münster

Jan van Leiden

La sala del banchetto odora di vetro infranto – sono scorie, percepite solo dall’olfatto, che minacciano di essere taglienti quanto la materia da cui provengono.
Vetro, che era sabbia.
Il lento disgregarsi degli elementi costituiti.
Un bicchiere, una volta costruito, non può che sopravvivere o rompersi.
E quel che Jan di Leida sa, a fronte della sua lunga e breve vita, è che la cosa migliore è berne. Birra, quando c’è. Vino, sarebbe ancora meglio. E se non c’è altro che sia l’acqua a bagnare la gola – siamo figli di vittime, se non sapessimo vivere male non saremmo sopravvissuti.
Bravo con le parole, Jan, anche se il suo vocabolario è più ampio di quanto la sua capacità di declinare gli permetterebbe.
C’era un tempo – secoli fa, ed era un infante – in cui il Verbo era sacro. Latino. Melliflua lingua che ha il suono di un liquido versato, Fede in forma di ambrosia che scivola per la gola. Cristo ha parlato in latino per anni all’infante Jan, e l’infante Jan lo ha seguito docilmente rivisitando con la memoria passi di quella Bibbia che sapeva da cima a fondo, ma teneva per sé. Era un dialogo interiore, l’unico a cui partecipava, fino a che non imparò a dialogare con con il volgare, con il volgo, con il vino, con la carne – e il latino si accartocciò in lui come un ragno morto. In letargo. Custodito come una lingua madre, impossibile da dimenticare – madre di tutte le lingue, Unica Vera Lingua dell’Unica Vera Fede.
Poi venne Matthys, il profeta. Un uomo la cui fede è bastata a nutrire quel branco di disperati fino alle porte di Münster.
Matthys. Le porte di Münster.
… I suoi testicoli sono ancora appesi lì?

Continua…

Annunci

Anabaptistici furoris historica narratio

Sparatemi.

Immaginate di essere appassionatissimi di un evento storico, ok?
Mettiamo che questo evento storico sia avvenuto in quel di Münster, quando gli Anabattisti la conquistarono – verso il 1534-35.
Mettiamo che in questa città, in quel periodo, ci fosse un timorato uomo che – pur di salvarsi dalla follia münsterita – facesse voto di trascrivere tutto ciò che aveva e avrebbe visto in quella città.
Right, mettiamo che il timorato uomo si sia salvato, e l’abbia fatto, ok?
Mettiamo che esiste questa Anabaptistici furoris Monasterium inclitam Westphaliae metropolim evertentis historica narratio, ok?
Sna la cerca.
Se la dovrà leggere in inglese? Ben venga. Di sicuro ci saranno copie in circolazione in tedesco, e poi in inglese.
Sna, su un sito, trova:

The translation and introduction are complete, and are now in the hands of the publisher (Brill), so I exepct that the work’ll be out by the spring of 2007.

Avete letto?
Spring of 2007.
Somma gioia, eh?
Ok, andiamo sul sito della casa editrice che mi conferma che, sì, quel certo tizio ha fatto questa traduzione, e this is the only accurate translation of the main contemporary historical source for the Anabaptist kingdom of Münster, per la mia gioia, disponibile al modico prezzo di… (piango) di… (sigh)…

€ 190.00

Sono disposta a dare il mio corpo per più notti.
In quella cazzo di opera ci sono il 90% delle informazioni attualmente disponibili su Jan di Leida. Il Re Profeta, capite? Il mio personaggio storico preferito. Il mio memento mori. La mia guida. La mia riflessione. Colui su cui stasera – da cui la ricerca – ho cominciato a scrivere.
Capite?

Approfittate di me ripetutamente e datemi € 190.00.

Münster, Kristus, Q.

Kristus finito.
Le ultime centocinquanta pagine ingoiate stanotte, mi hanno trascinato al mattino, era una cosa che dovevo fare e l’ho fatta.
Biografia di Jan di Leida.
Aveva 27 anni quando è diventato Re di Münster.
Autoproclamato.
L’incisione che lo ritrae è successiva alla caduta di Münster, nella sua prigionia. È un artificio.
Anche il romanzo lo è, perché è un romanzo.

«Ho capito che non avevo un destino, né uno scopo. Tutto era sempre e solo accidente e casualità. E il fondamento ultimo mi restava nascosto. Io stesso restavo nascosto a me stesso.»
[…]
«Se Cristo è la realtà, pensammo, non vogliamo più avere niente a che fare con questo Cristo. Se tutto il dolore, la sofferenza e le lacrime vengono da Dio, allora meglio diventare eretici e cacciare questo Dio dalla nostra città. Se è volontà di Dio che l’uomo sia schiavo e sottomesso, dominato, tormentato e umiliato, allora sputiamo su questo Dio dalle nostre bocche.»
[…]
«Perché io ero il re. Perché io sono stato chiamato al potere dal Padre, attraverso i suoi profeti. Ho amministrato la giustizia come un re. Ho condannato a morte, come un re. Voi non fate lo stesso? Non amministrate forse la giustizia come un principe? Non condannate come un principe? In questo non vedo alcuna colpa. La mia colpa è invece molto più grave di quanto voi possiate immaginare. La mia colpa è di essere in contraddizione con me stesso. Non riesco a perdonare il mio cuore. Non so giustificare me stesso. Accoglierò di buon animo la pena che avere in serbo per me. Durerà un attimo, e passerà. Non ho paura delle vostre tenaglie roventi. Ho paura di comparire davanti a Dio. Il Padre mi chiederà: quel talento che ti ho dato, l’hai moltiplicato, o lo hai seppellito nel campo come lo stolto? Allora dovrò rispondere: Signore, Padre di ogni cosa, non l’ho neanche trovato. La mia sete è rimasta inappagata, il dolore che ho provato è stato inutile, la vita che ho vissuto priva di senso. Tu mi hai ripudiato da sempre, o Signore.»

Schneider, autore di Kristus, dalla prosa sterile e ascetica. Storica. Storicaa: una delle fonti maggiori, il cronista al quale si rifà per narrare gli eventi, è tale Heinrich Gresbeck. <lj-cut text="Spoiler su Kristus e su Q."
Heinrich Gresbeck è l'anabattista che tradì i münsteriti, consegnando la città.
Heinrich Gresbeck, in Q, è Q. – e Q. è una serie d’altre cose, oltre che Heinrich Gresbeck.
Heinrich Gresbeck è la fonte storica.
Colui che, dice Schneider, giurò che avrebbe descritto tutto quel che gli era accaduto, se il Signore l’avesse salvato da Münster. E così sia.

Luther Blissett disse, capitolo 39.