Di generi abortiti e di altre bussole senza ago.

Gli idoli steampunk si accumulano sul calorifero, guardando il mondo con i loro indifferenti sguardi bullonati.
Indici e pollici, intanto, acquistano quella dolorante ruvidezza che piacerebbe tanto a Genet. (Quand’è che Genet è entrato nella mia coscienza? Deve essersi intrufolato inseguendo il generale Tanz.) A me meno. Mi toglie sensibilità ai polpastrelli, e ciò in certi frangenti è fondamentale.
A proposito di Genet, ho chiesto a VB di dare un’occhiata nelle librerie in cui passava alla ricerca di Querelle de Brest. Potrei anche cercare la trama del suddetto e copia/incollarvela qui, ma non prendiamoci per il culo: Genet parla sempre della stessa cosa (che non è, per la precisione, il cazzo).
Abuso però di wiki per farmi dire che il protagonista, oltre a essere un marinaio, is also a thief, a prostitute, an opium smuggler, and a serial killer – ossia è il riassunto di ciò di cui Genet parla sempre.
Mi rammarico di non avere qui Diario del ladro, perché avevo sottolineato un passaggio in cui Genet sottolineava il potere estetico del nazismo (all’estero), ossia quello derivante dall’essere al contempo la Polizia Suprema e il Supremo Criminale. Parlava anche di come Corona e Prigioni siano i due vertici di un’unica struttura, come un castello e il suo riflesso in un lago – ma sottolineare libri è una pratica feticista, e il Dio che Ride punisce la mia vanitas facendomi prestare i suddetti sottolineati libri quando ne avrei bisogno.
Il Dio che Ride attende anche il momento in cui avrò finito di leggere Querelle de Brest e con questo avrò dato fondo ai romanzi scritti da Genet. È il lato negativo della mortalità degli scrittori: non hai più niente in cui sperare. Potrei anche accettare la contemplazione dell’infinito – ossia accettare l’ipotesi di rileggere all’infinito le sue opere – ma la cosa mi angoscia – come mi angoscia il rendermi conto di aver letto tutto in traduzione, in mancanza (ma verrà ovviata, questa mancanza) di una padronanza del francese (molto salda padronanza – ma è sempre così: i miei autori stranieri preferiti sono tendenzialmente per me illeggibili in originale).
Tim Willocks (Il fine ultimo della creazione) non è male. La traduzione è a tratti confusionaria, e dovrei averlo in originale tra le mani, ma ci sono limiti anche alla traduzione più creativa. A fine lettura ci saranno diversi passaggi che vorrei aver sottolineato, ma mi basta il generale continuo avere Bentham come riferimento, esplicito e implicito.
Ho chiesto a What Should I Read Next? what I should read next, ma non è stato granché utile. Vedete, miei lettori suddivisi tra quelli senza particolare gusto e quelli a compartimenti stagni, la verità non è che io non sia una lettrice di genere, lo sarei, se esistesse il genere “architetture benthamiane”. Ma non esiste. Lo userei per il preciso scopo per cui si ricorre a un genere: andare sul sicuro e leggere una letteratura che non ti riserva sorprese. Ma non esiste. La verità, oh miei lettori divisi tra lettori della domenica e lettori dai gusti sopraffini, è che non esiste persona che si salvi dall’avere gusti ossessivi: semmai ne esistono i cui ossessivi gusti non corrispondono a un genere riconosciuto. Vi ricordate Manganelli? Ve lo citai come esempio di letteratura alta, altissima, da vertigini, incomprensibile per farvi andare su tutte le furie in quanto a prima impressione scritta apposta per dirvi “oh popolino, voi non potete leggermi” – beh, Manganelli me lo passò un tizio il cui gusto ossessivo tendeva ai tempi verso gli snuff movies – che sono sì un genere, ma illegale, quindi non istituzionalizzabile. Così, se chiedo a What Should I Read Next? what I should read next il sito mi risponde facendo leva sui temi riconosciuti. Che è poi quello che il mio limitato cervello sa fare, fa, e si ribadisce che quello di cui parla sempre Genet non è il cazzo di un marinaio succhiato da un galeotto, o mi basterebbe darmi alla letteratura gay; e non è neanche la vita di un ladro, perché se così fosse potrei darmi alle biografie di celebri ladri; è qualcosa che sta a metà tra gli esiliati di Genet, gli internati machiavellici di Musil, i perdenti di Testori, i recidivi di Bunker e gli spietati deliranti di Littell, ma solo se illuminati da un profeta rimbaudiano – ed ecco che il sistema di catalogazione del mio cervello va in tilt e si ritrova in mezzo al nulla.
Ci sono dei biechi modi di trovare una soluzione, metodi matematici che nel 75% dei casi non funzionano.
Se ad esempio unisco la tag “guerra” alla tag “tedescaggine” alla tag “omosessualità” ne esce La morte della bellezza di Griffi – ma già il titolo unisce il sublime all’eleganza, e certi accostamenti poco mi convincono.
Se invece unisco la tag “Foucault” a delirii rimbaudiani esce un Hallucinating Foucault, e probabilmente andrà meglio.
Tropic of Cancer, invece, ha dalla sua semplicemente una prosa accattivante e il fatto che troppo spesso è stato accostato da terzi (ossia, oltre a me e Me) alla sottoscritta.


Anche Genet è diventato una tag – ma il Dio che Ride mi ricorda che certe parole diventano tags solo dopo essere state significate (per il verbo “significare” vedesi L’insostenibile leggerezza del potere) dalla sottoscritta, e quindi le tags sono fondamentalmente un feticcio – oh, vanitas vanitatum et omnia vanitas – quanti tra i lettori si sono resi conto del fatto che nella grafica di questo blog vi sono parole tratte da L’Ecclesiaste in tedesco? Come sono cripto-massonica.

Annunci

3 comments

  1. Letto e apprezzato molto molto Hallucinating Foucault, della Duncker che, se non facesse Patricia di nome, dal testo non ti renderesti conto essere donna. Letto che dovevo avere sui 16-17 anni quindi non è un parere aggiornato, ma fu così che conobbi Foucault 🙂

    Nora

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...