Puttane, martiri e cospiratrici.

Il problema si presenta al risveglio, quando la relazione mente-corpo non ha ancora avuto modo di essere filtrata da vanità quali l’auto-controllo e la mediazione dei sensi, e quindi il solo premere il polpastrello del pollice sui tasti del cellulare mi causa un pungente dolore.
Dovrei smettere di modellare fil di ferro, ma finirò invece con il circondarmi con i miei idoli steam-punk e con il parlare a loro di tutto, senza più la necessità di aggiornare questo blog.
Devo solo arrivare a quel punto in cui riesco a considerarli vivi e altri-da-me, e allora voi – coevi e posteri – non sarete più necessari.
Se pensate che una tale pratica potrebbe essere sintomatica di una certa alienazione, riflettete su tutte quelle persone che tengono un diario segreto.


Il fine ultimo della creazione non ha, di Bunker, la scioltezza data dall’aver vissuto sulla propria pelle il contesto narrato (o non ha la capacità di ricrearla). Ha più il tono dell’introduzione al carcere, rappresentato con immagini di violenza espressionista (che bello trarre termini dal repertorio abusato delle recensioni).
Ha qualcos’altro, di abbastanza unico, e s’incarna nelle descrizioni di Juliette Devlin, ospite non prevista nello scenario apocalittico (carcere in rivolta, terra di nessuno, anarchia totale, il delirio che coglie le città conquistate e assediate, squarci alla Bosch – espressamente citato – sull’innata e inconscia crudeltà umana). Willocks fa il progressista e si mette nella testa di Devlin, progressista a sua volta, donna che va oltre tutte quelle stronzate sulle donne da Venere e sugli uomini da Marte e via discorrendo. Devlin non viene, come molte suoi simili letterarie, elogiata sì ma non troppo, ossia elogiata ma non al punto di risultare più mascolina del protagonista maschile. Per ora (sono a pagina 328) c’è un buon equilibrio tra i due protagonisti, e la loro differenza di carattere non serve a giustificare l’ormai accettata inettitudine delle donne nei climi di violenza. Insomma, lodabile – se non realizzassi che Devlin, nel non assumere il ruolo della donna che dimostra di essere forte, ne ha assunto un altro: quello del ragazzino novellino che viene introdotto in un mondo da "cane mangia cane" e deve quindi conquistarsi la stima altrui. Molto Bildungsroman, insomma – insomma, Devlin mi ricorda Ron Becker in Animal Factory, e non so se sia un passo avanti o uno indietro nelle da me tanto odiate questioni di gender.
Mettendo da parte le tediose questioni di gender, ho sviluppato una passione per lo psicopatico di turno (Grauerholz) a una vaga antipatia per il fatto che il protagonista è quel genere di personaggio che viene rispettato anche se non aggressivo (facile modo di mantenersi politicamente corretti).
I passaggi che citerei sono aumentati, rivelandomi un Willocks capace di avere visioni del mondo più vicine alla mistica che alla filosofia – ci piace, ci piace.


Mi sono svegliata realizzando di aver sognato J e il fatto che non era la prima volta. Ha una sagoma ancora confusa, nel senso che al risveglio non riesco a ricordare come fosse nei miei sogni rappresentato, e mi rimane quindi solo la sensazione a questo simulacro collegata. Tende al positivo-neutrale, ossia quella positività rilassante che ti dà una stanza in cui ti senti a tuo agio. Non mette in allerta il mio inconscio.
Complimenti, J. Sei entrato nel repertorio delle comparse dei miei sogni. E l’unica cosa che ricordo è che mi parlavi di Genet – o ne parlavi in un tuo libro – no, lo citavi sottilmente, stile intellegenti pauca, coglievo e ne parlavamo.


Facciamo un caffè.
È la frase che apre pause, perché le sigarette non hanno e non hanno mai avuto tale ruolo nella mia vita. Fumo mentre leggo, scrivo, penso, sistemo casa – posso fumare anche mentre mangio e scopo.
Il caffè è diverso, va preparato. La caffeina che scende nel mio corpo lo rilassa – quel paradosso poco paradossale agli occhi di chi convive con una dipendenza.
Facciamo un caffè.


