dada

DaDa 10

Salutiamo hunzik, che mi ha ricordato che dovevo aggiornare.
A te, cucciola, e a tutti coloro che seguono (o seguiranno).


È sabato mattina, per la precisione sono le 10:01:11, e le mie palpebre cadono.
Yvonne mi ha chiamato alle 7:45.
Ero ancora a letto con Serge, era già sveglio.
Come fa?
Mi appoggio alla fotocopiatrice perché anche la gamba sinistra mi ha abbandonato.
-Ti sei fatto qualcosa?- mi ha chiesto Yvonne quando sono entrato nel suo studio e la sua collega, Josiane, e il suo collega, Baptiste, mi hanno guardato imbarazzati.
No, Yvonne, figurati, solo qualche tiro di marijuana pura. Me l’ha offerta il mio magnaccia, Moony ti ha detto che mi prostituisco, vero? Me l’ha offerta il mio magnaccia perché stanotte, quando ho smesso di singhiozzare, il mio corpo ha continuato per me, e, sai, non riuscivo ad addormentarmi.
Crisi di nervi.
Crisi isterica.
E poi tu mi hai chiamato alle 7:45 dicendomi l’indirizzo del tuo ufficio. Alle 9:30. Ah, scusa se ho ritardato.
-Ok, adesso dimmi. È vero che ti prostituisci?-

( Continua… )

DaDa 09

-Va bene…-
È la risposta perplessa di Moony alla mia esclamazione (perché è stata un’esclamazione):
-Dovrei parlarti… Di una cosa… Importante.-
Un’esclamazione a singhiozzi.
Lei è seduta sul suo letto a intrecciare fili colorati. Fabbricare braccialetti di trecce di cotone fatte di trecce di cotone. Fa un nodo alla sua opera incompleta e l’appoggia sul comodino.
Dio, ho paura.
Ho paura che tutto possa dileguarsi in un istante, che le leggi della fisica e della logica si fottano facendo svanire Moony, come un film che parte in forward fino all’effetto neve a fine pellicola.
Proprio così. Interferenza, e non c’è più. E tutto quello che ho fatto finora diventa scontrini da cestinare e inghiottire amaramente.

( Continua… )

DaDa 08

Jo è un pervertito.
Il mio pensiero mentre Yvonne fa scivolare una bistecca, dalla padella al mio piatto.
Jo è masochista e sadico, e ama la sottile perversione.
Penso, e Moony dice che la Duchaufour è una donna così buona, così gentile a proporsi di pulire casa nostra quando noi siamo fuori.
Jo è un pervertito, e mi ha fatto divertire.
Yvonne copre d’olio la mia bistecca, circonferenze storte acquose che vogliono attaccarsi al mio esofago.
Jo è un pervertito, mi ha fatto divertire, ma in questo momento non me ne frega un cazzo, né dell’una né dell’altra cosa, e me ne rammarico.

( Continua… )


Corretto anche Dog Eat Dog, e uppato fino al 9.

DaDa 07 + Vario & Variopinto

(Causa un incipit di capitolo vietato ai minori, vi rispedisco direttamente qui.)

Per questo capitolo devo ringraziare Joglara, che ha creato per la sottoscritta Jo, che ora appare.
Miei turbati e conturbati lettori, so che apprezzerete Jo.
Lo so perché è stato creato conturbante e turbato.

E a proposito di Joglar


V’era una volta homo di nome Joglar in terre di Britannia, et tal homo fratello di Re et carissimo amico suo. Detto re era homo di alto orgoglio, mais tal era amicitia co fratello suo Joglar che solo chesti potea parlar di cose sue.
Re morì, et lui seguì figlio suo Principe, fanciullo malvagio et incapace d’intender justitia. Principe odiava sì lo padre suo et ognuno sua amicitia, si che quando hebbe benedizione & corona cacciò Joglar da sue terre.
Joglar andò allora per lo mondo intero a narrare storia sua et ogni cosa di Re fratello suo et Principe di malo core.
In tutti i regni di mondo Joglar andò, et ovunque conobbe nuove historie, che tramandò a li figli suoi, che tutti come me portan lo nome suo, et narran de lo Re fratello che ha nome Justitia et de lo Principe che ha nome Stoltezza.

