journalism

Simple man.

Una volta pensavo che una persona per me importante dovesse essere qualcuno lì, presente, a vedere e condividere le mie passioni, i miei amori, le mie sconfitte.
Penso da tempo che una persona importante è qualcuno che sappia condividere ciò che abbiamo passato anche se spendiamo poche parole per descriverlo.
Per pensare ciò, devi prima aver fatto un giro di 360°. Devi aver creduto profondamente in qualcosa, e aver permesso a questa cosa di dare nome al tuo Io più profondo. Devi averla rinnegata, o esserti fatto ammazzare in suo nome – poco prima di essere ucciso, devi essere riuscito a sopravvivere. Dentro. Con desideri e passioni e mete. Devi aver continuato a camminare, e aver compiuto quel giro di 360° per tornare infine a te stesso. Quel che trovi lì, al grado zero, è quel che è rimasto di te. Sei tu, e quel che era vicino al tuo Io. Quello che non cambia, per quanto tu possa morire dentro e rinascere.


Beh, al posto 163 con 145 posti disponibili.
(Stiamo parlando della graduatoria dell’università.)
Si può dire che due risposte corrette in più avrebbero fatto la differenza, il che mi porterà a essere ancor più puntigliosa in futuro. (Più di così? Evidentemente sì.)
Il Jack Daniel’s l’ho versato nel bicchiere per pro-forma, e per non potermi dire – domani – che non ho avuto modo di bermi il mio Jack Daniel’s. Mi fissa paglierino e acre, con la sua leggendaria fama di olio per motori.
Il buon whisky/whiskey/bourbon, dice l’esperto, ti massaggia le spalle. Non è un modo di dire. Imparate a coesistere pacatamente con un whisky/whiskey/bourbon, a ingerirlo senza rabbia né fretta né scopo, e imparerete a conoscere il modo in cui rilassa le spalle.

L’elenco dei prossimi impegni, sparsi:

– Andare a Milano a iscrivermi a Lingue e letterature straniere, sezione germanistica.
– Comprare delle morbide suole per gli “stivali da viaggio” per:
– Dare ok a Caine per venerdì/sabato.
Chiamare parrucchiere e fissare appuntamento per giovedì mattina. Mezzogiorno. Fottuta ricrescita, tra l’altro.
– Giovedì sera cena da Amu. (Così mi farò consolare scolasticamente parlando da sua madre. O magari questa mi abbatterà. Boh.)
– Lunedì 24 andare a Milano per l’iscrizione alla sezione anglistica. Fatto ciò, stendere definitivamente un piano per i corsi da seguire.
– Stesso giorno, chiamare Ula e accordarmi per andare da lui una sera in settimana, e tornare a casa giorno dopo. (Assicurarsi che abbia altro bourbon in casa.)
– Agire in modo da definirsi per comprare un traduttore elettronico.
– Iscrizione per patente (all’auto penseremo poi).
– Agire in modo da definirsi per quel corso di dizione su cui medito da tempo.
– Agire in modo da definirsi per farmi pubblicare dio-sa-dove.
– Tenere controllati concorsi letterari e grafici.
– Contattare l’Illustratore mandandogli le ultime cose fatte. Sia mai che mi infili in qualche suo progetto.
– Abusare bassamente del giornale per approfittare di mostre e conferenze stampa utili.
– Cercare di capire cosa è utile.
– Trovare un lavoro per pagare le cose di cui sopra.

Sono entrata nel circolo del “illusione di essere economicamente indipendenti”. Non hai una casa tua, ma non chiedi soldi per ciò che ti serve. Non credo di aver voglia di rinunciare a questo privilegio, e ho sempre bisogno di soldi da investire. Troveremo un fottuto lavoro.

Intanto, credo mi segnerò queste cose su un foglio da appendere in camera. E quelle che mi ricorderò man mano. Tipo, chessò: darla a un/una inglese e a un/una tedesco/a a caso che non conoscono l’italiano per affiancare un po’ di parlato allo studio. Se poi mi pagano anche, ho anche risolto la questione finanziaria.

E non dimentichiamo…

– Finire di leggere quella fottuta cronologia totale, farvi seguire Il secolo breve, poi cominciare con gli approfondimenti.

