acerorosso

Paranoia.

"Ma aspetta… Mi hai scritto una e-mail?"
"Sì, sono io."
"Il tuo nome?"
"Serena. Bertogliatti Serena."
"Vieni dalla Valtellina?"
"… Sì. Perché?"
"Il cognome."
"Può essere… Sinceramente…"

Il professor Taino – Lingua Tedesca II – è adorabile.
(Poteva non esserlo, essendo docente di tedesco?)
Oltre che cortese di cuore.
(Poteva non esserlo, essendo docente di tedesco?)
Oltre che ben organizzato ed efficiente nello spiegare concisamente.
(Poteva non esserlo, essendo… Ok, la smetto.)
Le due dispense per il corso sono meno adorabili. Più di duecento pagine in tedesco da studiare non sono concepibili, capite? È confortante e spronante capire a prima lettura una buona parte del tutto, ma ciò non mi sgraverà dal necessario lavoro di traduzione e nulla ha che fare con il saperle dire, quelle cose, in tedesco.
Le richieste grammaticali per l’esame non sono eccessive (passivo, declinazione aggettivi, Konjuntkiv II), ma come ho letto ieri in Le benevole, saper leggere e scrivere una lingua non significa saperla parlare, e io non so neanche scriverla.
Mi ripeto, e ripeto, e ripeto che dovrei essere soddisfatta di quanto ho imparato in un anno. Magra consolazione. Per imparare una lingua bisogna usarla, e io non le uso. Dovrei riflettere sul fatto che non ho alcuna voglia di smuovere il culo da qui in direzione di un Paese straniero, passo necessario, ma continuo a procrastinare.
Mi faccio cullare da frasi che capitano, come quella detta da una ex-compagna incontrata oggi:
"Ma tanto tu sei avanti."
"Eh. Sarà."

Ivy ondeggia in webcam come un video di Aphex Twin. Dopo esserci dimostrati una certa parità umana, o qualcosa del genere, c’è la poco celata frustrazione di avere un oceano di mezzo. Frustrati, ci sfoghiamo insultandoci per poi dirci che siamo fatti l’uno per l’altro.
E ondeggia come un video di Aphex Twin.

Domani sera pseudo-aperitivo con Jack. Se l’enoteca in centro è aperta lo porterò lì. Uno dei pochi locali posti in centro situati che non ha scritto in fronte "APPARTENGO A QUESTO LUOGO E QUINDI TI NAUSEO UN PO’". E ha ottimi liquorosi bianchi, ottimo accompagnamento alla consegna di un Kirst a Jack, nel senso che un commilitone di Kirst si sarebbe commosso per uno di quei bianchi.

A tal proposito, la lettura de Le benevole procede in lieto accompagnamento. Divoro con metodo le infinite pagine, fatte apposta per scorrere lentamente. Mi aiuta ad addormentarmi. Ho trovato anche, per una volta, una contorta e innovativa motivazione all’omosessualità del protagonista. Spoiler.

Chatting with a boy whose nick is "Ivy".
He contacted me this way:

I’ve decided to go against the grain of facebook and actually try to find /new/ people. Coupling this with just how little of most anyones existence I am up for stomaching, it’s a hefty task.

This whole preferred desensitized disconnection probably sets the perfect stage for my potentially sounding unpreferably odd to you, in which case, you blow, and you are definitely not a sort of person I’d be interested in speaking with

So far, I know that you belong to some Ulver group. There are only a few select artists I’m willing to take as strong enough indicators to bother talking to people over.

So,hi, hello, and I would like to know more of you?

Add me?

Could I refuse to add him? I need reasons to like English.
It’s been the most intelligent presentation I’ve never read on Facebook. I added him on MSN soon after and he showed himself instantly. I like people with no modesty, they remind me of me – that’s something doesn’t happen so often.
I stare at him while he’s listening to the song we’re listening to. His eyes are closed, he’s lost in sound. A person who’s still able to show with no veils the feelings that pass throughout him.


Quello qui sopra era il post di ieri, poi sono crollata prima di postare.
La webcam è ancora accesa, sonoro incluso stavolta. Così posso non capirlo meglio. La cam accesa serve a ripeterci che ci sono troppi chilometri di distanza per una scopata, e che è un peccato. Lo è, in un certo qual modo. Il tizio (chiamiamolo Ivy) è un pacchetto mandato da Dio, che in questo periodo cerca in ogni modo di ridarmi fiducia: stavolta lo fa con un essere umano con cui sembro avere in comune tutte le cose fondamentali. Se non avesse l’attitudine di un giovane ribelle in cerca di limiti e atrocità gratuite sarebbe perfetto. Ma che vogliamo, dopotutto? Dio non può certo essere onnisciente.
Tra un dialogo e l’altro, lunghe pause di silenzio. Non dovute al non saper che dire, ma a due persone che non reputano necessario spegnere webcam e microfono quando fanno altro. Mancanza di pudore, l’ho detto? Con un certo sfidante esibizionismo da parte sua (io no, io sono un’esibizionista modesta, fingo di non esserlo). Poi, dal silenzio, domande casuale. Tipo:

“Sei mai stata violentata?”