Su Facebook adesso gira:

Tra amiche abbiamo deciso di fare qualcosa di speciale su Facebook.
In un periodo in cui la stampa, voyeristica e morbosa, sembra attribuire alle donne come unica professione "il lavoro più antico del mondo"; riscopriamo le grandi donne del passato, per permettere a quelle del presente di avere modelli diversi di identificazione e non inibire lo sviluppo di quelle del futuro.
Scegli una grande donna della storia e usane la foto nel tuo profilo.
Inoltrate questo messaggio a quante piu’ donne conoscete e FACCIAMOGLIELA VEDERE NOI!!!

Io, come al solito, applico il principio della Lokasenna e divulgo.
È meglio delle precedenti degradanti catene (Per far impazzire gli uomini mettiamo sul nostro status il colore del reggiseno che indossiamo, solo il colore, così non ci capiranno niente e impazziranno! e cose dal simile tenore), e come idea non sarebbe male, ma mi rimane l’insoluta domanda: perché in segreto?
E cos’è quel "facciamogliela vedere noi"? A chi?
Citerei Qualcosa del genere, da me amato per lo scrivere entries che sono Lokasenne, e che nell’ultima ha omaggiato il pubblico con:

L’altra sera Alessia Marcuzzi stava facendo la paternale ad un tizio del Grande Fratello per aver dato della troia ad un’altra concorrente. “Hai insultato tutte le donne!” – tuonava retorica la Marcuzzi, mentre dalla scollatura due poderose tette fronteggiavano impavide la barbarie dermatologica dei quarant’anni.
Qualcuno sa spiegarmi per quale motivo da qualche tempo a questa parte qualunque insulto ad una donna diventa automaticamente un’offesa rivolta all’intera popolazione femminile? Sono l’unica mente semplice a pensare che, probabilmente, il tizio in questione non volesse lanciare un irrispettoso anatema contro il generalizzato degrado morale del gentil sesso ma stesse semplicemente dicendo a Monica – e solo a Monica – che è una lurida puttana succhiacazzi?
Fossi in voi donne piuttosto mi sentirei oltraggiato da quella vacca ottusa di Alessia Marcuzzi per aver anche solo lontanamente ipotizzato che – nonostante le ore che avete trascorso a studiare procedura civile, la posizione lavorativa rispettabile e la discreta emancipazione economica – la sola evidenza di possedere una vagina vi costringa a identificarvi emotivamente con la prima troietta leccascroto che sculetta su un cubo di canale5.
Berlusconi dice a Rosy Bindi che è una cozza? “Siamo indignate! Umilia le donne.”
No, sta solo dicendo che quella figlia di puttana è disgustosa come uno scorfano che sguazza in un cesso schizzato di diarrea nel bel mezzo di un videoclip dei Crystal Castles.
Non è che tutte le volte che qualcuno dà della testa di cazzo a Cicchitto mi sento offeso in quanto uomo.

