job

sur.round

Orario: 6.33 del mattino.
Locazione: tavolo. Perché il router è morto. Il cavo del modem pende con prolunga. Al divano ci arriva appena appena, e quell’appena-appena mi angoscia enormemente, ecco.
… Ma scriviamo questo post.
Sono giorni che mi trascino dietro un’accidia inconcludente vergognosa, e comunque non scrivo post che mi liberino il cervello. Troppa fretta. Poco tempo.

Infinite cose da fare… e così poco tempo!

Ho scoperto che questa frase la dice anche il Joker. Batman. Presente? Ecco. E dice un sacco d’altre cose carine, come:

Sono già stato morto una volta. È molto liberatorio.

E:

C’è qualcuno che sa dirmi in che razza di mondo stiamo vivendo? Dove un uomo si traveste da pipistrello… e si frega tutta la mia stampa? Questa città ha bisogno di un clistere!


Passiamo alle news…

Capitolo Chiuso del giorno
ClorofillaShop

(La grafica della home non è mia, beninteso.)
È chiuso il capitolo, nel senso che il sito è online e io ho un assegno tra le mani, ma non il libro: ci sono ancora immagini da uppare in diverse sezioni. E ce ne saranno ancora, e ancora, e una fattura con relativo assegno ogni tot per il mantenimento.
Ciò che importa, ora, è che il sito è un qualcosa di concluso. Funziona, a se stante. Insomma, se crepassi continuerebbe a funzionare. Sono cose che contano, sapete?

(… Il fatto che la cliente mi abbia dato in mano un CD con foto senza riferimenti né nomi utili, il che significherà telefonarle per descriverle le foto che non so dove vadano, è un’altra questione…)


News numero due: con un’alimentazione meno disastrata della mia e una drastica riduzione di birra ingerita, la mia tartarughina è di nuovo definita muscolo per muscolo, l’ossatura dell’anca sporge e via dicendo. Se mi dò pugni sul pancino non sento toc! ma toch!, con quell’acca sorda che sta più al legno che al metallo, e c’è ancora un residuato di carne che non è muscolo nella parte bassa – e ciò non è beeene.
Scusate un attimo.

… Ok, addominali alti, bassi e laterali fatti. Sono importanti quelli laterali, signorine, perché permettono alla cintura di un jeans a vita bassa di non creare quell’orribile effetto di carne strabordante. Che non dipende dalla quantità di grasso, ma semplicemente dal tono. Ok, se esagerate rischiate di farvi venire le placche in stile statua greca (per intenderci), ma son dettagli.
Ora devo solo trovare un modo di lavorare sui tricipiti senza ingrossarli, odio che il mio braccio appoggiato al torace non mantenga l’esatta stessa forma che ha quando non è appoggiato.
… E via di narcisismo…


Lo Screw (nomignolo dello Joglar’s Crew; imparare, imparare) ieri sera aveva sei utenti in linea. Ci piace, tutto ciò, ci piace. Ci piace l’effetto surround.
Sto facendo una gran chiamata alle armi.
Persone del Triskell, amici d’infanzia, amici di qui, ex, gente che sento due volte all’anno, gente.
Insomma, ci tengo.
Ora andrà monitorato passo passo – i parti dei forum, eh – ma va bene così. Confidiamo. Lavoreremo a. Romperemo i coglioni come ci è proprio.
Ho percepito dell’entusiasmo, da parte di alcuni, alla notizia dell’apertura dello stesso: non so dire di come questo entusiasmo mi entusiasmi. Anzi, no, so dirlo: mi entusiasma come può eccitarmi l’eccitazione altrui a letto, sede in cui ogni causa è votata al piacere altrui – perché è il proprio (e non in senso altamente intellettuale, ma in senso squisitamente fisico).
Voglio che arrivi al punto in cui non dovrò ringraziare se non pro-forma, perché sarà gratificante semplicemente essere parte del forum. E stimolante, perché gli stimoli sono santi.
Vorrò citare florachan, che svariato tempo fa – con me umilissima poiché pessima in inglese – mi disse di ricordare:

