Le zanne di Loki

Scrivo con delle garze arrampicate sui polsi, simbolo del motivo per cui sono fiera di Loki Il Gatto.

Loki mi sveglia qualche mattina fa con quel genere di miagolio che fa svegliare una persona che voglia un minimo di bene al gatto con cui convive. In mutande e con la testa ancora spenta, corro in cucina, dove scopro che Loki è rimasto incastrato con la zampa nel filo elastico che regge la copertura di una delle casette per gatti facenti parte di quella che definirei la “struttura abitativa e ricreativa per gatti” che attualmente si trova in casa mia. E’ un’opera architettonica che sfiora il metro e ottanta e dovrebbe offrire ai felini un divertimento che neanche Gardaland. E lo fa, eh. Tranne quando un gatto riesce, Bastet sa come, a rimanerci incastrato.
Urgono delle forbici per tagliare il filo, come urlo ancora addormentata a VB. VB corre, e intanto io studio la situazione. Se mi avvicino con le forbici alla sua zampa, e Loki continua a miagolare e dimenarsi come ora, il felino ci rimette un occhio e io un dito. Decido allora di fare quello che si dovrebbe fare per immobilizzare un gatto: prenderlo per collottola. Ma non lo faccio subito, mentre si dimena e taglia l’aria con le sue unghie da ninja. No, faccio la persona che sa soppesare e calcolare, e attendo che si plachi e volti. Allora, pronta – dopo aver detto a VB qualcosa come “Io lo tengo, tu taglia il filo” – lo afferro.
Loki riesce comunque, con uno scatto che non mi aspettavo – ma è colpa mia – ad azzannarmi sull’avambraccio con cui non lo sto tenendo. E mi sarei aspettata, qui, che da bravo gatto mi riempisse di graffi per cui avrei bestemmiato per giorni. E invece no. Loki ha l’animo del pitbull, e quindi – dopo avermi conficcato i denti all’esterno dei tendini – stringe. E stringe. E stringe. E io soffro e soffro e soffro ma riesco a liberarmi.
E’ fatta, mi dico mentre ancora lo reggo saldamente per la collottola. VB sta per tagliare, ma Loki va contro tutto ciò che mi era stato insegnato su gatti e collottole: riesce a girare il muso e mordermi sull’avambraccio della mano con cui lo stavo tenendo. Anche questa volta stringe, ancor più vicino ai tendini, ma intanto VB riesce a tagliare il filo. Serve solo il tempo necessario affinché la stretta si allenti e Loki sia libero. Loki si libera ma non libera il mio avambraccio da lui. Il pitbull felino morde con tale tenacia da farmi lanciare un ruggito cavernoso, a cui seguono – quando finalmente Loki si stacca e scappa via – una serie di bestemmie che ho rimosso con cui mi sono accompagnata fino al letto, colta da nausea e giramento di testa, con gli avambracci che tremavano senza sosta.
Loki sta benissimo, ovviamente. Non si è fatto nulla.
E anche i miei tendini se la cavano bene, per fortuna. Ho solo qualche piccolo problema a svitare bottiglie, ma migliorano progressivamente.
E, ovviamente, non dovrei raccontare tutto ciò. Non fa che aggiungersi ai modi più ridicoli in cui riesco a farmi del male.


Descrivere le Favolose Avventure di Loki è un modo per fare pausa. In questi giorni ho scritto altro – un soggetto, una trama, un incipit, proposte di restyling di siti e ora basta perché sono scaramantica. Basti dire che ho scritto troppe cose troppo controllate e dovevo sdrammatizzarmi. Sdrammatizzarsi è fondamentale quando si è una persona che, come me, mette tutta se stessa in ciò che fa. Portatemi al cinema e all’uscita io sarò il film. (Per sbollire Diaz ci ho messo due giorni – e un po’ è rimasto, comunque, piccola particella iper-sensibile.) Allen ha scritto un film (Zelig) su certe tendenze, io non posso farne una vita, e cerco quindi di addestrare questa mia iper-tendenza all’immedesimazione. Conosci i tuoi demoni, si dice (o forse non si dice, ma fatemelo dire), e so di non poterli ammaestrare ogni volta. Così, laidamente, li distraggo – un po’ di resoconti di vita casalinga per staccarmi dalla vita dell’ennesimo personaggio pronto a essere modellato da una trama (mentre pensa, in questo caso, di modellarla).
Andiamo a cambiare le garze e a metterci a letto.

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2 comments

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