Il conforto della nudità altrui

Qualche ora fa un mio contatto Facebook ha condiviso un articolo intitolato:
Il pudore e il costume da bagno.
Ho pensato a tante, piccole e frenetiche, cose prima di commentare con un semplice link: quello della pagina wikipedia sulla Freikörperkultur.

La prima cosa a cui ho pensato è la più recente.
Un paio di settimane fa, in queste stranamente afose giornate berlinesi (che stanno tra un mercoledì novembrino e un venerdì di temporali improvvisi, e per questo sono strane), sono andata allo Schlachtensee, un lago alla periferia di Berlino, e lì ho visto il nudismo all’opera nella sua forma più pura – e quindi meno eclatante.
La fissazione per i bucolici laghetti fuori città mi è venuta leggendo letteratura tedesca e guardando film tedeschi. Da Goethe e compari che si vestivano da giovane Werther per andare tutti assieme al lago (cosplay ante litteram), passando per le casette tedesche in prossimità del lago/fiume che ricorrono nei film tedeschi (Die Welle, per dirne uno), e finendo con i temibili laghi ghiacciati alla Napola. Il laghetto tedesco è una specie di microoasi nella minacciosa libertà della natura, una via di mezzo tra la civiltà e il caos.
Lo Schlachtensee di domenica pomeriggio non è bucolicissimo, essendo stracolmo di persone con stereo annesso. Ma, con un po’ di pazienza, camminando e camminando, io e VB siamo riuscite a trovare una piccola sponda su cui stendere asciugamani e culo e rimirare il panorama mentre davamo sporadicamente da mangiare a delle folaghe.
E’ stato lì, ancora intirizzita dal mio tentativo di nuotare spavaldamente nell’acqua gelida, che ho assistito alla mancanza di pudore nella sua forma meno eclatante.
Una coppia sulla cinquantina che stava passeggiando lungo il sentiero che costeggia il lago si è fermata alla nostra altezza. Lui, vestito di pantaloncini e camicia da domenica pomeriggio, si è placidamente spogliato, pezzo dopo pezzo, accatastando i vestiti sulla riva. Poi, completamente nudo e con una notevole calma interiore, si è tuffato in acqua.
La calma interiore è stata notevole non perché fosse nudo, ma perché il lago era gelido. E questo è importante: è importante, ossia, quale variabile di un evento troviamo più notevole, degna di nota. Credo che anche una persona intrisa di pudore, intrisa al punto di vergognarsi anche per la nudità altrui, avrebbe tardato ad accorgersi della sua nudità: è stata esposta con una tale naturalezza, una tale noncuranza, da passare in secondo piano.
Mi sono detta, in quel momento, che il non-troppo-giovane tedesco stava agendo come tanti non-troppo-giovani: facendo quel che era abituato a fare e fregandosene del contesto. Se fosse stato un non-troppo-giovane di altra cultura in una spiaggia nudisti, sarebbe entrato in acqua in costume senza neanche probabilmente notare la nudità degli altri. E questi, forse, avrebbero faticato a notare la sua non-nudità.

La seconda cosa a cui ho pensato è molto meno recente.
Risale ad anni fa, quando – in una gelida giornata d’agosto – mi sono trovata su una spiaggia a St. Peter-Ording, località turistico-balneare sul Mare del Nord. Aveva piovuto, eravamo fradici, l’acqua del mare era più calda dell’aria: abbiamo risolto mettendoci in biancheria intima e facendo il bagno.
Quando ce ne siamo andati, siamo passati di fianco a un cartello. Diceva:
FKK
E’ stato chiedendo al mio coinquilino tedesco che ho così scoperto la Freikörperkultur, o meglio: il suo effetto in termini di spiagge nudisti. La loro frequenza. E il come il nudismo sia una cosa a sé, dato che sotto quel cartello ce n’era un altro, che vietava l’accesso ai cani. (Insomma, non è perché siamo per il nudo e la naturalezza che allora vogliamo bene ai cani e li vogliamo ovunque.)

Potrei parlare delle molte altre cose che mi sono venute in mente. La “scoperta del corpo” in una certa Europa di inizio Novecento e di come si sia sviluppata in Germania, lo sport e il nazionalsocialismo, e bla bla bla… Tutte le cause, più o meno dirette, della situazione attuale. Ma è la situazione attuale che mi interessa.

Quando ho letto l’articolo sul nudismo in Italia mi sono trovata a fare un pensiero che non amo molto fare. Qualcosa come:
Ma tutta questa attenzione per una cosa così piccola…?
E ho pensato che è proprio il trovarsi a farsi simili domande a rovinare la quotidianità. E’ il non poterle dare per scontate. E’ il non poter dare loro serenamente la priorità, perché ci sono cose correlate e più grandi, che includono queste più piccole, ancora tutte da discutere. E’ questo che causa stress: il non sapere da dove partire. Dal micro, ossia dal nudismo in spiaggia, o dal macro, ossia con enormi discorsi sul pudore e la cultura con cui si rischia di non giungere a nulla, perché troppo poco è il tempo, troppa poca l’attenzione?
E intanto, in quest’indecisione, mi sono trovata infinite volte su una spiaggia a domandarmi se fosse lecito (e legale, tra l’altro, ossia quando la legalità sarebbe subentrata) spogliarmi per fare un bagno (adoro fare il bagno nuda). Ho compiuto acrobazie con un telo da mare per cambiarmi, dal bikini alla biancheria intima o viceversa. Mi sono sentita e vista sistemare il costume perché si vedeva troppo.
E, ancor peggio – perché la spiaggia è comunque ancora un’occasione sociale – mi sono trovata nella sfera che tra tutte è considerata quella intima: due persone che hanno una relazione sessuale e che stanno nella stessa stanza. Ho osservato la persona con cui avevo appena finito di fare sesso sbrigarsi senza motivo (per me) apparente per rimettersi mutande e/o reggiseno, e questo semplicemente per tornare a letto con me e tornare a fare quello che avevamo iniziato (dopo il sesso): chiacchierare con rilassatezza. E, mentre l’altra persona camminava alla ricerca delle mutande, l’ho spesso vista procedere in modo diverso: non come avrebbe camminato vestita, insomma. Con più accortezza, o più fretta, o con movimenti più scattosi o invece più fluidi. Insomma, diverso.

E allora, quando ho visto il cinquantenne spogliarsi con la stessa noncuranza, con la stessa mancanza di ritualità e preoccupazione, con cui si sarebbe spogliato nel proprio bagno, e l’ho visto entrare in acqua con la leggiadria di una persona che non ha preoccupazioni, mi sono sentita bene. Mi sono sentita rincuorata.

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