Coscienze.

Ich hasse diese Dichtungen. Sie sind so süßlich wie typische deutsche Dichtungen. Das Meer ist schön, die Seen sind schön, Bäume und Blätter sind schön, die Welt ist schön. Alles ist schön.

… E mi costa una fatica immane mantenere concentrazione.

La lavatrice è fottuta, quella nuova arriva mercoledì. Il che significa che mercoledì sera sarà speso a fare lavatrici e a far asciugare capi (lava e asciuga). Dovrei cominciare a fare la valigia, con il metro “stai per andare dove si gela” o qualcosa del genere.

Stanotte ho fatto sogni disturbanti e un po’ più assurdi della media, e li ricordo solo in parte.
C’era una scalinata viscida su cui salire lentamente e un modesto baratro di fianco. L’avere in mano un bastone con la proprietà di piegarsi nella direzione giusta (giusta per che? Boh). C’era l’avere materiale che, dato alle persone sbagliate, avrebbe creato l’esatto caos sociale che avrei voluto evitare.

22 personaggi approvati per l’Acero Rosso, 5 da approvare. Non sono ancora sufficienti a far sì che ogni giocatore abbia 24 ore su 24 (in-game) modo d’interagire con personaggi altrui, ma direi che è più che sufficiente per iniziare.
Parlando con Sebastian della sua amata Monaco&dintorni, in cui la gente è così dedita al bene della comunità, mi diceva:
“Qui le persone devono fare almeno tre cose. Per dirti… Nuoto, e altre due. Tutti fanno nuoto.”
Raggruppando i personaggi in quattro diversi modi (stanza nel dormitorio con compagno di stanza, classe al mattino, lezione a scelta nel pomeriggio, club a scelta nel pomeriggio), nessuno di loro rimane isolato – e tutti sono collegati con tutti, o quasi. Teoria dei sei gradi di separazione applicata in piccolo.
La prima impressione d’osticità non frena i giocatori, ed è molto bene – e molto rassicurante (scritto da persona condannata a non essere compresa perché molto ostica).
(Amo la funzione [Visualizza lista completa utenti] di forumfree per gli admin: mi permette di vedere da che topic passano gli utenti, e capire quindi che percorso seguono… Topic introduttivo, sbirciata in Documentazione, lunga carrellata per le schede dei personaggi, passaggio a “Come posso giocare?”, capatina a Presentazioni per vedere come farne una.)

Mi ha scritto Mr. Pumpkin.
Dovrebbe ricevere in questi giorni una busta contenente l’articolo di cui Le avevo parlato; filmati con Peiper e Leibstandarte; […] infine una foto che credo Le faccia piacere, è stata scattata il 19 settembre 1943 a valle di Castellar, nel luogo che Lei ben conosce (vi abbiamo riflettuto circa l’esatta collocazione dei Tedeschi): Peiper osserva col binocolo i movimenti del nemico e l’ufficiale primo a sinistra è Otto Dinse.
Mr. Pumpkin sta diventando la persona di riferimento di quello che potrei chiamare un “hobby” (ciao Peiper, sei un hobby), e non mi spiace dire “hobby”. Due tizi nel nulla della campagna di Boves che – fotografie alla mano – cercano di riposizionare carrarmati e ricostruire tattiche… Al momento stavo per ridere, e stavo per farlo perché mi stavo effettivamente impuntando con fervore nel ribadire che la foto non poteva essere stata scattata lì, e doveva invece essere stata scattata lì, perché avrebbe avuto senso che si fossero fermati prima delle colline dove i partigiani potevano essere appostati etc etc… Hobby.