E rido. Rido perché mi viene in mente una scena di GDR con Capi, una scena climax tra (il nostro amato) Sedlacek e (il nostro amato) Van Beumer a domandarsi vicendevolmente:

“Sei mai stato violentato? Hai mai violentato?”

Ho creato l’Acero pensando che parlando di adolescenza si possa in qualche modo parlare dell’intero arco della vita umana.
Sedlacek e Van Beumer se lo domandano vicendevolmente con circospezione e una morbosa curiosità a trasparire, e la scena si fa cruciale. Le risposte andranno direttamente a definire le persone che le hanno date, adolescenti e quindi poco capaci di sdrammatizzarle.
Rispondo a Ivy che no, non sono mai stata violentata, né ho violentato, mi mancherebbe l’arma, e ride. È mai stato violentato, lui? No, risponde. Peccato, dico. Mi domanda perché ridendo.
Ieri sera ho passato diversi minuti a osservarlo ridere, facendo battute apposta per vedere le sue labbra arcuarsi. Faceva sorridere me, di piacere. Oggi ho detto a Ghiro che Ivy è cute, e Ghiro non si aspettava questa definizione da me. Le persone cute, gli ho detto, mi servono: mi fanno sorridere.

La webcam serve anche a guardarmi in faccia. La mia schifosa webcam che mi scava il viso più del dovuto, e a volte mi sembra di poter intravedere il teschio, sotto. Studiare anatomia è masochistico.

Ivy, rannicchiato in posizione fetale nell’inquadratura, deve avere il mio stesso problema di vista dei corpi umani.
Domanda:

“Perché ti alzi al mattino?”

Domande e risposte scivolano alla stessa velocità. Nelle pause ci guardo non fare un cazzo. Gli guardo la schiena magra e definita mentre si dondola autistico. La magrezza mi ha sempre fatto un ambiguo effetto: agevola nel vedere i corpi come scheletri.
Qualche anno fa la sofferente magrezza era il mio ideale, e non sono mai riuscita a eliminare il timore – quando mi ci accostavo fisicamente – di aver paura di rompere qualcosa. Credo le due cose siano intrinsecamente collegate, desiderio e timore.

Semi-accordi.

Nuova variazione grafica all’Acero, che è poi la news del giorno.

Ci si aggiunge la conoscenza di uno degli uomini della mia vita: la prima sessione di chat si è svolta discutendo di Peiper, Lanzichenecchi e Vichinghi. E non ha 66 anni, ma la metà (e ne dimostra 25). Il tutto corredato da pdf in argomento mandati e foto sue in divisa da SS-Standartenführer, da Lanzichenecco e da Vichingo (fa rievocazione storica, tanto per cambiare; mi libererò mai da questa dannazione?).
Alla conoscenza in territorio pubblico ("Tu hai una divisa come quella? Tu hai anche MSN?") è nata una discussione con altre 3-4 persone su Facebook, di quelle da 40 replies, e la posizione del tizio non mi spiace:

Mi occupo di rievocazione da anni. Mi chiedo spesso come mai quando in manifestazione mi vesto da vichingo i ragazzini sono tutti entusiasti, mentre quando indosso divise come la precedente stanno a 10 metri di distanza (per colpa dei genitori). Non riesco mai a spiegargli come dovrebbero temere tanto dai primi come dai secondi.
Forse sui libri non gli hanno scritto che le loro bis bis bis nonne medioevali sono state stuprate, decapitate e impalate da un orifizio all’altro da qualche fusto nordico con ascia e baffoni. Ma documentarsi stanca. Ripeto, al di fuori dei macrogiudizi su periodi interi della storia, bisognerebbe soffermarsi sull’uomo a volte. Sul singolo. Peiper era un personaggio abbastanza controverso. Con tante sfaccettature. Citato anche in parecchi film del dopoguerra per questa sua caratteristica che ha ispirato molti personaggi negli sceneggiatori (vedi la notte dei generali o battle of the bulge).

