Rush in Peace e altre ex-utopie.

Ore e ore di fila, fino a formare giorni, soddisfacenti ed esaltanti (eccettuando il mal di testa di stasera – passato).
Mi basterebbe elencarli per gioirne – intendo, se li elenco a me stessa ne gioisco, al solo pensiero, ma così non riuscirei a rendere a voi la mia esaltazione – non ho bisogno di ri-rappresentarmeli per gioirne, basta chiamarli per nome.

Ho appena mandato un’e-mail a C, la cui e-mail di oggi mi ha esaltato come sempre le e-mail mandatemi dai destinatari delle mie platoniche cotte rimbaudiane mi esaltano.
G – che, detto con raffinatezza, è una gran figa – una gran figa che sta leggendo RiP – mi ha proposto di incontrarci settimana prossima a Milano. Ora, io ci provo puntualmente con le gran fighe (e se uso queste due parole in fila ancora una volta comincerò a immaginare vagine fluttuanti), quindi dio sa se mi prenda sul serio (non so neanche se io mi prendo sul serio), ma il fatto che una… quella cosa di prima, sì, il fatto che una di quelle cose di prima accenni all’idea di vedersi (poi a chiederlo sono stata io, ma lei è stata deliziosa) dopo il mio costante e pacato d’ottusità provarci è, beh, un segno positivo. (Questo periodo è stato scritto da Brat, palesemente.)
B, invece, pop-uppa nella chat di gmail – B è quella graziosa silfide dai tratti di folletto ambivalente a cui sono moderatamente morta dietro – mi lascia un saluto gratuito dopo mesi, le domando se abbia un attacco di nostalgia o se qualcosa le abbia fatto venire in mente me, e il suo semplice rispondermi che mi pensa anche quando non mi saluta mi rende felice – perché ero già felice, sono esaltata come una pubescente.
A esaltarmi come una pubescente ha compartecipato l’accordarsi con K perché venga qui a farmi una cheesecake, e il suo proporre di trascinare S con sé – passando qui la notte, ovvio. Ora, a parte il fatto che io adoro sia K e S – due menti geniali per diversi motivi, e il fatto che si frequentino me le fa apparire ancor più geniali – fate voi i vostri calcoli circa i motivi della mia esaltazione (oltre al fatto che leggeremo RiP ad alta voce interpretandolo – l’ho già fatto con K leggendo Gioco della rosa, ed è sublime).
C’è poi di nuovo nella mia vita N (che tramutiamo in una consonante per imparzialità – tutti gli altri abbreviati e lei no?), e N è sempre la stessa creaturina che è adorabile volente o nolente, adorabile malgrado se stessa. Dovrei incontrare N a Roma, e sempre a Roma forse riuscirò a offrire un aperitivo a J – con cui ho passato la giornata di ieri scambiandoci e-mail. J che ha deciso di usare ore della sua vita per spiegare alla sottoscritta cose che per la sottoscritta sono arabo, e ci è riuscito egregiamente.
A inizio giugno andrò infatti in quel del Lazio, dove VB mi offrirà una cena con le mance che oggi si è guadagnata con il sangue. Le ho detto che mi toccherà dunque farmi vezzosa quella sera, perché amiamo (plurale maiestatis) giocare con i cliché, e VB è la persona da cui adoro farmi portare fuori a cena, tutto pagato, portiera aperta per me, diffondendo imbarazzi mentre le faccio piedino. Mangerò carne e funghi a morte e svuoterò una bottiglia di vino con lei, sorridendo al cameriere come una mantenuta sorride – non vede, il cameriere, in che ottime condizioni verso? Mi farò portare nella casa dei lupi e smaltiremo la bottiglia di vino crollando poi nello spesso e morbido materasso.
Il giorno dopo, invece, la creaturina instabile e capricciosa sarà N, e la guarderò con pacato sorriso comprensivo dall’alto della mia integrità (quale?). Mi prostrerò invece ai piedi di J, ringraziandolo nuovamente per l’aiuto datomi – J che, a dicembre, mi disse che leggeva pezzi di C (la stessa citata a inizio post) per quanto bella la prosa di C è – e così il cerchio si chiude, pur tralasciando qualcuna tra le persone che mi hanno reso dello sprizzante umore che mi sorregge, e che mi ha fatto passare il mal di testa.
