Di lussi, comodità & vanità.

Il Boss, come personaggio, non era per niente male.

 

L’ho realizzato stamattina svegliandomi da sogni che mal ricordo, quelli che il cervello e l’intestino usano per riorganizzare i rimuginamenti degli ultimi giorni. Il mio odio per l’Arcinemico, ad esempio, e ciò che rappresenta nella mia testa di scettica perenne: il laido potere di chi usa gli ideali come cappio. Non troppo stretto, o soffochi. Non troppo largo, o non c’è gusto. Deve circondare bene il collo, in quel modo che fa sentire sulla soglia: si oscilla tra il sapersi in mani sicure – così sicure che ci tengono per il collo come una gatta con i cuccioli – e il sapere che quelle mani possono essere letali. Chissà se il segreto dell’asfissia autoerotica ha qualcosa a che fare con tutto ciò.
E’ per il rigurgito di bile nei confronti dell’Arcinemico che ho, finalmente, reagito dinnanzi ai titillamenti di A. Non per lei, ma perché in questi giorni l’argomento “potere e tutto ciò che ne consegue” torna e ritorna come un fantasma insoddisfatto. E rialzati, cadavere, per l’ennesima volta. Ti sogno anche, cadavere, che non riesco ad abbattere neanche mozzandoti la testa. L’ho fatto con l’unica eleganza che conosco: con un taglio il più veloce e netto possibile. Perché tu smettessi di esistere e basta, senza essere – prima della tua fine – il depositario dei miei sfoghi. Perché sarebbe inelegante. Come ogni retorica dominio-sottomissione palesata. Come ogni manichino danzante che, spogliato, rivela sulla fronte la scritta: bisogno.
Non avrei dovuto reagire ad A. Non in quel momento, non in quel modo. Non per ciò che rimane ai posteri, ma per ciò che rimane in me: una striatura dissonante, morbosa, irrisolta. Sono tutt’altro che risolta.
Ci penso parlando con VB di gerarchie a letto. Del mio timore, sotto le lenzuola con qualcuno che conosco poco, di dar voce a una parte troppo prevaricatrice. Il timore di essere fraintesi. Il timore di intimorire, spaventare, far chiudere. Il timore, ancora peggiore, ci causare l’esatto opposto di ciò, e di causarlo seriamente. Di essere presa sul serio. Il sesso è decisamente depositario di troppe cose. Sputi una volta in faccia a una persona gemente e questa potrebbe aspettarsi di ricevere sputi a ogni ora del giorno, in ogni situazione. Il timore che una nostra singola azione possa essere presa come riassunto del nostro multiforme essere, che verrebbe così ridotto a una maschera bidimensionale.
Ci penso parlando con VB perché mi guarda scettica e mi dice che lo faccio. Instaurare gerarchie, intende. Controbatto ricordandole quanto io sappia essere passiva, frivola e svenevole con lei. Di quanto mi piaccia esserlo. Controbatte dicendomi che so, mentre mi pongo in quel modo, che il prossimo sa che in qualsiasi momento posso tornare a essere la despota di cui sopra. Ristabilire le gerarchie. Stai buono e non rompere i coglioni, insomma. E ha ragione. Non so in che percentuale e quanto a fondo, ma ha ragione.
Rifletto sul compromesso tra comodità e creatività. Tra lo starsene comodi nel proprio posto in gerarchia – preferibilmente a uno scalino alto abbastanza perché nessuno possa romperci i coglioni – e il buttarsi nel fiume, dove tutto si mescola e rimescola, e chiunque può colpirci e chiunque possiamo colpire, ma dove l’acqua non ristagna. L’acqua che ristagna è uno spreco. Vanitas.

 