E poi, mi ha consigliato di vedere Stalingrad.
Chiunque mi consigli di vedere Stalingrad acquisisce punti. È un film troppo di nicchia e troppo "mattone" per essere citato per sbaglio.
Aggiungiamo che è veramente carino per i miei standard, che lavora come art director e che lo fa a dieci minuti da casa mia. I contro sono che mi ricorda Ulisse (e questo non ho capito se sia esattamente un contro) e che ha barba e baffi. I "forse" stanno nella muscolatura ad altezza addominali, non ancora esaminata (ognuno ha le sue fissazioni, no?), e in sfaccettature del carattere annusate e non approfondite.
Comunque, sono dettagli.
Pare che Dio stia facendo di tutto per aiutarmi nella mia missione: Evitiamo la misantropia totale.
Fra poco mi piazzerà sotto casa l’Übermensch con lettera allegata:
"Se neanche questo/a ti fa smuovere il culo sparati."
Durante la discussione infinita sono stata tacciata di Übermenschismo. Ovviamente erroneamente. Sono loro (loro!) a mancare di ricerca di auto-miglioramento.
Comunque, chiameremo costui "Jack", perché è il nick che usa e perché mi ricorda il Jack Daniel’s che è cosa buona.

Semi-accordata anche con Hannes per un the. Voglia di rivedere il santone-fotografo, sì.

Semi-accordata anche con la gentaglia (termine affettuoso) del forum di Altieri, per un’altra pizzata con dopo-pizza a casa di Earl, alcolici ricercati e sigari cubani.

Oggi non ho studiato una sega, ma non importa. (Che bello dire: Non importa.) Faremo domani. Chattare con un Jack citante in tedesco nomi di cose che conosco in italiano e che ho subito riconosciuto mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano gli esercizi per la tedesca lingua, che avevo pausato dopo essere stata abbattuta dal Konjunktiv II. Tra l’altro…

Accordata con deacissy per il fine settimana: verrà qui a farsi spiegare i numeri in tedesco mentre si fa fonetica e a introdurmi al francese (la cui fonetica mi terrorizza e affascina al contempo). Faremo pausa leggendo pezzi delle chattate per l’Acero e altre sconcezze. Amo leggere ad alta voce ciò che scrivo, è utile oltre che divertente. Qualsiasi cosa scritta deve saper essere detta a voce con fluidità, non sapevate? Il che svela in quale astruso modo io parli.
Il che mi ricorda….

«Docile Horatio… Ti confesserò questo segreto: è così che si diventa uomini.»
Milton sputa saliva sulla propria mano con l’accortezza che altri userebbero nel nettarsi le labbra, e con quella saliva rende più amichevole la propria virilità. Sa bene che l’approccio sarà invero doloroso, ma sa bene anche della schiena guizzante che ha davanti agli occhi, delle natiche costruite sul ponte di una nave che si serrano appena intimorite; del viso dell’ufficiale, così giovane ufficiale, accaldato e arrossato.

… un delirio di parole scritto forse due anni fa, grottesco e caricaturale della tendenza a scrivere scene di sesso come se si stessero scrivendo sonetti per la corte francese del ‘700. So ancora parlare così..? E nel caso la risposta sia "no", ciò è un bene o un male? Domande esistenziali, eh?

I buoni propositi per i prossimi giorni: onorare tutti gli appuntamenti semi-accordati e studiare. Scopare, magari. Ho voglia di scopare, nobile attività capace di svuotarmi la mente e rendermi contemplativa.
Come detto a qualcuno dopo una scopata, in tutto il mio romanticismo, ogni tot la mia testa mi prende per il culo vendendomi che ho voglia di vita sociale. La realtà dei fatti è che ho voglia di scopare, ma sarebbe anti-etico e poco convincente come motivo per farmi muovere il culo da qui, quindi mi prende in giro raccontandomi puttanate. Espletata l’esigenza, le voglie sociali guarda caso si spengono.
In realtà non sono sempre così pessimista sui miei entusiasmi sociali, ma al momento ho voglia di scopare.
(Sì, lo so che lo avete capito.)

In una chat-riunione tra admin dell’Acero, ho dovuto accettare il fatto che parlo da un pulpito. Il tono è quello, cioè:

Credo che un admin abbia doveri nei confronti degli utenti, troppo facile avere i pro dell’essere admin e non avere i contro.
Poi accade puntualmente che gli admin vengano tacciati di qualcosa. Questo è assolutamente inevitabile, qualsiasi cosa faremo.
Ma se ci sporchiamo la coscienza nel frattempo, arriveremo a quel giorno incrinate.

Sentite l’inno da parata in sottofondo?
È grave, me ne rendo conto. Sto prendendo troppo alla lettera il “agisci in piccolo come agiresti in grande”. Fottuto Kant.

