Alcibiadi emancipati e mignoli dolenti.

C’è qualcosa nei personaggi recitati da Di Caprio che mi strugge nel profondo.
Non tutti, s’intende. Ma c’è una continuità nel modo in cui ha ricoperto ruoli apparentemente non così simili, ma in qualcosa quasi indistinguibili. È l’essere intrappolato in vendette proprie e altrui (Gangs of New York), o il rimorso che consegue a un amore perduto (Shutter Island, Inception), o quando a tale perdita reagisce con una disperazione grandiosa (The Great Gatsby). È quel senso di oppressione della vita sulla nuca, una vita così colossale nei prezzi che chiede di pagare da prendersi fette di te per saldare il debito. Non sono esattamente le trame in cui ha recitato a essere collegate da un filo rosso (nonostante Gangs of New York e The Departed e Blood Diamonds abbiano molto in comune nel protagonista, così come Shutter Island e Inception), ma credo siano in qualche modo accomunate dal fatto di poter essere completate da un personaggio di quel tipo. Del tipo Di Caprio. Che non saprei come altro definire, facendo per me genere a sé.
Ma comunque.
C’è qualcosa nei personaggi recitati da Di Caprio che mi strugge nel profondo, e non so se sia più il suo essere un prediletto tra i miserabili o il rabbioso silenzio interiore di una persona che ha perso l’amore. Non lo so proprio. Però mi strugge e conforta al contempo. M’immagino questa vita che non ti lascia più molto spazio d’azione, se non uno così tanto ristretto da scatenare la piccola bestia isterica che risiede nell’uomo, e che ha il potere di realizzare grandiosità partendo dalla disperazione.
E questo nel corpo di un ex attricetto su cui nessuno avrebbe scommesso, con quelle fattezze da giovane promettente che si realizzerà al meglio bruciando, come una falena (Total Eclipse). Dà speranza. Come un Rimbaud non morto insensatamente. Un Antinoo non annegato. Un Alcibiade che ce l’ha fatta.

(E mentre mi struggevo sensualmente chiamando all’appello angeli sessuati, la vita ha affossato il lirismo facendomi sbattere il mignolo del piede sul bordo del letto e facendomi bestemmiare per tre minuti.)

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3 comments

  1. Lo adoro, e non per l’avvenenza che lo “perseguita” 😛 ma perchè per me fa parte della stessa “scuola di grandi attori” della quale fa parte Dustin Hoffman, Paul Newman, Al Pacino… insomma la vecchia scuola di attori americani che ormai non esiste più

    Lo amo anche perchè aldilà di questo e di quello che scrivi tu e che “sento” anche io, aldilà delle scene, è un uomo impegnato per il pianeta e le persone (Oh la mia vena olistica è sempre presente 😛 )

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