Mancate catarsi.

Questa mattina Iena è morta in una delle poche brevi pause di qualche secondo in cui non cercavo segni del fatto che fosse in vita. Dopotutto, amava essere lasciata in pace.

Tra il cadavere di Iena pronto all’autopsia e il mio ultimo aggiornamento sono accadute un bel po’ di cose, abbastanza perché non avessi tempo di aggiornare.
C’è stato un trasloco, per esempio.
E una domenica in pieno trasloco in cui Micio è stato male, è stato portato in una mattinata adombrata da nebbia montanara dalla veterinaria e – mentre la veterinaria gli faceva un check-up lungo due ore – è capitato che altri due gatti venissero adottati.
Capita e basta.
Capita quando hai la filosofia del “Non compro gatti ma semmai ne accolgo se hanno bisogno di una casa” – e Iena e Loki ne avevano bisogno.
Loki è un cucciolo di europeo, rosso, che cresciuto diverrà immenso. Il fatto che sia stato appena operato al femore non gli vieta di cercare di saltare su qualsiasi cosa e sbattere contro pareti e fare capriole. Hanno detto: “Ha un carattere stupendo.” È vero: sa come farsi amare dagli esseri umani, il piccolo bastardo fulvo. Ed è riuscito persino a farsi accettare da Micio, con cui ora gioca.
Iena era una persiana nana color grigio fumo di 4-5 anni, trovata al di fuori del capanno – o quel che fosse – di un macellatore di, se ben ricordo, cavalli, circondata da tre cani e cosparsa di mosche. È sopravvissuta grazie al fatto di essere l’aborto delle sperimentazioni umane, ossia un persiano: ossia, il suo pelo si è così aggrovigliato che le mosche non sono riuscite a depositarle uova sotto pelle. E poi è stata rasata, a metà, cosicché quando ce la siamo vista comparire davanti abbiamo commentato con un unanime: “È un mostro!”
Un mostro con lo sguardo da Iena, da cui il nome, con il corpo vagamente deforme, la camminata di un bulldog e i miagolii di un gatto infernale. Sembrava un segno dell’Apocalisse, insomma.
Non si sa di cosa sia morta. L’autopsia, forse, ce lo dirà. Reazione allergica a qualcosa, o parassiti, non so e vorrei saperlo – so che odio assistere a un gatto che va in coma, ora, allungando debolmente le zampe con occhi sbarrati e ciechi. E non pensavo di starci così male.
Il fatto di dover, una volta tornata a casa, cambiare tutte le lenzuola, copridivani e quant’altro, disinfettare ciotole e lettiere e quant’altro, avrebbe dovuto distrarmi, ma come pratica ha fallito miseramente.
Odio collezionare brutti ricordi. Forse per questo la mia memoria sa resettarsi così bene. Odio il ricordo di Iena sofferente che allunga le zampe con occhi ciechi – ma, soprattutto, il ricordo della mia impotenza. Odio l’impotenza – ma questo l’ho sempre saputo. Preferisco sbattermi a morte piuttosto che provare un minuto d’impotenza.