Great minds think alike
… E, beh, l’ho ricordato.
Ringraziamola, Flo che qualche giorno fa mi ha ascoltato a lungo al telefono, telefonata in cui ho parlato praticamente solo io.
Poi, giorni dopo, una lunga chattata.
Ringraziamo Flo che mi domanda se apprezzo le persone per ciò che sono o se per ciò che mi danno, mi permette di domandarmelo, di rispondere che le apprezzo per ciò che sono, di prenderne atto, di compiacermi.
Ringraziamola di seguirci, come sempre.
Come sempre, di essere ciò che è, ed esistere.

Ringraziamo anche Camilla, che non legge questo LJ ma che è sullo Screw. E che in chat, dice:
“Posso dire che finché sentirò per te il sentimento di caldo affetto a pura ammirazione che ti caratterizza, sarò io a dover correre per meritare al tua attenzione.”
“Cazzo, siamo perfette una con l’altra 😛 Pensiamo le stesse cose.”
(Io sono sempre quella raffinata, ovviamente.)
Sarà qui il 17 e il 18. Poi magari qualche altro giorno. Vedremo.

Leggevo dei suoi pensieri riguardo al fatto che fra quarantacinque giorni partirà per l’Ohio, per lavorarci e quindi trasferirsi stabilmente, e leggo in lei l’impressione che ciò le fa. Strana compagna di viaggio, Camilla, così rari gli incontri per un rapporto così… immutato, nel tempo. Cambiamo, e il rapporto non cambia. Stimoli vicendevoli. Non so neanche spiegare quanto mi renda… fiera, il conoscerla, e l’avere la sua stima. Camilla che è una personcina con i controcazzi, in più ambiti. Che è così tenacemente attaccata a terra, eppure la mente spazia e spazia… Ha un’energia incredibile, quella ragazza.
Dimentico sempre che motivi abbia di stimarmi. Probabilmente glielo chiedo ogni volta. E poi dimentico, ogni volta.
Sapete quanto spesso dimentico gli apprezzamenti positivi su di me…? Di norma, se fatti da una persona che poco conosco, rimangono giusto il tempo di sentirli, e poi scivolano via, sotto al mio culo, amalgamandosi ai precedenti e un po’ perdendosi, così. Ma intanto poggio il culo sul morbido e non mi distraggo, suppongo.

Ringraziamo quella bestia di noesis_2, che è una bestia, ma che non so non adorare. Anche perché mostra entusiasmo per i miei progetti, jaja. E perché è una delle mie scrittrici preferite, in toto, jaja – e ciò significa che non solo amo la sua prosa, ma ciò che è dietro; non solo ciò che è dietro, ma ciò che ospita ciò che è dietro.


Giorni in cui dovrei studiare e sto studiacchiando. In cui vengo meno ai doveri, un po’ tutti, a cominciare dalla cura delle bestie, passando per il lavoro in cui non do la giusta attenzione, andando a toccare diverse aree.
Momenti di scazzo. Tedio. Divagazione inutile. Svegliarsi al mattino dopo il giusto quantitativo di ore di sonno, aprire gli occhi e dire:
“Perché alzarmi? Le coperte sono meglio.”
… E ricadere nel sonno, più e più volte.
Sna nasce a ogni risveglio, muore dolcemente ogni volta che si addormenta. Per questo, forse, sta sveglia per così tante ore di fila. Non per non morire, no; per non rinascere poi. È faticoso, tutto qui, come è faticoso capire un ritmo. Poi, una volta preso, tutto diventa veloce e scivola, e scivola, scivola…
… Ma a ogni sonno la mente si resetta. Come se, al mattino, la mia mente riprendesse in mano ogni questione e la riesaminasse da zero, dovendole quindi ridare posto e peso. Rimettere in dubbio, ogni volta, sempre. Sempre. No, non vorremmo essere diversi. Ma se potessimo non dormire e procedere senza soste…

… Poi arrivi alla mancanza di energie, e quindi ti quieti. Dovresti studiare, ma hai mal di testa. (E questa volta ci concediamo una pastiglia, dato che il turno inizia alle 11.00.) E pensi vagheggiando.

