surround

Du bist was du isst.

Oziando su un divano, tra un film e l’altro, scoprire cosa (anche) fa Luttazzi.
E mi fa tornate in mente Witkin.


Su uno dei tre divani in sala, Törleß, Musil.
Di fianco al letto, sul ripiano: Demian, Herman Hesse.
Di fianco al letto, sul comodino, aperto: Heart of darkness, Conrad. Il pensiero:
“Ecco cos’altro devo ancora rileggere in lingua…”
Il libro preferito di Ula.
“Dopo aver visto tre volte Apocalypse now…” dice Caine.
Due ore di discussione, un mese fa, su quel libro.
L’appartamento era quello di Ula. Sempre sul divano, posacenere davanti, birra di fianco.
Due ore di suo monologo sul cuore di tenebra: quello negli uomini, quello che gli uomini hanno voluto estirpare da sé. Analisi critica del libro da parte di un infervorato e cupo Ula che ha il fervore di un profeta. A volte lo seguirei come Jan di Leida ha seguito Jan Matthys. L’ho ascoltato con la stessa umiltà megalomane, mentre mi parla dei tentativi dell’uomo di nascondere nell’armadio il proprio cuore di tenebra, l’istinto svincolato dalla ragione, cieco, che si rifiuta di sottostare ai voleri dell’uomo civilizzato. Viene ignorato, scacciato, rinchiuso; non muore. Non può morire. E non può essere veicolato secondo gli ideali raziocinanti. Questa, almeno, era la tesi di Ula – che accoglie in sé quel cuore di tenebra, rifiutandosi di non ascoltarne ogni gemito perché – dice Ula – significherebbe non voler ascoltare la Verità. Quella dolorosa sull’uomo. Quella che lo divora dentro.
Ho controbattuto, per abitudine. In verità non potevo smentirlo con convinzione – come non posso smentire con convinzione l’atarassia promulgata da Caine.
Metterli nella stessa stanza, ja. Cose da fare nella vita. E far leggere a Ula Demian e Törleß, così chiudiamo questo cerchio.
Costanti nella vita: trovare sull’altrui comodino i cosiddetti “libri del periodo corrente”. Spesso sono classici che risorgono dalle pieghe del tempo per apparire contemporaneamente nelle librerie dei tuoi conoscenti. Ammiccano a un impercettibile senso logico nelle dinamiche. Lieve, si fa appena sfiorare, poi sparisce per ricomparire tempo dopo.


Stamattina mi sono svegliata sul limite del letto.
Ho ricordi nebulosi di un freddo patito, non so quanto a lungo; quando ho aperto gli occhi il pavimento mi fissava, e il corpo dell’essere contro il mio aveva tolto il gelo.
Ho osservato il momento, facendo un breve pensiero.
Lo stesso breve pensiero che faccio quando, di notte, per il freddo mi accosto all’altrui persona ben sapendo che sarò scomoda e mi toglierò probabilmente dieci minuti dopo.
Il breve pensiero riguarda la Scimmia nell’essere umano e alcune dinamiche basilari. Freddo? Ricerca di una fonte di calore. Dinamiche basilari che accomunano tutti gli esseri umani. A guardarle, fanno ridere e sorridere contemporaneamente. Scimmie.


