De Beers, ebrei e anti-capitalisti.

Sono riuscita a litigare con il Prof. P, ossia PP, in maniera semi-produttiva.
Riconoscerete PP, se siete in università: è il professore dagli argomenti giovanileschi, da che ho visto – ma non l’ho mai avuto come professore, e probabilmente questo mi ha aiutato nel litigarci meglio.
Ho litigato con PP a causa della nota di 10 righe sul syndicate. Vi ho litigato mentre io sapevo di cosa stavo parlando, e lui invece no – perché lui l’ha tradotto, nella foga, come sindacato – lui, il mio PP che si mette a parlarmi dell’importanza della proletarizzazione nell’analisi che voglio fare (a che pensavi, PP? Ai sindacati dei lavoratori? Scommetto un diamante che sei uno di quei comunistoidi che diventano tali solo per erigersi contro i fascistoidi) – PP che non sa cosa sia il syndicate, “consorzio” in italiano, lo stesso PP che inizia la sua invettiva ammonendomi sull’uso delle parole – bisogna usare la terminologia corretta, nevvero, PP?
Mea culpa, sono stata io a portare a galla il gran dilemma: quella nota da 10 righe solleva una questione spinosa, ossia sempre la stessa giudaica questione. Andate a leggere l’ultima cosa che ho scritto su questo blog, non ho voglia di riassumere – ma ho riassunto per PP e per la mia relatrice, dicendo che questo benedetto consorzio esisteva ma mi servono 8 fonti per spiegare che non è possibile datarne la nascita – si sa, vox populi docet, che negli anni ’70 del 1800 esisteva, lo si sa vagamente; si sa con certezza che negli anni ’80 esisteva, perché Rhodes ha contrattato con questo benedetto consorzio.
PP, che ha introdotto l’invettiva con l’importanza della terminologia, incipita il fulcro del discorso dicendo che – se può essere sincero – c’è odore di teoria del complotto. Beh, PP, non è colpa mia se qualsiasi cosa che riguardi la De Beers ha quest’aura. Ma non è questo che PP intende: PP, come molti suoi simili, parte dal presupposto che se nomino gli ebrei in ambito negativo allora sono antisemita (e, nota a margine, il negativizzare a priori la De Beers è sintomo di una superficialità inaudita – come mai conosci la De Beers, PP, hai visto Blood Diamonds?), e quindi cominciamo il dibattito. Insomma, mi chiede, come si dimostrano queste cose? Io non voglio dimostrarle, PP, d’altro canto non è che ci sia molto da dimostrare: se legge una bibliografia di Rhodes troverà che era finanziato dai Rothschild, e poi troverà i nomi di Wernher e Beit – poi c’è Dunkelsbuhler, il cui aiutante era il nostro caro Ernest Oppenheimer. È colpa mia se erano ebrei?
“Ma vogliamo dimostrare che erano ebrei o che erano capitalisti?” mi chiede PP, e io sinceramente non voglio dimostrare niente (la mia tesi non è sull’apporto ebraico alla De Beers – il Consorzio a Londra in quegli anni mi serve esclusivamente per dimostrare che a Londra si è acceso interesse per il Sud Africa, mentre prima nessuno si curava eccessivamente di Colonia del Capo), perché io – io – non ho niente né contro ebrei né contro capitalisti. Lui, evidentemente, deve avere molto contro i capitalisti. E mi dice, PP, che non si può citare una fonte così, perché una fonte da sola per dire una cosa di un certo tenore non basta – e infatti, PP, la nota è lunga dieci righe perché di fonti ce ne sono 6 (più il sito di Hatton Garden, sinonimo de “il Consorzio”).
La relatrice, intanto, osserva pacifica e probabilmente divertita il tutto.
È colpa della relatrice, chiariamoci: è stata lei che, quando le ho accennato le mie connessioni tra convict labour e closed compounds mi ha chiesto se potevo attendere e spiegare il tutto direttamente a PP.
La relatrice, comunque, propone conciliatrice d’inserire da qualche parte nella tesi un appunto che suoni come: “Quella nota non ha intento antisemita”. E io mi sento stupida. E per farvi capire il perché devo sottoporvi la nota, non ancora corretta:

As Berman (320) and Kanfer (4) point out, the word “Syndicate” refers to many referents and is often incorrectly used to designate De Beers as a whole. Both Hart (138) and Knowles (207) refer to a “Diamond Syndicate” in London without specifying its origin, but recognizing it as the predecessor of the Diamond Corporation , which today is the Diamond Trading Company (Hart 138; Knowles 224). While Knowles mentions an agreement between Rhodes and the Syndicate that took place in 1889 (227), Epstein collocates another agreement in 1893, then defining the Syndicate as made of “firms [that were] interconnected by marriages and family ties, and all were owned by Jewish merchants”, among whom he lists the Wernhers, the Beits and Dunkelsbuhlers. The website of the Hatton Garden Jewellery Week (“The History”) states that already in 1880 the De Beers Mining Company sold “rough diamonds onto the world market through offices in Hatton Garden”, where in 1890 Rhodes formed the London Diamond Syndicate. The role played by diamonds in Hatton Garden dates back to the 1860s for a Hatton Garden website, similarly to what some popular websites say (“Hatton Gardens”; “Hatton Gardens for Jewellery”). On the relationship between Hatton Garden and Rhodes see also Chapman (651, 654).