Amo Qualcosa, come si amano tutte le critiche prive di istinto di sopravvivenza. Ciò non significa che abolirei ogni forma di indignazione dinnanzi a un degradamento mediatico della "donna" (qualsiasi cosa essa sia), ma di indignazione in Italia ci siamo sufficientemente abbuffati, mi pare. E poi il problema viene riproposto sempre con lo stesso manicheo schema di base, ben riassunto dal dire che "anche le donne sono [aggettivo qualificante]". È quell’anche che vi fotte, infervorate femministe moderate, come il "anche i gay sono [aggettivo qualificante]". Con l’omosessualità si raggiungono a volte picchi adorabili, riassumibili in un "anche i gay sono normali".
Perché è di questo che parliamo, genderizzato popolo: di norma. E la norma italiana, ossia la neutralità italiana, è riassunta in un maschio eterosessuale. Un maschio eterosessuale non deve dimostrare in continuazione di essere normale, e quindi può permettersi – ad esempio – una certa divertente volgarità senza dover temere di esserne marchiato. Io amo quella certa divertente volgarità e quindi mi ritrovo ad amare più uomini che donne – e questo potrebbe far dire a qualcuno che stimo più gli uomini che le donne, ma sarebbe sbagliato, sbagliato come dire che i bianchi sono più portati dei negri (indignatevi anche per questa parola – facile indignarsi per le parole) per la giurisprudenza in un Paese in cui il 98% della popolazione non bianca è troppo povera per permettersi degli studi universitari. Diventare un avvocato non fa diventare un negro una mozzarellina (per questa non vi indignate, vero?), e una certa divertente volgarità non fa di me un uomo.
Percorrendo i nessi di questi sillogismi aristotelici all’inverso, il fatto che io abbia una vagina non significa che io sia una puttana (nel senso squisitamente arbitrario usato dalla catena di Facebook) – ma vero è che in certi contesti sei marchiato a priori e quindi devi dimostrarlo, di non essere una puttana (come Juliette Devlin deve fare il suo apprendistato per mostrare di essere incapace di spaccare le rotule a qualcuno con una chiave inglese, perché nel contesto rappresentato da molti libri il primo requisito per spaccare le rotule a qualcuno con una chiave inglese non è l’avere una chiave inglese, ma l’essere un uomo).
Ciò nonostante, trovo abbastanza paradossale il dimostrare al mondo che anche le donne possono essere o non essere puttane con una catena per sole donne. Voglio dire, immagino che gli abitanti delle homelands sudafricane nel periodo dell’Apartheid non si sarebbero sentiti poi così dispiaciuti all’idea che fascicoli mostranti la validità della cd. "razza negra" fosse al pari di quella della cd. "razza bianca". Magari qualche "folle" bianco poteva credere in tale parità.
Mi piacciono paragoni tra femmine e negri, perché le questioni di parità nel secondo caso sono state – perlomeno in certi ambienti – risolte eliminando il problema alla nascita, ossia negando che esista una cd. "razza negra". Scienza dice che di razza ne esiste una sola: quella umana. Spero così che un giorno anche i problemi legati alla parità tra uomini e donne siano risolti smettendo di collegare qualsiasi cosa (tratti caratteriali, fisici – a parte gli organi genitali e le tette, ok – inclinazioni religiose, alla violenza, etc…) alla forma degli organi genitali.
Un folle bianco in Sudafrica da me apprezzato è Rian Malan, che ha scritto My Traitor’s Heart, un libro che consiglio perché mette in mostra i problemi che sorgono quando credi nella parità tra differenti colori di pelle ma ti rendi perfettamente conto che fai parte di un 8% della popolazione a cui conviene non cambiare il regime di Apartheid. E non solo per questioni economiche. Ci ho dovuto pensare da donna bianca europea, che crede in certi valori (tipo: la parità tra i sessi), e che – se dovesse lasciare a certe popolazioni la possibilità di riprendersi un certo potere – lascerebbe al contempo a queste popolazioni la possibilità di istituire una società in cui gli uomini sono considerati superiori alle donne. Insomma, immaginiamo ci sia un gruppo etnico X vessato dalle solite multinazionali fantasma con sede in Europa, e che tale gruppo etnico consideri gli uomini superiori alle donne, e che voi siate donne: potendo, lascereste loro il comando del Paese in cui vivete?
Il problema di Malan era un po’ diverso: da bianco, assieme a molti altri bianchi, ha cominciato a temere per la propria vita. Si è reso conto del fatto che il bantu che incontrava per strada non poteva sapere chi Malan fosse (ossia una persona che lavorava attivamente per l’abbattimento dell’Apartheid), poteva solo vedere un bianco – e i bianchi erano gli oppressori.
Mi domando, in riferimento alla catena di Facebook, se gli uomini siano gli oppressori da cui bisogna difendersi (FACCIAMOGLIELA VEDERE NOI!!!).
Malan diceva che nessuna classe dirigente commette suicidio – idea che giustifica le rivoluzioni. Chissà se aveva ragione.