( Continua… )

Vario & Variopinto è…
Eh.
Sul sito, quale definizione, ho scritto Studio / racconto.
Vario & Variopinto è stato ciò che ha impostato il mio attuale approcciarmi allo studio di un’ambientazione avendo in preventivo un qualsiasi scritto.
È ambientato nel 1204, Europa (passando anche per Venezia, toh), ed è la cosa più mistica che io abbia mai scritto ed è contemporaneamente lo scritto dalla prosa più illeggibile. Ciò lo rende lo scritto ermetico.
Alcuni (invero pochi) tra voi hanno già avuto la (s)fortuna di leggerne alcune parti. I pochi sono stati selezionati automaticamente quali persone abbastanza follemente interessate a conoscermi da posare l’occhio su quelle parole.
Potrei dirvi che in Vario & Variopinto c’è moltissimo di me, più che in qualsiasi altro scritto – sarebbe una cazzata.
Semplicemente, Vario & Variopinto contiene tutto il mio misticismo inespresso – quand’ancora ero dualistica & catara.
Contiene anche uno dei miei archetipi preferiti, il Giullare – Joglar, che Joglara prese come nick.
Contiene un puttanaio di roba.
Quindi: se mi amate, disperd… Ehm, no. Se mi amate follemente o siete semplicemente folli, Vario & Variopinto è qui per voi.
(Notare come io abbia escluso a priori che possa esserci qualche appassionato del movimento cataro…)

Avevo regalato una copia a mano (mal) rilegata di questo racconto (saranno una sessantina di pagine in tutto) a Ula, amato storico umanista. Mi sembra doveroso rivolgergli un saluto.


Salutiamo la Profetessa, indra_pavamana, che merita d’essere citata dopo il lungo dialogo avuto stasera.
La Profetessa che ha un cervello fottutamente interessante e ampio e profondo per avere la mia età.
(Onda di umiltà.)
Certe volte, semplicemente, le persone si trovano.
Mi piace pensare che quando ciò accade sia inevitabile per queste due persone rispondersi l’un l’altra, risonanza, che vi sia come un magnete che attragga e quindi estragga da entrambe le giuste parole atte a farsi riconoscere.
Mi piace pensarlo.
Forse, semplicemente, ho una fottuta voglia di vicinanza.
Non fisica, non emotiva, non psicologica. Nulla che possa stare in un compartimento stagno. Qualcosa che appaghi le mie sensazioni impalpabili, e mi faccia sentire meno bestia da baraccone.
(Bel mestiere, ma vagamente alienante.)
Stasera sono riuscita a sentire le mie scapole contro il muro, poiché ho avuto la possibilità, grazie alla Profetessa, di stendere come una mappa su un tavolo le mie idee, senza dovermi soffermare per spiegare o attenuare o chiarire.
Per un attimo, mi sono sentita splendidamente vulnerabile.
Credo sia qualcosa di cui ho bisogno.


Salutiamo florachan.
Ti ascolto, mentre scrivo.
Poi, a volte, mentre rifletto su una parola, chiudo gli occhi e sento la tua voce. E ricollego. E ricevo e assorbo.


E ora a me il letto.
Sperando che stanotte il mio gatto non mi aggredisca.
Sna, la notte passata, in dormiveglia, bestie sul letto come al solito, sente un movimento repentino.
(Cosa non strana. Micio ha ogni tanto questi moti che paiono di stizza, e da seduto qual è si solleva scattando altrove.)
Poco dopo, Sna sente un tonfo sul cuscino e una botta di calore al labbro.

Non se se Micio abbia litigato con il cane, se il cane gli abbia sussurrato una minaccia o si siano scambiati uno sdegnoso sguardo – o se, ancora, Micio non mi abbia perdonato di averlo lasciato a casa qualche giorno per andarmene a Venezia. Proprio non lo so.
Fatto sta che mi sono alzata imprecando, una mano a coppa sotto al viso, andando verso il bagno mentre gocciolavo sangue.
(E non è granché avere il labbro superiore tagliato se il giorno dopo è il primo giorno nel nuovo posto di lavoro.)
Poi, stamattina, mi ha svegliato graffiandomi, lievemente ma con una zampata precisa e secca, la guancia.
Posso dirlo…? Lo dico: Cos’ho sbagliato?

