Cannibalismo e altri ripieghi.

Diritto Costituzionale Comparato.
Ho avuto la pessima idea di utilizzare le registrazioni delle lezioni per studiare. Avrebbe un suo senso, quando una docente che ama la propria materia si trova a dover fare un corso da 6 crediti per una facoltà non di legge e quindi cerca di comprimere in 40 ore quello che starebbe stretto in 60. Il procedimento, in questi casi, è semplice: la terminologia 4dummies va a farsi fottere perché un termine tecnico sta a cinque termini profani, facendo così risparmiare tempo.
L’idea è pessima perché tale metodo mi richiede tanto tempo e mi fa realizzare quante cose non avessi colto, piombandomi in una certa ansia.
(Perché soffrire di becere ansie quotidiane da Lexotan in borsetta quando si può convivere con una costante ansia da prestazione?)
Ma questa roba mi fa sentire a mio agio.
La giurisprudenza è un ottimo compromesso tra speculazione moraleggiante e pratica, perlomeno a certi livelli. È questa sua ambiguità a placarmi (posso speculare fondendomi il cervello senza sentirmi eccessivamente radical chic), a farmela amare e odiare. Ma ve l’ho già detto.
Vorrei il tempo – come l’ho desiderato quando ho studiato Diritto Internazionale – di analizzare ogni singola Costituzione. Mi trovo così, di nuovo, a sbattere la testa contro due grandi certezze, o meglio contro il muro ben levigato che formano: il mio amore per la materia e il mio rifiuto di studiarla pura. Iscrivermi alla facoltà di giurisprudenza in Italia significa vincolarmi all’Italia – mi ero trovata ad affrontare questo discorso con una ragazza russa a Kiel, giurista, che si era messa a dare esami in ERASMUS che a nulla le sarebbe serviti in Russia. Le ho fatto notare che probabilmente voleva trasferirsi in Germania. Ha annuito.
Mah.

Hurricane dei 30 Seconds to Mars è stata scritta a Berlino. Sono un genio.

Sono arrivata a dire che potrei andare da un medico per il mio rapporto agli sgoccioli con il cibo. Siamo nella fase in cui mi è passata la fame dopo 5 bocconi, ed è veramente fastidioso. Fastidioso. È simile alla sensazione che si prova quando non si riesce a venire e il corpo suda più per la frustrazione che per lo sforzo fisico.
(Di contro, infatti, ho sviluppato un desiderio aggressivo di scopare – o il desiderio di scopare aggressivamente?)
Ciò nonostante, credo attenderò prima di vedere che accade al mio rientro alla vita – ossia, non appena ricomincerò a uscire di casa. La parte problematica è quella, perché il mio essere schizzinosa a random nei confronti di diversi cibi fa sì che al mio entrare in un bar io cerchi amareggiata il cibo più neutrale – e qui sorge la domanda: “Che cazzo è un cibo neutrale?” Non lo so. Sarei felice di mangiare pietanze insapori, così potrei non sentire il sapore di muffa dei formaggi, quello di morte della carne, quello di conservazione coatta del pane.
Il sapore di cadavere della carne è un mio vecchio Leitmotiv, quello per cui vado ripetendo che mangerei creature appena sgozzate. (Sono il genere di persona che inorridisce quando qualcuno dice che ha cucinato tal carne in questo e questo modo per eliminare il sapore forte di selvaggina – “No! Ma sei folle?!” – per non parlare di quei folli che osano cucinare salmone, tonno e altri tipi di pesce.) Probabilmente non sto facendo altro che seguire il percorso descritto in tante opere di fiction, quella trasformazione da umano a creatura semi-paranormale cannibale – insomma, sbranerò la vostra carne viva e pulsante, che non saprà di morte né di conservanti né di muffa.
Volontari?
In questa seconda (o terza? O quarta? Maledette compilazioni) fase del mio conflittuale rapporto con il cibo mi trovo a quello stadio di disillusione che fa sì che mi passi direttamente la fame. Credo ci siano diversi livelli di attrazione nei confronti del cibo, con un estremo che fa mangiare per golosità anche quando si è pieni all’altro, quello per cui mangi quando il tuo stomaco brontola, con tutta una serie di sfumature nel mezzo. Tendo sempre più verso il secondo estremo, e senza sforzo, anzi, mi sforzerei in senso opposto, ma semplicemente il mio stomaco brontola più raramente rispetto a prima. Insomma, mi sento come fossi de-sessualizzata, e a questo punto potrei prenderla in due modi: o positivamente, dicendomi che sto per raggiungere il beato stato dei santi, o negativamente, dandomi della frigida alimentare. È sempre il solito dilemma umano, temporaleVSspirituale, simbolico accaparrarsi forza vitale da una parte e astensione santificatrice dall’altra.
Una delle parti peggiori della faccenda siete ovviamente voi, oh coevi, che al mio mangiare come un canarino esternate invidia, mentre io invidio il vostro desiderio di un elaborato piatto a caso.
Verrò rapita, probabilmente, e orribili esperimenti verranno fatti sulla mia persona per trarre il segreto, che verrà chiamato Il Segreto, e sarà quello che permetterà alle prossime generazioni di dimagrire per mancanza di fame. Mi troverò circondata da rapaci dottori senza scrupoli che analizzeranno freudianamente il mio passato alla ricerca della causa, iniettandomi sostanze illecite e il tutto finirà old fashion, con me legata a un lettino e dosi di elettroshock – quest’ultima parte è dovuta a VB e ai suoi studi per il Museo Criminologico a Roma, per cui fa da guida.
Il posto è carino, nel senso che è museo di se stesso, nel senso che è stato allestito eoni fa e da allora non è più cambiato. Si respirano ancora le teorie credute di Lombroso, il ricercare il gene della criminalità, l’analisi demodè della fisionomia di una persona alla ricerca di quei segni che la identificano come criminale. Ovviamente tal luogo acquisisce un suo crudele fascino se ci si va accompagnati da Foucault e Genet – per questo, facendo pubblicità, vi consiglio di andarci con VB come guida, anche perché la poverina si deve essere seriamente danneggiata mentalmente per studiare tutte quelle atrocità.
E poi, se aspettate un po’, ci troverete anche me, nella vetrina “La cannibale del lombardo”.

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2 comments

  1. “Permetterà alle prossime generazioni di dimagrire per mancanza di fame.”
    Esiste già. C’è un meccanismo medico piuttosto perverso che permette all’individuo di non avere fame. Non ne conosco i costi.

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