graphics

C.C.C.C. ( Come Copione Comanda Cover )

Okok.

Che ne dite?
(A parte che non so non essere kitsch, sìsì.
Non c’entra assolutamente una sega con quello che avevo in testa, tra l’altro.)

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You say that things change, my dear

Sul tavolo: LeBaron, laptop acceso su cui digito. Heloise, HD esterno e fedele. Cuffie che premono e voce di florachan nelle orecchie.
Flo, mia personale pausa.
Cartelletta con info turistiche sulla Val di Scalve, ricordo di una visita, materiale per un articolo. Guida di Bergamo, per un racconto. Painter da installare su un CD, foto di fiori su un altro per un sito.
Le sigarette sono immancabili, di fianco al caffè. Fumo sigarette di una città morta. Pall Mall – New Orleans. Mi chiedo sempre perché continuino a produrne, ma in effetti è un ricordo funebre che mi piace portarmi appresso. (New Orleans e l’unica città devastata per cui io mi sia spiaciuta. Avrei voluto fare un quadro commemorativo, ma il tempo fu tiranno.)
Sulla scrivania in camera, che ho dimenticato da qualche giorno: manuale per E.C.D.L., fascicoli aperti su riassunti della Spagna e dell’Inghilterra nel periodo della Controriforma.
Non dormirò, stanotte.
Ho un po’ di cose da fare, in primis scrivere qui.
Ho salito le scale di casa mia in una serata primaverile. Pantaloni bianchi e camicia leggera e morbida, soffi di vento né caldi né freddi, il solito universo scomposto in testa.
Mille e mille intenti, entusiasmi, voglie.
Le foto di fiori attendono me per completare un sito.
Ho osservato un illustratore mostrarmi le potenzialità di painter, muovendo davanti ai miei occhi la sua mano sulla tavoletta grafica. Per mostrarmi degli esempi. E io ho sorriso rapita tutto il tempo, quest’uomo e il suo tratto e tutta la sua gentilezza. E l’opinione che ha del mio tratto.
E la voglia di creare, sempre. Parole o immagini? Credete cambi qualcosa?
Ascolto Flo dare vita a un pianoforte e creare vita con la voce. Parole o immagini o suono, credete cambi qualcosa?
Nah.

Mi hai chiesto, Flo, di farti sapere che ne penso.
Chiedi alla persona sbagliata, perché non è la canzone che ascolto.
È la tua voce, e le dita sul pianoforte. È l’ascoltare le inflessioni che il tuo essere sa modulare per bocca e fiato.
Potresti passarmi qualsiasi pezzo, ma finché ci sarà la tua voce e un pianoforte a me piacerà.
Vorrei poterti essere utile, ma nella musica sono vincolata: sono solo ascoltatrice, senza filtri, non ho la minima capacità critica.
Per questo ti dico, ironica, che ti ascolto anche se i testi tendono all’esatto opposto dei testi che seguirei. Chissenefrega. Balbetta in swahili e a me piacerà comunque.
A parte ciò, hai una voce calda, piena, che mi ha fatto vibrare dentro diverse volte.
Ma sono di parte. Ho ascoltato in loop pezzi in cui neanche cantavi, ma semplicemente parlavi. Sono di parte.
Accontentati dei miei “grazie” e di rendermi felice mandandomi registrazioni e cantando per me.

Torniamo.
A una copertina in cui sperimentare grunge grafica pensando che un illustratore deve mandarmi sets di pennelli.
Pensando che il colore, sul video, è luce pura.
Pensando che rimescolando colori rimescolo me stessa.
… O qualcosa del genere.

Grunge e frattali

Dall’ultimo post a ora Sna ha passato il tempo qui, al PC, Photoshop aperto, a fare quello che una persona fa quando cerca di creare qualcosa e continua a fallire.
Dopo aver approcciato i frattali, e deciso saggiamente di non mettersi a sviscerare anche quelli, girando per siti di grafica, Sna ha scoperto la parola chiave del momento:

Grunge

No, miei ingenui lettori, non il movimento musicale – benché la parola venga da lì.
Nono, vi dico bevendo il mio caffè americano aromatizzato alla cannella (una scoperta geniale; a furia di mettere cannella ovunque ho capito dove era destinata a essere usata).
No, grunge nell’ambito grafico.
Per farvi un’idea… Ma solo un’idea. Perché grunge racchiude anche questo o questo, o ancora questo o questo.
(Poi Sna scopre che la grafica tanto barocca ora tanto di moda non è merito di grafici certosini nei dettagli, ma di set di pennelli di photoshop; avete migliaia di euro da darmi, che compro ogni libreria di pennelli per photoshop esistente?)