Insomma, arriviamo all’oggi. E il 1630 prosegua parallelamente, in qualche modo. L’importante è non perdersi. Difficile, se fai ventisette cose e vorresti crearne una che raccolga tutte.
Per ciò, dato che almeno per quest’anno l’università che avrebbe dovuto spodestare il sergente istruttore che è in me non si fa:

– Sensi all’erta; sempre adattabile; retorica pronta; aspetto impeccabile; convinci il prossimo delle tue abilità lavorative.

In questi giorni, dall’atroce esito del test a ora e fino a non so quando, si è svolto il capitolo:

Cammina su se stesso.

Abbiamo detto: cammineremo sul dolore.
L’abbiamo fatto.
Abbiamo detto: cammina sulla fatica.
L’abbiamo fatto.
Abbiamo detto: cammina sulla paura.
Siamo arrivati a una moderata convivenza.
Poi, siamo stati in silenzio e abbiamo camminato su noi stessi. Traduzione? Credo di non essere più granché capace di ascoltare i più lirici struggimenti del mio animo. In agosto, l’idea di non passare quel test era bastante a farmi fare atroci incubi. Non era opzione contemplabile, insomma. Adesso, sono tranquilla. Sono tranquilla – mi dico – perché non ho voglia di essere indebolita dal mio struggermi. Nessuna voglia, nah. Ci sono così tante cose al mondo per cui struggersi – di conosciute e di neanche immaginate – che credo io sia al momento naturalmente portata a evitare di struggermi ogni volta che posso. Devo fare scorta per gli struggimenti seri, insomma. Al mio ego frantumato penseremo poi – tanto, con l’attuale tempo che dedico ai rapporti interpersonali, la questione non bussa alla porta dall’esterno poi così spesso. E poi, diciamocelo tra noi, non ho voglia di essere indebolita dal mio struggermi perché il mondo è catifo in quanto stupido e poggia il culo sulle cose molli prima che su quelle dure, e non voglio il culo di nessuno sulle mie spalle – rilassate dal Jack Daniel’s.

Vedere nell’arco di una settimana Caine e poi Ula. Due degne antitesi, due persone che conosco da tempo e che voglio rivedere per rivedere me stessa davanti a loro. Il tuo riflesso in uno specchio che conosci, e che perciò non devi decifrare.
Ho sentito Ula oggi, che mi ha chiamato – lui e la sua da poco iniziata storia con “una tipa”. Ula il misogino, Ula la scimmia. Ula che prega che il brutto esito che si sta profilando all’orizzonte indurisca le cicatrici, così che non si ripresentino più tali situazioni in futuro. Tradotto: niente più “tipe”. Ula. Gli ho dato della testa di cazzo, io che ogni volta che mi scontro frontalmente con qualcosa (e lo faccio spesso, perché mi piacciono le cose spettacolari) faccio tutto il possibile per non cicatrizzare duro e lasciarmi aperta alla prossima esperienza.
Secondo bicchiere da bar di Jack Daniel’s. Bicchiere da bar: due dita formali per dare un senso al bicchiere, perché svolga la sua funzione al minimo sindacale.
Voglio vedere il cancello della villa di Ula aprirsi, io camminare e a 3/4 del percorso vedere la porta di casa aprirsi e la grossa scimmia in scarpe da ginnastica e maglia sulle spalle muscolose ad aspettarmi. Il suo sorriso che si compiace delle amicizie, perché crede nell’amicizia. Sorridere, e il suo “Carne Morta”, modo in cui mi chiama a volte. “Carne Morta”, per la mia tendenza a mettermi in casini più grossi di me e uscirne. O anche “‘uagliò“, appellativo che ho ereditato perché riservava a tutti gli amici – assieme ho ereditato molte altre cose che riservava agli amici, misogino Ula, che, abituato ad avere a che fare con amici di palestra, mi dava per affetto e simpatia pacche sulla schiena. È colpa sua se, oggi, quando qualcuno alza una mano di fianco a me, tendo a irrigidirmi – modo di non essere scaraventata a terra da una mano che solleva 80 chili per fare esercizi di mantenimento. Chissà a che massimale è arrivato.
Voglio arrivare alla porta senza affrettarmi, sorridere, e abbracciarlo. Sentire il suo “come butta?”, domanda che in qualche modo spera in risposta positiva, perché ama troppo Cuore di Tenebra per credere che un individuo possa risolvere i demoni di un altro.
Ula e serate nella villa vuota, i genitori via, bicchieri sul tavolino e stereo con Megadeth e Opeth e Death e Iron Maiden e Nonricordotuttiinomi al massimo volume. Io seduta da una parte, lui seduto altrove, e la musica e l’alcol e spalle contrite e pensare nel profondo.
È sacro, sapete, stare nello stesso luogo senza guardarsi e pensare entrambi nel profondo? Soprattutto se si è visceralmente diversi in qualcosa di fondamentale. Certe situazioni spazzano via ogni arzigogolo caratteriale e fanno credere in una specie di Anima Mundi. C’è stata una guerra per sviluppare un’amicizia con Ula. Ce ne sono state due. Una mia con me stessa e una sua con se stesso, per riuscire ad accettare l’altra persona. Ma, a quanto pare, si pensava che ne valesse la pena.