La grande differenza è che in Italia non esistono leggi che discriminino. Ci sono regole che lo fanno, beninteso (vedasi: sport – e le aspettative al ribasso nei confronti delle donne che sanno tanto di noblesse oblige), ma soprattutto regole culturali.
Ma, se dovessi fare un appello, mi rivolgerei a tutti. Agli uomini che pensano che le donne siano tutte puttane (e non ne conosco molti, non abbastanza da organizzare un piano massonico mezzo Facebook), a quelli che accettano che le donne siano loro pari come si accetta l’esistenza degli omosessuali a patto che non ci provino con te (a tutte le persone che me l’hanno detto e me lo diranno: siete degli ipocriti del cazzo – soprattutto se ci avete provato con me, perché dovrei dirvi che accetto la vostra eterosessualità a patto che non mi molestiate con essa – d’oh, penso di averlo detto spesso) e poi alle donne, in generale, perché non posso dire che una donna non deve cucinare per il compagno, ognuno deve essere libero di godere della propria vita come preferisce, quindi dovrei rivolgermi a tutte le donne che non si sono analizzate per capire quante delle loro scelte siano dettate da una società in cui esiste un Apartheid culturale di gender non istituzionalizzato.
Ci sei tu, ad esempio, che vuoi un salario pari a quello del tuo compagno, ma pretendi che chi ti corteggia ti paghi la cena al primo appuntamento.
Tu, invece, non sopporti quando vengono fatte battute sull’incapacità di una donna di sistemare una tubatura, e quando vi si è allagato il cesso hai con piacere lasciato a tuo fratello il piacere di aggiustarla. Non sai neanche dove viene tenuta la cassetta degli attrezzi in casa.
Tu, però, sei peggio. Hai zittito il collega quando ha detto che le donne sono per natura più deboli, e poi hai spiegato alle amiche come un uomo che non si dimostra più forte di te a letto non ti faccia bagnare – è più forte di te, è natura. La tua amica, invece, quella che ti ha consolato dopo l’uscita del collega della debolezza delle donne, si sente in diritto di scoppiare in lacrime quando suo marito non si ricorda del loro anniversario perché le donne sono più emotive, cioè sono più sensibili, e gli uomini non possono capirle e quindi non ha neanche cercato di spiegare a suo marito perché nel bel mezzo di una scopata lei si sia messa a piangere (non si è messa piangere perché è sensibile, ma perché è una debole del cazzo, che vive in una cultura che accetta il fatto che lei sia debole, e quindi si è messa comoda).
Tua cugina, invece, ti ha raccontato di come due notti fa lei e il suo compagno abbiano sentito uno strano rumore provenire dal piano terra, e di come lui sia sceso a controllare – a parte che i film horror insegnano che non bisogna mai dividersi, se tiene a suo marito non poteva scendere lei?
E quella il cui ragazzo, per difenderla (da un insulto, cioè, era un complimento, ma era un complimento offensivo, e dato che le parole feriscono più della spada, è logico reagire con le nocche), ha fatto a botte con un tizio in discoteca, e lei è scoppiata in lacrime preoccupata, non poteva muovere il suo culetto fasciato e cercare di dividerli?
Meglio starsene a letto, senza sapere dov’è la cassetta degli attrezzi, dopo una scopata in cui lui si è massacrato chiappe e bicipiti per pompare come un vero uomo, a scegliere un personaggio storico femminile per il profilo su Facebook.
Parteciperei all’iniziativa, se mi venisse in mente un personaggio storico femminile degno. Ma ho lo stesso problema che mi si presenta con una certa divertente ironia: le cose che mi fanno amare un personaggio storico le trovo di rado nelle donne.
Si è cercato tantissimo – abbastanza da riempirne scaffali in libreria – di rivalorizzare le donne partendo dalla storia, ma l’unico risultato è stato il dare un connotato positivo alle puttane, alle martiri e alle cospiratrici, perché la storia a nostra disposizione questo offre. Puttane che a furia di darla alle persone giuste sono riuscite a conquistarsi un po’ di potere (ossia quello per cui si accusano le "escort" oggi), martiri che hanno risolto la questione di gender uscendo dal gioco (ossia dal sistema dei matrimoni della vita laica) e grandi donne che, per quanto grandi fossero, avevano sopra un marito-re o un fratello-re. Non è colpa loro: sono certa che Veronica Franco avrebbe preferito nascere con il potere con cui è morta senza passare dal compiacere la vanità e i testicoli di mezza Venezia, quindi – oh miei emancipatori – la soluzione non sta nel dare dignità alla professione "prostituta" (quella è una faccenda a parte), altrimenti ci si ritrova con gli scaffali delle librerie pieni di libri che – sull’onda di una rivalutazione della femminilità nella storia – usano pagine e pagine trastullandosi con dettagli anatomici e posizioni sessuali che riconfermano il solito cliché copia/incollato da playboy (e so che sia donne che uomini attingono da lì, perché vado a letto con entrambi e vedo le pose in cui vi mettere – entrambi).
