Sigarette sotto la pioggia.

Before departing from Italy I told myself (and you) – so many times – that I should write in English, but that I was too lazy to do it.
After two tries, I should admit that I’m not able to write in Italian anymore. I know it’s due to the fact I’m stressed – so stressed I don’t know how to convey my being stressed – but nonetheless it’s embarrassing and frustrating.
… Anyway.
I should study – I will do it – but I should also have a break. I’m not able to stop myself when I start doing something – be it drinking beer everyday or studying or whatever.


Anche aggiornare questo blog è in parte un dovere. So di dover fare resoconti. In parte so di doverlo fare, dati i tanti cambiamenti avvenuti, per quella mia non richiesta cortesia di aggiornare il mondo circa quello che mi passa per la testa (perché è quello che conta, non ciò che accade prima); in parte necessito di farlo, ben sapendo che non riuscirò.
Sono passate circa tre settimane e sembrano mesi. Anni. Un’altra vita.
Mi rammarico, per una volta, dell’impossibilità di filmare tutto per poterlo, poi, mostrare a chi vorrei aggiornare. Ma il problema è duplice: la mia testa resetta troppo in fretta ciò che accade, e non è granché abile, in questo periodo, nel farmi trovare le parole giuste per descrivere quel poco che ricordo.
E’ stato un periodo in cui paradiso e inferno si sono intervallati ad alta frequenza. No regret. Ma non so sinceramente cosa sia accaduto. So che c’è un filo rosso che collega tutti gli eventi, ma non so rintracciarlo, riconoscerlo.

Fumo circa 10 sigarette al giorno anziché 20, e questo già direbbe molto. Ho un po’ smesso di essere me stessa, ecco.
Per una decina di giorni mi sono ingollata da 1 a 2 litri di birra (e altri alcolici), svegliandomi il giorno dopo senza alcun residuo – il che è bene da un certo punto di vista, ma ha il lato negativo di non rendere nauseati dall’alcol, e quindi si può bere ancora. Mi sono chiesta – e mi sto chiedendo – se in quel breve periodo ho compreso la vita di un alcolista. O, perlomeno, di un inglese da cliché.

Ho conosciuto così tante persone che farne una lista sarebbe impossibile. Per fortuna c’è Facebook, potrei dire, ma avere una lista di nomi non significa ricordarsi chi quelle persone siano.
Ho conosciuto così tante persone intensamente interessanti che non so da dove cominciare a spiegare perché e come lo sono. Lo sono e basta. Me li abbraccerei, e ogni tanto lo faccio.

L’unico riassunto che mi è possibile ora è: mi mancava tutto questo.
Mi mancava il contesto internazionale (e qui lo è ancor più che a Kiel) e quello universitario (universitario in un modo che ho trovato a Kiel, e che a Milano non sussiste). Mi mancava questa dinamicità. Non so perché in Italia divento statica. Timorosa. Pigra. Tendenzialmente accidiosa.

L’incapacità di esprimere il qui&ora non è nuova. Sapevo, poco prima di tornare in Italia dalla Germania, che mi sarei ritrovata con l’essere una straniera. Sapevo che restando in Italia avrei mano a mano dimenticato – e sapevo, quindi, di dovermi applicare per non dimenticare certe cosa, quelle positive, essenzialmente il saper avere l’approccio giusto al mondo.
Bath non è l’idilliaca (un po’ pietista) Kiel, nel bene e nel male. E’ una città umida, piovigginosa (you don’t say!), che necessiterebbe una spolveratina, sporca all’inglese, fredda – ma sa, al contempo, avere l’atmosfera calda di un enorme villaggio e quella dinamica del contesto internazionale. E’ un po’ più unheimlich di Kiel, meno gemuetlich, ma è assai meno statica. Assai più variegata, soprattutto. Non che gli internazionali non siano suddivisi in minoranze preponderanti – c’è una quantità di cinesi e coreani impressionante, ad esempio – ma capita veramente di incontrare di tutto.

Vorrei fare un quadro delle mie preferenze per nazionalità. E’ stupido e divertente, come i test sulle riviste o altri metodi di profetizzare il presente. Ma non riesco veramente a generalizzare.
I greci sono l’unica eccezione. Sono “eccezionali” per il semplice fatto che non avevo mai incontrato greci prima. Tre di loro, poi, sono tra le mie conoscenze più importanti, e per motivi molto diversi tra loro – e quindi, ancora, niente generalizzazioni.

Andrò a fumare una sigaretta. Sotto la pioggia.

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