Potrei scrivere una simile sequenza di parole riferendomi a Caine. Non si parlerebbe di muscoli e di ville, ma di altri tipi di silenzi. Ula e Caine che – messi uno di fronte all’altro – fanno dubitare di appartenere entrambi alla stessa razza, perché troppo differenti. Cercherebbero di ammazzarsi a vicenda, per disprezzo.

Una volta pensavo che una persona per me importante dovesse essere qualcuno lì, presente, a vedere e condividere le mie passioni, i miei amori, le mie sconfitte.
Penso da tempo che una persona importante è qualcuno che sappia condividere ciò che abbiamo passato anche se spendiamo poche parole per descriverlo.
Per pensare ciò, devi prima aver fatto un giro di 360°. Devi aver creduto profondamente in qualcosa, e aver permesso a questa cosa di dare nome al tuo Io più profondo. Devi averla rinnegata, o esserti fatto ammazzare in suo nome – poco prima di essere ucciso, devi essere riuscito a sopravvivere. Dentro. Con desideri e passioni e mete. Devi aver continuato a camminare, e aver compiuto quel giro di 360° per tornare infine a te stesso. Quel che trovi lì, al grado zero, è quel che è rimasto di te. Sei tu, e quel che era vicino al tuo Io. Quello che non cambia, per quanto tu possa morire dentro e rinascere.
No, non è necessario per una persona essere “testata da tempo” perché sia importante.
Puoi incontrarla per strada, una persona importante, e farti segnare dentro per poi non vederla mai più.
Se ne sei capace.
Se lo vuoi.
Essere te stesso, intendo, senza pudore e senza paura quando vedi una porta socchiusa.

Sono tante le persone che ho salutato lungo il percorso, senza salutarle. Persone che scompaiono ai margini del tuo campo visivo. Non sono meno importanti, ma – semplicemente – non ci torni portando in mano il tuo cuore. Quando le incontri di nuovo – e capita, o perlomeno, a me capita abbastanza spesso – fai una seconda prova: provi di nuovo se sia possibile conoscervi nel profondo, quel genere di conoscenza che va al di là dello scorrere del tempo. L’uomo e la sua tendenza all’infinito, leopardiana memoria. Prima di Leopardi la si sarebbe potuta chiamare tendenza a Dio, ma la si chiamava Fede.
Ripudio chi ripudia la Fede.
Ripudio chi ripudia l’idea di poter conoscere nel profondo il Creato tramite se stesso e ciò di cui la natura – e non l’opera degli altri uomini – l’ha fornito.

Ula, tempo fa mi regalò un CD i cui pezzi erano da lui scelti.
Titolo: From the soul.
I pezzi sono pezzi che posso ascoltare oggi.
Sono Broken Wings, degli Alter Bridge, che ho ascoltato allora e non ho più abbandonato.
Sono Simple Man, che g_pz mi passò, che è ciò che disperatamente vorrei essere – e avere il mio porticato, la sedia su cui dondolarmi, e la consapevolezza di aver fatto ciò che dovevo fare.
Sono Hurt, di Johnny Cash, che vi ho linkato qualche giorno fa, che è un memento mori.

Ogni tanto si ha bisogno di lanciare un’occhiata al passato per ritrovarsi.
L’ho fatto, e ho trovato tasselli che si sono ripresentati nel mio presente al di là del mio diretto desiderio.
Parvenze di un senso delle cose.
Ogni pensatore – chi si diletta nell’arte del pensare cercando una “logica” con cui unire tutto – cerca un senso alle cose. Una specie di unità prima che riunisca tutti gli elementi esaminati. Una coerenza, chiamiamola. Una traccia, una freccia che attesti e indichi.
Ne ho bisogno.