Black&White&Red

Letto, caffè, sigarette e PC.
Vago mal di schiena dovuto a un revival grafico, vaga stanchezza.
Lunedì a Milano di nuovo grazie all’effetto flipper (vai nella segreteria A che ti manda alla segreteria B che ti rimanda alla segreteria A). Non solo non ho voglia di uscire di casa (la mia mancanza di voglia di solito inizia e finisce con quello; poi, una volta fuori, si va in automatico), ma non ho proprio voglia del treno e della città. La mia misantropia si stabilizza con una spossatezza svogliata – mancanza di curiosità quando cammino per strada, non guardarsi attorno, non interfacciarsi.
Sono stata felice, l’anno scorso, di frequentare.
Quest’anno sono felice di non poterlo fare per il primo semestre.
(Potrei; frequentando pochi corsi e senza avere certezza che siano quelli giusti – tutto viene rimandato al verdetto della commissione per la convalida esami.)
L’anno scorso – prima di Maletta – avevo una fiducia nell’umanità persa in qualche abisso (così mi si disse), ma la voglia di vivere l’università.
Maletta è rasata in chemio, l’anno scorso è stato una bella esperienza – ma mi ha chiarito le idee sull’atmosfera universitaria. Beh, a Mediazione credo le cose siano lievemente diverse. Meno studenti, indirizzo più "indirizzato". All’entrata, in bacheca, l’altro giorno era affisso un telo con scritto, in tutte le lingue lì studiate, un inno contro il razzismo. Puoi dirti: "Bei moti giovanili; chissà come saranno costoro tra dieci anni." Nel frattempo, è un buon inizio giornata.
Non avrei voglia di ri-ri-ricominciare l’approccio a un nuovo ambiente. Conoscere, farsi conoscere. Inquadrare, farsi inquadrare. Lasciare che le cose scorranno. Potrebbe esserci una seconda Maletta, ma al momento mi basta il tumore della prima.
Mi spiace, ecco, di non frequentare perché così mi perdo i docenti. Nei docenti si riassume il mio interesse per l’università: sono la cosa più preziosa che la Statale mi ha offerto. Ho rotto le palle a ognuno di loro, di modo che avessi un aneddoto con cui ricordarli.

A tal proposito, se lunedì non mi rispediscono per l’ennesima volta in un’ennesima segreteria, attenderò il pomeriggio per il ricevimento di Kokott. Ha avuto cura di ricordarmi le ultime tre volte che ci siamo visti che ha il ricevimento al lunedì, di andare a trovarlo se voglio. (Anche Di Venosa, tenera donna; ero in giro con kijomi quando c’era il suo ricevimento, l’ho portata a germanistica, ma non mi sembrava il caso di tediarla facendola assistere a dialoghi su "Wyrd" e "Heim".) L’ho incontrato in settimana, l’ho chiamato, si è voltato e fermato nell’esatto centro del camminamento e non si è più spostato di lì. Amo questo suo essere candidamente refrattario a ciò che lo circonda – eccettuando gli sguardi fatti per elargire battute. Ci è rimasto per i venti minuti di chiacchierata, che si sono conclusi su un discorso che andrebbe fatto sulle foreste germaniche, il gotico e il romanticismo. Ci avevo pensato dopo essere incappata in questa e questa immagine della Foresta Nera. Stavo chattando con norasblack, e sono rimasta a contemplare le foto. Non perché siano belle, o ritraggano qualcosa di bello. "Bello" è termine sminuente quando si parla di paesaggi, nonché inappropriato: un paesaggio comunica se stesso, ciò basta e avanza – basta e avanza a me, persona che stupisce sbarrando gli occhi se la si mette in una stanza nuova a dieci metri di distanza. Vaga sensibilità all’ambiente. Odore, colore, temperatura, umidità… Quelle foto mi hanno causato un flashback, che devo ancora riconoscere in tutte le sue sfaccettature. Vi rientrano Cappuccetto Rosso e la Guerra dei Trent’Anni, vi rientrano passaggi di letteratura tedesca letti, Genie goethiani e la parola Volk. Vi rientra un bel po’ di roba, insomma, tra cui molta che ancora non ha forma verbale.

Qualche tempo fa, Joglar mi ha chiamata. Dovevamo accordarci perché venisse qui. Doveva chiedermi una cosa per storia contemporanea. La cosa era:
"Non ho ben capito l’unificazione tedesca… Cioè, quando inizia? Quando finisce?"
"Mai e mai."
Era sulla Nonciclopedia, se non erro, che avevo trovato l’appunto per cui la Germania è uno dei pochi sfigati paesi ad avere un nome per la propria lingua (tedesco) che non c’entra nulla con il nome del Paese. Il problema è che la Germania – qualunque cosa sia – ha al suo interno la parola Deutsch (da cui "tedesco") come concetto di popolo dai tempi dei romani. E tra Imperi crollati, divisi, Riforme, Guerre dei Trent’Anni, Austria-Ungheria, Bismarck e due Guerre Mondiali, il Muro, il concetto è rimasto. (Ok, gli ebrei li hanno battuti: non avevano neanche una base geografica sommaria.)
Per una sradicata come me, che vegetando in questa zona del mondo dalla nascita continua a sentirsi stranger in a strange land questa è una bella fiaba. "Fiaba" nel senso che è difficile da concepire nella realtà. Sta nella fiction, dove la realtà si limita a quella inquadrata, e quindi una parte del mondo può essere il mondo per una trama. (Questo è il mio grande sogno erotico: svegliarmi in un’isola di 100 anime senza più memoria. Né Internet.)

