androgynus

Right in two.

Ieri sera, a mezzanotte, avevo sonno.
Non sono tante le ore di veglia consecutiva, ma ci ho messo un’infinità di tempo a calcolarle. Siamo a quota 32, circa. Ben lontano dai miei frequenti eccessi. Ma è la difficoltà a calcolarle a pesare sulla bilancia.

Finito The Secret History. Ha il mio plauso. Sulla scia di Robinson Crusoe per come la Woolf lo recensì, con simpatia: all’inizio ti sembra di annoiarti a furia di leggere azioni che si dipanano senza senso né commenti, ma è proprio quel tedio a rendere quella vita verosimile.
E quel tedio, in questo caso, ha funto da culla per una definizione psicologica che ho trovato ottima. Sporadica, forse. Avrei abbondato di metafore sulle espressioni dei protagonisti, io. Ma io non scrivo thriller.

Mi ha un po’ ammazzato, The Secret History, e non per il risvolto puramente drammatico, che c’è, bensì per il dramma contemporaneo, quello delle vite che proseguono oltre il romanzo e appassiscono, e la scrittrice le fa intravedere con poche, riconoscibilissime e amare nel loro essere così common, battute.
Quelle davanti a cui dici:
Morite tutti.
E poi:
No. Moriamo tutti.

E The Secret History mi ha lasciato in mano una coppia di gemelli. Come se non fosse bastata quella di Le benevole. Ora c’è un solo libro che posso finire di leggere: L’uomo senza qualità. Monomania dell’incesto. No, peggio: risvolti di fede. E narcisismo. Gemini. La soluzione sta sempre lì, per me, che scorro mitologie basandomi sulla rassicurante coppia di opposti primigeni, sempre lì, a inizio e fine, a scindersi e poi riunirsi. Sempre lì, sempre qui.
Spesso i gemelli ammiccanti all’incesto vengono usati come metafora di un non volersi separare dall’infanzia, dall’origine, dal grembo. Da un assoluto. E forse la mia passione per l’omosessualità come tema, ormai stuprata e svuotata e banale alle mie orecchie, non è che una versione alternativa: amare chi ti è più simile. Poi smetti di distinguere i sessi e non ti è più necessario avvalerti dell’omosessualità, capita. Amo il mio prossimo come me stessa – amo il mio prossimo come amo me stessa – amo il mio prossimo oltre che me stessa.
Applico la metafora dei gemelli incestuosi che non vogliono separarsi a me. C’è un nocciolo duro di fedeltà a me che non cede. Una fedeltà folle e insensata come quella di un amante a un altro, una fedeltà a priori, ottusa, mantenuta perché separarsene significare lacerare.

Angels on the sideline,
Puzzled and amused.
Why did Father give these humans free will?
Now they’re all confused.

Don’t these talking monkeys know that
Eden has enough to go around?
Plenty in this holy garden, silly monkeys,
Where there’s one you’re bound to divide it.
Right in two.

Right in two, Tool.
E penso ai testimoni di Geova in casa mia tenacemente fedeli alle parole della Bibbia, traduzione italiana.

Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

So God created man in his own image,
in the image of God he created him;
male and female he created them.

Und Gott schuf den Menschen zu seinem Bilde,
zum Bilde Gottes schuf er ihn;
und schuf sie als Mann und Weib.

Amo il tedesco, l’ho mai detto? Da Lutero in poi un madrelingua tedesco legge la Bibbia e legge che Dio creò l’essere umano a sua immagine somiglianza, senza impazzire per cercare di capire com’è che da un uomo vengono poi fuori un uomo e una donna.


Sono stanca, debole e spaventata come una vecchietta. Poco meno utile, di una vecchietta. Poco meno gravante.
Ieri sera il sonno è passato quando lo scorrere del tempo è esploso davanti a me.
Ho passato minuti a osservare il quadrante dell’orologio, la lancetta dei secondi scorrere fluida, finché un cenno di allucinazione non mi ha fatto vedere un brulicare di esserini invaderlo. Poi è scomparso. La lancetta è scesa e la luce l’ha battezzata facendola splendere come una lama. Poi, la lancetta è calata come una spada.


Voglio scopare.
Voglio ficcare la mia testa tra due seni, nell’incavo di una spalla o di un collo, di un inguine, e non vedere null’altro, non odorare null’altro, non sentire altro sapore che quello altrui, altro tatto che il piacere nervoso della pelle che sfrega contro la pelle, altro suono che respiro affannato e gemiti.
Voglio sdraiarmi con i muscoli tremanti e i polmoni roventi e guardare con gratitudine qualcuno che mi guarda con soddisfazione.
Perché (anche perché) da sola non ce la sto facendo. Il mio incesto interiore non si dipana, sviluppa, develop, entwickeln. Avvolgersi e svolgersi di cose, di trame, come fili in mano alle Parche.

Gilbert & Jacqueline

Il vento spirava, gelido, oltre le ammaccate finestre della casa.
Neve, bianca morte per chilometri e chilometri; una volta, in quella terra, il primo villaggio che si poteva incontrare era un compartimento stagno totalmente alienato, mondo a sé rispetto al Mondo.
Una volta, addentrarsi in quegli esigui agglomerati di case significava poter curiosare in vite fatte di uomini e bestie, bestie e uomini e l’eterna lotta per la sopravvivenza, incapaci di condursi diversamente, incapaci di farsi distrarre.

Continua…