Invidierei il suo raccontarmi con entusiasmo tutte le stronzate ludiche che si raccontano con entusiasmo. Ho fatto questo con questa e poi c’era questa che ma quello che dovevi vederlo e allora io con quello che… Assisto alle sue evoluzioni di essere sociale con l’ammirazione che si riserva a un componimento poetico di cui non puoi non ammirare la realizzazione, ma il contenuto non riesce a motivarti abbastanza da metterti all’opera a tua volta. Una specie di ammirazione molto sentita per l’abilità tecnica. Ho questo amico che è un bravissimo chitarrista speed; ma io suono heavy. Cerco anche di farmi spronare da siffatte divertite narrazioni abbastanza da sentirmi spronata a farle a mia volta – perché sono ludiche, distraggono, divertono.
Poi mi scontro puntualmente con la presa di coscienza: ho agito in siffatto modo; ho agito in siffatto modo per l’equivalente in tempo di un secondo; il secondo dopo mi sono resa conto che in verità non mi interessava agire così. Ho fatto spallucce, ho preso le mie stanche chiappe, ho cercato un’altra direzione. La sto ancora cercando, ma adesso sto camminando. (In pellegrinaggio.)
Questo mi spiega anche perché ogni nascente rivalità nei suoi confronti sia morta e sepolta. R.i.P. Poi mi parla di quella voglia, hai presente, di trovare una persona alla tua altezza con cui guerreggiare un po’. Gli rispondo, e facendolo rispondo a domande che non mi ero ancora posta: “Mi sono rotta di eroi in miniatura.” Gli rispondo e mi rispondo che cercare il nemico perfetto significa dare un ruolo a una persona; la persona muterà, uscirà dal ruolo dato, scadrà, e bisognerà cercarne un’altra; e poi un’altra ancora; e un’altra ancora; scavalcare nemici come grani di un rosario come amanti, uno dopo l’altro perché nessuna persona è quello che stai cercando.
Però sì, ho presente.
E tutte le persone che arrivano, e che accendono quella voglia di mettersi in campo, finiscono in rapporti silenziosi fatti di sottintesi che non necessitano di essere palesati. In un altro luogo, in un altro momento, in un’altra situazione, saremmo perfetti nemici. Sarebbe divertente. La Condanna del Condizionale.
L’eredità lasciata dal 1989: non esiste il Nemico.
Lo penso passeggiando per Brescia e guardando vetrine e persone, speranze e soddisfazioni. Il Nemico è un sassolino nella scarpa, che fa zoppicare tutti. Il Nemico siamo tutti noi. Per sparare al nemico dovrei armarmi di mitra e cominciare a sparare in metro a Centrale; per finire dovrei passare all’atomica.


Comunque…
Il week-end tra Cremona, casa dell’essere e Brescia serviva. Benedetto stacco. Abbuffata in ristorante finto minimal, pranzo in autogrill alla Sna, aperitivo in locale cremonese finto tradizionale con quarantenni impomatati; in ordine sparso. La Cremona bene che puzza di profumo e umidità, il caminetto dietro cui perdersi, film lentissimo in lingua sconosciuta. Benedetto stacco.


Finiamo con la parte più stupida, quindi.
… Ho stifali nuofi. *__*
(Ancora?! Sì, ancora. Gli altri facevano entrare acqua. >__<)
Stifali nuofi neri morbidi morbidi, caldi caldi e comodi comodi.
Pantaloni nuofi, velluto (velluto *__*), sotto il ginocchio, ammiccanti al modello "fantino", che fasciano (gustatevi questa parola come me la gusto io: fasciare), stringendosi sulla gamba. Caldi caldi, morbidi morbidi e comodi comodi. È come avere sempre qualcuno che stia onorando la tua gamba, ricordandoti che ce l’hai e che è fatta come tu sai. Narcisismi sfondati. Stanno da dio con la maglia a righe, e invero anche con il maglione grigio in misto merinos ben aderente sui fianchi. Che fascia. Ok, la smetto. (Sono un appassito trave autocompiacente, *sigh*).

Il Dio Dissezionato.

… Il Pilota mi faceva notare, mentre parlavamo del come una canzone si sia diffusa tra le nostre conoscenze e venga quindi canticchiata, che il ritornello…

… Gott ist ein Popstar und die Show geht los…

… diventa…

… God is a popstar and the show is lost.

Gh.


Treno con 35 minuti di ritardo.
Università, pomeriggio, seduta davanti all’aula in attesa che la lezione si concluda per poi chiedere informazioni alla docente.
La porta si apre, ne esce un ragazzo.
Il ragazzo mi guarda, guardo il ragazzo.
Sta per salutarmi. Sto per salutarlo…? Si sta chiedendo se stia per salutarlo. Beh, fanculo, risolviamo la cosa:
“… Avete finito?”
“No, no…! Sono io che sono uscito…!”
“Ah…”
“Ma se vuoi puoi entrare anche ora…”
“Sì, sì, lo so, ma aspetto…”
“…”
“… Treno in ritardo, oggi.”
“Infatti, non ti avevo visto oggi.”
“…”
“…”
… Scusa, ma chi cazzo sei?

