respawn

Istrionismo (?)

Sul tavolo: mouse, tavoletta grafica.
Stiamo sul divano, gambe incrociate, LeBaron poggiato su un cuscino che poggia su esse.
Ogni tanto, stendere le gambe sulla sedia. Articolazioni e tendini scricchiolano. Scricchiolano particolarmente in questo periodo, che mi vuole in piedi dalle tre alle sei ore al giorno. E fin qui tutto ok… In un negozio di abbigliamento in cui in questi giorni non c’è clientela, il che significa: in piedi ferma.
Il che significa: ahia.
Talloni, tendini, ginocchia, polpacci. Tutto dolorante.
Ma non ci lamentiamo, anzi. Avere quadricipiti legnosi che scottano ha un suo perché. Sentirti stanca ti fa sentire che hai fatto. (Nulla, a parte stare in piedi, ma sono dettagli.)
Tantomeno ci lamenteremo se nei prossimi giorni non ci sarà il fiato d’un cliente; essere pagata per stare in piedi e studiare o leggere ha un suo ulteriore perché.

Contro ogni mia previsione, avere un lavoro che mi costringe a uscire di casa non ha risolto il mio voluto isolamento.
Sparare stronzate e ridere e chiaccherare e quant’altro non mi ha aperto di una virgola – anzi, mi sento ancor più spronata a non uscire.
Arriverò a settembre, a Milano, avendo disimparato l’interazione sociale. Per inerzia.
… O forse è come andare in bicicletta. O il sesso. Ma per l’una e per l’altra cosa serve la voglia.
Ho voglia, eh.
Di muovermi, camminare, spostare un po’ il culo da questo divano. Treno, metro, aule. Aule, metro, treno. Mostra, evento. Amico, bevuta. Dormire fuori. Quant’altro. Ma ce l’ho su un piano astratto, più o meno come può venirmi voglia di una birra. Solo che la birra è lì, in frigo, e non parla. Come la redbull. Si fa stappare e dà il suo effetto. Non può deluderti: sai che ha poteri limitati. Non c’è dialogo, ma un monologo.
Purtroppo, amiamo i monologhi.

Monologo? Pseudo riassunto della Sna mente negli ultimi… mesi?

Respawn

Mh.
4.33 A.M. sul divano.
Birra finita.
(Ciaociao, birra. È stato bello.)
LeBaron sulle gambe, fottutamente caldo sulle gambe.
Reggiseno, sigaretta, pantaloni della tuta, cuffie. Non per forza in quest’ordine.
Una lacrimevole canzone della Aguilera nelle orecchie che riesce a farmi piangere pur non avendo in sé masse di persone in movimento. Mah. I Lamb prenderanno a breve il suo posto, credo.
(Ahiahi, come non detto. Siamo passati a Beautiful. Eh. Lo so.)

Una volta guardavo a questi video di denuncia sociale con una certa ammirata partecipazione. Rara. Ma con molta partecipazione.

L’altro giorno, ricordando un consiglio di eredhikr, sono andata a spulciare il sito di Avril Lavigne. L’intento era nobile, come il consiglio di Eredhikr – che mi riassumeva il video dicendomi come ci fosse la Lavigne in tre versioni – bionda, nera, rossa – una di queste molto sexy – e che, insomma, me lo sarei goduto.
Ora, mentre mi ascolto Complicated, che mi riporta alla mente la ninfetta che la Lavigne era, dato che non sono solo un marcio e laido sembiante, penso ai video fumettosi che ci sono sul suo sito. Cercateli. Me li sono visti l’altro giorno, stupefatta nonché quasi spaventata. Ho guardato questo video in cui la fumettosa protagonista ritrae una fan x della Lavigne, la cui vita è una merda. No, non gli sono morti i genitori. No, non viene stuprata dal padre. No, non è un cesso dalla bruttezza patologica.
È un’adolescente x che si chiude in camera ascoltando la Lavigne – non capendo che la
Lavigne non la deve ascoltare – e si isola dal mondo; ha crisi di pianto inconsulte e scappa quando il padre le dice che le vuole bene.

… Why you have to go and make things so complicated?

La mia domanda potrà parere forse fuori luogo, forse eccessiva, forse, ma…
… Voi volete che il mondo sia popolato dalla progenie di una ragazza così?
Abbattetela.
(Falceremmo una bella fetta di popolazione.)
(Forse sarei morta anche io.)
(Ops.)