Esiste poi la combo definitiva, che è grunge + frattali.
Ora voi mi chiederete:
«Sna, ma cos’è un frattale?»
E io vi dirò:
«Per la precisione non ve lo so dire, ma volendo…»

Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente d’ingrandimento. Questa caratteristica è spesso chiamata auto-similarità (self-similarity). Il termine frattale venne coniato nel 1975 da Benoît Mandelbrot, e deriva dal latino fractus (rotto, spezzato), così come il termine frazione; infatti le immagini frattali sono considerate dalla matematica oggetti di dimensione frazionaria.

I frattali compaiono spesso nello studio dei sistemi dinamici e nella teoria del caos, e sono spesso descritti in modo ricorsivo da equazioni molto semplici, scritte con l’ausilio dei numeri complessi. Ad esempio l’equazione che descrive l’insieme di Mandelbrot è la seguente:

an+1 = an2 + P0

dove an e P0 sono numeri complessi.

E voi mi direte:
«Ahhh…»
E mi manderete a fare in culo.
Ma!… Prima che voi possiate farlo, fatemi dire che un frattale manifesto può essere così o così. Capite? No, non vi chiedo di capire il misticismo intrinseco di tutto ciò, che esemplifica perfettamente il sacro concetto di macrocosmo/microcosmo; vi chiedo solo di guardare e ammirare, e di godere un po’ con me.


Verso l’ultimo anno di liceo, Sna prendeva cartoncini 50×70, colori a volontà, mescolando tempere ad acrilici a pressati a pezzi di scarto a ritagli a cera, e imbrattava a piacere. Lo scopo era rendere quel bianco cartoncino un foglio vissuto.
Ci avrei messo il mondo, lì sopra.
Ci avrei fatto passare pneumatici lerci e lo avrei poi santificato con deodorante spray.
Lo avrei dimenticato tra i panni stesi ad asciugare e poi bruciato per errore con una fiamma ossidrica.
Quel fottuto cartoncino, alla fine, doveva saperne più di me. Cosa avrebbe rappresentato? Nulla, a parte il tempo che passa e gli agenti che agiscono. Quel fottuto cartoncino doveva dire: fottitene del soggetto, io sono il contesto: ammirami. Io ho visto cose che voi umani etc etc…
Per questo Sna andava a scuola vestita da muratrice, pantaloni e canottiere già macchiate ad acrilico apposta: perché Sna non disegnava nel foglio, ma sul foglio, e su ciò che a raggio vi stava attorno.
E sorrideva zen mentre falciava l’aria con pennellate lunghe il gesto di una persona che sta vivendo, e non dipingendo.

I frattali sono un’altra questione, totalmente sconnessa.
Il frattale è la vita che si autogenera e cresce.
(Come la muffa in casa di Sna.)
Un cavolfiore è frattale manifesto.
(Dovrei smettere di accozzare a caso termini specifici di ambiti lontani anni luce, lo so.)

Ora, chiariamoci, Sna non ha la grafica che le serviva stanotte.
Ma adesso sa un po’ meglio come arrivarci.

(Sì, veleggio beata nel mondo dell’astrazione. Fatemi essere la nerd che sono.)


I ringraziamenti di oggi, con qualche arretrato, vanno a diverse persone.

