Burlesque.

Till Lindemann mi ha confessato che ha sempre voluto essere un artista del palcoscenico, ma il suo sogno era darsi al burlesque. Non quello da drag queens, no, una cosa meno complessa, alla Dita von Teese per intenderci.
Dita von Teese mi sta incredibilmente sulle palle, e proprio perché devo tenere presente che il personaggio e la persona sono cose differenti. Dato che lo sono, non poteva crearne uno più esemplare?
Till Lindemann ha fatto spallucce dicendo di non saper spiegare la sua irrisolta tendenza al burlesque. È bello, ha detto. Tutto qui, ha detto. Cerca una persona che sappia vedere in lui quella bellezza old fashion a cui da sempre anela – intendeva, vestirsi come Dita von Teese e avere davanti qualcuno che lo capisca, che lo veda come lui si vede, che sappia apprezzare in lui la naturale predisposizione e non fermarsi alle apparenze…
Grazie ma no, ho risposto. Il problema non è che madre natura l’abbia dotato di un sembiante più accostabile a un facocero che a una pin-up, gli ho spiegato. Mi risulterebbe aberrante proprio perché in lui vedrei quel che desidera: una creatura abbellita da una vita ortopedizzata – in ambo i sensi.

Vi viene in mente qualcosa di più brutale di Ronald McDonald vestito da benzinaio?

Attraverso la canna la benzina continuava a gorgogliare. Il Pessina la sentì scorrere nel palmo della mano con cui teneva alzata la canna per facilitarne il deflusso. (Giovanni Testori, Il dio di Roserio)

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