Alcol, fondamentalmente.

Maguire mi guarda e mi giudica.
È passato più di un mese dal mio ultimo aggiornamento, e Maguire mi ha moderatamente tenuto compagnia. È stato utile, soprattutto mentre sollevavo l’ennesimo scatolone ricolmo di libri e poi ancora mentre lo trasportavo in soffitta (ma non potevano far arrivare l’ascensore fino alla soffitta?) chiedendo ai muscoli della mia schiena di fare un incredibile sforzo di memoria performativa e ricordare, e quindi diventare, ciò che sono stati nei miei periodi più allenati.
Ha funzionato.
Gli avambracci però non sono mai stato granché allenati, e così ora dolgono sbeffeggiandomi.
Ma posso ridere loro in faccia, e riservare una smorfia sprezzante anche alla mia stanchezza – che avrebbe dovuto essere molto più gigantesca di quanto effettivamente è, dato che è da una settimana, più o meno, che fatico.
Ok, i primi quattro giorni sono stati scanditi da una fatica piacevole: il camminare tutto il giorno (e la sera) per quel di Praga – finalmente. Finalmente potrò scriverne, o maledetta Praga dagli autoctoni che non sorridono, ma smirk. Sono stati bei giorni. E l’hotel era perfetto – questo gigante che in epoca comunista doveva essere gloria di fasti e lusso, e che ora ha mantenuto gli alti soffitti e le tende pesanti e la moquette barocca accanto a quell’aspetto denudato che le nobiltà (seppur comuniste) decadute hanno.
Amo la decadenza, quando vivo in Italia – Dio sa perché. Quando ero in Germania avevo smesso di comprenderne il fascino. Qui, forse, la decadenza funge da sublimazione di ciò che altrimenti sarebbe squallore.
Tornata negli italici lidi, dopo una cena portuale a base di pesce e ottimo vino, ho cominciato a scavare un doppio canale corrispondente al percorso camera-soffitta.
Perché?
Perché trasloco temporaneamente, e alle 14:30 degli individui verranno qui per prelevare i miei due armadi. Dovendo svuotare quelli, ne ho approfittato per spogliare anche le librerie – oh maledetti libri.
È da una settimana, più o meno, che sottopongo il mio ozioso fisico a sforzi a cui non sarebbe abituato, dormendo meno di quanto vorrei – ma, ehy, sono viva. E in forma, a parte gli avambracci.
La mia vita interiore è cosparsa di no comment, e per questo Maguire è un’ottima compagnia: anche la sua vita, intera, è cosparsa di no comment.
Lui, però, essendo il derivato di uno stereotipo come il 75% dei miei personaggi, ed essendo nello specifico un irlandese, beve in continuazione – e l’alcol aiuta a zittire, si sa, o perlomeno io lo so, e ho poco moderatamente bevuto nell’ultimo mese, realizzando che ho cambiato paradigma: prima bevevo raramente e concentratamente rendendomi una larva blaterante e sbavante alle 4 del mattino su qualche pavimento, ora sono capace di passare giorni di fila ingerendo con regolare costanza piccole dosi di alcol. Per fortuna, lo faccio al massimo per 3-4 giorni di fila – altrimenti sarei diventata un’ubriacona, e non essendo io un’irlandese non potrei neanche sentirmi nobilitata.
Ah, e ho ricominciato a bere Jack. È colpa di Maguire (e di Simòn). La Germania mi aveva disabituato ai distillati e abituato alla birra, che, giunta in Italia, era stata sostituita da vino-a-caso. Praga mi ha soddisfatto, con i suoi mezzi litri a prezzi irrisori, e soprattutto con l’amata vodka Finlandia, che è come bere acqua e ti scivola in gola facendosi sentire solo quando ti scalda il cuore.
Ah, il Lady of the Seas’ Grog piace a tutti. Perlomeno, a tutti quelli che lo hanno assaggiato – compresi gli ospiti deliziosi che mi hanno deliziosamente colonizzato casa per qualche giorno ad agosto.
Ho amato lasciare la cucina nelle loro manine – anche perché nelle mie sarebbe diventata un laboratorio alchemico. Ho amato vederli zampettare da una stanza all’altra.
Ho amato, insomma, vederli entrare nel mio spazio – il che mi ha rassicurato, molto, perché temevo di essere diventata una di quelle creature con la fissazione del tenere tutto sotto controllo – ed è vero, assolutamente vero, ma per fortuna psicopaticamente lo sono solo nell’intimità – tra me e Me.

Io e Maguire torniamo a faticare.

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