… Il mio non ricordare nomi e facce comincia a darmi problemi. Come può darmi problemi, per fare un esempio, il non ricordare delle parole tedesche, ecco. Solo che – se non ricordi una parola tedesca – al massimo taci. La parola tedesca non ti fissa aspettandosi che tu la riconosca, ecco.

Il tizio – simpatico, spigliato con imbarazzo, voce acuta da entusiasmo in loop a singulti, possibile causa di tenerezza – ha poi scambiato con me un altro paio di battute sul genere “parliamo del tempo”. E poi è andato al cesso. E io mi sono sentita in colpa, o quella cosa simile al sentirsi in colpa ma autoreferenziale che si alterna al sentirmi in colpa. Non è colpa mia. Sono sempre in prima fila, non vedo chi c’è dietro di me. Non è colpa mia. Incedo con passo certo e riconoscibile perché è un mio tic, quindi è più facile memorizzarmi. Non è colpa mia.

… Riscopro le mie dinamiche sociali. Il bello dello stare tra studenti: non esistono gerarchie, quindi tutto è fluido e plasmabile. Sei ciò che fai prima di essere ciò che ti ha dato un ruolo. Grandi giochi, ja. Und die Show geht los. (Che è pressapoco il contrario di “and the show is lost”, per chi non avesse voglia di tradurre. Tenete, ascoltatevela.)

A proposito di citazioni, voglio riportarvi una frase da Lichtenberg, 1700:

Glaubt ihr denn, daß der liebe Gott katholisch ist?
(Credete voi che il buon Dio sia cattolico?)

… Nel caso mi stessi domandando perché studiare letteratura tedesca.
(Dopo anni e anni a raffinare le armi contro il buon Dio cattolico, quando sono così sottili che potresti dissezionarlo, ti rendi conto che non ha più alcun senso titillare Dio con la punta del tuo pugnale; ti rendi conto, anzi, di stare dalla sua parte – dalla parte del Dio Dissezionato, intendo.)

E a proposito di dissezionamenti, oggi ho anche conosciuto i metallari deambulanti nei corsi che frequento, di cui uno dei due mi ha stretto la mano presentandosi solo quando ho esposto il mio amore per gli Ulver (…). Metallaro black metal andante simpatico all’interazione. Ah, e una ragazza che ha un aspetto dolcissimo. (Mi illudo che, scrivendone qui, io possa ricordarli tutti. A gesti, perché ovviamente ho rimosso i loro nomi. Ricomincerò a dare nomignoli.)