Penso a Flo che mi dice che di me si percepisce l’occhio clinico che riservo alle cose. Tutte. Persone al primo posto.
Occhio chirurgico, iper-lucidità – che non è lucidità, beninteso.
E io, ogni volta che qualcuno mi dice che metto soggezione, casco dalle nuvole. Ebbene, mi manca una lucida percezione di me stessa – e questo è forse un bene, perché se l’avessi forse non m’imbarcherei in progetti che probabilmente, in realtà, non sono adatta a portare avanti. Ma se non lo sai li porti avanti anche se non potresti. Giàgià.

Andiamo a farci passare questo mal di testa, su. C’è un router che attende di essere acquistato, prima del turno al lavoro.

Ah.
Grazie a tutti.

Legàmi

Legàmi
31 marzo – 2 maggio 2007
Inaugurazione sabato 31 marzo – Museo Basilica, ore 16.00

[…]

2007.04.01
02:30:34 A.M.

Te stessa nello specchio.
Verticale, a due metri dal letto in cui dovresti dormire.
Dovresti.
(Particelle di condizionale infinito nell’aria.)
La penna scivola saccente sul taccuino.
Sulla pagina precedente: la dedica dell’artista di cui sei venuta a vedere la mostra.
Indossi i pantaloni con cui sei venuta fin qui – qui: Clusone: sperduto paesino infossato in una valle.
(Lavoro.)
Il velluto dei pantaloni sfrega contro la pelle nuda.
La dedica recita: A Serena, per venire a Rimini.
L’artista ha disegnato una delle automobili dopoguerra che appaiono nei suoi quadri.
Ti sei attardata, con l’artista, fino all’una di notte – vi siete attardati fuori dall’hotel fumando sigarette e sigaro, discutendo di arte, comunicazione e vita.
Hai rischiato di baciare un quarantatreenne: l’artista.
Anche se non è bello, anche se lo vedi come un bambino perso nei romagnoli ricordi d’infanzia.
L’hai fatto ridere, attardare con te.
Sulle scale dell’albergo vi siete fermati, a metà esatta tra i due piani, interstizio tra scalini, scambiandovi numeri di cellulare e poi continuando sottovoce a chiaccherare.

Ti guardi allo specchio e taglienti ciocche rosse tagliano il tuo volto. Il velluto dei pantaloni tira sulle ginocchia, la maglia nera copre le spalle, i tuoi occhi dicono che sanno – e tu vorresti ignorare tutto ciò che sanno, e dormire. Dormireebasta. Come l’angioletto che ha boccoli come i tuoi.

Una calda stanza d’albergo, e la difficoltà di dormire con un putto venefico che ti guarda dallo specchio.
In auto, sullo specchietto una scritta diceva:

Objects in mirror are closer than they appear.

Solo oggi hai realizzato fosse un consiglio per automobilisti. Credevi fosse un sagace memento mori.
La Rossa ti guarda nello specchio e ti vuole.
Vorresti fosse domattina e parlare con il nostalgico artista del suo studio con un’infinita parete a vetrate.
In cui, se vorrai, andrai.
E sdraiarti e lasciare che il sole del mattino baci il nudo corpo e i riccioli taglienti.


Ora.