Elisabetta I, che purtroppo mi sta sulle palle, aveva probabilmente capito che l’unico modo di non soccombere alle leggi sessiste del suo tempo consisteva nel non sposarsi – e ha scelto di diventare una martire (vergine) per non diventare una cospiratrice alle spalle di suo marito. Ma mi sta sulle palle, quindi non posso metterla su Facebook.
Ci sarebbe la Papessa Giovanna, dato il mio amore per il clero, ma il suo significato storico è abbastanza chiaro: non potendo diventare una grande donna, si è finta uomo diventando un grande uomo – riconfermando le scale di valori.
Personalmente amo molto un Wallenstein come figura, come epopea di vita, ma dove la trovo una donna che ha messo su un esercito? Giovanna d’Arco non vale, appartiene alla categoria "martire" e non poteva spassarsela scopandosi le puttane (maschi o femmine che fossero) al seguito. Sono certa che esiste una figura femminile paragonabile a Wallenstein, nella storia c’è di tutto con il conseguente ricadere nell’eccezione che conferma la regola, ma in quale archivio dovrei infilarmi per trovarla? E troverò una sua immagine da mettere su Facebook?
Anche Jan van Leiden, a suo personalissimo modo, è stato un martire – con 16 mogli.
Joachim Peiper non è male, come modello militare di personaggio storico, ma non conosco molte donne che sono state le più giovani SS-Standartenführer – non conosco neanche molte donne che sono state SS-Standartenführer – conosco Beate Uhse, che durante la guerra era una pilota, ma la conosco perché ha fondato la più grande catena di sexy shop tedesca (e torniamo alla sfera "puttana").
Vorrei tanto partecipare alla rivalorizzazione dei personaggi femminili nella storia, ma il mio problema di fondo è che i valori che mi attirano sono collegati a gozzoviglia (ed è meglio essere lenoni che puttane, non trovate?) e potere (senza l’umiliante consapevolezza che il primo erede maschio di passaggio può fregarti il trono) assieme, aggiungendovi lateralmente un certo gusto per i giochi politici (non eseguiti manovrando mezzo contrazioni vaginali un potente personaggio politico).
Il mio problema di fondo è che non voglio fingere di credere che fare la puttana o la martire o la cospiratrice corrisponda all’avere una posizione invidiabile. Nay.
Chi ha letto tanta letteratura scritta da gente morta sa che in un’opera di fiction di 150 anni fa è inutile cercare un personaggio femminile in cui immedesimarsi (tranne rare eccezioni – Maria Stuart di Schiller), perché di norma sono poco caratterizzati. Non è un caso che Flaubert sia passato alla storia per aver scritto Madame Bovary. Preso per buono ciò, si può comunque trarre da un classico qualche perla da serbare dentro: basta arrendersi al fatto che le virtù esemplari invidiabili compaiono in personaggi maschili. Ho amato a morte Notre-Dame de Paris per gli esemplari umani rivelati, e Hugo sarebbe stato uno storico da due soldi se avesse messo in scena un arcidiacono donna, un capitano delle guardie di Parigi donna e una poetessa di strada: sarebbe stato alquanto inverosimile nel Basso Medioevo. Lo sarebbe meno oggi, arcidiacono a parte, ma oggi esiste una società per cui esiste una posizione ricopribile da una donna che la metta nella stessa bruciante situazione di un Frollo.
La moda di rivalorizzare le donne per mezzo della storia, immagino, prenderebbe Esmeralda e cercherebbe di darle dignità – e, parlando di zingari e immaginando che il sesso non esista, voi preferireste essere il capo della corte dei miracoli o una zingara sfigata che si attira l’amore delle persone sbagliate? Ok, in effetti credo che il problema alla base possa stare nel fatto che diverse persone preferirebbero la seconda.
Sono stati gli women studies e i post-colonial studies ad asserire più volte che Joseph Conrad era un razzista misogino, ma chi non lo era ai tempi rispetto ai nostri canoni? Anziché cercare in Conrad un esemplare di donna dignitoso, perché non trarre da Conrad ciò che di buono c’è per attualizzarlo indifferentemente dal sesso di nascita?
Se dimenticate il sesso di nascita dei personaggi nel Faust, e vi domandate chi vorreste essere, preferireste essere il personaggio che viene sedotto e abbandonato o quello che seduce nel tentativo di accrescere se stesso?
Se dimenticate il sesso di nascita dei personaggi de I promessi sposi, e vi domandate chi vorreste essere, preferireste essere un misterioso individuo che ha uno stra-potere su diversi bravi o un essere umano costretto alla reclusione e alla castità e che non ha modo di decidere il proprio destino?
Se dimenticate il sesso di nascita dei personaggi de Il ritratto di Dorian Gray, e vi domandate chi vorreste essere, preferireste essere il dandy da tutti agevolato o l’attricetta che acquista senso nel momento in cui viene notata e lo perde non appena non risulta più attraente?
Su Facebook vedo come avatar, a parte la sopraccitata Elisabetta I, Cleopatra – tolto il sesso, avreste preferito essere lei o Giulio Cesare?
Devo continuare?
La smettete di chiedere alla storia di partorire donne in posizioni anelabili, se le donne nella maggior parte della storia non potevano neanche anelare a certe posizioni?

