di ciò con grande frequenza, e non lo fa in vece d’esperto – del settore che volete. Ma scrivere un saggio significa:
– Riportare le fonti. Le fonti che l’ampia fetta di cui sopra riporta sono giornali vari, di media, e i giornali non valgono come fonte quando scrivi un saggio del genere (i saggi vanno bene per riportare opinioni, non dati su cui lavorare).
– Saper dimostrare con reasoning. Il che implica lo scartare “il senso comune”, i sottintesi che ci uniscono tutti, il populismo bonario e tutti quei cuscinetti che permettono a chiunque di disquisire delle conseguenze della crisi sull’Unione Europea.
Non potevo non diventare umile, dinnanzi a una domanda del genere. Mi terrorizza – come molte altre. Mi terrorizza anche il pensare che odierò un po’ di più tutte le persone che si improvvisano esperte del settore.

22) Voglio diventare una lobbysta o il suo equivalente per poter essere equidistante rispetto a:
a) La popolazione sofferente e lamentosa e rivoltosa e in crescita, per cui “crisi” non significa ciò che puoi leggere in mille libri ma l’effetto tangibile sulla tua vita – e se ha un effetto tangibile sulla tua vita e non su quella degli eurocrati, perché tu dovresti avere meno diritto di loro di parlare della crisi? Perdindirindina, dovresti averne di più!
b) Gli esperti del settore, gli eurocrati, i ricercatori, e tutte quelle categorie che sanno spiegare con dovizia di particolari la crisi e le sue ragioni, benché ne percepiscano (e concepiscano) molto meno gli effetti.
Voglio stare lì in mezzo, equidistante, perché non sopporto nessuna delle due categorie – non sopporto la prima quando vaneggia sulla seconda, non sopporto la seconda quando neanche concepisce la prima.

23) Buonanotte.

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Europeismi e altri ismi.

A mi mancherà moltissimo. “A” non è abbastanza, realizzo, perché ho conosciuto troppe persone, troppe il cui nome inizia con una “A”, quindi A diventerà ANY, perché A è newyorkese, e lo è tanto, ma proprio tanto, almeno nella misura in cui la fiction mi ha insegnato come un newyorkese dovrebbe apparire.
Comunque, ANY mi mancherà tanto.

V mi manca già.
Sono andata a trovarlo in ufficio, dopo un rincorrersi durato giorni.
Sono sempre occupata – sempre.
Mi libero per segmenti di 15-30 minuti, e faccio tutto il possibile per liberarmi, ma non è abbastanza.
Così, dopo aver discusso con I come strutturare la nostra parte di presentazione, sono andata alla ricerca dell’ufficio di V, trovandolo (e sentendomi quindi sagace, dato che l’università tende a essere un labirinto).
V mi manca già perché mi dà l’impressione di avere nostalgia di se stesso.
Gli ho domandato se ha intenzione, finito il dottorato, di tornare in Grecia. Mi ha risposto che non c’è nulla per cui tornare in Grecia.
Non so se le due cose – quella strana apparente nostalgia e il nulla in Grecia – siano collegate. V ha detto che aspetta una rivoluzione – non in Grecia, ma in un più generico “qui”. Non so se le due cose – il nulla in Grecia e le sue aspettative – siano collegate.

So, però, che mi manca una birra.
Mi mancava il mancarmi una birra. Bisogna vivere in certi luoghi – per ora conosco Germania e Inghilterra – per significare il “mi manca un birra”. Una birra in Italia non è la stessa cosa. Non è altrettanto buona, a meno che non si vada in un birrificio, ma in un birrificio non c’è quell’atmosfera di quartiere che tanto amo.
Il giorno in cui sono arrivata a Bath mi sono detta che, posati i bagagli, sarei andata alla ricerca di un pub per bermi una birra guardando la TV. Di fatto, l’ho fatto per sere e sere e sere consecutive. Ora, cerchiamo una via di mezzo.

E’ incredibile la facilità con cui ci si può appropriare di Bath. Basta posare il culo per una volta in un luogo e quel luogo diventa una specie di propaggine di casa tua. Andare a cenare in pigiama al pub è stato il picco massimo, ma ora cavalco vie di mezzo.
Sento l’università come una succursale di casa mia. Non so se ciò derivi dalla facilità con cui le persone si appropriano di Bath, o se derivi dal fatto che la casa in cui vivo non è esattamente casa mia (è in affitto, è ancora spoglia, a cinquanta centimetri da me, oltre alla finestra, ci sono ragni di ogni dimensione ad attendermi – letteralmente a cinquanta centimetri, letteralmente “di ogni dimensione”).

E’ facile sentirsi a casa all’interno del programma Euromaster.
Siamo pochi, per la maggior parte internazionali, e ci sentiamo nel fulcro caldo e pulsante del cambiamento. Bath trasfigura, divenendo un centro ipotetico dell’Europa.
So che guardiamo all’Europa con un’ottica poco condivisa. Ieri sera, scorrendo un manuale, sono inciampata in un dato statistico che già conoscevo: tendenzialmente le persone a favore dell’Europa – in svariati sensi – hanno meno di 50 anni e sono più istruite della media (e io sono ancora shockata da quando ho letto che solo il 19% degli italiani è laureato). Non so se le due cose – l’istruzione e l’europeismo – siano collegate. Forse l’europeismo deriva più dal clima che in certi circoli gira. E’ più facile essere a favore dell’Europa quando parli inglese (e altre lingue) e sei all’università e viaggi.

Diventerò umile.
Il carico di letture da fare è tale che sto cercando un nuovo metodo di studio. Il mio solito, profondo e accurato, metodo non va bene: non ho abbastanza tempo. Cerco di ottimizzarmi.
Il tenore delle aspettative è abnorme, a tratti. Tra i saggi che si possono scegliere per un corso figura: “What impact has the current financial crisis had on the management of EU economic policy?” Mi dico che gente e gente e gente, a ogni livello, dibatte ciò in ogni momento, polemizza e ragiona, e io dovrei scriverci un saggio, ossia un insieme ragionato di fonti e collegamenti?
Stavolta opterò per l’umiltà, scegliendo un altro titolo.