Mater – mentre mi tirava il collo per farmelo passare – mi ha proposto un massaggio serio alla spa, e io ho trovato il massaggio della mia vita sul volantino della suddetta spa: Back and Shoulder Decontratturante (tutto doverosamente con maiuscola, mi raccomando), ossia “Manovre decontratturanti di allungamento della colonna vertebrale, di scioglimento, di stiramento e infine di apertura dei blocchi energetici della schiena. Vengono lavorati anche i piedi.” Non chiedetemi che c’entrino i piedi, ma io nella vita ho due problemi: spalle e schiena con muscoli aggrovigliati, e pianta dei piedi con lo stesso problema. Non chiedetemi neanche perché questo massaggio sia Per uomo (c’è scritto – con “uomo” minuscolo, però). C’è una cartella nascosta che include un massaggio alla prostata? Mah.
Comunque.
Comunque, creature, sono circondata di belle ragazze e ragazzi, di cui molti leggono RiP, che propongono incontri: dovrei essere una mentecatta per non essere esaltata come un quattordicenne brufoloso, non vi pare?
C mi ha invitato ad andare a trovarla, a fine estate, quando cioè potrà fisicamente aprirmi le porte di casa sua – e io ho sorriso e sorrido lieta, di una contentezza interiore. Le ho scritto una lunghissima (ovviamente) e-mail dopo aver finito un suo ennesimo romanzo (arrivatomi oggi e quindi iniziato oggi), per poi allegare Jean, un mio vecchio “pezzo”, che racconto non è, ed è a malapena pezzo. Un pezzo troppo contorto e troppo “dentro di me” perché io ci conti – intendo, non conto sul fatto che possa essere letto e compreso. Gliel’ho mandato dopo aver finito il suo romanzo. Ho pensato, rileggendo Jean, che lei avrebbe potuto comprenderlo – questo vi dà un’idea dei motivi della mia assoluta, folgorante, eppur pacata lietezza? Mi piace che sia pacata, sì. È da mesi che inseguo il carattere di Aristide – Aristide è un personaggio di mia creazione, creo personaggi per farmi ispirare da loro – Aristide che dovete leggere alla franscese, anzi, alla creola. Aristide che in ogni salsa io lo metta ne esce come un personaggio che si è trovato un dramma umano sulle spalle, e ne è uscito con il sorriso umile dei santi. Aristide, dinnanzi a una detonazione a dieci metri da lui, reagirebbe con la stolida perplessità degli alienati – non è alienato, è solo a metà tra due mondi – Aristide che è un houngan.
Amo quella pacatezza perché ho abbastanza motivi per darmi a una felicità aggressiva – la felicità di chi si sente baciato dal cielo e quindi non rispetta niente e nessuno, urlando sordo le proprie fortune. Sono odiose le persone aggressivamente esaltate, nevvero? Così tanto che anche io cerco di abbattermi sussurrandomi memento mori. Ma sono fortunata. Lo sono sempre, nel momento in cui questa fortuna dipende dalle persone che la vita mi manda. Amo essere grata, creature, lo sapete. Sono ricolma di gratitudine, a livelli orgasmici. Probabilmente Dio ha anche questo senso: avere qualcuno a cui urlare la tua felicità, qualcuno di abbastanza grande da poterla com-prendere tutta.
Fingiamo di tornare con i piedi per terra dando informazioni di servizio.
N oggi pomeriggio aveva corretto 243 su 322 pagine di quelle che compongono il file, incluso il sistemare quei pezzi che hanno fatto sì che chi di voi ha chiesto RiP abbia ricevuto 17 capitoli: nel 18 c’era qualche incongruenza da sistemare. Appena avrà finito le 322 pagine, rileggerò il capitolo 18 e ve lo manderò, insomma.

