Alla ricerca del tempo investito

Una volta aggiornavo questo blog a ogni virata di umore, offrendo ai viventi e ai posteri – mi dico a posteriori – un servizio abbastanza utile nella sua rarità: un aggiornamento costante della Weltanschauung di una individua che si sforza di non mentire, e quindi di offrire sempre la propria verità, e lo fa in diretta.
Poi ho smesso.
Non saprei dirvi il perché, in primis perché sicuramente ce ne sono più di quanti io possa considerare lucidamente.
Mi dico che mi sono fatta borghese, ma è una scusa: dicendolo, mi evito di riflettere sui motivi reali, scaricando tutto a questa spiegazione comprensibile ai più, e che soprattutto non necessita di essere compresa per comunicare qualcosa.
Ci sono troppe cose, qui dentro, e al contempo ne ho rimosse troppe per unirle in un tutt’uno omnicomprensivo.
Vi ho mai detto che soffro della tendenza di rimuovere il prima possibile gli eccessi di emozione che provo? L., ad esempio, fuori da una discoteca inglese, e fare discorsi su me e lui, e volerlo abbracciare e baciare e tenere stretto per anni, pur sapendo che ho solo pochi giorni a disposizione.
Quanto inutile dolore.
Quanta inutile frustrazione.
Per questo il mio cervello rimuove, suppongo.
Al contempo, però, mantiene dei souvenir. Quella sensazione, assieme alla pacata tristezza che si prova passeggiando nei dintorni di Kiel con la colonna sonora di Shutter Island nelle orecchie, che si accosta alla totalmente opposta esperienza di una cena nel tramonto romano, ospite in una villa, con le rondini che creano archi sulla piscina scoperta.
Qualsiasi cosa io dica, diventi, che nessuno dica in mio nome che ho spronato alla moderazione. Tutt’altro, per favore: ascolto la soundtrack di un film che non conosco, ma la conosco perché una donna che ho amato vi ha inciso sopra parole di libertà. Che non vogliate nulla di meno: non come rondini che al tramonto si abbeverano da una piscina in cui avete riso per ore, ma esattamente quella sensazione – nulla di più e nulla di meno – nessun artificio per i posteri, nessun accontentarsi.
Il premio?
Che, quando “ci si ricorda chi si è”, il ricordo è più vivo ed esaltante, e prepara a più grandi imprese.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...