… Comunque.
Mi sono angosciata.
Ho passato angosciata il video a A., che se l’è visto e mi ha domandato:
“Ma hai visto gli altri? Come finisce?”
“No, non li ho visti.”
“Ma io DEVO sapere come finisce!”
… E mentre lui bestemmiava contro di me in quanto lo avevo portato a questa spirale discendente, io angosciata sono tornata a vedere quella ninfetta incazzata di Complicated, così bella la ninfetta inconsapevole.


Non sono socialmente di buonumore.
Nei giorni scorsi mi sono sbattuta considerevolmente per recuperare materiale su Sex crimes and Vatican, gentilmente segnalato da edkidna; volevo scriverci un articolo; l’ho passato al giornale; dopo ore a racimolare materiale e buttare giù incipit, scopro che l’articolo che si vuole è sulla corruzione di Landolfi presidente della commissione vigilanza Rai nonché AN membro, usando il suddetto video come mezzo.
Odio la strumentalizzazione.
Se il fine non è il mio.
Ho scaricato l’articolo dicendo di non avere le competenze per; mi è stato proposto, per correttezza al mio lavoro, di firmare a quattro mani – dato che le conclusioni a cui si era giunti erano dovute anche al dialogo con me – no, grazie. Si fotta Landolfi. Si fottano i preti che fottono i bambini – che li fottono da cinque secoli e più, quindi non c’è nessuno scandalo. Fateli scopare con i sardi, così salviamo bambini e pecore. Così i bambini stuprano le pecore come oggi stuprano le coetanee – e poi facciamo un bel girotondo, solo che anziché tenerci per mano…
Sono stanca degli scalpori.
Degli urli.
Non è stancante spalancare la bocca stupefatti?
Lo scoop del giorno, la missione del giorno.
La causa a cui votarsi per le prossime ventiquattro ore, dando impegno e tempo e magari soldi e coinvolgimento. Costernazione. Com-passione. Elemosina mediatica onanista, in cui il dramma è interiore; epilogo e prologo si consumano nella stretta cerchia di conoscenze dell’utente.
E poi via, pronti al prossimo scoop.
Foche scuoiate vive, aborti cinesi abbandonati sui marciapiedi, stupri di gruppo tra dodicenni.
Sarà la mia totale incapacità di fissarmi sul dettaglio – cosa che spiega, credo, la mia poligamia nonché il mio viscerale amore per il multitasking – ma non riesco a dare una fetta di cuore a una stronzata singola. Cerco un quadro generale. Cerco punti nodali. Right, rischi di scoprire che i drammi-scoop quotidiani altro non sono che le piccole manifestazioni di una tendenza endemica dell’essere umano, quindi non risolvibile. Però ci hai provato, a indagare, no? A muovere una rotella più vicina al fulcro dell’ingranaggio. A fare la tua, di stronzata.
Vorresti interrompere una dinamica.
Ammazzare il respawn.
Sapete cos’è, il respawn?
Io no, non in termini tecnici.
In termini non tecnici il respawn è “quella cosa” che sta in un punto, e da cui esce programmazione in forma di nemico ogni tot, secondo tempistiche prestabilite.
Ciò significa che se tu passi otto ore attorno a quel respawn uccidendo ogni singolo fottuto mostro, continueranno a uscirne.
Se ammazzi il respawn no.
Ma il respawn, ovviamente, non lo ammazzi con la doppietta. Neanche con l’uzi. La doppietta e l’uzi sono l’interfaccia che tu usi per ammazzare l’interfaccia: i mostri.
Per ammazzare il respawn la tua arma deve essere programmazione.
Guarda oltre il velo di Maya…

