Corso di scrittura creativa diseducativo – Prima lezione: Entra nel mood, ovverosia: fregatene

Dato che proliferano i blog letterari a scopo didattico, in cui ripetere in mille modi diversi le solite dieci regole 4dummies sulla scrittura creativa, ho deciso che oggi lo farò anche io. Ma a modo mio, ovviamente. E’ l’unico che ho a disposizione, escludendo le dieci regole di cui sopra.


CORSO DI SCRITTURA CREATIVA DISEDUCATIVO,
o: diventa anche tu uno scrittore in meno di ventiquattro ore
( Frequentabile solo dopo aver completato il corso: Impara a trasformare i secondi in giornate )

PRIMA LEZIONE
Entra nel mood, ovverosia: fregatene

Il modo migliore per cominciare è cominciare con qualcos’altro, e quindi:

Immagina di essere al bar. Succhi con gusto il tuo cocktail colorato – o la tua birra, o il tuo caffè, o quello che vuoi – quando ti si avvicina una persona. Non la conosci, non ti conosce, ma per qualche motivo ha deciso che deve piacerti. Non sai perché, non l’hai mai capito, ma capita. Sospendi l’incredulità e accetta il fatto che nella vita fittizia che sto narrando ti capita abbastanza spesso da far sì che tu lo dia per scontato. Perché? Perché un’alta autostima aiuta a evitare di finire nei panni di una di quelle persone che per amarsi devono essere amate, e non ci sarebbe nulla di male in sé, se non intervenisse puntualmente la legge di Murphy: più si ha l’impellente bisogno dell’approvazione altrui, più la nostra performance sarà penosa.
Ed è per questo che la persona che ti ha appena approcciato ti fa un po’ pena. No, pena non è la parola giusta. Diciamo che la com-patisci (è un corso di scrittura, abituati a scomporre le parole), e compatire questa persona non è per niente piacevole. Perché senti la sua necessità di piacere, senti il suo disagio esistenziale. La osservi mentre ti osserva cercando di capire dai tuoi vestiti, dalla tua postura, dal modo in cui la guardi, quali siano i tuoi gusti. Cosa ti aspetti. No, meglio ancora: cosa necessiti. Nella sua logica, anche tu avrai dei bisogni che devono assolutamente essere soddisfatti, anche a costo di smettere di essere sé stessi. [Prima che puntiate alla mia giugulare: non ho ancora deciso se seguire la scuola che predilige il se stessi o quella che predilige il sé stessi; nel frattempo, improvviso] Quello che questa persona sta cercando d’instaurare non è altro che uno scambio: lei ti dà una falsità costruita ad arte, con il cuore, che soddisfi pienamente i tuoi gusti; tu le darai la tua approvazione, magari persino il tuo apprezzamento, avendo chissà che cosa in cambio.
Sarebbe tutto più semplice se tu sapessi disprezzarla: potresti altezzosamente sputarle in un occhio forte della tua superiorità. Questa persona farebbe così, lo sai: poter scacciare il prossimo è un privilegio di chi non abbisogna dell’altrui approvazione; rischiare di essere insultati in risposta è un privilegio di chi ha un ego che tendenzialmente se ne frega degli sfoghi d’acrimonia altrui. Ma tu no, non sei così. Tu – sospendi l’incredulità anche qui – hai troppa com-passione e non abbastanza acrimonia. Semplicemente, mentre osservi i suoi tentativi di piacerti, ti spiace. Ti spiace immensamente e vorresti che esistessero delle parole assolute per poterle dire:
Non hai bisogno di piacere a me. Ehy, magari sei un essere umano meraviglioso e io non lo capirò mai. Non per stupidità, eh, ma solo perché siamo tutti diversi, e abbiamo gusti diversi.
Vorresti che le parole avessero questa capacità di trasmettere esattamente quello che vuoi tu, ma non è così. E infatti, dopo averglielo detto – tutto, compresi lo Ehy e lo eh – osservi con angoscia la persona assorbire ogni parola e computarla assieme a tutti gli altri dati – come ti vesti, come ti siedi, come la guardi – per comprendere meglio come piacerti. Per piacerti deve dimostrarsi sicura di sé? Lo farà, se questo serve. Farà tutto quello che serve, perché è pronta a imparare. Tu dalle una regola, e questa persona la seguirà alla lettera – non sapendo che così facendo ti risulterà sempre più tragicomica.

A volte leggo fiction che sembra essere stata scritta apposta per comparire in un manuale di scrittura creativa.
In un paragrafo trovo tutte e dieci le regole 4dummies: tutto showing e niente telling, discorso indiretto libero usato a mo’ di latinismo per dare un po’ di carattere al pezzo (né troppo né troppo poco, evitando così critiche da ambo le fazioni), un solo avverbio e finisce in -ente e non in -mente (sia mai che qualcuno storca il naso), il protagonista che – per evitare ripetizioni – passa dall’essere ‘Antonio’ all’essere ‘il ragazzo’ all’essere ‘l’idraulico’ anche se in quel momento è così ubriaco che non saprebbe riconoscere un tubo da una cannuccia, infodumping evitato a priori con il risultato che – pur essendo il nostro Antonio in un locale dove la malavita della Patagonia si riunisce scambiandosi segnali incomprensibili a chiunque sia oltre i due gradi parentela – è come se fossimo al bar sotto casa a sorseggiare champagne e… Ehy, ho detto dieci regole indicativamente, non mi metterò a trovarle tutte e dieci.
Ma c’è altro, in quel pezzo, un qualcosa che nessuna regola leggibile e comprensibile da chiunque (ossia: descrivibile ricorrendo a quell’amore per le parole semplici, più monosillabiche possibile, meno desuete possibile, che rientra nelle dieci regole) può esaurire. E’ quel qualcosa che in me causa la stessa identica com-passione provata da quel Tu al bar – che è poi la stessa identica com-passione che provo quando un tizio, per conquistarmi, mi dice che è sensibile; e io penso – entrando nel suo supposto sistema di pensiero, quello per cui la sensibilità è una parola utile per conquistare una donna (che sono sensibili, si sa) e null’altro, e quindi mai indagata in tutte le sue sfaccettature – Ah, quindi sei debole?
Non che io pensi che la sensibilità corrisponda alla debolezza. Ma penso che ricorrere alla sensibilità perché qualcuno ha detto che funziona, come regola (ciao, ipse dixit) sia sintomo di una mente pigra. Seguire una regola universale di facile applicabilità richiede meno sforzo che formulare una propria, individualissima, strategia. E non ho niente neanche contro le menti pigre – se non fosse che quando compro un libro sono alla ricerca di… Beh, sto ancora razionalizzando cosa cerco in un libro, ma una cosa la so: non compro romanzi per ripassare le dieci regole 4dummies di un manuale di scrittura creativa, né tantomeno per com-patire lo scrittore.
Perché com-patire, quando la passione dall’altra parte è di inadeguatezza e di necessità di piacere, è una brutta cosa.

Compito a casa:
Andate al bar e puntate la persona che più vi ispira. Fate un bel respiro profondo, contate fino a tre e andate a conquistarla.
E’ vietato usare qualsiasi regola universale atta a corteggiare il prossimo. Avete solo uno strumento a disposizione: voi stessi, splendidamente nudi.

3 comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...