DaDa 06

-Senti, ma perché non portiamo giù un po’ di roba…?-
La lampadina penzolante illumina il volto di Mat, chino, rassegnato, rendendolo ancor più smilzo e scavato. Questa volta ha in grembo una serie di quaderni di piccolo formato dalle copertine patinate di orsetti e transformers, i miei quaderni delle elementari.
Per la cronaca, odiavo avere degli orsetti sui quaderni di scuola.
-Non voglio che Moony sappia che sto rovistando in soffitta.- rispondo io, ed estraggo da un vecchio cassettone una pila di fogli, che rovinano sul pavimento spesso di polvere.
Bestemmia.
-Comunque stavolta cerco una cosa precisa…-
-Ah sì? Cosa?-

( Continua… )

DaDa 05 + Varie&Eventuali

Il sugo della signora Lescuyer è denso, rosso, grumoso; attaccato agli spaghetti lunghi, lo porta alle labbra e risucchia, centimetro per centimetro, in modo tale che nessuna macchia le sporchi il viso.
Non so come fa.
È così brava a succhiare gli spaghetti con grazia che mentre lo fa mi guarda e ammicca, con i suoi occhi neri e profondi.
Smack!, mi fanno le sue labbra dal rossetto indelebile.
Mi basta guardare lei, e sono sazio.
Il mio stomaco è chiuso da due settimane.
All’inizio credevo fosse per disgusto, probabilmente era così ma non ho avuto il tempo di pensarci seriamente, ma alla lunga è diventato un gusto personale. Il gusto di rifiutare il gusto del cibo. Non riesco a non fumare quando mangio troppo, cioè quando faccio un normale pasto.
Il che significa, tra le altre cose, che da due settimane sono un tabagista.
( Continua… )

Ok, questo aggiornamento è dovuto al commento a voce della ragazza delle orchidee. I lettori spronano, egoisticamente si potrebbe dire che servono a questo – come si potrebbe dire che è lo scritto che serve al lettore – ma in fine alcuni commenti spronano più di altri.
Alcuni lettori spronano più di altri.

Se la ragazza delle orchidee sapesse, oggi non avrei letto sue disturbate parole, astiose verso terzi, e dubbiose, seppur in minima parte, verso ciò che compete il mio giudizio di lei.
Se la ragazza delle orchidee sapesse che è tra le ultime persone che deve temere che l’importanza della sua presenza possa essere anche minimamente intaccata, non le sarebbe passato neanche per la testa di dubitare.
Se la ragazza delle orchidee sapesse quanto lei sia la ragazza per cui la sottoscritta ha ricevuto pacche sulle spalle e consolatori ma impotenti sorrisi dispiaciuti.
Se la ragazza delle orchidee sapesse come lei sia la persona che mi abbia portato a odiare cordialmente un misconosciuto militare, mai visto e mai sentito, per il semplice fatto che lei lo ha scelto.
Se la ragazza delle orchidee sapesse quanto sarà cruciale il vederla in faccia, quanto temo il momento, quanto ho temuto, in passato, di assistere a un suo spettacolo con l’angosciante timore di non voler mai più prendere un treno per tornare a casa.
Se la ragazza delle orchidee sapesse tutte queste cose non si sarebbe stupita né offesa, oggi, sentendomi ridere mentre lei mi accennava a un dubbio sulla mia considerazione per lei.
La ragazza delle orchidee potrebbe sapere, se riuscisse a credermi. Non credo sia infine fondamentale che mi creda, se non per evitare spiacevoli inconvenienti quale quello di oggi.
Che mi ponga tutti i dubbi e le cose mal digerite che vuole. Per quanto vuole. Quando vuole.


… Ma torniamo a noi.
Oggi Cauchemar mi ha notificato che ha associato alle mie chiamate la suoneria I will survive.
Non ho potuto fare a meno di farmi venire in mente questo video.
Vi prego: guardatelo e ridete.
(Tra l’altro… Cauche, mi spieghi perché mi hai associato a quella canzone? O_o)


Torniamo a noi scoprendo che la foto che vi postai nel precedente post è vincitrice di un Pulitzer del 1994, scattata da Kevin Carter – suicidatosi tre mesi dopo per depressione, come recita la scritta sotto la foto.
Si ringrazia la Mater per l’informazione trasmessa.
Per chi volesse dare un’occhiatina ai Premi Pulitzer —> sito ufficiale.


Torniamo a noi parlando dell’Arsenale di Venezia, con il bellissimo leone bizantino con rune norrene incise che lo custodisce.
M’inchinerò alla memoria degli avi (variaghi) prima di dare inizio al Concilio di Venezia, evento in cui grandi nomi s’incontreranno.
Ragazze, tengo alla vostra presenza.
Ragazze, tengo a Venezia.
Ragazze. Sarà splendido.
Flo. Grazie.