Le trasferte mi fanno male.
(Capo suggerisce di aprire P.IVA e scaricare così le spese. Non che io abbia speso per la trasferta. Ma se io avessi speso, potrei scaricare. Perché tutti mi suggeriscono cose diverse?!)
Oggi ho fatto ridere eredhikr raccontandole della serata di ieri. Di una Sna che per diletto e sfida con se stessa è scesa nella sala ristorante con una sottile maglia rosa antico, con dell’ombretto rosa (ARGH! Ombretto. Rosa.) e con degli orecchini (l’unica cosa che riesce a rendere il mio snob volto ancora più snob).
Ho detto a Eredhikr che sto diventando una checca.
Mi ha detto che è da un mese che lo dico.
Ha aggiunto che mi farò crescere le unghie solo per gridare isterica che me ne si è rotta una, e ha riso.
Stronzate a parte (anche se, a ben vedere, stronzate a parte di questo LJ rimarrebbe ben poco), il sabato pseudo-lavoratico ipoteticamente noioso si è rivelato interessante.
La mostra era in un luogo splendido, motivo per cui ho poi rapito l’assessore alla cultura che me lo ha fatto girare raccontandomene la storia, e parlandomi della storia di Clusone (sto collezionando frammenti di storia delle città attorno al 1630).
La cena è stata ovviamente deliziosa, e una buona dose di stronzate partorite dalla mia bocca mi ha fatto sentire utile mentre i vicini di tavolo ascoltavano o ridevano o annuivano o si inserivano. (Ho un piccolo rimorso di coscienza nei confronti del fiorista, seduto davanti a me, per cui avrei dovuto attenuare la mia simpatia nel momento in cui ho compreso che gli piacevo. Per fare una frittata etc etc… Pinocchio ha schiacciato il grillo parlante, io sto cercando di sedurlo per farlo avvicinare quanto basta per ingoiarlo.) Gianni ha potenziato il tutto con la sua cultura di giornalista-che-cerca-di-sventare-i-segreti-del-governo.
Poi l’artista, perché – diciamolo – in una cazzo di città sperduta che alla fine è un paese, alla cena post-inaugurazione di una mostra, l’unica persona interessante con cui parlare è l’artista.
E mi ha fatto piacere discutere di arte, comunicazione e vita. Mi ha fatto dire che finché nella vita ti trovi a discutere della stessa con persone che ti fanno sentire meno sola nella ricerca, va tutto ok. Mi ha fatto sorridere il suo tenue dire della solitudine di uno studio, della mancanza di semplice interazione verbale. Avrei voluto aprire una porta e presentargli persone, piccola magia per piccola grande serata.

A discapito delle malelingue, e delle glaciali occhiate che mi hanno lanciato, in ordine, la curatrice della mostra, la critica e quella che credo sia la ragazza dell’artista, mi sono svegliata alle otto, pimpante e allegra, e ho fatto colazione (Sna non fa mai colazione, quindi è un evento lieto).
Mi piacerebbe, sì, visitare Rimini e guardare il mondo da una parete infinita fatta di vetrate.
Se avrò il tempo…

Mi piace – e ciò è sommamente importante – avere prova di come io riesca a trovare persone interessanti. E’ questo a rendermi la grata Sna che sono, ed è questa gratitudine di cui sono felice. L’importanza dell’avere cose per cui ringraziare.
L’importanza d’imparare a conquistarsi cose per cui ringraziare.

Sna in action

Mezzanotte passata e Sna trova modo di mettersi dinnanzi al LJ, nessun’altra finestra aperta, e scrivere.

Appena tornata da uno sperduto paesino dell’hinterland milanese, per un progetto a venire.
Stavolta ringrazieremo l’Illustratore, la Mater e MagnetoFX (spiacente, nessun sito/blog da linkare; ho rintracciato il suo myspace ma è vuoto) – Magneto che martedì prossimo verrà qui per quello che ho deciso arbitrariamente di chiamare il workshop – termine impreciso ma non importa – che durerà tre, quattro giorni. Know-how.