La nostra quotidianità dovrebbe darci modo, ogni giorno, di toccare con mano e pensiero quel senso.
Quello che va oltre la società in cui vivi, la vita che fai.
Quello che ti permette di non alienarti da te stesso – perché se l’essere umano ha domande e risposte, queste non sono in un Dio disegnato su un altare, non sono nei diritti umani decisi da una società, non sono nelle uscite di una teoria scientifica.
Non sono l’ultima eclatante novità sul mercato.
Quando ho incubi, il mio incubo portante è urlare e non essere ascoltata.
Urlare qualcosa di fondamentale, e non essere sentita.
Qualcosa di evidente e fondamentale; urlare il proprio intestino, e non avere risposta.
Vorrei persone che ogni giorno urlano il proprio intestino modulando quell’urlo in un canto melodico. Che svolgono il proprio lavoro trovandovi quel senso, nel proprio piccolo. Qualcosa che accomuni tutti. Qualcosa che ti faccia pensare, quando sei incazzato, che il nemico che stai indicando è anche dentro di te, e che non è un nemico ma parte della vita.
Vorrei.

Al momento ci sono poche cose che so quanto so che farò il possibile per continuare a volere ciò che voglio.
E ciò che volete, chiunque legga.
La Volontà è il passo successivo all’esistenza.
Si è, poi si ha. Se stessi.

Summa

… Posso dirlo, eh? Eh?
Dai, dai! Posso?

Ho finito l’articolo sulla Danse Macabre.
E mi fa schifo.
Ovviamente intendo l’articolo, e non la Dance Macabre</em – che come tema è assai interessante.

Soprattutto da che weir_wanderer ha steso come un velo la realtà dei fatti: negli articoli ogni buon e individuale lato del mio scrivere viene meno.
Niente fluidità.
Niente di accattivante.
Mera esposizione di fatti e opinioni.
Mi si chiede di essere emotiva, e scrivere articoli come se stessi narrando fiabe a bambini; non riesco. Non riesco se pubblico qualcosa che è articolo e non fiction. Non riesco a narrare se ogni artificio viene spazzato dal fatto che
un articolo deve contenere tutte le informazioni nelle prime due righe.
O la verità, o la fiction.
O. O.
Questo dualismo manicheo che mi è proprio comincia a pesare, ma non so perché sento di dovermelo tenere con saldezza dentro ancora per un po’. (Giusto il tempo di maneggiare con tono fiction cose che non sono fiction, la padronanza necessaria. Anni? Decenni? Vite…?)


Piace il nuovo avatar predefinito?
Indovinate chi è, su!


… A proposito di messe in latino e in volgare e pio silenzio, ringraziamo A./ComaDivine per il link sul Papa che vuole ripristinare la messa in latino.
Folkloristico.
“Il ruolo del vescovo è centrale nelle disposizioni dell’ordine delle celebrazioni”, che tanto mi ricorda le disquisizioni sulla residenza vescovile. Con quel decreto di 45 anni fa, papa Roncalli si limitò ad aggiornare il rito tridentino… Giàgià.
Io la metterei in inglese.
… Ma tanto sono speculazioni, dato che la Chiesa non ha più tutto quel potere. Le Danse Macabre sono in prima copertina, solo che gli scheletri sono ancora vivi e vestono firmato. E ballano da sole.
(Che dite, l’aggiungo nell’articolo?)


Scopa in mano, diamo una spazzata al pavimento per ricacciare un attimo il cinismo, e dedichiamoci a g_pz.

… sarà perché a volte Münster o Venezia in fondo
-dal profondo dei bordelli-
altro non sono che isole non trovate…

Il sig. Cucciolo Dal Pozzo qui citato dovrebbe rendersi conto – e qui stiamo cercando adesso di far sì che ciò accada – di quanto la sua infine infinitesimale presenza nella mia vita (della serie: in verità, non so chi cazzo tu sia; in verità, non importa) sia rilevante.
Il sig. Cucciolo Dal Pozzo qui citato mi ha proposto in diverse sedi di creare personaggi che siano poi utilizzati da altri per scrivere.
Il sig. Cucciolo Dal Pozzo non sa che sono una ladra, laida oltretutto, e che chi conosco – e non solo chi – è inevitabilmente destinato a finire in ciò che scrivo. Non so neanche se lo scoprirà mai, perché molte persone sono vittima di questi furti senza esserne consapevoli.
Ora che il sig. Dal Pozzo ha posto alla mia attenzione un concept, il concept verrà prima o poi messo in atto. Non sappiamo come. Mi credete se vi dico che spesso cito inconsciamente?
… Ma comunque.
Non saprei come infilare il suddetto input in ciò che concerne Jan di Leida e ciò che vi sto scrivendo.
Ma.
… C’è un piccolo esercito mercenario, in Germania, verso il 1620 a cui serve una guida spirituale.
E, nella Guerra dei Trent’anni, mercenari, vogliamo dare loro un casto e astemio gesuita?
Penseremo, penseremo…