Ce ne sono di respawn “innocui”, che vorrei ammazzare.
Ad esempio quello dell’individualismo tenace, per dirne una semplice.
L’individualismo è come la sigaretta per Wilde: l’esigenza continua di un obiettivo. Non raggiungibile, nella maggior parte dei casi. Mai storia vide una percentuale così alta di individui personalmente preoccupati di come rendere onore a se stessi. Come valorizzarsi. Farsi rispettare. Esprimersi.
Mettersi la cremetta e fare un mutuo strozzino per avere l’auto nuova e poi sottoscrivere il pensiero per cui conta come si è fatti dentro.
Che poi, diciamolo, è una stronzata quella del “conta come siamo fatti dentro”.
Se una persona non ha attrattiva, non ha attrattiva; quindi, non attrae; quindi, come animale sociale, è un fallimento.
Il fatto che poi l’attrattiva di una persona sia argomento labile è altra questione. Il fatto che una persona abbia attrattiva quando si piace, è un’altra questione. Se ti piaci diventi bello, anche se pesi 20 chili più di quelli che dovresti pesare – il che non significa, cazzo, che se pesi 20 chili più di quelli che dovresti allora sei automaticamente bello comunque.
Fatemi dire che esiste una categoria di persone brutte-perché-imbruttite che mi è personalmente insostenibile, perché senti a raggio che si fanno schifo e temono che tu possa pensarlo, già pronti ad aggrapparsi al fatto che l’esteriorità non conta. (‘Sta sega, l’esteriorità non conta. Conta in modo soggettivo e soggettivamente percepita, ma conta.)
Parliamo di Eredhikr che mi prende per un braccio prima che io, in Feltrinelli, inveisca ad alta voce contro l’ennesima presentazione di libro sui drammi interiori della coppia. Individuo + individuo. Individualista individuo + individualista individuo, che l’individualismo avrebbe dovuto glorificare ed ergere sopra ai biechi problemi della vita…

Vorrei ammazzare il respawn del Romanticismo, la corrente artistica del 1800 – che, poverina, non ha alcuna colpa, è che è stata intesa come corrente di vita da applicarsi, quando all’applicazione non funziona, e glorifica il mal di vivere. Glorifica animi sensibili incapaci di reggere sulle proprie spalle il peso del mondo.
Il fatto che parte di questi animi sensibili, prima di farsi annichilire e vivere in stato contemplativo, avessero provato la guerra e la riforma è una nota a margine.
È nota a margine che non vivessero ottant’anni trascinando il proprio pesante culo sulle spalle del mondo per lunghi lassi di tempo.
È nota a margine che questi pubblicassero, facessero arte per comunicare, anziché vivere in solitudine contemplativa con la propria miseria.
Nota a margine che avessero problemi con le legislazioni vigenti.
Nota a margine.

Vorrei ammazzare il respawn della Democrazia non Illuminata, in questa democrazia in cui dire che si vuole ammazzare la democrazia è tabù. (Noi odiamo i tabù.) Quando la democrazia è una delle tante forme di governo applicate. Quando esiste in questa forma da uno sputo di tempo.
In qualsiasi (fottuta) forma di governo, quando metti in mano il governo a qualcuno, ti assicuri che questo qualcuno sia in grado di governare.
Ora, per favore, prendete tutte le persone che conoscete voi stesse comprese, e domandatevi: come governereste una nazione? Da zero, come la costruireste? Come risolvereste questo problema tenendo conto degli altri otto collegati? Come?
Abbiamo tutti diritto di parola – e di voto.
I miei occhi si sbarrano stupefatti all’idea di quante persone in Italia abbiano un blog. Amo le persone, come singoli individui con le proprie idee. Amo quest’idea di poterle conoscere tramite un blog pubblico. Ma l’amore per la singola idea della singola persona non ha nulla a che fare con il governo di una società.
Se una persona fa il panettiere da che ha conseguito gli anni obbligatori di studio, e oggi ha quarant’anni, costui è un panettiere. Impasta pane da dio, e ciò è sacro. Ma se nella sua vita ha deciso di fare il panettiere e nel tempo libero studiare botanica per curare il giardino che ha dietro casa, cosa lo istruisce a sufficienza per governare?
Abbiamo – Italia, oggi – il prezioso diritto di fare ciò che vogliamo nella vita.
Le scelte sono così tante che stordiscono. Dalla migliore alla peggiore. Dalla più adatta alla meno adatta. Possiamo trasferirci in mezzo al nulla e vivere con i frutti del nostro orticello senza dare fastidio a nessuno; possiamo studiare politica. (Vanno bene come due estremi?) Ovviamente, ogni scelta ha un prezzo. Esistono scale di priorità. Rinunce da fare. Puoi rinunciare persino a un materasso e dormire sulla ghisa, se pensi che ne valga la pena.
Ora, con queste premesse, con che criterio il voto dell’eremita che non sa nulla della sua “città” ha lo stesso valore del voto dello studioso di politica?
(In – mi pare – Belgio, una tizia si è candidata promettendo pompini a tutti quelli che l’avrebbero votata. Vorrei credere che dietro questa scelta ci sia un significato mistico di ritorno alla madre terra resa fertile dalle piogge. Vorrei.)

Abito in un Paese in cui la maggioranza della maggioranza, ossia chi ha potere, è più fedele alla propria squadra del cuore che a un partito politico.

E la birra è finita.