Cane mangia cane

Il primo Leitmotiv è stato:
Cane mangia cane.
Ed è vecchio. Eccome, se è vecchio.

Il secondo Leitmotiv è stato:
Puzza di vittima.
Nella tua memoria esso nasce con D, almeno in questa forma. Leggi un suo racconto, cogli un qualcosa – che cosa, ti chiedi allora, quella cosa che ti fa preferire il suo racconto in una scala parallela a quella che usi per gli altri – la aggiungi su Facebook, ci chatti. E puzza proprio di vittima.

Il terzo Leitmotiv è stato:
Sono una persona orribile.
Più recente, questo, abusato in questi ultimi giorni. Lo hai detto, tempo fa, con una nota amara – come una realizzazione fresca che non sei sicura di voler ingoiare. Poi è passato del tempo. Mesi. La realizzazione fermenta. Ci devi fare qualcosa, con tutto questo orrore. E decidi di non farci nulla. Di farne un nulla, ossia. Annullalo. Annullati. E ti annulli e ti castri e non funziona. Perché se ti castri – questo lo hai spiegato a Lui ieri – diventi idrofoba. Hai una specie di antifurto automatico su quel poco di certa identità che hai. Idrofoba. Niente annullamento, allora. Anzi, prima di deciderlo subentra un quarto Leitmotiv. Lo chiedi a Lei:
Che cosa devo espiare?
Il Leitmotiv è vecchio, ma non l’avevi mai usato su te stessa.
Che cosa tu devi espiare?

La risposta è semplice, a posteriori. Basta ripercorrere tutti i Leitmotive. Si susseguono così splendidamente, uno scaturito dall’altro. Se non fosse che il penultimo va a tuo e altrui discapito. Che cosa farci, con questo frutto ultimo?
Non lo sai.
Ma pensi – da oggi – che c’è qualcosa di sbagliato nel fare pesare al prossimo che il tuo essere una persona orribile ti pesa. Non risolve il problema. Non lo considera neanche, anzi: nasce dalla sua negazione. E’ una strada cieca. Assomiglia in maniera inquietante a una delle poche cose che mal tolleri della mentalità (secolarizzata e non) cattolica: l’espiazione.
Che cosa devo espiare?
Lo so. Che domanda del cazzo, in fondo.
(Anche se è un espiare a priori, in potenziale, prima che il peccato mortale sia commesso.)
Voglio espiare il fatto di essere una persona orribile?
Espiare è un concetto orribile.

E così, in questi ultimi giorni, il «Sono una persona orribile» è stato detto in modo non meno fatale, ma meno amaro, più picaresco, con l’affetto che si riserva al difetto di un amico. Non sai come tu sia potuta giungere qui, proprio qui – a quell’espiazione che neanche consideravi più, credendo di esserti emancipata da tempo a simili cose – ma ciò che conta è rendersi conto, no?


Intendiamoci, creature coeve e postere: quel «Sono una persona orribile.» non si riferisce alla mia interezza, ma a una piccola, precisa e chirurgica parte di me. E’ un angolo, un’intersezione, un puntino piccolo e bollente, una potenzialità che semplicemente, nella vita per come la vivo tutt’oggi, ha poche applicazioni pratiche di cui vedo un’utilità diretta (se non il mio godimento – che non sia a discapito altrui – e non per Alte Morali che non ho e a cui non posso appellarmi, ma per quel mio vecchio e onnipresente terrore di rompere, quello che una certa espiazione avrebbe dovuto soddisfare). Mi guardo incastrata in queste dinamiche mentre – spero – me le lascio alle spalle e sorrido. Sorrido con pazienza. Me sorride a me e la rassicura: non mi autoflagellerò per essere caduta in una trappola per ingenui. Forse sono addirittura destinata – finché il primo mattone della dinamica, il Cane Mangia Cane, sussiste – a ricaderci ogni tot, ogni volta per prendere la dinamica vittime&carnefici (o cani e cani) e rigettarla in un paradosso più grande, più vorticante, più rivelante, più intenso. Senza intensità mi spengo. Lo dico a Lei dicendole che sono una frana con le vie di mezzo e Lei sorride paziente con un sopracciglio sollevato: che io le dica qualcosa che non sa. Mi si legge nel fiato e nella contrazione dei muscoli, il piacere che traggo da certi squilibrii. E forse non è un Male (non ontologico, non credendoci, ma avete capito il senso) di per sé. (E probabilmente non sono squilibrii, questi, ma il loro opposto.) Il problema, forse, è trovare un equilibrio tra il mio annusare la puzza di vittima e il mio terrore di rompere. Per quanto simili non sono necessariamente condannate a essere l’una la causa dell’altra. Dopo tanto blaterare dell’enorme potere delle paure, dovrei fare qualcosa con questo mio terrore. Devo proprio. Vedermi di nuovo come una timorosa creatura che cerca di perfezionarsi per sottrazione… Nah.

Gira, ruota, gira.

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10 comments

  1. Dì al tuo superio di fumare roba più buona la prossima volta e nel frattenpo cambia anche punto di osservazione, spesso è deciso per capire che le cose orribili (o sono altre) o sono…. (io sono bastarda per esempio i puntini li lascio così, in modo che quando cambierai punto di osservazione di te stessa finirai tu la frase)

  2. Cagnetto furbetto che non sei altro ;p
    (E intanto ho cominciato a scribacchiare qualcosa sulla volpacchiotta, giusto per portarmi avanti col processo espiatorio…)

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