Ma il frate è secondario rispetto al concept iniziale: l’importanza del sig. Dal Pozzo. Con cui si hanno da fare una serie di cose per quando verrà qui, a cui aggiungo ricordando solennemente:
Cucciolo, imparatela a memoria perché se le dosi alcoliche saranno sufficienti, te la faccio cantare in ideale prosecuzione di un capitolo a caso di un libro a caso.

Quali contraddittori, blasfemi compagni di letto accoppia la guerra eterna.

Conio esce, da Ostermünde, conio entra.
Fiorini di Sua graziosa Maestà il Re di Svezia. Luigi di Sua Altezza Serenissima il Re di Francia. Il messia eretico e l’araldo della Vera Fede, indissolubilmente legati in politica dal controverso Trattato di Barwalde. Inesorabilmente uniti in arme contro il medesimo, rapace nemico: il Sacro Imperatore della Nazione germanica.
Quali contraddittori, blasfemi compagni di letto accoppia la guerra eterna.

Saga di Magdeburg, terzo volume: Il demone. Autore: Alan D. Altieri.
Lo sto leggendo.
Come alcuni tra voi, o perlomeno come alcuni tra voi ho acquistato il libro – spero abbiate il tempo di leggervelo, in questo tempo di esami e scadenze.
Ai tempi ruppi il cazzo abbondantemente per diffondere i suddetti libri. Guerra dei Trent’anni, narrativa con prosa veloce molto d’effetto, incessantemente cadenzata.
Ai tempi ci si spartirono i personaggi, e divenni madrina di Reinhardt von Dekken. Spoiler…

L’opera al nero

“L’uomo è un’istituzione che ha contro di sé il tempo, la necessità, la fortuna e l’imbecille e sempre crescente supremazia del numero,” disse più pacatamente il filosofo. “Gli uomini uccideranno l’uomo.”


Da L’opera al nero, di Marguerite Yourcenar, che finalmente ho terminato. Se dovessi dire come ciò ha influito sul mio umore, dovrei dirmi depressa; ma non lo so, perché non ha influito; non ha aggiunto nozioni, ne ha confermate; ciò lo rende pericoloso.


La pedofilia, l’omosessualità, la violenza e la confusione.

L’avvocato del diavolo

Masquerade e idoli.

Scrivendo un articolo sul gioco di ruolo

Il giocatore può essere qualsiasi cosa voglia.

È arrivando a questa constatazione che il gioco di ruolo si scinde: da una base terapeutica, e comunque riflessiva poiché permette alla persona di “uscire da sé” per poter osservare come reagirebbe in determinate situazioni e con diversi presupposti, diviene possibile vie di fuga da se stessi.

Ovviamente, non mi sono riservata dal parlare del magnifico non-paradosso che la struttura di Vampiri Live permette.

Il vampiro deve, per poter continuare a esistere nei secoli dei secoli, crearsi una vita “fittizia” come essere umano per fingersi tale.
Quindi, qual è la vita vera?
È il giocatore che di notte si finge vampiro, o il vampiro che di giorno si finge giocatore?

Intanto MediaPlayer e la Provvidenza hanno fatto passare per le mie orecchie Forsaken, parte della OST di Queen of the damned (film che la maggior parte degli amanti di Anne Rice hanno aspramente criticato; a me il videoclippone è piaciuto).
Intanto ho riguardato Stuart Townsend fare un malizioso Lestat; ho guardato la pelle al cerone, la magrezza d’annata e ho ascoltato le paroline annesse. Cose come:

You see I cannot be forsaken
Because I’m not the only one
We walk amongst you
Feeding, raping
Must we hide from everyone