Vanno a purple_vertige, che ieri sera mi ha cucinato un cous cous alla algerina divino. (Amo l’accostamento di dolce e salato.) Io ho cucinato il cous cous (10 minuti), lei il condimento alla algerina (un’ora e mezza); spero che questa collaborazione si ripeta.
Ma non la ringrazio per riempirmi lo stomaco, benché – come alcuni mi fanno notare – far mangiare lo Sna è come far mangiare un bambino del terzo mondo: hai fatto la buona azione del giorno.
La ringrazio perché cerca su internet la ricetta e lo cucina con dedizione.
No, non c’ero mentre cucinava.
Ma tanto lo so che cucina con dedizione. 😛

Ringraziamo brynhyld, che sento praticamente solo al telefono e che mi dice che parlo come scrivo e benché io scriva come una scaricatrice di porto con aspirazioni di umanista raffinato (o viceversa), lei tace perché le piace ascoltarmi.
(Abbiamo qualcosa in comune, come le ho detto: a entrambe piace ascoltare il suono della mia voce.)
Ora, io penso con modestia e supponenza che ciò sia dovuto al brutto vizio dell’umanità di non avere buongusto e farsi accecare dal kitsch, ma non la ringraziamo perché tace (no, non dirò che è qualità apprezzabile in una persona, non lo dirò): la ringraziamo perché si apre a me. Ok, io penso che ciò sia una cazzata dovuta a una svista fatale, ma i ringraziamenti partono.

Ringraziamo lo Smo per un motivo molto simile.
Ci domandiamo sempre come possa una persona valutare lo sbattimento di andare oltre a tutti i nostri giochetti, muraglie, trabocchetti inconsapevoli, ringhi, corteggiamenti in default a priori, vaneggiamenti fini a se stessi, cause intentate avendo il diavolo come assistito, dichiarazioni di libertà universale a tuo discapito, filosofia di vita spiccia con retrogusto di distillato, come ben speso per conoscermi.

cauchemar_73 oggi non la ringrazieremo per il suddetto motivo, in quanto lei è la nostra nemesi e si interagisce l’una con l’altra per mantenere in equilibrio il baricentro del mondo. 😛

(Oggi mi voglio proprio bene, già.)

Collaborazioni

Nel 1995 Netscape decise di dotare il proprio browser di un linguaggio di scripting che permettesse ai web designer di interagire con i diversi oggetti della pagina (immagini, form, link, ecc.), ma soprattutto con le applet Java (programmi che permettono di interagire con l’utente). Infatti in quello stesso anno Netscape era particolarmente vicina alla Sun Microsystems (ideatrice di Java), con cui aveva stretto una partnership. Brendan Eich venne incaricato del progetto e inventò LiveScript (chiamato così ad indicare la propria vivacità e dinamicità). ( Continua… )

Nel 1996, però, la Microsoft iniziò a mostrare un grande interessamento per il Web per cui si avanzò l’ipotesi che per Netscape i giorni fossero ormai contati, tuttavia la lotta, benché impari, si presentò più dura del solito in quanto Netscape cresceva, anche se lentamente, su basi solide, e su un browser che nasceva già potente, mentre Explorer rivelava tutti i difetti di un browser nato in fretta e con strategie spesso contrastate dall’evidenza dei fatti. In quest’ultimo caso è emblematico il tentativo della Microsoft di contrapporre a Javascript una versione ridotta del Visual Basic che prese il nome di VBScript, ma le sue capacità si presentarono limitate da diversi bug. La Microsoft con Internet Explorer 3.0 dovette ripiegare verso l’adozione di un linguaggio che di fatto era molto simile a Javascript, ma che per esigenza di copyright, non poteva avere lo stesso nome, per cui fu definito JScript.

In queste brevi lezioni l’introduzione a Javascript è sembrata importante perché in questo settore, anche se apparentemente le due società dichiarano di seguire gli standard della ECMA-262, la guerra continua a giocarsi a colpi bassi e, se non si rievoca un poco di storia, difficilmente si riesce a comprenderne le motivazioni intrinseche, e difficilmente si riesce a comprendere anche perché in Italia il 70% dei navigatori utilizza Explorer, mentre negli USA, dove nel 1995 il Web era in piena esplosione, questa cifra scende a poco più della metà. ( Continua… )


… Intendiamoci, so che non vi leggerete tutto, ma era la premessa fondamentale.
Sto diventando un’appassionata di incipit esplicativi della storia di linguaggi di programmazione. Ed è sempre un piacere venire a conoscenza di cose che mi permettano di sputacchiare sulla Microsoft.