L’isolamento delle ultime settimane non ha aiutato.
Dal mio ultimo aggiornamento gli impegni legati al trasloco si sono triplicati. Tra lo smontare quello che era a casa, il trasportarlo in soffitta o in auto, e il risistemare il tutto in questa casa, mi sono ridotta a essere stanca alle 10 di sera – è da giorni che crollo nel sonno leggendo (e odio pensare che stasera non ce la farò). Nel bel mezzo, si sono aggiunte le medicine da dare a Micio, poi a Iena, creando giornate cadenzate da appuntamenti immancabili: alle 6:00, alle 8:00, alle 10:00, alle 12:00, alle 18:00, alle 20:00, alle 22:00.
Ho preso il foglio che elencava medicine, dosaggi e orari e l’ho aggiornato: senza Iena vengono meno quattro appuntamenti al giorno, ma se ne aggiungono due – antibiotici, per sicurezza in vista dell’autopsia, a Micio e a Loki.
L’isolamento delle ultime settimane non ha aiutato.
Ieri sera stavo impazzendo, e così sono uscita – e qui dovrei introdurre un altro argomento, ossia il fatto che attualmente vivo a Ballabio, un paese in montagna, il paese in montagna in cui ho passato l’infanzia e dove, mi sono ripetuta diverse volte, sarei tornata a morire per la vecchiaia. Per fortuna non sono superstiziosa. E mi spiace e non mi spiace che qui ci passerò solo qualche mese, perché questo centro abitato da selvaggi da poco civilizzati ha ambigui effetti sulla sottoscritta.
Acuisce la sensazione di essere sull’eremo, ad esempio – il che è un bene e un male.
Mi sono goduta, ieri sera, il passeggiare in solitudine per stradine vuote e poco illuminate, con le montagne tutt’attorno – amo queste montagne, dispotiche montagne, che vietano all’uomo di costruirci sopra, imponendo una misura massima agli umani insediamenti.
Mi sono goduta una birra in semi-solitudine, al telefono con VB, tremando un po’ per il freddo – Ballabio è fredda, e anche questo mi ricorda Kiel.
Al momento vivo nella villa, divisa in appartamenti, di un’amica. Anche qui, ci sono lati positivi e negativi. La villa è come l’amica: ha un suo forte carattere che rimane nell’aria, fa mondo a sé, e io mi sento in pace e cullata. Il lato negativo è che non ho un locale solo mio, e – come predetto – sto dando di testa. Mi sono viziata in fretta e tenacemente all’avere un mio Lebensraum – senza questo, vago frenetica come Micio faceva all’inizio, senza trovare un luogo in cui fermarmi.
La villa ha un ampio giardino con alti alberi – e, ancora una volta, ciò è positivo e negativo: è un piacere stare sull’ampio terrazzo, ma tante fronde rendono questa casa gelida. Per scaldarmi, vado sul terrazzo – ma riconoscere un luogo esterno come luogo in cui riposare, se non vivi in climi più caldi, non dà esattamente l’idea di “rifugio”.

Ho dato, al telefono, a VB la notizia della morte di Iena, dato che anche VB ci si era affezionata. Ma VB è VB, e quindi ha chiesto:
“Tu come ti senti?”
“Amo queste domande stupide.”
No è colpa di VB. Di norma un certo interessamento, dimostrante preoccupazione, dinnanzi all’altrui dolore viene preso come conforto. Oh, odio essere confortata, odio il conforto che è un guscio morbido ma vuoto di senso. Non che esista un senso univoco della morte, ma odio – anche – non sapere di cosa Iena sia morta. Sapendolo, potrò triturarmi meglio la coscienza con sensi di colpa (nessuno mi dica che non è colpa mia – non sono così stupida né arrogante da prendermi razionalmente colpe per affari che non sapevo come evitare, ma sono un essere umano, con le sue illogicità, un essere umano che di solito nutre sensi di colpa solo nei confronti di se stessa – quindi una tantum è accettabile), ma almeno ne avrò tratto quello che qualcuno chiamerebbe “un insegnamento”, ossia “saprai come agire la prossima volta”, il che è una cazzata, perché ci sono tanti di quei modi per farsi del male che è impossibile avere un bagaglio tale da prevederli tutti.

