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I don’t want to study that book, no, really, I don’t want to study a book that shows a comprehensive but firm paternalist posture against English colonialism actions, saying “But imperialism had to be sold to the democracy” when it talks about the II Boer War.

… Per momentaneo odio dell’inglese per colpa di Clarke, concediamoci la pausa italiana.
Sistemando il vecchio (pieno) HD, ho trovato una vecchia perla partorita in chat da Flo&Hyo, soprannominata temporaneamente (e da lì per sempre) “Parodia YAOI”, offre squisite chicche quali:

Il Seme è ovviamente un vampiro francese con otto cognomi perché è super aristocratico.
Beve esclusivamente sangue di uketto vergine di 17 anni possibilmente di buona famiglia
rapito da un serial killer, e solo in calici di cristallo di boemia molato a mano.
Mediamente, costa più il calice dell’uketto.
Solo che attualmente Armand François de la Tour la Motte-Bressanon Camembert sta facendo la fame, perché trovare un diciassettenne vergine al giorno d’oggi è un problema.
Gli unici diciassettenni vergini che trova sono i due bufali dello zoo.
Ma il vampiro ad un certo punto stabilisce che più che l’amor (proprio) poté il digiuno e decide di scendere dal pero, quindi fa sua la regola ‘ndo cojo cojo e va a caccia. Fosse anche una battona a riposo, deve bere.
“Non morto. Col cazzo che sono un non morto. Me lo spiegate che gusto c’è a passare ottocento anni a suonare la spinetta coi merletti ai polsi senza neanche potersi fare una sega?”
Poi torna al solito aplomb e si forbisce elegantemente le labbra con un fazzoletto ricamato.

Non invitato si presenta quel laido di D’Annunzio, che ha sentito dire che si tromba e non se la vuole perdere, mentre Leopardi fa il nano storpio tipo pulp fiction, tutto vestito anche lui BDSM, però al guinzaglio. Intanto il Carducci sodomizza il Pascoli a cui è stata messa la pallina in bocca e D’annunzio si fa un’autopompa – non nel senso che si scopa un mezzo blindato ma che si fa un pompino.

Mi par giusto e perfettamente sensato che io abbia fondato con questi due il Seme Rulez.

Anyway…

Mercoledì a casa di Ula, con l’aggiunta che i suoi sono via. Ciò non mi permetterà una di quelle cene deliziose accompagnate da discorsi ampi e interessanti – saccheggerò il suo frigo a random e dormirò nella casa principale anziché nella (vuota e desolata) villa a lato che sa di polvere e morto anche dopo anni dalla morte della fu nonna. Sempre che Ula non si sia – come aveva accennato – trasferito lì.
… Insomma, indipendentemente dal luogo in cui dormirò, pensavo di portargli Stella del Mattino. (Così potrà dirmi che “è carino, sì, ma non regge con Q“.) Dopotutto dovrò ripagarlo dei litri di birra che mi offrirà e del nuovo paio di slip che deve consegnarmi. (Non posso andare in parità dandogli un paio di tanga, non li userebbe mai.)
Sono stata tentata di dirgli che l’avrei raggiunto direttamente a casa, nelle sperdute lande del comasco, anziché farmi venire a prendere in stazione. Per il gusto di sgattaiolare oltre il cancello in apertura e vederlo uscire dalla porta di casa quando mancano 3-4 metri, per il sorriso di saluto, l’abbraccio, due pacche tra le mie scapole a togliermi il respiro. In questo senso, Ula-a-casa ha sovente svolto nel mio immaginario (et quindi nella concretizzazione dello stesso) il ruolo della casa amica in cui finire, dove trovare un letto caldo (un’intera, polverosa, villa) e un pasto ritemprante – per poi finire sul divano a digerire con birra e/o whiskey e musica e discorsi da reduci di una guerra mai fatta.
Sono tra l’altro sollevata dal sapere che la bestia ha imparato a interagire con il sesso lui opposto, sessualmente parlando, abbastanza da parlarne con nonchalance. Mi sgrava dal ruolo di unica persona con cui scopava easy (il che necessitava, data la sua misoginia, che lui non mi considerasse donna – o forse, dato che non mi considerava una donna nel suo senso d’intendere “donna”, ciò gli ha permesso di… Prima l’uovo o la gallina?), e gli permetterà di parlare easy di ragazze (ciò quando io sfioro l’asessualità, ma si sa che Murphy regna sovrano).
Questo mi ricorda che non giro più con preservativi. Anzi, proprio non ne ho – o, se ne ho, non so dove siano finiti.

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