Anti-isms

(Scritto ieri, postato oggi.)


Vivo in un bel quartiere.
Lo riscopro scendendo al market tenuto da cinesi che dista 30 secondi da casa mia – scendo per un’improvvisa voglia di Redbull, invero – osservando un commesso giocare a nascondino con un bambino senegalese.
Il market è un’isola a sé: tenuto da cinesi, ha una clientela perlopiù senegalese in un quartiere di maggioranza caucasica anziana con isole senegalesi.
Il quartiere è un’isola a sé: è piccolo, e ciò evita ghettizzazioni. Tutti conoscono tutti, nessuno è in numero abbastanza preponderante da imporsi (escluse le vecchiette, ma per fortuna le vecchiette hanno limitate facoltà di creare regimi del terrore, e la comunità della chiesa, ma per fortuna il cattolicesimo è obbligato a essere tollerante circa il colore della pelle), e io so che faticherei a trovare un habitat simile altrove.
A ciò penso quando sento italiani lamentare che stranieri “vengono qui, che non è casa loro, e non rispettano le nostre abitudini e tradizioni”: “casa mia” è questo melting-pot, questa è la mia abitudine e tradizione – sempre che io voglia appellarmi ad abitudini e tradizioni. Senza tirare in causa temi triti e ritriti, e che servono solo quando non si hanno migliori giustificazioni, sto bene così e non vedo perché una persona di Bergamo o di Canicattì dovrebbe avere il diritto di decidere chi devo incontrare quando vado a comprarmi una Redbull.

Hitler di Genna lo finirò perché voglio ripassare la vita di Hitler, fondamentalmente.
Per il resto, a pagina 472 di 665, lo ritengo lesivo. La prosa continua a piacermi, anche se sulle lunghe si ripete un po’, ma non è la forma in senso stretto a infastidirmi. È la forma in senso molto ampio, ossia: il quadro interpretativo in cui gli eventi vengono collocati, il modo in cui vengono rappresentati, ossia interpretati.
Mi sono domandata, leggendo, se un tedesco leggerebbe questo libro, poiché in Hitler ci sono tre tipi di personaggi: i nazisti cattivi, ontologicamente cattivi e quindi non indagabili (ossia: difficile immedesimarcisi, a meno che non si condividano le psicosi dell’Hitler di Genna – ma questo è un altro discorso); i tedeschi, come entità collettiva belante e inneggiante; le vittime, che esistono in quanto vittime.
Esteticamente, in senso né troppo stretto né troppo largo, è una bella incisione di Dürer: Genna ha fatto bene quel che (suppongo) si è preposto di fare. Il problema risiede in quello che si è proposto di fare. Intendo dire… Non credo che una visione catara & ontologica dell’Olocausto mancasse nel nostro panorama, anzi, la visione catara & ontologica è stata la prima a sorgere dopo l’Olocausto. Poi è venuta la Arendt etc etc… Di come il Nazionalsocialismo nel proprio anti-semitismo sia stato visto nei decenni che seguirono parla bene Gerwarth (l’autore di Hitler’s Hangman), il quale – c’è da dire – è uno storico. Genna è uno scrittore. È che con Genna ho la stessa impressione avuta con Binet (autore di HHhH): due persone che si sono informate storicamente in senso stretto, ossia appuntandosi date ed eventi, ma a cui manca una visione critica.
C’è da dire che Eco, semiologo-scrittore, nel suo voler rappresentare l’anti-semitismo (Il cimitero di Praga) è stato perlopiù frainteso: non gli si è dato dell’anti-semita, perché è Eco e perché il romanzo è troppo esplicitamente anti-semita per essere veramente anti-semita, è stato fatto di peggio: è stato criticato per non essere stato abbastanza anti-anti-semita. Eco avrebbe dovuto, insomma, condannare più esplicitamente l’anti-semitismo – ciò con un romanzo che entra nei panni dell’anti-semita per mostrare, passo passo, come l’anti-semitismo sia stato costruito, e sia sempre costruibile, alla stregua di molti altri miti negativi.
Genna fa questo: condanna. Lo fa approcciando i cattivi con uno sguardo disincantato, lo sguardo di chi è abituato alla violenza e la osserva a occhi spalancati, ma sembra l’abitudine alla violenza mostrata dalle precedenti rappresentazioni di un nazismo ontologicamente negativo, non alla violenza in quanto possibilità umana. Insomma: Genna vede il Male ma non vede l’Umano (e infatti il suo Hitler non è umano; chi lo sarebbe, ossia i tedeschi, viene ridotto a una massa indistinta; le vittime, umanissime, sono umane in quanto vittime).
E allora torno al mio amato Le benevole, che amo di per sé e perché, essendo stato scritto da un ebreo, non può essere condannato di anti-semitismo. Non è meravigliosamente ironico? Tra Hitler, HHhH, Il cimitero di Praga e Le benevole, quest’ultimo è quello più tacciabile d’essere antisemita. È l’unico in cui vengano portate spiegazioni logiche e non confutabili per accusare gli ebrei, senza che queste spiegazioni vengano liquidate dall’autore con la parola “odio”. Ma Littell è ebreo, quindi Le benevole è in libreria. Non è meravigliosamente ironico? Come umanità, non siamo un po’ ridicoli?

Lavoro alla conclusione della tesi, che alla fine sto modificando. Ho passato così tanti mesi su questa tesi che al momento mi manca un quadro d’insieme, e il timore è di discostarmene proprio ora, nella conclusione.
Ma sono abbastanza tranquilla.
L’ultima correzione mi ha rassicurato, ossia: relatrice ufficiale e relatore non ufficiale hanno apportato correzioni che mi sono state utili. Mi sono sentita seguita. Dopotutto, c’è un motivo per cui la Germania mi è piaciuta tanto: mi piacciono i sistemi in cui le autorità mi fanno sentire sostenuta.

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