Di correnti, fiato e senza-fiato.

Era da due settimane che attendevo che la calura estiva cedesse il passo, per compassione, a condizioni più rinfrescanti, per potermi dare a un po’ di esercizio fisico.
… Addominali alti, bassi, laterali…
Questa calura uccide il potenziale, e con lui anche me. La terribile sensazione di muovere gli arti con il timore che si ha quando si è in convalescenza: estendi il braccio ma non troppo, o finirai le energie.
… Deltoidi, trapezio, pettorali…
Caldo e umidità. E’ come vivere in un bagno turco: i movimenti sono ridotti al minimo – e subentra, dopo un po’, una strana frustrazione, una strana impotenza.
E così, dopo due settimane, finalmente ha piovuto. Finalmente:
… Tricipiti, bicipiti, e persino i gastrocnemi.
Circa due settimane fa mi sono detta, dopo aver osservato il mio corpo girare senza fiato in canottiera e pantaloncini, sempre più abbronzato, che 1-2 ore di sesso al giorno non bastano come esercizio fisico quando vivi in una città in cui gli abitanti passano l’inverno in palestra a scolpirsi per l’estate.
Ho osservato questi fisici scultorei alle terme e in spiaggia, rimuginando tra me e me per poi lanciarmi nelle (solite) speculazioni sulle differenze sociali e culturali.
Impossibilitata a sudare a casa o per strada, dato che prima che potesse dolermi un muscolo mi sarei trovata stesa bocconi in cerca di ossigeno (n.p.), ho trascinato VB al mare con materassino e pallone per sfogare il mio corpo nell’acqua.
Ho socializzato con le onde e con le correnti.
Le onde le conoscevo già, benché non così alte.
Non ne conoscevo il risucchio, il loro trascinarti in basso e a fondo, verso il cuore dell’onda, rubando sabbia da sotto i tuoi piedi. Non conoscevo questi fondali che vengono ridisegnati dalle correnti, creando valli e fosse.
Ho cercato di comprendere le correnti, comprendere come sfruttarle seguendole, ed è da qualche giorno che non vado al mare e mi manca.
Ho anche fatto la conoscenza con invisibilità urticanti nell’acqua. Non so che siano. Ne ho discusso brevemente ma spesso, e inutilmente, con alcuni autoctoni. Stralci di meduse? Rugole? (Cos’è una rugola?) Fastidiose e solo apparentemente dolorose, come ogni pizzicore non preannunciato.
Così, sono arrivata a un fatalismo utile: dirmi che, non potendole evitare, la soluzione consisteva nell’entrare in modalità “Accettane l’esistenza e ignora il fastidio”. Il Dio Che Ride non ha accettato tale arroganza da parte mia, e mi ha piantato una piccola medusa dietro al ginocchio, facendomi tornare a riva imprecando.


Ho letto Girl, interrupted, tradotto in Italia come La ragazza interrotta, che conoscerete per il film Ragazze interrotte, che vidi e non ricordo abbastanza da riconoscerlo nel libro.
Direi che: E’ uno di quei libri che assomigliano alle enciclopedia mediche: cominci a riconoscerti in tutti i sintomi. Ma temo che forse non sia così, non così generale, non così generalizzabile, e che il mio riconoscermi sia frutto di faccende ed esperienze individuali. Ero indecisa se aggiungere uno “squallidamente” tra “esperienze” e “individuali”, ma a ben pensarci a essere squallido è tutto il contorno, a essere squallido è il definitore dell’esperienza – chi la definisce, e facciamoci rientrare tutti, dai verbali ai libri di medicina, dalle visioni a posteriori alle visioni altrui – non il fatto in sé.
Lo consiglio a chi ha visto Hysteria e l’ha apprezzato. Per questo:

Diceva un analista che conosco da anni: “Freud e la sua cerchia pensavano che la maggior parte delle persone fosse isterica, poi negli anni cinquanta erano psiconevrotici e ultimamente hanno tutti una personalità borderline”.

O: la malizia è nell’occhio del definitore.
Lo consiglio anche ai curiosi della domenica, questo libro dalla prosa semplice e scorrevole (eppure?) denso. Non è, insomma, il classico mattone che la sottoscritta si trova ad apprezzare a proprio discapito.

Anni di cani di Grass, invece, è un mattone. E’ un libro-mondo, ma non uno di quei romanzi ottoscenteschi capaci di cogliere con una sola voce narrante un’intera società – dando, ossia, l’impressione che una sola voce narrante, e quindi una sola persona, possa saperlo fare.
E’ più confusionario, sporco, agglomerato anziché ben disposto, ripetitivo e solo apparentemente, ma molto, sconclusionato.
Ci sto mettendo eoni, a leggerlo. E ho sempre più l’impressione che quel libro contenga in potenziale tutto. Riesco a ricollegarlo a quello che mi accade nel quotidiano, o che sento, o di cui parlo con altri. E’ come se avesse un link per ogni potenziale situazione.

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