Andando a cose un po’ più serie, riflettevo oggi sulla pillola che Maletta ci ha infilato sotto la lingua a tradimento, seme che si è innestato all’origine della mia pulsione a esprimermi e sta crescendo.
(Ho scoperto che War Emp ha un libro scritto da lei, tra l’altro – su Freud.)
Maletta che si è presentata a noi, come già devo avervi accennato, dicendoci che purtroppo (un purtroppo di cui pur troppo gode) studiando letteratura tedesca ci si trova tra le gambe uno scoglio che non è possibile aggirare: Auschwitz. Per ciò, noi lo affronteremo. Perché, dice, non è una questione che si è chiusa con la Seconda Guerra. Perché c’è ancora oggi, aperto e da risolvere. E c’era prima della Seconda Guerra, non è spuntato dal nulla, ed è nella letteratura che si può rintracciare.
… E io ho cominciato a cogitare.
Suvvia, mi conoscete.
E nel caso non mi conosceste, potete fare addizione dei seguenti elementi: amore sviscerato per la cultura norrena (svastica, le due “S” di SS: vengono da lì, assieme a un sacco di altre cose che per mia ignoranza non cercherò neanche di riportarvi), nausea dal vittimismo post-SecondaGuerra addossato agli ebrei, tendenza a cogitare speculando indefessamente, pulsione comunicativa ossessiva-compulsiva.
(Un giorno Ronin mi ha fatto notare che ho un’esigenza quasi patologica di dire sempre la mia; aveva perfettamente ragione. Siamo in un’era in cui tutti vogliono dire qualcosa anche se non hanno nulla da dire… Prodiga figliola dell’epoca.)
Aggiungetevi che voglio una divisa da SS.
(Scriverò un libro: “Voglio una divisa SS.” Troppe delle persone che conosco, e senza alcun legame, hanno asserito ciò, e io so che non è né per un motivo ideologico né per uno prettamente estetico. Progettavo con Caine di recuperare un filo-nazista con divisa annessa, convincerlo a fare giochetti sul genere “fai lo slave con l’SS”, indossare la divisa, legarlo, e poi scappare nella notte in siffatta carnevalesca tenuta. Geniale, lo so.)
(… Conoscete per caso qualche feticista filo-nazi?)
… Ma comunque.
All’esame porterò la mia personalissima tesi, sempre che io riesca intanto a documentarmi quanto serve sul nazionalsocialismo.
(Hyoga mi stava acculturando. Poi mi ha passato un inno che ho commentato dicendo che sembrava un canto di natale. Hyoga ha smesso di acculturarmi. Permalosi filo-nazi.)
Intanto, proseguo lo studio del Pietismo, che sta per volgere al termine. Nathan der Weise attende di essere letto come documentazione, ma ammetto di aspettare famelica lo Sturm und Drang. E non voglio, non voglio, il classicismo. Io odio la categoria classicismo – sono post-moderna, cresciuta a Coca Cola e “le armonie perfette sono utopie noiose”, non lo voglio il classicismo. (Tanto mi piacerà anche quello, lo so.)


Domani a casa di Ula. Cena con Ula genitori, che vedrà come da prassi presentazioni quali:
“Vuoi un po’ di questo olio d’oliva aromatizzato che è stato fatto da nostri amici siciliani? Provalo sul pane integrale che impasta personalmente il nostro vicino. E un po’ di questo rosso che ci ha regalato un amico di Firenze, che ha una propria vigna? Oh, ma usa questo sale, viene da… E poi c’è questa cosa che è fatta in…”
Cibi con titoli nobiliari d’antica e certificata discendenza. A volte penso che per quanto possa io apprezzare questi piccoli (…) piaceri da borghesia benestante pur ben acculturata, non saprei mai mantenere un regime che sappia dare attenzione anche a queste cose. Mi dico che farò sempre l’ospite che giunge portando con sé i viaggi che ha fatto e sta facendo, e onora tutto con gratitudine e umiltà – per poi tornare alla propria sregolata vita a Coca Cola e McDonald’s. E a proposito di cibi ipercalorici… Non sto sopportando che i jeans ora mi vadano larghi. Ok, sono dimagrita, bene. Ok, perfetto. MA NON SOPPORTO CHE MI STIANO LARGHI!!!… Scusate, da qualche parte dovevo sfogarmi spropositatamente. E poi compiacermi del fatto che il regime milanese ha reso le mie cosce di ferro, buona circolazione e quant’altro.
Le persone mi vedono dopo tempo e mi dicono:
“Ti vedo bene!”
E, due secondi dopo:
“Sembri stanca.”
Sono vere entrambe, e io sto da dio.
(Anche se i jeans mi stanno larghi, sì.)
Devo solo definire degli spazi in cui fare cose come scrivere, leggere per quasi-diletto, e via discorrendo. Al momento questi spazi sono dati al vedere persone. Ula. Ula Cuore di Tenebra. (Voglio rileggere quel libro. E Törless. Ah…! Esiste anche il film. Sapevate che verso i 17 mi vestivo da collegiale, eh? Oggi perdo il filo del discorso, vero?) … Ula con cui è stato detto tutto ciò che di fondamentale si poteva dire della sua attuale condizione, e che ora ha probabilmente bisogno solo di una spalla, e io lo guardo e penso che quel sopraffino cervello ha radici in una nera melma. Di quella in cui trovi oro luccicante. Ma che ti fa affondare, trascina giù. Un certo tipo di profonda, e acuta, intelligenza, può esistere anche senza che ne esista il lato più cavernoso? Prenderei Ula e lo metterei a svegliare giovani menti, con il calore che ha quando parla e con quella passione che sa rendere semplice ogni concetto, eppur affilato. Prenderei Ula e… Mi sembra paradossale l’avere l’impressione che io debba prenderlo e basta, nel senso che ha bisogno di stare su e non affondare, e in ciò per lui gli amici sono sacri. È uno… spreco. (Vanitas.) E da brava vanitas ti ricorda che può toccare anche a te. (Oh com-passione…!)