E il Boss, questa mattina al risveglio, mi si è rivelato nel suo essere una parabola.
Il Boss, personaggio auto-creatosi per creare un sistema basato sul predominio, e di questo essere a capo. Il sopra del sopra del sopra. E da lì sopra, dove neanche un drago riuscirebbe a giungere, darsi a quello che tanto apprezza: la cedevolezza massima. Una cedevolezza così palese che, gettata nel fiume, lo farebbe finire schiacciato dall’intera gerarchia in mezzo secondo. Ma, standosene lì sopra, sull’ultimo immoto scalino, chi mai potrà cercare di fargli pagare il suo amore per la cedevolezza?
Il Boss, ai tempi, aveva messo in crisi la mia idea di potere. Foucault non era ancora arrivato a suggerirmi che il potere è un fluido che facciamo scorrere a ogni scelta e non scelta, e non una statica piramide che s’impone dall’alto in basso. Il potere, ai miei occhi assetati di violenza sociale, aveva la forma di un corpo che s’impone in continuazione, in continuazione palese la propria forza, in continuazione si dimostra e autodimostra tale. Ma, dinnanzi a questo Boss così molle e poco interessato a mostrare più dello stretto necessario per stare al vertice, la mia epica visione del potere era traballata. Alla cima della mia piramide, eccolo: un bambino viziato che gode ridendo mentre il mondo – un mondo piccolo, controllato, non realmente minaccioso – gli si schianta addosso. Mi fa venire in mente l’immagine della persona più ricca del mondo in infradito con macchie di unto sulla canottiera sporca. A che serve lo status, quando si ha già quello che permette di ottenere? Che si voglia divenire ricchi o beati, poco cambia.

 

Il Boss indossava quasi perennemente una maschera. Difficile puntare il dito quando non si ha un volto da riconoscere. Il Boss indossava quasi perennemente una maschera. Le uniche volte in cui la toglieva – quando, ossia, nessuno poteva vederlo – sotto c’era il volto di Torchia.

 

Horton, invece, ha ripiazzato il culo sul divano. Un divano ipotetico, questa volta, perché il mio non è abbastanza vecchio e abbandonato per essere il suo. Il divano che è comodo e ristagna. Ci hai scolpito la forma delle tue chiappe e ormai non lo senti neanche più. Non sentire è comodo. Quando poi, per imparare a non sentire, hai dato più d’un pezzetto d’anima, può diventare persino sacro. Immoto e granitico come un idolo atterrente. E intanto rimane comodo. Il suo vantaggio è il suo svantaggio: per sentire piacere, poi, ti tocca sbattere forte. Camminare sul dolore e sulla fatica, proprie e altrui, e spingere più forte per arrivare all’orgasmo.
Dal suo comodo divano su cui le blatte gli fanno festa, Horton mi sussurra cinismi scazzato. Cane mangia cane, mangia o sarai mangiato. Una volta mi suonavano fatali, adolescenzialmente simili a un: E’ così, non vedi? Non te ne vuoi accorgere? Non lo vuoi ammettere? Ma l’adolescenza è finita da un pezzo. L’adolescente che urla incazzata cinismo pretendendo che esso sia la verità rivela l’esigenza di una qualche certezza, nella vita. Che tutto sia un cane mangia cane, ad esempio. No, adesso Horton mi suona comodo e basta. Mangia o sarai mangiato, così è più facile, meno fatica, solo quella per mettere in atto quelle due o tre stronzate necessarie a tutelare il tuo spazio vitale. Il mondo poi, mi dice, è pieno di gente a cui la libertà pesa. Fai loro un favore. No, non è sarcasmo: faglielo veramente. Non è detto che siano tutti così, ma perché incaponirsi e trattare da gatti i cani? Non sarà arroganza, quella che ti spinge? Non è arroganza quella che ti spinge a imporre il tuo amore per la fluidità? E non cogli il paradosso? Imporre il tuo amore per la fluidità? Castigare la retorica dominio-sottomissione? Non ne esci, non ne puoi uscire. Tieni al tuo spazio vitale e ti piace stare comoda. Il tuo fluido egualitarismo è il lusso di chi non vede il proprio spazio vitale minacciato. Lo sai, vero?

Annunci

3 comments

  1. “il laido potere di chi usa gli ideali come cappio” conosci un potere che non sia laido?
    (La nostra fortuna e che non interessiamo al potere)

    VB ha ragione in qualsiasi momento tu sai che puoi tornare despota, magari con fatica, ma ci torni, e io da mater in qualche modo penso “meno male” perchè è una forma di protezione.

    Per il resto, mi hai fatto intorcigliare le sinapsi, ma è fatica sprecata, lo so hai scritto per te e miratamente verso qaulcuno, non per far capire a chi passa e legge.

    Potrei arrivarci, lo so, ma mi costa fatica… e io detesto far fatica 😉

    1. [conosci un potere che non sia laido?]
      Quello che non usa armatura, suppongo. Un po’ suicida, insomma 😛

      Ehy, se comincio a scrivere in maniera comprensibile poi come mi si riconosce? 😛

      1. Un potere che non usa armatura… manco il potere religioso è senza armatura 😉

        E se pare senza armatura e solo che l’armatura è celata, cosicchè tu pensi sia inerme…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...