Nietzsche

2015-07-06 19.54.20

Questo vaso era stato comprato per Nietzsche.

Nietzsche è una cipolla che, abbandonata nel suo sacchetto sul balcone, aveva cominciato a crescere. Non mi ero, allora, mai data alla botanica (anche se sono parole grosse), e cominciare con una cipolla mi era sembrato ottimale: quale più irriverente modo di colorare il mio balcone, tra balconi pieni di graziosi e fragili fiorellini? Ben venga la testarda e puzzolente cipolla, invece.

Ho cercato a lungo di preservare il vaso di Nietzsche perché fosse solo di Nietzsche, che intanto si è riprodotta e ha fatto crescere quattro indecisi fiori. I fiori non erano granché, okay, ma i loro gambi erano magnifici: lunghi e ondulati come pennellate decise ma non rigide. Ne intravedete le basi nella foto: hanno fatto il loro tempo, alcuni si sono spezzati e altri no, e questo è quello che – per questa stagione – ne rimane.
Ho cercato a lungo di preservare il vaso di Nietzsche perché fosse solo di Nietzsche (orgoglio della cipolla), ma più o meno laidamente, più o meno teneramente, altre piante si sono fatte avanti. Qualche seme dei fiori viola che vedete, e di cui assolutamente non ricordo il nome, sono finiti nella terra. Poi è venuto il turno di una piantina arrivata sul balcone assieme a un cucciolo di conifera, e che alla conifera stava togliendo tutto lo spazio vitale: è quel mostro di pianta (credo) infestante che esce dall’inquadratura, aggrappandosi alla ringhiera e da lì allungandosi ulteriormente verso il cielo. Poi è venuto il turno di quelle piantine (credo) semigrasse che vedete sulla destra, raccolte per strada come orfane sfuggite alla madre, e così similmente per la pianta viola – che proprio oggi ha fatto sbocciare un fiore lilla – similmente raccolta per strada.
Perché, se il vaso di Nietzsche aveva fatto spazio a semi furtivi e a colonne tenaci come piante da strada, come si poteva negare un po’ di spazio a delle piantine abbandonate sul duro cemento…?

Questo vaso era stato comprato per Nietzsche, e per Nietzsche sola avrebbe dovuto essere, sulla scia di quel rigore e di quella chiarezza che – all’inizio di ogni viaggio – tanto amo.
Ma poi, mentre il giardino di piante che sopravvivono al vento sferzante che passa per il mio balcone si accresceva, mi sono ricordata che poco amo i giardinetti zen all’apparenza, quelli che fingono di imitare la natura e vi si attengono solo finché la natura segue le loro regole. Docilmente, implicitamente. Salvo essere strappata quando sconfina.
Ho lasciato che arrivasse quel che voleva arrivare prima, e poi quello a cui ho permesso di arrivare coscientemente, e questo è il risultato: Nietzsche che appena s’intravede in quel caso di piante di cui neanche conosco i nomi, tantomeno le tendenze e i destini. Chissà come sarà il domani, se Nietzsche rifiorirà in quel microcosmo o se ne verrà seppellita. Ho lasciato che, sotto i miei occhi e grazie all’acqua che quotidianamente ho versato, qualcosa di sconosciuto dicesse la sua sul mio disegno. E, a oggi, il sentimento che prevale è stupore – quello stupore che disegna placidi sorridi mentre si fuma una sigaretta sul proprio balcone.

Nessuna migliore rappresentazione per la mia attuale Weltanschauung.

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4 comments

  1. Perché tu non lo sapevi ma Nietzsche era in collegamento con una specie sconosciuta ( a noi) due piante grasse e una pianta europea. Domani scompariranno tutte e tornerà solo Nietzsche-cipolla ma tu non sarai al balcone.

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