Un po’ alla volta, tra l’altro, sto riprendendo i miei ritmi di studio. Il lavoro all’Acero è stato fatto, ora i ritmi sono lenti, quindi: una distrazione in meno. Ce ne sono sempre di distrazioni, devo solo ritrovare il ritmo – anche senza Tanz che urla al ritmo di un metronomo.
Il tedesco continua a sostituirsi tenacemente al lessico inglese ("I’ve got Fieber.") ma passerà (spero).
deacissy inizia un corso di tedesco, e le ho detto che sono a sua disposizione per fare conversazione. Potrebbe, in cambio, darmi le basi di francese – perché è il caso che io sappia il francese, e per un solo fottuto motivo: le ex colonie francesi. Della Francia in sé credo non potrebbe sbattermene di meno.
Ho riapprocciato il francese dopo 13 anni di vuoto quando Mr Pumpkin mi ha regalato un libro su Hauser in francese, io avevo ore di treno e nulla da leggere. Almeno so che riesco a capirlo abbastanza. Potrebbe essere sollevante studiare una lingua romanza: perlomeno non devo cambiare sistema logico. La fonetica è da suicidio, in compenso. E io penserò "mangiarane" a ogni parola (il che è scomodo: raddoppia le frasi).

A questo punto, avendo una base artistica infarcita fai-da-te di letteratura e misticismo vario che ammicca alla filosofia, sviluppata in grafica e già che c’ero HTML e CSS, proseguita sul curriculum linguistico senza alcuna base mentre già che c’ero mi appassionavo di storia e la filosofia fai-da-te finiva nel diritto – il tutto monitorato da una curiosità di base per l’antropologia che si è tramutata in sociologia della domenica, e assorbito nell’ottica di scriverne – potrei mettere come hobby l’ingegneria aerospaziale. La kabbalah no, già approcciata. Anzi, mi studierei l’ebraico. Già, perché so che dovrò studiare una lingua tra ebraico, russo, cinese e giapponese, e tutte mi ispirano e solo due hanno qualcosa in comune.
In realtà amo il tedesco per un motivo: discende dal norreno. E i norreni sono l’unico argomento che mi porto appresso da più di cinque anni, il che è un record che mi rassicura tanto. Col cazzo, che lo abbandono. Piuttosto ci collego il mondo intero. (E sto cercando di farlo.)
Ed è per colpa di quegli stronzi dei norreni che non ho smesso di aggiungere cose alla lista. Giusto per sentirmi una bugiarda quando la gente mi dice “Parlami di te.” e non c’è volta che io riesca a fare l’elenco completo. Da quando lessi che il capo clan erano quanto più tenuto in rispetto tante più disparate cose sapeva fare (dall’incidersi bassorilievi sullo scranno al saper fare imprenditoria, passando per la caccia al finnico), pensai: "Allora ha senso!".

A proposito di distrazioni e ottica multi-tag…

Due nuovi banner per l’Acero Rosso, con frase di Hesse ripresa in Utena:

Il St. Ahorn (ossia, il collegio dell’Acero Rosso):

(… L’ingegneria aerospaziale no, ma qualche base di fisica mi servirebbe. Giusto perché è la cosa per cui ero più negata – matematica e inglese a seguire.)

Varie&Eventuali.

Ultima conversazione su Skype con Seb per ultimi dettagli conclusa. (Non vuole dirmi come si dice "vaffanculo" in tedesco.) La valigia va ancora finita, sì.


Ciao
Volevo salutarti per bene prima della tua partenza.
[…] ben ricordo le tue parole "mai attendermi paziente", continuerò a esercitarmi nell’invitarti fuori a bere un caffè, anche se preferirei un aperitivo 😛