… E via discorrendo.
Ho pensato a quando ero una creaturina di nero vestita, adombrata da trucco che mi cadaverizzasse a dovere, guardando Lo Stuart Townsend di cui sopra e invidiandolo senza astio.
(La sera della visione del suddetto film avrei cacciato perentoria un fu Marco da casa mia dicendogli una cosa come “non voglio territoriali voivoida a segnare il territorio in casa mia”, e questo perché aveva guardato intenerito una purple_vertige attaccata al mio braccio destro a succhiare sangue mentre lui stava sul sinistro… Che strana cosa, la vita.)
Pensando a bocconcini mentre guardavo il videoclip, mi è arrivata in botta la fu consapevolezza, quel desiderio d’essere immortali e non avere limiti sul tempo.
Ok, il “non avere limiti sul tempo” lo condivido a tutt’oggi.
Ma ai tempi c’era qualcos’altro.
C’era il sentirsi esterni a tutto questo. Fuori dall’umanità, fuori dalla storia. Intaccabili. Saggi di una non-vita in cui non si cresce mai perché non si deve fronteggiare la morte. E la decadenza, soprattutto. Il lento mortificarsi del Creato…

Ma i live di Vampiri non hanno mai funzionato, con me.
I giocatori erano troppo cessi.
Sgraziati.
Invidiosi.
Impacciati.
Problematici.
Ridicolmente esaltati.
… E via discorrendo.
(cauchemar_73 a parte, mio dolce cicisbeo – ma non ho avuto l’onore, ai tempi, di giocare con te – anche perché, a ben pensarci, avrei potuto prendermi una cotta per te oh mia bella lady oscar della situazione, e avere ancor più problemi di quanti già non avessi. :P)
Non ho mai compreso come potessero le persone vederci qualcosa di anche solo simile all’austera e infantile (…) solennità che un vampiro dovrebbe avere.
Avrei finito tutti con un lanciafiamme, per quanto li vedevo fallibili.
(Ero una creaturina pacifica. E tollerante. Come oggi.)
Quindi, ho smesso.

A tutt’oggi l’unico idolo che mi viene in testa io possa avere, benché questa sia affermazione da prendersi con le pinze, è un pappone saltimbanco che si autoproclamò Re-Profeta di una città, facendo abbattere i campanili perché segno di arroganza e imponendo la poligamia; finì torturato, ucciso e poi, cadavere, umiliato in una gabbia esposta al pubblico ludibrio.
(Jan di Leida.)

… Forse stavo meglio una volta.

(Torniamo all’articolo, sìsì.)

Rush

… Sna che si fa venire mal di testa cercando di studiare CSS e Javascript sul portatile di Mater, su cui non può provare praticamente non avendo installato Dreamweaver.

Tra l’altro, lunedì – se Padre non s’è fatto sentire – sarà il caso di chiamarlo.
Padre dovrebbe venire in quel di Lecco e portare la devota Sna al negozio da cui Padre si rifornisce da che Sna era una pupattola strillante incapace di parola, qui accompagnarla ad acquistare il (fottuto) portatile.
Sna spera di non doverci andare infine da sola.
Sna ha tanto atteso in quanto acquistare materiale lì, oltre al fatto che le permetterebbe un notevole risparmio, le permetterebbe anche di avere un tecnico affidabile vicino a casa.
Sna comincerà (ha già cominciato) a dipendere dal PC lavorativamente, e ciò significa che non potrà permettersi di smollare il PC a un tecnico amico che lavora gratis ma ci mette mesi.
Nono, proprio no.
Voglio il culetto protetto e garantito fino al secondo sfintere.
E devo anche prendere l’adorata tavoletta grafica dall’Illustratore consigliata, e usare le mie manine per scopi più nobili dell’onanismo.
(Oggi siamo raffinati, nevvero?)

Sapete…
Il capitolo “Di come si possa costruire un sito” è una cosa infinita.
Sapete…
A livello teorica Sna non sarebbe portata all’apprendimento di tutto ciò che anche solo lontanamente sfiora la programmazione.
… Ma non pensiamoci. Volere è potere. Amen.