Insomma, oh voi gentaglia che mi seguite in qualche modo, mi sento in un periodo in cui tocco con un dito il più alto dei (astratti eppur afrodisiaci) cieli e con l’altro un vissuto così melmosamente squallido da essere santificabile. (Jean Genet mi capirebbe benissimo, suppongo.) Nel mentre, volteggio leggera e pesante tra cose e persone che sembrano pesantezze inconsapevoli. E corro, sempre. È uno stato mentale, quello per cui cerchi di tenere in mano quante più cose possibili e corri veloce perché non abbiano il tempo di scivolarti tra le dita. Or the like. Passare tempo a non fare un beato cazzo (…) a letto/divano con Caine/Ula è il mio stop, o meglio: l’illusione di darmene uno – perché capita, poi, che nel momento in cui dovresti essere massimamente rilassata e sgombra, un particolare – sia di carne o sia un pensiero – riesce a catturarti completamente, e la tua testa si mette nuovamente in moto versi altri e nuovi lidi da esplorare. Sono in pieno e vibrante dualismo, e la vibrazione ha una frequenza così alta che i due poli non si contrappongono ma coesistono alternandosi freneticamente. Forse è questo l’equilibrio. O forse è l’esatto contrario. Mi sento una specie di elica pronta a disintegrare ciò che avvicinandosi non vortichi alla stessa velocità. Non ho (non ho intenzione) di rallentarmi, quindi volteggio a distanza di sicurezza – e i post che scrivo, pare, riflettono questo mio pensare contemporaneamente a quattro cose diverse, e pensarle tutte sincronicamente e diacronisticamente.

Lo studio mi fa male. Sapere che ho un qualche dovere di sapere un qualcosa fa troppo bene al mio amore per gli stimoli. Io amo tutto ciò. Ma esisto a una frequenza troppo elevata per poter toccare ciò che mi sta attorno. Vi passo attraverso, questa è la sensazione – e prendo (nuovamente) coscienza del fatto che la mia testa ha un qualche disfunzionamento, nel senso che è mal calibrata, nel senso che non sa dosarsi, nel senso che ho una schiera di angeli custodi perché in fondo ho un naturalissimo istinto alla conflagrazione, e a rigirare il coltello nella piaga perché uso coltelli e non dita in quanto amo gli eccessi e perché non so dosarmi e quindi mi aprirei la carne anche se usassi le dita.
La sindrome di Gesù Cristo Martire può essere, all’occorrenza, una presa di coscienza della propria dipendenza agli stimoli esterni per mal settata sensibilità, in combo con la convinzione che ogni cosa vissuta ed esperita debba essere mostrata a quante più persone possibili perché ne facciano Testamento e il gesto non si risolva quindi in un refolo polveroso spazzato via dall’umana tendenza a dimenticare lo scontato.
… Circa, suppongo.

Adesso il problema è: come esprimere tutto ciò in modo semplice, chiaro, comprensibile senza dogmatizzare né perdere sfumature?
Uff.

wi-fi

Stavolta non so quante persone devo ringraziare.
Per quel racconto che devo scrivere per il giornale, non so a quante persone ho domandato consiglio.
(E a quante cose.)

Fuori luogo, ringrazierò qui e ora roninreloaded, per una cosa che ha fatto non su richiesta.
Su richiesta, ha letto e corretto e suggerito.
Non su richiesta, Ro è una di quelle persone di cui amo non solo la prosa (non-solo-prosa, ci piace), ma il… concept alla base di ogni scritto. I frammenti che un autore lascia nei propri scritti.
Quella che la mia mente, se tolgo al raziocinio il predominio, chiama Arte – quel qualcosa che, quando vi assisto, mi sprona a creare a mia volta.
E ho concluso il racconto.
Domani lo rileggerò, vedendo se riesco ad arrangiare con più perfezione il finale.