L’altro dì ho accettato richieste di friendaggio su MySpace senza far aprire fuoco all’artiglieria con il mio classico messaggio:
"Scusa, aiutami… Ti conosco?"
Ho conosciuto questo tizio, simpatico, che ha il solo difetto di farsi piacere me e di provarci secondo gli standard (pur in maniera simpatica, in realtà). Evitare l’artiglieria non ripaga, né me né lui, in quanto sta simpaticamente percorrendo un sentiero che non porta da nessuna parte. (Un caffè ce lo berrei, è simpatico, e stop. Insomma, si sa, non ho tempo, e lui non ha un fisico da palestra.)
Mi capita, talvolta, di osservare questi ragazzi provarci con me secondo i dettami vigenti, e li osservo con un sopracciglio alzato, perché i dettami vigenti qui come target hanno di media una ragazza permalosa sia che si sia diretti sia che si sia indiretti, e quindi questi poverini non sanno come cazzo fare. Quando vogliono distinguersi dalla massa maschile per com’è vista dai cliché, esordiscono con discorsi che mostrino quanto sensibili e sentimentali siano, e quindi cominciano a dire (a me) come sia importante il sentimento nel senso, oppure dicono (sempre a me) come siano sensibili a certe sfumature, oppure spiegano (ancora a me) come sia per loro importante che una ragazza sappia pensare – quindi a me non rimane che dire:
"No, guarda… Un po’ melenso."
Benché a conti fatti non sia la melensaggine a farmi pensare che preferirei una caverna a quel mondo, ma piuttosto il comportarsi per anziché l’essere. (Me. È. Scimmia. Dopotutto.)

Invece, signori, mi ha contattato una fan. Non è la prima volta che vengo contattata da qualcuno che mi ha letto da qualche parte in rete, ma dato che in questo caso la parola "fan" è nell’oggetto della mail, io gongolo e me la tiro. Deleto quotidianamente chi sono e quello che faccio, quindi di aver scritto svariate cose. Lo deleto finché la mia mente non decide di focalizzare su quello – ci sono appositi siparietti, tipo questo, fatti apposta per gongolare un po’, ma che siano contenuti. Residui di un Sergente Istruttore come coscienza: gongolare è una perdita di tempo.
Questo significa che una mail inaspettata è una doppia sorpresa.
(E che io indubbiamente ho problemi psicologici.)

Cercando invece miei scritti in rete per l’adorata kijomi, mi sono trovata citata:
1) Citata per aver scritto: La morte non è un momento da attendere o scongiurare, ma una compagnia costante. (Non ricordo assolutamente dove io abbia scritto ciò.) Nel blog di un tizio che come seconda foto ne ha una del ’36, recante nome e titolo: Ufficiale della Milizia Fascista. E io so perché quella frase gli piace, anche se non so perché io l’abbia scritta.
2) Citata in un blog chiamato "Brigata Nera". (Le Brigate Nere erano un Corpo militare fascista della Repubblica sociale italiana (Rsi).)
Io non so se ho mai detto a qualcuno che il Fascismo mi sta sul cazzo. Standomi politicamente sul cazzo l’Italia moderno-contemporanea, ci sono poche cose che possano starmi sul cazzo più del Fascismo.


L’adorata Kijomi ha anche fatto proselitismo, e l’Acero vede nuove reclute. Quando tornerò dovrebbero partire i primi ingranaggi. 27 schede confermate, 5 da confermare.


Parto. ^-^

Rarità e l’Anello.

Well, non mi capitava da tempo di essere “rimorchiata” da una ragazza.
Cioè, palesemente rimorchiata senza mezze frasi da intendere o un interesse ipotetico non sperimentato e non going to essere consumato e reciproco.
Ero anche un po’ occupata a fare altrettanto per accorgermene, ci sarebbe da dire.
La maggior parte delle ragazze con cui ci provo, facendolo io sistematicamente con ironia inclusa, non dice “no”, ci sarebbe da dire, e quindi ormai non cerco neanche più di avere una risposta univoca, ci sarebbe ancora da dire, né me l’aspetto.
Da tempo non mi capitava che all’altra persona rimanesse lo spazio, il tempo, di rincorrere mentre la rincorro (io rincorro sempre, tutto), facendomi “Buh!” mentre balza fuori dall’angolo in cui è sparita o da quello da cui provengo io.
Well, devo essere fuori forma, perché il commento che mi viene è: Non è male.
(Tutti i commenti meno posati sono già stati fatti in chat con gentaglia – sì, gentaglia, state leggendo.)
Insomma, mi mette di buon umore. Mi vengono anche cose ispirate, come: ok, la vita è un oceano e questo evento è una goccia, ma esistono i coloranti concentrati. E in questo momento mi piace anche dire: naso alla francese, labbra carnose. Riesco persino ad andare oltre. Sono riuscita ad andare così oltre da resistere alla tentazione di vedere fino a che punto si sarebbero spinti i “sì”, se prima o dopo la mia camera da letto, e ho pubblicamente mostrato di voler optare per un caffè. (Non poco, gentaglia, dato che è da ieri che H. mi subissa di sue foto accompagnate dal domandarmi se voglio vedere le sue mutandine o se per caso voglio vedere le sue tette, il tutto continuando imperterrita a darmi del “Lei” con totale naturalezza.) Davanti a una consapevole ed esplicita offerta, ho detto: “Cominciamo con un caffè.” (Forse sto solo invecchiando… A caffè.) (… O forse, dato che sto per partire per Monaco, non mi voglio abbastanza male da salutare una prospettiva meno pacata. Comunque…)
Come ogni volta che il mondo lo fa, lo ringrazio di stupirmi.