L’ambivalente senso d’isolamento è ambivalente anche nelle proprie radici, ossia: prima di trasferirmi sentivo una certa urgenza di togliermi un po’ dal consorzio sociale. Chi ha memoria ricorderà che a luglio ebbi esattamente il desiderio opposto. Che devo dirvi, se non che la mia socialità è delicata?
Come da vecchia tradizione, ho presentato persone che conosco e apprezzo tra loro. Amo farlo, lo sapete. Amo particolarmente l’osservare come queste persone si trovino in sintonia – faccenda che accade di frequente, per mia fortuna, e che è accaduta anche questa volta. Amo, insomma, eliminare paratie stagne.
La diretta conseguenza, implicita ma a cui non avevo pensato, è che se presenti tot persone tra di loro, e tutti vanno d’accordo con tutti, si crea un gruppo. Quel che avevo rimosso, per l’ennesima volta (ho scritto che rimuovo bene, no?), è che io ho problemi con le cosiddette “dinamiche di gruppo”, quella strana cosa che fa sì che Tizio si comporti diversamente a seconda che sia da solo o che sia inserito in un gruppo.
Ora, che io abbia un rapporto d’odio-amore con le dinamiche sociali è un fatto. Il mio interesse per la Münster anabattista, per Salò di Pasolini, per il Nazionalsocialismo, per prigioni e ospedali e collegi, e – come controprova – quanto io abbia apprezzato Il signore delle mosche hanno tutti la stessa origine: il mio complesso rapporto con le dinamiche sociali, dinamiche di gruppo, e i cosiddetti “delirii di massa”. Ambivalente: sono al centro dei miei interessi e delle mie analisi ma poi, di persona, non ne compartecipo. Non riesco e non voglio. Sono la persona che, al concerto, mentre l’onda emotiva attraversa la folla, si fa distrarre dal modo in cui il batterista serra gli occhi. Se non sono distratta ma, invece, entusiasmata, il mio impulso è di essere sul palco, e non tra la folla (e non riesco a capire come possa essere altrimenti). Immagino sarete clementi e accetterete che una megalomane possa accettare con umiltà la propria megalomania. Fa parte di me e devo conoscerla.
Ma comunque.
Comunque, per l’ennesima volta, ho osservato un gruppo formarsi e ambivalentemente mi sono compiaciuta del fruttuoso (per le singole persone) risultato mentre sentivo una vocina dirmi “Scostati, scostati!”.
Sarete clementi perché in me non c’è malizia, anzi: solo benevolenza. Ed è perché odio la malizia – in senso etimologicamente stretto – che mi sono scostata: perché cominciavo ad avere pronti i commenti intolleranti e taglienti che fanno tanto successo quando viene creata una pagina su Facebook ma che, all’interno di un rapporto sociale, risultano meno spassosi. Il cinico mi dice che se puoi cagare al cesso puoi cagare anche in mezzo alla strada, e quindi che se puoi deridere le dinamiche sociali degli altrui gruppi puoi farlo anche all’interno del tuo. Il punto è che do ragione al cinico, e non solo razionalmente. Insomma, il musiliano Monsieur Le Vivisecteur in me affina il bisturi quando entro di persona nei miei oggetti di studio. O forse, semplicemente, tanto studio sui bystanders nazionalsocialisti e non mi ha reso fobica nei confronti della mente alveare umana. O forse, ancora, il mio modo fondamentalista di perseguire la sincerità e la limpidità mi fa stringere le chiappe al primo commento su un membro del gruppo non presente. O forse, ancora, ho scoperto troppo piccola che Babbo Natale non esisteva – o forse Babbo Natale esiste e io, folle, soffro della mia follia.
Insomma, quando comincio a elencare cause diverse per un unico comportamento significa che La Causa è ben lontana dalla mia vista.

Mi spiace che Diana adorasse Iena – ok, probabilmente voleva usarla come bambola gonfiabile, ma guaiva quando Iena la scansava con un miagolio infastidito – e che Loki le dormisse già addosso, allungando le zampe per cingerla. Mi spiace per l’occasione mancata, probabilmente, perché dopo una sfiga apocalittica come quella da cui Iena era uscita, beh, tutto il resto sarebbe stato paradisiaco.

Facendo copulare due questioni assieme, ho pensato se notificare su Facebook la morte di Iena, dopo averla tanto diffusa mezzo foto. Ho pensato a un modo per notificarlo scoraggiando al contempo il prossimo a tentativi consolatori, a frasi fatte, a commenti atti a dare un senso dove senso non ce n’è. Insomma, starò imparando i pro della riservatezza? No, semplicemente devo sviluppare meglio le mie abilità retoriche, perché non ho trovato una frase che riuscisse in ambo gli intenti.

Facendo copulare due questioni assieme, odio essere la persona che dice a una VB “Amo queste domande stupide”. È la facciata di un carattere che non vi chiamerà mai per chiedere una spalla su cui piangere. Non è orgoglio, o, se lo è, non è solo orgoglio: è che proprio non saprei che farmene, dei migliori intenti delle persone che conosco, e ciò è moderatamente terribile.
Conosco un sacco di gente che si lamenta di essere poco ascoltata e poco aiutata. Il fatto che la nostra Weltanschauung sottolinei così tanto l’ingiustizia di non ascoltare e non aiutare mi fa intuire che una buona fetta della popolazione soffra di questi disagi – e di conoscere partner bastardi, e di avere amici traditori, e via discorrendo di salvaguardia delle vittime passive.
Ora, è frustrante che non esista una così massiccia produzione di pensiero dedicato a chi non sa che farsene dell’ascolto altrui e di aiuto può averne ma tanto non serve. So di essere una persona poco soddisfacente. Lo so quando amici mi offrono dispiaciuti le loro spalle e io costernata spiego che tanto non possono fare nulla, ma grazie per il pensiero.
Probabilmente, come al solito, mi farò risollevare il morale da semi-sconosciuti neanche coscienti dell’importanza che stanno avendo, con mio piacere, e da cazzate risibili atte a occuparmi la testa. Se sono così è perché mi piace essere così, evidentemente. Ma fantastico su un universo parallelo in cui sono la persona in grado di andare a piangere sulla spalla di un amico per un’ora e scaricare tutto lì, così – magari non tutto, ma almeno una catarsi ci sarebbe.