Scrivere.
Ahhh, scrivere.
Scrivere.
Ci piace creare trame. Con le parole, scritte o parlate. Con i gesti. Con le azioni.
Ma il fulcro, come è da… (sempre?) … è creare.

Nulla si crea, nulla si distrugge.
Tutto si trasforma.

Comunicare.
Il mondo è un wi-fi unico, jaja.

sur.round

Orario: 6.33 del mattino.
Locazione: tavolo. Perché il router è morto. Il cavo del modem pende con prolunga. Al divano ci arriva appena appena, e quell’appena-appena mi angoscia enormemente, ecco.
… Ma scriviamo questo post.
Sono giorni che mi trascino dietro un’accidia inconcludente vergognosa, e comunque non scrivo post che mi liberino il cervello. Troppa fretta. Poco tempo.

Infinite cose da fare… e così poco tempo!

Ho scoperto che questa frase la dice anche il Joker. Batman. Presente? Ecco. E dice un sacco d’altre cose carine, come:

Sono già stato morto una volta. È molto liberatorio.

E:

C’è qualcuno che sa dirmi in che razza di mondo stiamo vivendo? Dove un uomo si traveste da pipistrello… e si frega tutta la mia stampa? Questa città ha bisogno di un clistere!


Passiamo alle news…

Capitolo Chiuso del giorno
ClorofillaShop

(La grafica della home non è mia, beninteso.)
È chiuso il capitolo, nel senso che il sito è online e io ho un assegno tra le mani, ma non il libro: ci sono ancora immagini da uppare in diverse sezioni. E ce ne saranno ancora, e ancora, e una fattura con relativo assegno ogni tot per il mantenimento.
Ciò che importa, ora, è che il sito è un qualcosa di concluso. Funziona, a se stante. Insomma, se crepassi continuerebbe a funzionare. Sono cose che contano, sapete?

(… Il fatto che la cliente mi abbia dato in mano un CD con foto senza riferimenti né nomi utili, il che significherà telefonarle per descriverle le foto che non so dove vadano, è un’altra questione…)


News numero due: con un’alimentazione meno disastrata della mia e una drastica riduzione di birra ingerita, la mia tartarughina è di nuovo definita muscolo per muscolo, l’ossatura dell’anca sporge e via dicendo. Se mi dò pugni sul pancino non sento toc! ma toch!, con quell’acca sorda che sta più al legno che al metallo, e c’è ancora un residuato di carne che non è muscolo nella parte bassa – e ciò non è beeene.
Scusate un attimo.

… Ok, addominali alti, bassi e laterali fatti. Sono importanti quelli laterali, signorine, perché permettono alla cintura di un jeans a vita bassa di non creare quell’orribile effetto di carne strabordante. Che non dipende dalla quantità di grasso, ma semplicemente dal tono. Ok, se esagerate rischiate di farvi venire le placche in stile statua greca (per intenderci), ma son dettagli.
Ora devo solo trovare un modo di lavorare sui tricipiti senza ingrossarli, odio che il mio braccio appoggiato al torace non mantenga l’esatta stessa forma che ha quando non è appoggiato.
… E via di narcisismo…


Lo Screw (nomignolo dello Joglar’s Crew; imparare, imparare) ieri sera aveva sei utenti in linea. Ci piace, tutto ciò, ci piace. Ci piace l’effetto surround.
Sto facendo una gran chiamata alle armi.
Persone del Triskell, amici d’infanzia, amici di qui, ex, gente che sento due volte all’anno, gente.
Insomma, ci tengo.
Ora andrà monitorato passo passo – i parti dei forum, eh – ma va bene così. Confidiamo. Lavoreremo a. Romperemo i coglioni come ci è proprio.
Ho percepito dell’entusiasmo, da parte di alcuni, alla notizia dell’apertura dello stesso: non so dire di come questo entusiasmo mi entusiasmi. Anzi, no, so dirlo: mi entusiasma come può eccitarmi l’eccitazione altrui a letto, sede in cui ogni causa è votata al piacere altrui – perché è il proprio (e non in senso altamente intellettuale, ma in senso squisitamente fisico).
Voglio che arrivi al punto in cui non dovrò ringraziare se non pro-forma, perché sarà gratificante semplicemente essere parte del forum. E stimolante, perché gli stimoli sono santi.
Vorrò citare florachan, che svariato tempo fa – con me umilissima poiché pessima in inglese – mi disse di ricordare:

Great minds think alike
… E, beh, l’ho ricordato.
Ringraziamola, Flo che qualche giorno fa mi ha ascoltato a lungo al telefono, telefonata in cui ho parlato praticamente solo io.
Poi, giorni dopo, una lunga chattata.
Ringraziamo Flo che mi domanda se apprezzo le persone per ciò che sono o se per ciò che mi danno, mi permette di domandarmelo, di rispondere che le apprezzo per ciò che sono, di prenderne atto, di compiacermi.
Ringraziamola di seguirci, come sempre.
Come sempre, di essere ciò che è, ed esistere.

Ringraziamo anche Camilla, che non legge questo LJ ma che è sullo Screw. E che in chat, dice:
“Posso dire che finché sentirò per te il sentimento di caldo affetto a pura ammirazione che ti caratterizza, sarò io a dover correre per meritare al tua attenzione.”
“Cazzo, siamo perfette una con l’altra 😛 Pensiamo le stesse cose.”
(Io sono sempre quella raffinata, ovviamente.)
Sarà qui il 17 e il 18. Poi magari qualche altro giorno. Vedremo.

Leggevo dei suoi pensieri riguardo al fatto che fra quarantacinque giorni partirà per l’Ohio, per lavorarci e quindi trasferirsi stabilmente, e leggo in lei l’impressione che ciò le fa. Strana compagna di viaggio, Camilla, così rari gli incontri per un rapporto così… immutato, nel tempo. Cambiamo, e il rapporto non cambia. Stimoli vicendevoli. Non so neanche spiegare quanto mi renda… fiera, il conoscerla, e l’avere la sua stima. Camilla che è una personcina con i controcazzi, in più ambiti. Che è così tenacemente attaccata a terra, eppure la mente spazia e spazia… Ha un’energia incredibile, quella ragazza.
Dimentico sempre che motivi abbia di stimarmi. Probabilmente glielo chiedo ogni volta. E poi dimentico, ogni volta.
Sapete quanto spesso dimentico gli apprezzamenti positivi su di me…? Di norma, se fatti da una persona che poco conosco, rimangono giusto il tempo di sentirli, e poi scivolano via, sotto al mio culo, amalgamandosi ai precedenti e un po’ perdendosi, così. Ma intanto poggio il culo sul morbido e non mi distraggo, suppongo.

Ringraziamo quella bestia di noesis_2, che è una bestia, ma che non so non adorare. Anche perché mostra entusiasmo per i miei progetti, jaja. E perché è una delle mie scrittrici preferite, in toto, jaja – e ciò significa che non solo amo la sua prosa, ma ciò che è dietro; non solo ciò che è dietro, ma ciò che ospita ciò che è dietro.


Giorni in cui dovrei studiare e sto studiacchiando. In cui vengo meno ai doveri, un po’ tutti, a cominciare dalla cura delle bestie, passando per il lavoro in cui non do la giusta attenzione, andando a toccare diverse aree.
Momenti di scazzo. Tedio. Divagazione inutile. Svegliarsi al mattino dopo il giusto quantitativo di ore di sonno, aprire gli occhi e dire:
“Perché alzarmi? Le coperte sono meglio.”
… E ricadere nel sonno, più e più volte.
Sna nasce a ogni risveglio, muore dolcemente ogni volta che si addormenta. Per questo, forse, sta sveglia per così tante ore di fila. Non per non morire, no; per non rinascere poi. È faticoso, tutto qui, come è faticoso capire un ritmo. Poi, una volta preso, tutto diventa veloce e scivola, e scivola, scivola…
… Ma a ogni sonno la mente si resetta. Come se, al mattino, la mia mente riprendesse in mano ogni questione e la riesaminasse da zero, dovendole quindi ridare posto e peso. Rimettere in dubbio, ogni volta, sempre. Sempre. No, non vorremmo essere diversi. Ma se potessimo non dormire e procedere senza soste…

… Poi arrivi alla mancanza di energie, e quindi ti quieti. Dovresti studiare, ma hai mal di testa. (E questa volta ci concediamo una pastiglia, dato che il turno inizia alle 11.00.) E pensi vagheggiando.