Ho scritto a C dei miei periodi grigi, quelli in cui il mondo è grigio, grigio come i cieli che immagino in detti periodi, realizzando che periodi non sono, ma semplicemente una stanza presente, onnipresente, nel mio cervello, in cui in ogni momento posso tornare.
Ho cercato di descriverle il mio modo di viverlo al meglio, questo mondo, realizzando che sono aggressiva anche in quello. Le ho scritto, difatti, che in teoria sono una pessimista cosmica, perché non conto sul fatto che l’umanità possa emanciparsi dallo stato di ridicola scimmiaggine auto-esaltata in cui da sempre vive. Le ho scritto, insomma, che l’essere umano è prima di tutto fallace – eppure io proprio di questo mondo disegnato da una mente negativa godo. Ne godo traendone il meglio, strappando da voi i vostri lati migliori e guardando con il pacato sorriso di cui sopra quelli che considero difetti. Non sarei una persona così grata se non vietassi al prossimo di infliggersi a me. Riesco a convivere con la brutale arbitrarietà di tale prendere le distanze, perché io stessa evito di infliggermi, e così tutto appare benedetto da una nobilitante coerenza.
Da mesi osservo il mio prossimo che lamenta relazioni deludenti guardando con un sopracciglio sollevato l’umana tendenza a farsi aspettative. Me ne sono emancipata. Forse è stato il mio cinismo – quella camera che sempre esiste nel mio cervello – a portarmi a ciò. Cinismo o placida accettazione di ciò che è, anziché rincorrere ciò che si vorrebbe fosse? Guardo con orrore a chi si fa aspettative, perché nell’essere umano singolo cerco l’individualità, non mie proiezioni. Le mie proiezioni sarebbero sempre uguali, e sarebbe noioso.
Avere un rapporto duraturo, a modo mio, con una persona (VB) che dura da un bel po’ di tempo mi ha fatto male, in quanto ora mi sento in diritto di parlare dei rapporti altrui. Adieu, umiltà. Uso il mio rapporto con VB per fare paragoni – prima potevo usare solo rapporti che avrei voluto avere, con il rischio di sentirmi rispondere (anche da me stessa) che erano solo beate illusioni.
Non lo sono, e uso il rapporto con VB quando le persone mi parlano di tutti quei piccoli, inutili, meschini problemi che un rapporto può vedere sorgere. Mi sento fortunata, allora – e adotto, ancora, quell’aggressivo approccio che chi ha il culo protetto dalla fortuna adotta.
Perché con VB non ci sono piccoli rancori. Non ci sono fraintendimenti lesivi. Non ci sono insoddisfazioni – non hanno motivo d’esserci, perché VB è una persona finita, non può essere me, e neanche Me, e quel che non trovo in lei c’è in mille altre persone, perché chiedere tutto a lei? Il fatto che, quando conviviamo, siamo capaci della coordinazione di un duo di ballerini attesta che il riversare esigenze sul vasto mondo e non solo su una persona non implica automaticamente che il rapporto con questa persona si indebolisca, anzi. Sono arrivata a contemplare la nostalgia provata nei momenti in cui VB non c’era come ulteriore controprova del fatto che, di fatto, il mio rapporto con lei ha tutti i punti fondamentali dei rapporti tanto romanticizzati. Insomma, creature monogame, mi avete fatto crescere con un senso d’inferiorità e ora che anche io ho un rapporto duraturo come controprova mi vendico?
Ho anche temuto che tanto idillio fosse spia di una morbosità, perché più il rapporto con VB va bene più mi sento distante da chi ha bisogno di rassicurazioni per poter intraprendere una relazione in cui passione e cameratismo si mescolano. È desolante pensare che si vorrebbe un certo rapporto ma non riuscire a realizzarlo – ma volerlo e averlo realizzato con una sola persona, a oggi, fa riflettere sulla difficoltà di trovarne una seconda.
Sono una mente speculativa che crea Repubbliche che poi sciorina al prossimo, e troppe volte mi sono sentita rispondere che quando c’è amore c’è gelosia, sennò non è amore, che una persona può solo mal sopportare, ma non accettare, che tu te ne vada a scopare con altre persone, che alla persona che ami naturalmente nascondi i difetti, mentre il cameratismo c’è tra amici. Le persone romanticizzano il rapporto tra me e VB vedendoci amore (e commuovendosi – mah), VB mi prende per il culo per le mie manie da diario del seduttore mentre le racconto chi vorrei scopare e come e lei ride, e alterniamo romantiche cenette in piena regola (ve l’ho detto che mi piace essere portata fuori a cena da lei ed essere civettuola) a volgarità da bassa caserma sui difetti altrui.
Insomma…
We can.
E quindi anybody can.
E ciò migliora la mia visione del mondo, arricchendolo, ma al contempo mi fa sentire in diritto di zittire il prossimo quando questi cerca di ridurre le possibilità sentimentali umane a rapporti limitati.
Tapperei l’altrui bocca berciante cazzate sul fatto che la gelosia è legittima perché spia dell’amore come tapperei quella delle tizie che chiedono che anche le donne siano trattate con rispetto perché anche la debolezza ha diritto di essere rispettata. Tapperei la bocca a chiunque si sia arreso al non aver realizzato i propri ideali, e a chi non ha voglia di sbattersi per farlo. Nessuno può pretendere che il prossimo dia del suo meglio, ma che il prossimo eviti di spacciare per norma le proprie sconfitte.
Ve l’ho detto che la felicità mi rende aggressiva, no?
Tutte le persone che si sentono a posto si sentono invincibili e gonfiano il petto con noncuranza – brutto vizio.

Vorrei solo trasmettervi l’ottica delle possibilità.
Vorrei trasmettervi come mi sto vivendo in questi ultimi tempi (non solo giorni). Il sentirmi libera di essere mille cose, ma non solo, il volerle entusiasticamente realizzare.
Vorrei trasmettervi il credere nel fatto che siamo quello che vogliamo, quindi immensamente liberi, liberi in maniera sconvolgente, quasi da perdersi.
Vorrei trasmettervi quanto bello sia essere liberi uno di fronte all’altro, e quindi essere sé e l’altro e tutto il resto, in rotazione, come guardare negli occhi in una persona e vedere tutte le possibilità che in potenziale reca. Recate. Rechiamo.
È un pacato continuo muoversi.
Pacato.
… È Rush in Peace, a ben pensarci.

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