La buona nuova è che tanto lavoro manuale mi ha donato un fisico invidiabile.
Quella meno buona è che per motivi a me ignoti ho ricominciato ad avere l’odore di un(‘)adolescente. Qualcuno ha commentato che devo vedere VB – sottinteso: se scopo scarico ormoni.

Ho una voglia pazzesca di andare a trovare VB. Ho voglia di fuga, in aggiunta. Fuga dalla casa in cui non ho un mio spazio vitale, da giorni di isolamento (è terribile, l’isolamento forzato dal lavoro manuale, quando esci di casa a passeggio con il cane e vedi le montagne che vorresti ri-contemplare dopo anni), anche dalla morte di Iena. Ho bisogno di staccare. Ho bisogno di essere portata a cena fuori da VB dopo tanti pasti a pane e formaggio. Ho una bassissima resistenza quando posta sotto una routine tartassante: divento idrofoba. Il commiato dalla bestiaccia pelosa deceduta ha smorzato la rabbia sobbollente da leone imprigionato con cui convivo da qualche giorno, ma sinceramente avrei preferito un calmante più piacevole. Ho voglia di bere – non tantissima, moderata, ma costante. Mi farei bicchieri di vino a metà mattinata. Mi sono placata dalla appena avvenuta morte del gatto dall’inferno con un caffè corretto – “Con cosa?” – “Qualsiasi cosa.” – e vorrei solo, romanticamente, sedermi a osservare il sublime di un paesaggio mentre sorseggio buon alcol. Ottimo alcol. C’è un vino che mi aspetta da VB.

Ah, odio quell’odore unico che i gatti hanno poco prima di crepare e da morti.

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8 comments

  1. c’è un dio speciale per le Piccole Creature

    …e altro non dirò.
    Non esiste consolazione, non esiste spiegazione davanti alla sofferenza e alla dipartita di qualcuno che amiamo. A prescindere dal numero di zampe. Ma, nella mia particolare religione, vale più il pensiero di un raffinato esteta e inguaribile devoto alla disperata-gioia come Oscar Wilde, per il quale: “Il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte. Non si deve guardare che all’amore.”
    Non posso che essere daccordo, se c’è una cosa che può renderci immortali, o rendere immortale chi ci ha lasciati, è l’amore, quello che è stato, che si è professato, che si è condiviso, e quello che avrebbe potuto essere.
    Non perderti tra le nuvole, nel tuo eremo, palletta, e se la marea si alza sbatti le braccia, ancora e ancora 😉

    Cauch.

    1. Re: c’è un dio speciale per le Piccole Creature

      Oh, Nemesi, sai che Wilde mi sta sulle palle.
      Finirò il lutto di Iena, che si sta prolungando prima del previsto. L’autopsia non ha dato spiegazioni, e ciò complica le cose: potrò chiedermi in eterno quale fosse la causa.
      Ora è meglio pensare a come far andare d’accordo Loki e Micio, faccenda per cui ci vuole pazienza.

      Dall’eremo farò pausa – per far sì che sia un eremo in cui rilassarmi, e non in cui sentirmi rinchiusa.

      1. Re: c’è un dio speciale per le Piccole Creature

        Ottimo.
        Non c’è bisogno di ricordarti che qui hai una casa, una famiglia, e aggiungerò solo che ora io cucino come Gordon Ramsey (anche se sono meno figo)

        rurau

        1. Re: c’è un dio speciale per le Piccole Creature

          Lì ho anche due creature con cui ho scoperto essere magnifico passare un weekend in mezzo al nulla con alcolici a profusione.

        2. Re: c’è un dio speciale per le Piccole Creature

          ça va sans dire ^o^

          con la frequentazione dei bimbi-nerd il tasso etilico va di pari passo con quello di demenza senile, un connubio esplosivo (e poi a Juan manca il piccolo mostro, e a Nike… no, Nike sta benissimo così…)

        3. Re: c’è un dio speciale per le Piccole Creature

          Il signor Juan è così dolce!

          Nike, invece, mente e non capisco perché: si vede che non è mai stato bene.

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