Penso a Flo che mi dice che di me si percepisce l’occhio clinico che riservo alle cose. Tutte. Persone al primo posto.
Occhio chirurgico, iper-lucidità – che non è lucidità, beninteso.
E io, ogni volta che qualcuno mi dice che metto soggezione, casco dalle nuvole. Ebbene, mi manca una lucida percezione di me stessa – e questo è forse un bene, perché se l’avessi forse non m’imbarcherei in progetti che probabilmente, in realtà, non sono adatta a portare avanti. Ma se non lo sai li porti avanti anche se non potresti. Giàgià.

Andiamo a farci passare questo mal di testa, su. C’è un router che attende di essere acquistato, prima del turno al lavoro.

Ah.
Grazie a tutti.

Joglar’s Crew apre i battenti

OpOp.

ANNUNCIO DEL GIORNO

È ufficialmente aperto (a chiunque, crediamo solo nella selezione naturale) il

joglarscrew.forumfree.net

… Ovviamente il forum ha già un soprannome, Screw (a buon intenditor…)

Mi rendo conto che dovrei ancora fare una specie di dichiarazione di principio o esposizione degli intenti, ma non credo realmente di esserne capace.
Quel che so è che prima ancora di divenire un’istrionica patologicamente fissata con la diffusione e l’open-source, ero già un esserino che desiderava punti d’incontro di persone provvidenziali.
Non sappiamo del futuro, ma il presente promette bene.
Devo dire che spero di avervi lì…?

OpOp!

Qualcosa su Donato Torchia.

Ciak 2 della giornata.
Nel post precedente non era mia intenzione scrivere ciò che ho scritto, ma a quanto pare dovevo scriverlo, quindi…
Ciak 2.

Ho scritto che il mio umore sociale non era granché.
Quello personale va decisamente meglio, in quanto ci sono riuscita!
A fare cosa?
Cosa, domandate, cosa?
A scrivere.
Sì, sì, lo so… Scrivo come una dannata. Scrivo qui e sul forum, e a quattro mani con altre persone, e articoli, ma…
Scrivere da sola, capite?
A.D.1630, capite?
Qualcosa che non fosse sudato, tirato, sanguinante – ma neanche privo di aspettative.
Qualcosa.
Qualcosa che mi ha permesso – credo – di superare una specie di blocco dello scrittore.

Qualcosa su Donato Torchia: http://diosbios.altervista.org/1630/ad163020070525.pdf (copia/incollare su barra indirizzi – altervista è rinomatamente simpatico, con i link.

Sto diffondendo questo pezzo, personalmente, e stavolta non per la mera passione per la diffusione, ma per avere critiche. Consigli. Suggerimenti. Pareri. Qualsiasi cosa. Non mi metto veramente in gioco da troppo, scrivendo per sperimentalismo o divertimento, senza impegno.
Ho imparato a diffondere ciò che faccio.
Ora abituiamoci nuovamente a fare con intenzione ciò che faccio.


Sto lavorando a un sito, sull’A.D.1630.
Ringraziamo cauchemar_73 per l’appoggio, e il Coppiere mia critica storica; confidiamo nel fatto che kusobaba abbia modo di conoscere meglio il progetto, avere il tempo di farlo, parteciparvi e ricavarvi la dovuta soddisfazione (e quant’altro).
Ho delle idee, attorno a quel sito.
Delle idee per cui mi aggrappo all’A.D.1630, che è un buono spunto, ma che vanno un po’ oltre – parallelamente.
Confidiamo.
E torniamo al lavoro.