A proposito di Peiper, qui manca Tanz e si sente. Sono svogliata e non mi bacchetto, e non sono più abituata a ciò. Ho passato luglio e agosto di rendita, studiando tanto e con metodo anche se non avevo fretta, ma adesso la rendita sta scemando…
Ho sognato anche qualcuno che avrebbe potuto essere Tanz. (Sognare la propria coscienza, ammirabile.) Mi svegliavo in un’auto che qualcun altro stava guidando, vedevo costui sul sedile posteriore, scavalcavo, gli sorridevo, mi rimettevo a dormire con la testa sulle sue gambe.
Sogno intenso e complesso, vero? In realtà sì. Non conosco persona sulle cui gambe appoggerei la testa con tale tranquillità da addormentarmi subito dopo. Presuppone che mi fidi, che ne abbia una stima sufficiente a non pensare di doverci badare, e che non abbia niente da dire o farmi dire da questa persona – quindi, a causa del terzo punto, può praticamente essere quasi solo me.
Ammetto di poggiarmi spesso la testa sulle gambe (magari non letteralmente). Quando ero piccola avevo un file in cui “dialogavo” con me stessa. C’è sempre stata una parte di me, più sorniona o atta a deridere a seconda del momento, a guardare l’altra con più o meno pazienza. Se, da piccola, ho aperto un file per dialogarci, è per capire se ne ero innamorata a livello patologico – tradotto: attratta nel modo e con le aspettative che si riservano a una persona esterna a sé.
La risposta, ai tempi, è stata: “Sì.”
Il pensiero è stato: “Cazzo, che frustrazione.” (L’autoerotismo può essere una gran bella cosa, ma non è proprio lo stesso.)
Non ho mai imparato, poi, ad apprezzare qualcosa di esterno a me senza volerlo interiorizzare. Le mie passioni sono fame d’altrui cose – solo che, a differenza dei comuni possessivi, non voglio la persona esterna per me, voglio solo “rubarle” un po’ di sé (un furto che a quella persona non toglie nulla se non la mia passione, se il furto avviene con successo).
Il mondo è fottutamente bello perché pieno di cose da imparare.
Al momento la Me su cui appoggiare la testa è uno slot indefinito. Con Tanz che ha dato le dimissioni, il posto è “vacante” – non vuoto, ma… indefinito. Difficile amare l’indefinito. Difficile poggiare la testa su gambe inconsistenti.
Vedere Utena mi aveva fatto tornare alla mente il giorno (e gli anni conseguenti) in cui avevo tentato di scaricare quello slot a una persona in carne e ossa, con pessimi risultati. Beh… Adolescenza. Servono persone di riferimento, e non si basta a se stessi. Ho imparato tre cose da quell’esperienza: 1, che una persona non può farti da coscienza; 2, che il mondo non è noioso perché imperfetto, ed è imperfetto perché vario; 3, che nonostante il mondo sia, quasi debba, essere imperfetto, su di me avevo qualche idea diversa, qualcosa come imperfezione calcolata. Tutti siamo speciali per noi stessi, no?

Non ho la più pallida idea di che faccia abbia la coscienza sulle cui gambe vorrei poggiare la testa. Essere mia coscienza diventa sempre più arduo. Attualmente la mia coscienza dovrebbe caricarsi di una serie di grosse aspettative e questioni, e progetti da qui alla mia morte. Dovrebbe saperla prendere più easy di quanto Tanz sappia fare, e accettare che sono una testa di cazzo ma concedermi comunque le gambe. Perché sono una persona costantemente stanca e costantemente iperattiva. (Anche se sono un po’ guarita da ambo le cose.) Perché sono una creaturina che ha bisogno di tanto affetto, il proprio. Se non ho quello, il resto si fotte allegramente. Incrocio Mika ora sul forum, e mi viene in mente che in qualche precedente post ho ricevuto due caldi commenti con cui avrei potuto compiacermi almeno 10 minuti, mentre li ho messi in archivio a fine lettura. Bah.

4 comments

  1. Sento che devo dire qualcosa. Ma significherebbe dire qualcosa di:
    -acuto
    -attinente
    -profondo
    -che io stesso non troverei insultuoso nell’immedesimarmi in te
    -qualcosa che non mi faccia dire ‘ma sai che anche io…’

    Quindi…
    Troppo sbatti.