Vorrei notificare che ieri ho subito una ramanzina per un logo da me fatto che andava troppo bene.
Me la dovevo segnare, tutto qui.


E per concludere, notifica di aggiornamenti sul mio sito, in perenne aggiornamento.
Update a Dog eat dog, grazie al provvidenziale aiuto di Arch che, gentilmente e follemente, mentre eravamo al PC lei dietro di me tette sulla mia schiena (sì, Arch, ciò rimarrà nella storia), ha letto con me i capitoli da correggere, interpretando l’algido Reynolds.
(E io ho riscoperto come mai un dì avevo deciso di creare PG alla Sonny: interpretarli è uno spasso.)
Un grazie poi a Ula che, pausando dalla redazione della tesi di laurea, mi ha aiutato con Compass&Cloak (sì, sì, è un titolo di merda, ma abbiate pietà).

Ho malditesta.
Da giorni, ogni cazzo di sera.
Devo andare da un dottore.
Domani ci vado.
(Se lo scrivo qui mi sento in dovere e magari lo faccio. Se non lo faccio poi mi vergogno immensamente sentendomi una merda… Forse non è una buona idea scriverlo qui *mumble*)

DaDa 04 + Varie&Eventuali

-Non capisco perché vuoi farlo.- mi chiede Mat.
Ha in grembo un set di lenzuola azzurrine con dei ricami cuciti sopra. Fiorellini bucati con tante foglioline bianche, tutto pressurizzato in vecchi sacchetti con zip di plastica.
-Voglio sistemare.- e tra le mie mani passa un atlante dell’88 con la copertina plastificata e le pagine spesse. Me lo ricordo, questo, con la rilegatura cucita. Quanti libri fanno ancora così?
Il punto è che voglio un indirizzamento. Una dritta. Guarda, si fa così. Yveline, mia madre, non mi ha mai detto si fa così su cose veramente utili. So fare la marmellata a bagnomaria, perlomeno in teoria, e togliere l’amido del riso dalle pentole, e infilare le stringhe correttamente nelle scarpe, ma non so come si porta avanti una casa.
-Perché li apri tutti?- mi chiede Mat mentre gli passo Piccole Donne, Piccole Donne Crescono e Piccoli Uomini. Ricordo solo il primo. Jo. O Joe? O Joh?
-Voglio vedere se sono cuciti. La rilegatura. O se sono incollati.- e gli passo un’enciclopedia in un unico grosso volume, mai vista. ’84, e la firma di mia madre in seconda pagina, uguale per tutti i libri, gli assegni, le giustificazioni. Lineare, lettere tonde leggermente inclinate. Persino la Y è morbida.
Gliela passo.
-Ma stai cercando qualcosa?- mi chiede Mat, e guarda desolato la vecchia lampadina appesa al soffitto storto della soffitta.

( Continua… )


Giornata vagamente assurda.
A proposito di Assurda, ho uppato anche la nostra collaborazione, Effetto Neve, ma la trovate anche sul forum Triskell e sul forum YSAL.
Non smetterò mai di ringraziare Ashu, non perlomeno finché continuerà ad essere così in sintonia con il mio essere.
Grazie, Ashu, di aver accolto il nostro caro Cody Horton (in ogni senso).

E a proposito di Horton, oggi è tornato lo Sbirro – ricordandomi che non ho tutto questo diritto di chiamarlo così con sprezzo, dato che anche Horton appartiene alla categoria.
Non ricordo precisamente a che ora sia apparso online.
Credo più o meno dopo pranzo.
Non so se 12 ore filate a scrivere siano state fatte. O 10. Beh, non poche.
Grazie, Sbirro. Bentrovato.

Il tutto, ovviamente, mentre correggevo articoli. Controllavo immagini sull’HTML da pubblicare. Caricavo foto per il lavoro sul sito. Scaricavo i testi da riscrivere. E via dicendo…


Domani arriva qui la cucciola Arch.
Conto in giornate di relax, per quel che si può. Conto nel far rilassare lei, in primis.


Concludo con una vecchia e cara conoscenza, sempre stimolante, di cui esser fiera. Giovanni, che appartiene sia al club “non abbiamo tempo di dormire” sia al club “quel genere di persone a cui se domandi che fanno nella vita ti aprono un universo – che non comprenderai – ma spera comprenderà te”. Nonché al club “l’ideale del super-uomo non lo molliamo”.
La mosca nella tazza, suo nuovo blog. Vuoto. Lo link così si sente in dovere di scriverci.