… Prima che qualsivoglia persona bendisposta nei miei confronti colga l’attimo, come una vorace sanguisuga, per commentare con una sentita partecipazione unita a cose come “Alla fine anche Sna…” o “Sono felice che anche Sna…”, questa qualsivoglia persona sappia, nel caso sia monogama o così ami chiamarsi, che qualsiasi anche o qualsivoglia altro tentativo di accostarmi a uno sporco, pavido, immorale e laido auto-definente-monogamo, sarà preso come offesa e sarà seguito da un sentito impropero inneggiante a roghi di monogami. Non rovinatemi l’attimo con la vostra lurida dottrina da pecore accoppiate per salire sull’arca di Noè. (Non ho mai capito questa tendenza da fieri-monogami di pensare che qualsiasi scintilla di esaltazione per un altro essere umano debba corrispondere a quella sottospecie di prigionia volontaria, o master-slave politicamente corretto.)

Quando ho aperto l’Acero, mi ero rimessa al dito da un giorno un vecchio anello che mi ero fatta fare qualche eone fa. (Dovevo avere 16 anni, credo.) Un’anonima fede d’argento con all’intero la sigla “R.A.F.”, uguale a quello che avevo allora sognato.
Nell’Acero gli studenti sono obbligati a portare anello perché una psicopatica 16enne ne sognò uno, in un collegio.
La psicopatica 23enne l’altro dì si è presa un altrettanto anonimo anello, senza sogni annessi, per la voglia di avere un semplice anello, largo, all’anulare, e di togliersi quello, vecchio, privo ormai di senso. (Un largo pezzo di metallo dona alle mie sottili manine adunche.)
La psicopatica 23enne, esaltata da quest’attimo speso (per una volta) inutilmente (per una volta) per la propria estetica, va da Mater e le dice:
“Ti piace?”
“Sembra un bullone.”
Estetismo steam-punk.

… Dormire.

Coscienze.

Ich hasse diese Dichtungen. Sie sind so süßlich wie typische deutsche Dichtungen. Das Meer ist schön, die Seen sind schön, Bäume und Blätter sind schön, die Welt ist schön. Alles ist schön.

… E mi costa una fatica immane mantenere concentrazione.

La lavatrice è fottuta, quella nuova arriva mercoledì. Il che significa che mercoledì sera sarà speso a fare lavatrici e a far asciugare capi (lava e asciuga). Dovrei cominciare a fare la valigia, con il metro “stai per andare dove si gela” o qualcosa del genere.

Stanotte ho fatto sogni disturbanti e un po’ più assurdi della media, e li ricordo solo in parte.
C’era una scalinata viscida su cui salire lentamente e un modesto baratro di fianco. L’avere in mano un bastone con la proprietà di piegarsi nella direzione giusta (giusta per che? Boh). C’era l’avere materiale che, dato alle persone sbagliate, avrebbe creato l’esatto caos sociale che avrei voluto evitare.

22 personaggi approvati per l’Acero Rosso, 5 da approvare. Non sono ancora sufficienti a far sì che ogni giocatore abbia 24 ore su 24 (in-game) modo d’interagire con personaggi altrui, ma direi che è più che sufficiente per iniziare.
Parlando con Sebastian della sua amata Monaco&dintorni, in cui la gente è così dedita al bene della comunità, mi diceva:
“Qui le persone devono fare almeno tre cose. Per dirti… Nuoto, e altre due. Tutti fanno nuoto.”
Raggruppando i personaggi in quattro diversi modi (stanza nel dormitorio con compagno di stanza, classe al mattino, lezione a scelta nel pomeriggio, club a scelta nel pomeriggio), nessuno di loro rimane isolato – e tutti sono collegati con tutti, o quasi. Teoria dei sei gradi di separazione applicata in piccolo.
La prima impressione d’osticità non frena i giocatori, ed è molto bene – e molto rassicurante (scritto da persona condannata a non essere compresa perché molto ostica).
(Amo la funzione [Visualizza lista completa utenti] di forumfree per gli admin: mi permette di vedere da che topic passano gli utenti, e capire quindi che percorso seguono… Topic introduttivo, sbirciata in Documentazione, lunga carrellata per le schede dei personaggi, passaggio a “Come posso giocare?”, capatina a Presentazioni per vedere come farne una.)