Virginia Woolf, nel 1938, scrisse (in relazione alla guerra):

All these facts will convince her reason (to put it in a nutshell) that her sex and her class has very little to thank England for in the past.
[…]
Therefore if you insist upon fighting to protect me, or ‘our’ country, let it be understood soberly and rationally between us, that you are fighting […] to procure benefits which I have not shared and probably will not share.

Virginia Woolf ha scritto Orlando, che ha la magica proprietà di mostrare cosa succede a un uomo se diventa una donna: cosa succede alla sua posizione sociale, alla sua libertà, alle sue proprietà.
Potreste smettere, nel goffo tentativo di chiedere alle donne nella storia di essere qualcosa che non potevano essere anche se avessero voluto, di rafforzare il legame tra le donne e le puttane, le donne e le martiri, le donne e l’idea che cospirino bisbigliando? Voglio dire, la suddivisione delle donne in angelicate e puttane colora già abbastanza la visione del mondo di parecchi uomini (nonché di donne stesse, che si sentono angelicate quando vengono ferite e si fanno puttane quando vogliono piacersi).

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6 comments

  1. [Parteciperei all’iniziativa, se mi venisse in mente un personaggio storico femminile degno.]
    What about Budicca? http://it.wikipedia.org/wiki/Budicca
    By the way she lived in a society that seams to have accepted equal rights for men and women.
    And why don’t you like Elisabeth I? because she was English or for somthing else?

    1. furthermore, I think you will like this:

      The sexual freedom of women in Britain was noted by Cassius Dio:[69]

      …a very witty remark is reported to have been made by the wife of Argentocoxus, a Caledonian, to Julia Augusta. When the empress was jesting with her, after the treaty, about the free intercourse of her sex with men in Britain, she replied: “We fulfill the demands of nature in a much better way than do you Roman women; for we consort openly with the best men, whereas you let yourselves be debauched in secret by the vilest.” Such was the retort of the British woman.
      —Cassius Dio

      http://en.wikipedia.org/wiki/Celts

      1. Are you trying to persuade me of the superiority of the English? As usual?

        Well, firstly, I don’t think notable women have never existed before today (or, better, tomorrow), but historical records regard some aspects of human ‘actual’ history (namely, whatever happened), and I mean that we “remember” those people who had a certain kind of power (even though today cultural studies try to make research about less ‘notable’ aspect of history, such as the daily life of a farmer).
        Therefore what we call “history” can’t consider all those valuable human beings (whether male or female) who lived in the past but had no power – that’s why I wrote it was useless to search for notable women in the past – because, normally, they did not join those kinds of powers.
        There would be much to say about history itself. As I probably told you, monogamy isn’t the only practice humanity develop throughout history, but those few records we could have drawn info from have been ignored (they were “savages”, not worth being recorded) or completely deleted (with the population itself).
        That’s why I wrote that I could find a female Wallenstein, but where? And would she be so important that I can find even a picture of her?

