Leitmotive e altre dolci dannazioni

Poi lui ti chiama.
E’ una chiamata brevissima, letteralmente: mentre parli ti chiedi fra quanto si esaurirà il minuto. Perché è questione di minuti, se non secondi.. L’ultima chiamata ne ha contati 59 spaccati, spesi a dirti che sarebbe scomparso per un po’ – lavoro, e non c’è molto altro da aggiungere. Sai come funziona. Cioè, in realtà ne hai solo una vaga idea, sicuramente distorta da tutto quello che sul suo lavoro viene scritto e fantasticato, ma la cosa fondamentale la sai: è un lavoro risucchiante. Da molteplici punti di vista. L’ha risucchiato fino a renderlo l’essere umano essenziale e profondo che è. Che poi sono cazzate, perché come Mensch è anche estremamente barocco. Ma tutte le definizioni sono cazzate in attesa di essere smentite.
Ti ha chiamato per chiederti se sei ancora qui. Sì, ci sei. Sei abituata a metterti in stand-by. Saranno le molteplici relazioni a distanza avute, o quel comodo cinismo che deprechi solo per abitudine. Sia quel che sia, sei semplicemente in stand-by – e gliel’hai detto. Gli hai detto che non deve preoccuparsi di questo e che tu gli farai il favore di non preoccuparti del fatto che non ritorni e basta. (Ovviamente ti ha detto che torna, ma tutti quei film che distorcono il suo mestiere ti hanno insegnato che come frase vale solo se il regista è dalla tua parte, e il tuo regista è il Dio Che Ride.) L’hai anche ringraziato perché ha usato i penultimi 60 secondi liberi (gli ultimi sono quelli della chiamata di poco fa ) per chiamare la figlia e dirle anche di riconfermarti che non ci sarà per un po’.
Dopodiché non c’era molto altro da dire, con i secondi contati. Le sdolcinatezze vi escono malissimo, i pensieri profondi con la fatalità di una profezia. Vi osservi dall’esterno e sorridi, perché vedi in lui le tue stesse pecche in materia di relazioni umane. Passati completamente opposti hanno donato a entrambi un’encomiabile stiffness nella comunicazione non verbale. Supponi che tra muti ci si intenda.
E poi, se vai a controllare, scoprirai che su questo stesso blog, nel suo primo anno di vita, hai parlato di quella tua intima necessità di sedere davanti a un fuoco in compagnia di grossi omoni silenziosi. Erano grossi per esigenza di una metafora: persone che non devi temere di distruggere. Erano uomini perché il gender maschile, in questa società, è quello più neutrale, più spoglio, più essenziale. Erano silenziosi perché non c’è bisogno di parlare se ci si intende – e tu volevi osservare il fuoco con esseri umani che non potevi ferire e che capivi abbastanza da poter tacere.
Le cose non sono cambiate poi così tanto, dopotutto.
Salutandolo dopo 91 secondi di chiamata ti dici che sei in stand-by e puoi rimanerci. Attendi la prossima chiamata, sì, ma soprattutto attendi di poterti sedere davanti a lui e fissarlo in silenzio negli occhi. E annusarlo, anche. Con il passare degli anni ti sei decivilizzata.

3 comments

      1. no non mi tediamo, anzi… lo sai riconosco grandi struggimenti, vedo le emozioni, i tormenti, il phatos e una grande capacità di comunicare il pensiero bene e correttamente (cosa che io non ho), ma ma spesso tendi ad essere asettica metti tra te e lo scritto il domopack. Alcune emozioni non passano, non vuoi farle passare.
        Alcune però a quanto pare forano il domopack 🙂

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