L’unico antisemitismo presente è nelle intenzioni del lettore. Potrei anche eliminare la parola Jewish e lasciare che la nota si regoli con il principio intellegenti pauca, ossia: qualsiasi londinese, credo, sa cosa sia Hatton Garden. E non solo i londinesi. Anzi, vorrei andare a Hatton Garden e chiedere a un gioielliere ebreo da quanto tagliano diamanti, avendo costui che fiero probabilmente mi mentirebbe dicendomi che lo fanno dal 1860, e non dai ’70.
Probabilmente la soluzione sarà questa: eliminare la parola Jewish sì che uno StormFrontista della domenica non inciampi nella mia tesi per sbaglio per dimostrare l’onnipotenza e onnipresenza della stirpe giudaica e via discorrendo fino al New World Order.
Ma PP non si è accontentato, no. Lui voleva dimostrare la non-ebraicità della De Beers, e mi ha chiesto chi erano gli azionari della De Beers – cazzo ne so, gli ho detto in modo più polite, ma è un’informazione che si trova, e comunque – per amore della precisa terminologia – a che si riferisce? A quale azienda componente la De Beers?
Poi siamo passati al convict labour, e per amore del rompermi i coglioni PP mi domanda dove io abbia trovato tutte queste teorie complottistiche, tra convict labour e closed compounds e pass laws. Me lo domanda supponente e sfidandomi, e io gli rispondo con la peggior risposta che so dare: ipse dixit, ossia c’è negli articoli, in quelli segnati nella bibliografia da 6 pagine che ha tra le mani, e che include solo gli articoli – i libri sono su una bibliografia a parte.
Ma allora, prosegue PP, amore per la terminologia in crescendo, ma lei cosa intende con convict labour? Mah, gli dico, non saprei che sfumature abbia, so che la De Beers aveva una prigione propria e usava i prigionieri come lavoratori, che sarà mai? Ma poi, perché PP lo chiede a me? Ho diversi articoli il cui titolo include convict labour accanto alla parolina De Beers, lo chieda a loro. Ma PP, non soddisfatto, mi domanda – e, prestate attenzione, quello era il primo giorno in cui andavo dalla relatrice portandole una pagina scritta, parte dell’introduzione storica – per che crimini erano stati condannati. Tutti, PP? Cazzo ne so. Probabilmente si trova, probabilmente no. Mi chiede se erano detenzioni a vita, e a questo so risponderle: no, c’erano casi di due anni.
Poi PP conclude la sua performance mostrando il lato giovanil-creativo, e propone come titolo “Un diamante è per sempre”. Alzo un sopracciglio e gli faccio notare che è sotto copyright – della De Beers – al che mi dice che tanto è una tesi italiana, non romperanno le palle – e lo so, PP, che una tesi italiana scritta in italiano non giungerà neanche alla Svizzera, infatti è scritta – come può vedere – in inglese, e A diamond is forever è facile da riconoscere, oltre al fatto che avrei intenzione di pubblicarla. Al che PP, che vuole sempre fare il simpatico, mi dice che la De Beers potrebbe denunciarmi per diffamazione (l’amore per gli ideali anti-capitalisti viene meno in fretta: basta avere davanti a sé una persona che ti sta sulle palle e che risponde a tutte le tue domande, non facendosi abbattere – chissà se un giorno sarà lui a denunciarmi per diffamazione a seguito di quello che sto scrivendo) – non gli ho risposto che la tesi potrei venderla direttamente alla De Beers, non avrebbe apprezzato.

Comunque, tirando le somme, adesso ho una relatrice ufficiale, una non ufficiale, e anche PP che seguirà gli sviluppi della mia tesi. La relatrice non ufficiale è un’esperta in tema di Sud Africa, la relatrice ufficiale l’ha parzialmente seguita in tal campo, e PP – scopro – si è laureato con una tesi sull’African National Congress, ossia sempre Sud Africa, scrivendo poi ancora sul Sud Africa (ma ciò non lo rende più informato di me sulla De Beers, gne gne gne). C’è una vaga concentrazione di sudafricanisti a Mediazione.

Comunque, tirando le somme, ho finito il materiale. Ogni ricerca mi fa finire sempre, inesorabilmente, alle stesse centrali fonti. Qualche giorno fa, addirittura, googlando alla ricerca di dettagli, ho trovato me stessa, ossia il mio blog. Direi che posso smettere di cercare – per il momento.

Comunque, tra parentesi, sto applicando l’MLA a un saggio della relatrice non ufficiale. Gratis, sì.

Annunci

13 comments

      1. Re: Al

        Ok, most of my relatives are strictly colonial Englishmen, meaning they immigrated in SA and were not born there, so I would not relay and their grasp of Afrikaans also after all these years.
        But my Aunty teaches in a school down there and my mother should be in contact with a few old friends so I may ask (after the 13th of April, they are all in England for a family reunion at the moment).
        Exactly what do you need?
        You give me the words and I make them write down how they are pronounced correctly?
        Or you have to speak to them? (that could be problematic)

        1. Re: Al

          I just need to know how to pronounce them correctly. Could you, in case, memorize the correct pronunciation?
          I don’t have a list now – I’m collecting words day by day while I write the thesis.
          Thanks in any case 🙂

        2. Re: Al

          ok your journal is officially strange.. I responded twice, but entering again I do not see anything. I suppose something of your thoughts must have been assimilated by the program that now is debating with itself if the answer really exists or if the question is an answer in itself.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...