Sna ieri mattina ha aperto Dreamweaver con l’intenzione di far frutto di ciò che ha imparato di CSS. Sna ha già un sito (questo – sì, aggiornerò DaDa…), e il suddetto sito è utile per mostrare ciò che Sna accumula del suo creare (immagini, testi, etc etc), ma fa schifio a livello formal-sintattico. Oltre a essere misero e stupido, quasi pedante.
Rimuginando sull’onda di questi modi d’autostima, Sna si è ricordata che voleva sostituire i frames HTML (con tutti i loro contro) con una funzione di Javascript (che a intuito dovrebbe essere preloadqualcosa, ma mi riservo di non ritenermi responsabile della stronzata che posso aver detto).
Quindi, Sna si è messa a studiare Javascript.
(Non voglio sapere tutto. Solo, di tutto voglio sapere un po’.)

Prima di farlo, però, ha ordinato il libro che doveva ordinare – manuale di ripasso/studio per l’E.C.D.L. (European Computer Driving Licence, grazie florachan).
Basta essere personcine che sanno usare un PC tra italiani medi che guardano a questa macchinetta come se venisse da un pianeta alieno – basta soprattutto al non avere certificazioni, eccheccazzo.


Oggi, invece, Sna è andata alla festa di compleanno del negozio di fiori chiamato Clorofilla (nessuno sito da linkarvi, lo sto facendo) – negozietto dalle composizioni zen della Ragazza dei Fiori, il cui padre, Illustratore – illustratore che ha lavorato per nomi quale San Paolo, Champion, e grandi nomi da leggersi su cartelloni pubblicitari – qui il sito – il cui padre, dicevo, insiste da qualche tempo a questa parte con Sna perché avvenga una collaborazione (provate a pronunciare questa parola: collaborazione; ancora: collaborazione; ahhh…).
Il suo insistere si è più o meno concretizzato, indirizzandosi al momento verso la grafica 3D.
Al padre illustratore piacciono le due schifezze che Sna ha sul proprio sito.
Sna non ha mai aperto un programma di grafica 3D, ma questo pare non essere un problema: si impara.
Conclusione: stasera la Mater di Sna ha chiamato un proprio amico grafico (anche 3D), che ha chiamato un altro amico grafico 3D (carissimo amico che usa Maya, programma, e annessi da 20 anni; provate a dirlo: vent’anni…), e…
Mercoledì sera ci si trova con l’amico di Mater – che chiameremo Magneto, così come lui si fa chiamare nell’ambito musicale goa-trance (credo dovrò cominciare a compilare un breve glossario, per me e per voi) per cui realizza flyers – che porterà a Sna Maya e con cui si discuterà pragmaticamente (sentite, sentite…! Pragmaticamente…) del come fare ciò che è da farsi.
Gah.

Riuscirò a fare tutto?
Riuscirò a fare tutto.
Non sto facendo un decimo di quel che idealmente vorrei fare, quindi: riuscirò a fare tutto.
Prossimo week-end pernottamento nel ristorante-albergo per cui Sna ha fatto il logo, e per il cui marketing (…) si sta lavorando, e raccolta foto e informazioni mostra da annettere a offerta da proporre ai clienti per pernottamento inclusa mostra incluso catalogo incluso…

Arriverà un giorno in cui dovrò fare una lista.
Nella mia mente riecheggia la suddivisione:

– Ciò che devo fare
– Ciò che dovrei fare
– Ciò che vorrei fare
– Ciò che mi piacerebbe fare
– Ciò che sto dimenticando

… E forse non la voglio compilare, questa lista; il mio debole cuoricino potrebbe stare male.
Ma, fatemelo dire, vada sempre più affanculo l’ottica di una vita non mia, con lavoro non mio, e otto ore di tempo ed energie spese per l’obiettivo di qualcun altro.

Avete presente la parola dipendente?
Che vada sempre più a fare in culo.
Sentite come suona bene?
Che vada a fare in culo.
Gah.

(E domattina colazione con eredhikr con lettura interpretativa di brani di DaDa – sì, lo so, devo aggiornare – e Rush in Peace – io e Noesis_2 abbiamo ripreso, e riprendendo abbiamo ripreso il nostro ritmo… Gah.)