Collaborazioni

Nel 1995 Netscape decise di dotare il proprio browser di un linguaggio di scripting che permettesse ai web designer di interagire con i diversi oggetti della pagina (immagini, form, link, ecc.), ma soprattutto con le applet Java (programmi che permettono di interagire con l’utente). Infatti in quello stesso anno Netscape era particolarmente vicina alla Sun Microsystems (ideatrice di Java), con cui aveva stretto una partnership. Brendan Eich venne incaricato del progetto e inventò LiveScript (chiamato così ad indicare la propria vivacità e dinamicità). ( Continua… )

Nel 1996, però, la Microsoft iniziò a mostrare un grande interessamento per il Web per cui si avanzò l’ipotesi che per Netscape i giorni fossero ormai contati, tuttavia la lotta, benché impari, si presentò più dura del solito in quanto Netscape cresceva, anche se lentamente, su basi solide, e su un browser che nasceva già potente, mentre Explorer rivelava tutti i difetti di un browser nato in fretta e con strategie spesso contrastate dall’evidenza dei fatti. In quest’ultimo caso è emblematico il tentativo della Microsoft di contrapporre a Javascript una versione ridotta del Visual Basic che prese il nome di VBScript, ma le sue capacità si presentarono limitate da diversi bug. La Microsoft con Internet Explorer 3.0 dovette ripiegare verso l’adozione di un linguaggio che di fatto era molto simile a Javascript, ma che per esigenza di copyright, non poteva avere lo stesso nome, per cui fu definito JScript.

In queste brevi lezioni l’introduzione a Javascript è sembrata importante perché in questo settore, anche se apparentemente le due società dichiarano di seguire gli standard della ECMA-262, la guerra continua a giocarsi a colpi bassi e, se non si rievoca un poco di storia, difficilmente si riesce a comprenderne le motivazioni intrinseche, e difficilmente si riesce a comprendere anche perché in Italia il 70% dei navigatori utilizza Explorer, mentre negli USA, dove nel 1995 il Web era in piena esplosione, questa cifra scende a poco più della metà. ( Continua… )


… Intendiamoci, so che non vi leggerete tutto, ma era la premessa fondamentale.
Sto diventando un’appassionata di incipit esplicativi della storia di linguaggi di programmazione. Ed è sempre un piacere venire a conoscenza di cose che mi permettano di sputacchiare sulla Microsoft.

Sna ieri mattina ha aperto Dreamweaver con l’intenzione di far frutto di ciò che ha imparato di CSS. Sna ha già un sito (questo – sì, aggiornerò DaDa…), e il suddetto sito è utile per mostrare ciò che Sna accumula del suo creare (immagini, testi, etc etc), ma fa schifio a livello formal-sintattico. Oltre a essere misero e stupido, quasi pedante.
Rimuginando sull’onda di questi modi d’autostima, Sna si è ricordata che voleva sostituire i frames HTML (con tutti i loro contro) con una funzione di Javascript (che a intuito dovrebbe essere preloadqualcosa, ma mi riservo di non ritenermi responsabile della stronzata che posso aver detto).
Quindi, Sna si è messa a studiare Javascript.
(Non voglio sapere tutto. Solo, di tutto voglio sapere un po’.)

Prima di farlo, però, ha ordinato il libro che doveva ordinare – manuale di ripasso/studio per l’E.C.D.L. (European Computer Driving Licence, grazie florachan).
Basta essere personcine che sanno usare un PC tra italiani medi che guardano a questa macchinetta come se venisse da un pianeta alieno – basta soprattutto al non avere certificazioni, eccheccazzo.


