Sorta di aggiornamento II

Il pub è sempre lo stesso (Belushi’s), e anche le persone sono sempre le stesse, ossia: 3-4 dell’enorme gruppo di persone che ho conosciuto.
B e M chiacchierano, ancora per qualche minuto. Poi lui, francese, accompagnerà lei, spagnola, in stazione. Lei lavora come au-pair in un paesino fuori Bath. Lui è venuto qui per cercare lavoro: attualmente lavora in un ristorante francese come cameriere e dà lezioni di francese. Entro due mesi lei si trasferirà a Bath, e potranno finalmente spendere un po’ di tempo assieme.
R chiacchiera con loro, non so in che lingua. Spagnolo, suppongo.
Per le nove arriveranno M, catalana (non spagnola, catalana), e T, olandese, con un lodevole talento per le lingue. B, il turco, era stanco, e forse stasera non lo vedremo.
Questo blog dovrebbe, tra le altre cose, servire da aggiornamento, ma non credo che potrà mai salvare in memoria queste ultime due settimane. Troppe cose sono accadute, troppe poche ne ricordo. E’ un unico enorme caos, devastato dal mio pensare e sognare in inglese. Se avevo una qualche fissazione circa il controllare le cose, questo periodo deve aver funto da terapia d’urto. Vado a letto e, non appena un ricordo di me stessa pop-uppa dall’oberata mente, mi vivo come si vive un ricordo: con una vaga, dolce, nostalgia.
Intendiamoci: ovunque si vada nel mondo non si sfugge a noi stessi. Sono sempre la solita riconoscibile me stessa – e infatti sono stata riconosciuta per ciò che sono – ma una me stessa che al momento non riesce a osservarsi, né dall’esterno né dall’interno.
Ho studiato a lungo questo stato di perdita d’identità, all’università. Hanno sempre cercato di rifilarmelo come un che di negativo, e non ci ho voluto credere, né ci credo ora. E’ solo estremamente stressante, come stressante è ogni tentativo di passare dal conosciuto allo sconosciuto. Che novità, nevvero?
Insomma, sono stressata, ma è la vita. Una delle tante tra quelle che ho conosciuto, che avrei potuto conoscere ma non ho conosciuto, che sto conoscendo, che conoscerò. Una vita precaria, senza uno spazio mio, colonizzando il pub per sopravvivere (con B che mi ha fatto notare che “pub” significa “public house”).
Insomma, sono stressata più di quanto potrei in teoria sopportare. Ma la stanchezza è stata anche peggiore. Sono giunta a un punto di rottura quando mi sono trovata seduta sul divano nel pub, chiedendomi se – se mi fossi alzata – sarei svenuta. Mi sono anche ubriacata, una volta, l’unica volta (e ciò è preoccupante, considerando quanto ho bevuto quotidianamente – sono una vecchia ubriacona, ormai), abbastanza da perdermi (amo perdermi in città che conosco poco, pare) nel bel mezzo della notte.
Domani iniziano i corsi. Quest’anno frequenterò un master che non è interessante, ma di più. “Contemporary European Studies” e proprio ora, in questo momento storico.
… Comunque, è terribile esprimermi in questo modo. Prima o poi il mio italiano ritornerà a galla, assieme alla capacità di ragionare. Già entrare nel mio studio-flat (il 2 o il 3) migliorerà la situazione.
Comunque, tutto ciò per dire: sono viva.
Insomma… Comunque.

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