Mi ha scritto Mr. Pumpkin.
Dovrebbe ricevere in questi giorni una busta contenente l’articolo di cui Le avevo parlato; filmati con Peiper e Leibstandarte; […] infine una foto che credo Le faccia piacere, è stata scattata il 19 settembre 1943 a valle di Castellar, nel luogo che Lei ben conosce (vi abbiamo riflettuto circa l’esatta collocazione dei Tedeschi): Peiper osserva col binocolo i movimenti del nemico e l’ufficiale primo a sinistra è Otto Dinse.
Mr. Pumpkin sta diventando la persona di riferimento di quello che potrei chiamare un “hobby” (ciao Peiper, sei un hobby), e non mi spiace dire “hobby”. Due tizi nel nulla della campagna di Boves che – fotografie alla mano – cercano di riposizionare carrarmati e ricostruire tattiche… Al momento stavo per ridere, e stavo per farlo perché mi stavo effettivamente impuntando con fervore nel ribadire che la foto non poteva essere stata scattata lì, e doveva invece essere stata scattata lì, perché avrebbe avuto senso che si fossero fermati prima delle colline dove i partigiani potevano essere appostati etc etc… Hobby.

A proposito di Peiper, qui manca Tanz e si sente. Sono svogliata e non mi bacchetto, e non sono più abituata a ciò. Ho passato luglio e agosto di rendita, studiando tanto e con metodo anche se non avevo fretta, ma adesso la rendita sta scemando…
Ho sognato anche qualcuno che avrebbe potuto essere Tanz. (Sognare la propria coscienza, ammirabile.) Mi svegliavo in un’auto che qualcun altro stava guidando, vedevo costui sul sedile posteriore, scavalcavo, gli sorridevo, mi rimettevo a dormire con la testa sulle sue gambe.
Sogno intenso e complesso, vero? In realtà sì. Non conosco persona sulle cui gambe appoggerei la testa con tale tranquillità da addormentarmi subito dopo. Presuppone che mi fidi, che ne abbia una stima sufficiente a non pensare di doverci badare, e che non abbia niente da dire o farmi dire da questa persona – quindi, a causa del terzo punto, può praticamente essere quasi solo me.
Ammetto di poggiarmi spesso la testa sulle gambe (magari non letteralmente). Quando ero piccola avevo un file in cui “dialogavo” con me stessa. C’è sempre stata una parte di me, più sorniona o atta a deridere a seconda del momento, a guardare l’altra con più o meno pazienza. Se, da piccola, ho aperto un file per dialogarci, è per capire se ne ero innamorata a livello patologico – tradotto: attratta nel modo e con le aspettative che si riservano a una persona esterna a sé.
La risposta, ai tempi, è stata: “Sì.”
Il pensiero è stato: “Cazzo, che frustrazione.” (L’autoerotismo può essere una gran bella cosa, ma non è proprio lo stesso.)
Non ho mai imparato, poi, ad apprezzare qualcosa di esterno a me senza volerlo interiorizzare. Le mie passioni sono fame d’altrui cose – solo che, a differenza dei comuni possessivi, non voglio la persona esterna per me, voglio solo “rubarle” un po’ di sé (un furto che a quella persona non toglie nulla se non la mia passione, se il furto avviene con successo).
Il mondo è fottutamente bello perché pieno di cose da imparare.
Al momento la Me su cui appoggiare la testa è uno slot indefinito. Con Tanz che ha dato le dimissioni, il posto è “vacante” – non vuoto, ma… indefinito. Difficile amare l’indefinito. Difficile poggiare la testa su gambe inconsistenti.
Vedere Utena mi aveva fatto tornare alla mente il giorno (e gli anni conseguenti) in cui avevo tentato di scaricare quello slot a una persona in carne e ossa, con pessimi risultati. Beh… Adolescenza. Servono persone di riferimento, e non si basta a se stessi. Ho imparato tre cose da quell’esperienza: 1, che una persona non può farti da coscienza; 2, che il mondo non è noioso perché imperfetto, ed è imperfetto perché vario; 3, che nonostante il mondo sia, quasi debba, essere imperfetto, su di me avevo qualche idea diversa, qualcosa come imperfezione calcolata. Tutti siamo speciali per noi stessi, no?

Non ho la più pallida idea di che faccia abbia la coscienza sulle cui gambe vorrei poggiare la testa. Essere mia coscienza diventa sempre più arduo. Attualmente la mia coscienza dovrebbe caricarsi di una serie di grosse aspettative e questioni, e progetti da qui alla mia morte. Dovrebbe saperla prendere più easy di quanto Tanz sappia fare, e accettare che sono una testa di cazzo ma concedermi comunque le gambe. Perché sono una persona costantemente stanca e costantemente iperattiva. (Anche se sono un po’ guarita da ambo le cose.) Perché sono una creaturina che ha bisogno di tanto affetto, il proprio. Se non ho quello, il resto si fotte allegramente. Incrocio Mika ora sul forum, e mi viene in mente che in qualche precedente post ho ricevuto due caldi commenti con cui avrei potuto compiacermi almeno 10 minuti, mentre li ho messi in archivio a fine lettura. Bah.