  2. Da escort ho potere? Hum!

    “perché le donne sono più emotive, cioè sono più sensibili”
    Perché io non le incontro mai?
    Quelle che incontro io son tenere come un sasso e senbili come la pozzolana…

    “Mi domando, in riferimento alla catena di Facebook, se gli uomini siano gli oppressori da cui bisogna difendersi (FACCIAMOGLIELA VEDERE NOI!!!).”
    La maggior parte delle donne che scrivono queste cose non sanno cosa siau na donna se non per quello che hanno tra le gambe e in questo caso poco usato.
    Caterina Sforza, dopo la cattura del figlio Ottaviano, salì sulle mura di Forì e dal bastione principale in risposta alla richiesta di riscatto (in uso all’epoca per i militari titolati) si alzò la gonna e battendosi una mano sull’utero fece presente all’esercito sottostante che se voleva ne avrebbe sfornato un altro e che se Ottaviano era stato catturato potevano ben tenerselo, evidentemente valeva poco.
    Caterina non fu una puttana, fu una donna di potere e seppe avere il polso di ferro.
    Simil faccenda per Caterina de’Medici.
    Mi rendo conto di avere un’altra visione della donna e dell’uomo.

    1. In primis, leggi i commenti al gesuita qui sopra, così non li ripeto, su storia e sue “fonti”. Avrei dovuto fare un discorso sulla storia, ma avrei impiegato tomi, e così ho preso una nozione di storia 4dummies, senza considerare – o meglio, considerandolo implicito – che la cd. “storia” non è la registrazione puntuale di dati realmente avvenuti, ma un accumulo di rappresentazioni gestite da chi detiene il potere di rappresentazione, di epoca in epoca, sì che noi oggi abbiamo a disposizione certe fonti e non altre (perché ai tempi considerate non importanti e quindi cestinate), e tra queste fonti utilizziamo quelle che riconfermino la nostra visione del mondo, mettendone in ombra molte.

      Secondo, io non ho una visione della donna e dell’uomo, perché per me sono invenzioni (piuttosto recenti, direbbe Foucault).
      Di conseguenza, neanche io so cosa sia una donna – dato che per me è un costrutto culturale.
      Tu probabilmente lo sai per metà: abbiamo discusso di come tu sia “donna” (da playboy) a letto con uomini. (Lol, potrei far diventare questa faccenda una recriminazione lesbo della peggior specie.)

      Concludendo, perché stracazzo devo sbattermi come uno storico andando per archivi per trovare un personaggio storico femminile che abbia il ruolo di un Wallenstein, di un Jan di Leida, di uno Joachim Peiper? Non faccio prima a usare direttamente loro come modelli per dire “Mh, non sarebbe male provare quella vita” o “Mi ispirano un personaggio”, dato che per me – persona che non sta facendo una ricerca storica – basta e avanza la loro immagine storica? Non devo dimostrarmi che le donne sanno sparare, predicare e non dormire per tre giorni di fila nelle Ardenne: lo so già. Non necessito, quindi, che il personaggio che prendo come spunto sia munito di vagina per dirmi: “A me, persona di vagina munita, incuriosiscono tali vite e mi piacerebbe sentire che sapore hanno.” Non archivio separatamente le competenze a seconda del sesso del personaggio storico (“Dunque, storia mi insegna che gli uomini sanno sparare, predicare, non dormire per tre giorni… Le donne invece sanno complottare, mostrare gli organi genitali al pubblico ludibrio, etc…”). Quindi perché devo sbattermi tanto? Per dimostrarlo al popolo? Rileggiti il mio paper sul nazionalismo canadese, parte sull’uso della storia – la parte in cui criticavo l’esimio multiculturalista che negava ogni ingenua mistificazione della storia per poi ricadere, fatalmente, sull’uso della storia per modificare il presente.

      La donna dell’utero non dimostra che le donne sanno imporsi né più né meno di quanto Wallenstein dimostri che gli uomini sanno imporsi. Sono solo personaggi storici.

      Oltre a ciò la donna dell’utero rientra nel cliché della donna che “usa” l’uomo (i figli, in questo caso) per detenere potere. Nel quadro che dai non minaccia l’esercito di ridurli tutti a pezzettini di propria mano, ma di un futuro erede che semmai lo farà al posto suo perché più valido di quello rapito.

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