Oggi, invece, Sna è andata alla festa di compleanno del negozio di fiori chiamato Clorofilla (nessuno sito da linkarvi, lo sto facendo) – negozietto dalle composizioni zen della Ragazza dei Fiori, il cui padre, Illustratore – illustratore che ha lavorato per nomi quale San Paolo, Champion, e grandi nomi da leggersi su cartelloni pubblicitari – qui il sito – il cui padre, dicevo, insiste da qualche tempo a questa parte con Sna perché avvenga una collaborazione (provate a pronunciare questa parola: collaborazione; ancora: collaborazione; ahhh…).
Il suo insistere si è più o meno concretizzato, indirizzandosi al momento verso la grafica 3D.
Al padre illustratore piacciono le due schifezze che Sna ha sul proprio sito.
Sna non ha mai aperto un programma di grafica 3D, ma questo pare non essere un problema: si impara.
Conclusione: stasera la Mater di Sna ha chiamato un proprio amico grafico (anche 3D), che ha chiamato un altro amico grafico 3D (carissimo amico che usa Maya, programma, e annessi da 20 anni; provate a dirlo: vent’anni…), e…
Mercoledì sera ci si trova con l’amico di Mater – che chiameremo Magneto, così come lui si fa chiamare nell’ambito musicale goa-trance (credo dovrò cominciare a compilare un breve glossario, per me e per voi) per cui realizza flyers – che porterà a Sna Maya e con cui si discuterà pragmaticamente (sentite, sentite…! Pragmaticamente…) del come fare ciò che è da farsi.
Gah.

Riuscirò a fare tutto?
Riuscirò a fare tutto.
Non sto facendo un decimo di quel che idealmente vorrei fare, quindi: riuscirò a fare tutto.
Prossimo week-end pernottamento nel ristorante-albergo per cui Sna ha fatto il logo, e per il cui marketing (…) si sta lavorando, e raccolta foto e informazioni mostra da annettere a offerta da proporre ai clienti per pernottamento inclusa mostra incluso catalogo incluso…

Arriverà un giorno in cui dovrò fare una lista.
Nella mia mente riecheggia la suddivisione:

– Ciò che devo fare
– Ciò che dovrei fare
– Ciò che vorrei fare
– Ciò che mi piacerebbe fare
– Ciò che sto dimenticando

… E forse non la voglio compilare, questa lista; il mio debole cuoricino potrebbe stare male.
Ma, fatemelo dire, vada sempre più affanculo l’ottica di una vita non mia, con lavoro non mio, e otto ore di tempo ed energie spese per l’obiettivo di qualcun altro.

Avete presente la parola dipendente?
Che vada sempre più a fare in culo.
Sentite come suona bene?
Che vada a fare in culo.
Gah.

(E domattina colazione con eredhikr con lettura interpretativa di brani di DaDa – sì, lo so, devo aggiornare – e Rush in Peace – io e Noesis_2 abbiamo ripreso, e riprendendo abbiamo ripreso il nostro ritmo… Gah.)

Potendo…

«… Vedi, Sere, io penso che se io e te dovessimo partire dalle stesse basi, con lo stesso scopo e gli stessi mezzi, tu ci metteresti un quarto del tempo ad arrivare.»
«C’è un problema. Se a me dicessero “ti dò 5000 euro e mi dai il culo”, mezz’ora ed è fatta, io probabilmente accetterei, tu no. Sono queste inezie il problema…»

È una questione di priorità, ho detto.
Anche l’orgoglio è all’interno della scala di priorità, ho detto.
Il problema, però, è che la gente non bussa a casa tua dicendoti liscio liscio:
«5000 euro – (ma anche 1000, non formalizziamoci) – mezzora e il tuo culo.»
Il problema è che quello che ti si chiede di prostituire, se ti si chiede di prostituire qualcosa, è lo scopo; o il tuo modo d’operare; o il tuo senso di correttezza.