Sapete…
Non ho la benché minima voglia, questo fine settimana, di andare a pernottare nell’albergo-ristorante per cui si è lavorato e per cui si lavora, per andare all’inaugurazione di una mostra incentrata sui temi della nostalgia e della condizione esistenziale della solitudine umana, a cui presenzieranno importanti personaggi locali, al fine di inserire il tutto in un’offerta da annettersi al ristorante-albergo.
Preferirei stare a casa e darmi all’onanismo.
Non ho neanche voglia di andare alla press preview prevista per il 13 aprile p.v. di cui gentilmente mi porgono l’invito con mail con notifica di ricevimento (…) e nota a margine da studio legale che specifica che i contenuti della mail sono privati etc etc… (Ma alla press preview parteciperanno un po’ di autorità – “un po’”, un “forfait di autorità”, insomma.)
A Sna è stato proposto un articolo sulla Stazione Centrale di Milano.
Sna si è detta, a fronte del metodo di studio sviluppato grazie allo studio sul XVII secolo, che voleva scrivere un cazzo di articolo che analizzasse i dati economici e politici della questione, mica scrivere stronzate da post-adolescente sovversiva.
Ciò nonostante, Sna non ha voglia di andare alla press preview. Proprio no. Preferirebbe stare a casa a darsi all’onanismo.

Per la cronaca, Marco si è rivelato vivo e MSN-scrivente.
Per la legge di Murphy l’ha fatto stasera mentre Sna stava per staccare perché già in ritardo per l’appuntamento con purple_vertige, di conseguenza l’esordio di Sna è stato:
“Mi perdonerai se procrastino, ma sono in ritardo a un appuntamento e devo scappare.”
… Molto in linea con me, c’è da dire.

(Mi sono immaginata, a letto con qualcuno, dire:
“Scusa, avuto l’orgasmo? No, è che sarei in ritardo…”
Sono al delirio.)

Per la cronaca: sono dimagrita.
Per la legge di Murphy: fotte un cazzo di essere dimagrita, non ho tempo di guardarmi allo specchio.
Per la cronaca: sono diventata esattamente ciò che volevo e – per la legge di Murphy – non avevo annotato i contro di quello che volevo. (Sempre la solita testa di cazzo, Sna…)
Mi dico che ci sarà occasione di sfruttare cotanta self-confidence. Spero l’occasione arrivi prima di tramutarsi in una sveltina omaggio a me offerta in previsione dei vantaggi professionali che ciò potrebbe significare per l’offerente… O_o (E se l’offerente fossi io? ARGH. Basta, basta, andiamo a dormire…)

Varie & Eventuali

Mentre deliro di onnipotenza studiando i fogli di stile (io amo i CSS, e tutto quello che ci puoi fare – soprattutto se vinci tu e non loro), deliro in vista del relax che martedì mi aspetterà qui (piscina esterna su terrazza panoramica, interna con idromassaggio temperatura 36°, sauna).
Finito di leggere Il castello bianco di Orhan Pamuk, che si è rivelato infine una piacevole lettura. Mi ha ricordato Hesse (Herman), e il suo esistenzialismo in bilico tra due opposti alla ricerca della perfezione.
Sto leggendo Kristus, di Robert Schneider, romanzo sulla vita di Jan di Leida (il Re-Profeta Anabattista che realizzò a Münster la nuova Sion, piena Riforma Protestante, editti che impongono la poligamia ed eliminano la moneta come mezzo di scambio), gongolando come la groupie di un castrato (e a tal proposito ringraziamo cauchemar_73, che ha creato uno splendido cappone per l’A.D. 1630, e ne sta splendidamente scrivendo).
Ho scritto un articolo degno di una pubescente incazzata sulla Rinascente, uno su un lodevole spettacolo (mi piace sempre più questo mio finire sempre a essere legata al teatro), sono stata alla conferenza stampa di cui avevo accennato e ho scoperto che Sgarbi mi sta simpatico – e soprattutto mi ha fatto ridere – e soprattutto ha detto tutto quello che volevo scrivere nell’articolo, motivo per cui mi sta sulle palle perché mi rovina l’effetto sorpresa.
Continuo a sfruttare il caro luce_cinerea per l’inglese, mentre mi convinco che il congiuntivo sia stato creato per nascondere una rivelazione altamente filosofica, comprensibile solo percorrendo la logica che il congiuntivo necessita per essere compreso (insomma, sto delirando).

Chicca finale: oggi ho pulito la camera. O_o
No, davvero, giuro!

O_o
… Forse riuscirò anche a usarla, ad esempio per continuare a ripassare il 1500. Il libro su cui sto leggendo è una raccolta di saggi, tra cui uno molto interessante sulla cultura popolare, su come i messaggi attraversino le classi sociali, sul “mondo al contrario” quale metodo di rafforzare le gerarchie esistenti, et via dicendo…

Insomma, come dire…
Si procede bene.
(Appena troverò un part-time stupido andrà da dio.)