    Essere cosciente di te stessa è già un bel grado di auto-coscienza… Certo poi entra in gioco il fatto che -quando si rileggono le proprie azioni e sè stessi- non si è mai oggettivi. Peggio ancora, non si può essere oggettivi.
    E per me questo significa la fine di qualsivoglia processo di auto-conoscenza (che dovrebbe essere lo scopo principale dell’attuale fase, dovrebbe) insomma, reputo sempre che per avere un pò di coscienza bisogna ascoltare un pò anche gli altri dire cose su di te.

    (che poi, appunto, sono sempre gli altri a definire se una persona è coscienziosa o meno, o preziosi portatori di griglie di riferimento valoriale introiettate in tenera età e in seguito riadattate con non poco sforzo)

    Io posso solo dire che le tue pare mentali (dico così perchè nel mio semi-conscio c’è una voce che grida che ‘è impossibile avere una consocenza obbiettiva dal punto di vista qualitativo, e come tale la conoscenza qualitativa è giudizio soggettivo, per cui è impossibile avere la conoscenza definitiva e più importante. Non esiste il valore definitivo a cui riferirsi’ e un’altrache…ma basta) sono sempre pare mentali, il problema è che vengono da una testa brillante E multitasking… insomma… credo che il dialogo sia quello che porti avanti le cose, avere un’altro/a con cui confrontarti ‘o pèèèèr’ (alla pari). Dovresti vedere se questa altra/o sia la stessa persona al tuo stesso livello cerebrale (e qualche altro grado d’affinità e ‘imprescindibili caratteristiche’ che solo tu puoi stabilire) o se ti accontenterai del caleidoscopio di consocenze che ‘una tantum’ ti pongono davanti interrogativi inaspettati alla tua costante
    (re-)visione di te stessa.

    Dico cazzate?

    Mamma quanto sono profondo quando sproloquio.

    Weir

    1. Sapere che la percezione di sé, come la percezione di qualsiasi cosa, è non-oggettiva, è per me alla base.
      Anzi, sono ben cosciente, ad esempio, di avere una confusissima e totalmente indefinita percezione di me all’esterno. Non dico di non vedermi dall’esterno mentre vivo (tendo sempre ad avere anche un occhio lì), ma mi manca una visione esterna d’insieme di me. Le visioni altrui mi confondono e io non riesco mai a stabilizzarla.
      Rimane quella interna, che, beh… Qui la faccenda è complessa. Nessuno può vedere il mio interno meglio di me, quindi nessuno può “correggermi”; quindi “navigo nell’errore” ricordandomi sempre “navighi nell’errore”. Però ci navigo.

      [credo che il dialogo sia quello che porti avanti le cose, avere un’altro/a con cui confrontarti ‘o pèèèèr’ (alla pari). Dovresti vedere se questa altra/o sia la stessa persona al tuo stesso livello cerebrale (e qualche altro grado d’affinità e ‘imprescindibili caratteristiche’ che solo tu puoi stabilire) o se ti accontenterai del caleidoscopio di consocenze che ‘una tantum’ ti pongono davanti interrogativi inaspettati alla tua costante
      (re-)visione di te stessa.]
      Stai parlando di una persona esterna a me o interna o me? 😛

        1. Non credo di volere al singolare. 🙂
          La mia poligamia, probabilmente, viene anche da queste seghe mentali. Ogni persona ha dentro di sé un mondo, ma una persona non può essere IL mondo per me – quindi parlare al singolare diventa assurdo.
          Non credo, oltretutto, che io abbia UN tipo di persona che mi piace. 2, che il mondo non è noioso perché imperfetto, ed è imperfetto perché vario; Mi interessa… il mondo. 😛 Per conoscerne i lati, devo conoscere persone.

          Mi manca, talvolta, conoscere poche persone con cui io riesca a dire (e sentire): “Ok, questa persona regge se stessa e nel caso saprebbe reggere la situazione. Adesso posso rilassarmi.”
          Ero una di quelle persone (oggi non saprei, è da molto che non mi capita la situazione) che quando esce in compagnia si assicura che almeno una persona del gruppo non sia ubriaca, e se tutti lo sono rimane sobria. Sento una cosa simile socialmente.

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