Ciò nonostante, lanciamo un “grazie” all’Angelo, che non è il primo deficiente che passa, e oltre ad avere una serie di qualità non elencabili perché pervadenti il suo essere, è una di quelle personcine che stimo per il concetto che ha e a cui lavora di “carriera”. Non poco. Vedere una persona che considera il proprio lavoro null’altro che “un modo di fare soldi e quindi sopravvivere” ci deprime sempre. Ci deprime vedere persone dare la loro fiducia, la loro speranza, le loro energie non a ciò che occupa 8 ore di ogni loro giornata, ma a hobbies limitrofi.

Lanciamo un “grazie” all’Angelo anche perché forse grazie a lui faremo un breve stacco in quel di Trento, in albergo con piscina e bagno turco e bagno turco aromatizzato e sauna e cazzo sì un po’ di fottuto relax. Che bella cosa le pagate trasferte di lavoro…

… Che bella cosa avere la fiducia delle persone.
Sto avendo, in riscontro, molto di questa cosa chiamata “fiducia”. Gente che asserisce io abbia le carte.
Sna è un esserino invero insicuro: molte delle cose che raggiunge non le raggiunge grazie a oculata disamina, ma grazie al fatto che è un testa di cazzo che tenta e si stima eccessivamente.
Per ciò, le è – diciamolo – necessario leggersi negli occhi altrui. Lo sguardo altrui attesta o confuta le follie potenziali che la mente di Sna partorisce.
Mi piace vedere quegli sguardi, sentire quelle frasi. Frasi che, mi sono detta, ascolto come si ascolta qualcosa quando si è ubriachi e coscienti di esserlo, e quindi non si riesce a dar troppo peso a quello che ti viene detto – perché i tuoi sensi sono offuscati, potresti star recependo male.
Ma non sono ubriaca.
E il fatto che conoscenti ed emeriti sconosciuti confidino in me mi galvanizza e mi mette un po’ d’ansia.
Ma va bene così.
Sono solita darmi, e mi sono data, obiettivi follemente grandi – e perciò non posso tentennare già adesso.

(E ora torniamo a darci a una persona che confida in noi e con cui lavoriamo – e poi a colmare con lo studio le mille lacune che abbiamo.)

Amen.

Intermezzo

Caine: … troppa fame e troppa ambizione.
E poi bum si scoppia, così.

Sna: sempre avuto una tendenza a fare casino di ogni cosa che facevo.
Son vanesia, devo fare baccano.

Caine: e se sparisse la gente che ascolta il baccano?

Sna: vorrebbe dire che ho sbagliato qualcosa nel mio procedere.

Caine: un automa lanciata al successo.

Sna: mai definizione fu più appropriata.
“Automatos, che fa o avviene spontaneamente. Che tiene ad autos, egli stesso, solo.”
Ma purtroppo non credo che i miei intenti siano del tutto miei.
Siamo condizionati dalla cultura in cui siamo cresciuti.

Caine: ci vorrebbe la frase fatalista ma sono a corto di immaginazione estemporanea.
Copuliamo per dimenticare *_*

Sna: va bene.
Quando vuoi.

Caine: Ora, subito *_*

Sna: se corri veloce…
Ma MOLTO veloce.
E se poi ti rimane fiato…
Beh, in primis ti stimo.
Poi scopiamo.


Dialoghi da segnare da qualche parte.
Andando a cose lievemente più serie, ho un sito da fare.
Pagato.
E venne riconosciuto che Sna conosceva l’HTML.
Fare io.
Io io io.
E un grafico, il padre della cliente (che poi è mia amica), che è un illustratore e, come lei ha detto, dopo aver visto il mio sito mi ha agganciato.
Mentre guardava il mio sito, lui:
«Ma è il sito di un gruppo?»
«No, perché?»
«Tutte queste sezioni…»
«No, papà, è il suo sito.»

Conclusione, lui:
«Dobbiamo tenerci in contatto.»
Vuole che gli sistemi il sito.
Aghghghghghgh.
In compenso comincio a sentire il tempo che passa come se questo flusso fosse cosa tangibile.
Qui.
Sopra alla mia testa.
Scappare a fare sito.