Le buone maniere a tavola

Guardi un documentario su un tizio che raccoglie radici di genziana sulle Alpi e vorresti essere al suo posto per un pomeriggio infinito. Zappa, sradica, spezza, intasca. Zappa, sradica, spezza, intasca. La ripetitività che dona l’illusione della pace interiore ed estetiore. Genesi della nevrosi.

Dopo questi giorni iper-intensi puoi anche ammettere di esserti presa un raffreddore. Naso infastidito, gola gonfia, surriscaldamento, rincoglionimento tenace. Hai il raffreddore. Accettalo.

Quante persone sono passate, in questi giorni?
Te le fai scorrere sulla retina mentre guardi il video di Elastic Heart. Non hai esplorato i significati reconditi del testo e non vuoi farlo. E’ bello così, quel video, aperto alla tua arbitraria interpretazione.

Prima c’è stata la partenza di Y. Storia vecchia. Stand-by e tutto il resto. Te l’aspettavi quando l’hai visto non risponderti subito. Te l’aspetti sempre. Ti aspetti tanto e troppo, sempre. Forse è questo il segreto.
Ma no, aspetta, prima ancora – mentre Y non ti rispondeva prontamente – c’è stato C. Il caro, vecchio, C. Che non cambia mai perché ha raggiunto il fondo di sé – quel Nulla che tanto ti rassicura – tempo fa. C che è quel lato di te che farebbe il gatto sul divano. Tu ti sei prussianizzata troppo per quel certo languore sciorinato con leggerezza, così lo vivi in lui. C che non senti mai e senti per ritrovarti, e che ti trovi in casa perché VB, a tua differenza, mantiene contatti con le persone. VB che, come sa non prendere sul serio te, sa non prendere sul serio lui – e così riesce a tollerare entrambi. Riesce a esorcizzare entrambi. Riesce a rendere entrambi gatti sul divano. VB domatrice di gatti sul divano.
Poi c’è stata la piccola pausa con F. Una presenza meno ingombrante, meno pulsante, ma perciò importante. F con la sua nerdica flemma. F che sciorina discorsi mosci e intensi. F che lamenta il collega che accetta Tesla e ripudia Einstein solo quando gli fa comodo – e questo ti fa sorridere, questo esempio del tenore dei dibattiti nella vita di F.
Poi, dopo F e C, di nuovo a casa davanti al PC, è arrivato il martedì. E con il martedì è arrivata la piccola valanga.

Il martedì è stata la giornata dei commiati – più o meno distanti in sé, più o meno distanti da te. Il tuo splendido isolamento ti fa vivere le reti di relazioni che ti circondano con lo spirito della comparsa. Allunghi le mani e le ritrai, cerchi di non far vibrare la corda sbagliata della ragnatela. Che il ragno continui a dormire beatamente. Oh vanità. Come se fosse possibile. Beata arroganza, beato opportunismo – vana arroganza, vano opportunismo.

Te ne stai appollaiata sulla poltrona battendo tasti e respirando male. O bianco o nero, ti ha detto qualcuno. Al momento non hai capito a che cosa si riferisse, ma ora lo prendi come prendi il video di Elastic Heart: come scusa per proiettarvi la tua arbitraria interpretazione.
Sei un po’ o bianco o nero. O il beato isolamento, o rapporti in cui non concedi all’essere umano neanche uno striminzito tanga per coprirsi le pudenda. Non che tu vada in giro a strappare mutande, no, anzi: tieni troppo a non fare quella che rompe le cose per darti a un simile gesto. Semplicemente, quando scorgi una manina che furtiva va a coprire l’intimità, annuisci, sospiri e ti ritrai. Non si può mangiare il dolce a ogni pasto, ti dici – o qualcosa del genere. Ritrai le manine unte dal secondo e te le pulisci sul tovagliolo. Ritrai la bestiolina che sei (anche) e metti a tavolo le compassate maniere di un’ospite perfetta in galateo e cavalleria. Su quel mignolo, per carità! Le buone maniere si gustano fredde.

Il martedì è stato il giorno delle porte chiuse. Chiuse da tempo, per la maggior parte, ma martedì gli argomenti sono stati risollevati tutti assieme. E tu li hai, come ami fare, contemplati.
Contempli i gesti eclatanti e assoluti cercando di scorgere la persona che vi si cela dietro. Credi più nelle motivazioni che negli atti. No, non è questione di fede. Ti interessano più le motivazioni che gli atti. Più grande è l’atto, più si scolla dalla persona, meno ti interessa, più cerchi di scostarlo come una tenda per sbirciare dietro.
Continui a chiamarlo ‘opportunismo’ perché è un facile riassunto e perché così nessuno dovrà usare energie per tacciarti di qualcosa di peggio. La tua cocciuta mancanza di morale è figlia di un principio superiore (ciao, paradosso): un amore estremo per la nudità. Sì, ‘nudità’ suona meglio che ‘sincerità’. Che cosa c’è di più scarno dell’opportunismo? E’ che devi salvaguardare quella nudità. Spoglia, spoglia – scava, scava – alla ricerca del tesoro dimenticato, nascosto, pulsante. Non perché le buone e fredde maniere a tavola non siano un’arte. Lo sono. E lo sono quando scaturiscono da quel magma sottostante. Altrimenti è manierismo. Altrimenti è spreco. E odi il tuo raffreddore.

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