Banane, vagine e nazionalismi.

Il mio rapporto con il cibo si fa esponenzialmente problematico, e la cosa ovviamente non mi piace.
Sarebbe scorretto dire che mi è passata la fame, perché quella la sento, come di norma, bussare passando dallo stomaco alla mia attenzione.
Il problema si presenta quando infilo cibo in bocca, e le mie papille gustative trasmettono al cervello sapori che mi danno la nausea. Nausea, proprio nausea. Da picchi in cui non riesco a continuare a mangiare quel cibo, e devo attendere un po’ prima di approcciare pietanze dai sapori più semplici, a un più stabile mangiare a fatica, lentamente, ignorando il sapore.
Ho cestinato del pollo e della pasta con tonno, entrambi riscaldati, quando il giorno prima avevo mangiato ambo le pietanze senza troppi problemi.
Ho ingoiato a forza del risotto taleggio&pere e dei pizzoccheri, ma qui posso dirmi che in effetti non sono piatti leggeri.
Ho chiesto a Mater di comprarmi dei pomodori – perché, cazzo, non possono nausearmi dei pomodori.
Così sopravvivo a banane (da mesi), fette biscottate e pane e formaggi vari, da mangiare lentamente.
Ho sottoposto la questione a VB, che mi ha domandato:
“Sei stressata?”
E siamo scoppiate a ridere.
Certo che sono stressata – ma quando non lo sono?
E, come di norma, ho ogni tanto fame di gusto, ossia voglia di mangiare per il gusto di farlo, ma inciampo in una totale mancanza di fantasia: ripercorro con la mente i cibi che conosco e nessuno mi ispira alcunché. Beh, avrei voglia di uno di quei piatti che sostentavano le mie giornate a Kiel – patate, Würste, funghi, pancetta, ketchup (rigorosamente Heinz), burro alle erbe – ma mi mancano gli ingredienti base per ricrearli. I würstel italiani ormai mi fanno schifo, il burro alle erbe non lo trovo (e sono oziosa, non mi metto a fare granché ricerche), con la carne in generale ho un rapporto di costante diffidenza (ne ho mangiata, al sangue, con immane godimento, solo dopo reiterata garanzia sulla qualità della stessa).
La presenza di VB a Natale aveva risollevato un po’ la situazione, non perché lei sia una casalinga provetta, ma perché non ha la mia ottica spartana e spende più di mezzo secondo per dedicarsi mentalmente a un pasto. E cucina. E ha un po’ più di fantasia della sottoscritta, la cui dispensa – come è stato dimostrato – diventa quella di un soldato quando vivo sola.
Sono diventata un terribile cliché.
E la cosa potrebbe essere anche divertente, se non vi si aggiungesse questa nausea, che decima la già decimata varietà dei miei menu. Sto mangiando così tante banane che fra un po’ diventerò una scimmia (e già vi somiglio).
Nel dormiveglia mi trovo a spendere due frenetici minuti a cercare, per l’ennesima volta, la Soluzione Finale, ossia: un cibo facile da trovare e preparare di cui io possa abbuffarmi per ottimizzare tempi e fatica. È la mia norma da sempre, il mono-cibo: trovo una pietanza ottimizzante e la mangio per mesi, finché non mi esce dalle orecchie. Ora abbiamo le banane. Sono sopravvissute più a lungo di bresaola&caprino, che sopravvissero più a lungo di germogliadisoia&sottilette. Mater si pre-occupa e mi compra pietanze già pronte, come i sopraccitati pizzoccheri, e troppo sovente mi trovo a osservare con costernazione e dispiacere queste pietanze che so manderò giù a forza.
Allarmata da tale cambio di paradigma nella mia vita, mi sono interrogata su me stessa chiedendomi finalmente:
“Non è che hai cambiato carattere?”
Così, per fare pausa dallo studio, mi sono persa con VB nel fare sbrigativi test per determinare che a che enneatipo corrispondo ora (l’enneagramma è l’ennesima suddivisione dell’umanità per tipi, che voi googlerete senza difficoltà), scoprendomi vicino a uno psicopatico leader che abusa di un ottimismo aggressivo di facciata e che ha manie organizzative. Intendiamoci, creature: non pretendo da me stessa che Me creda ai risultati dati da un test del cazzo, ma i test del cazzo – e l’Enneagramma, come altri 6537 metodi, passando dall’Ikea e dai Tarocchi – sono il modo migliore di riflettere su se stessi. Ho già accennato qui e lì l’insoddisfazione che provo nei miei stessi confronti, di questi tempi, e so che sono cambiata – ma non so come. A furia di inculcarmi Foucault e i suoi fottuti rapporti di potere ho spostato un po’ il mio baricentro all’esterno di me – adesso alle domande non rispondo più, ineluttabilmente, “la conoscenza di se stessi”, “migliorarsi”, “etc”, optando per un compromesso tra una sorveglianza dei progressi della sottoscritta e una sorveglianza dei rapporti che la sottoscritta mantiene con il mondo esterno.
Insomma, vi do sempre più peso, coevi, anche se come entità astratta – perché nel concreto sono diventata simile a uno di quei rancorosi vecchietti che pretendono educazione e poi scacciano a colpi di bastone il prossimo quando non hanno voglia di averlo tra le palle.
VB è un buon punto su cui riflettere, perché è un rapporto costante (benché a distanza) che va avanti da un bel po’, e quindi posso osservare la sottoscritta anche in rapporto a lei – e sono, signori, una despota rompicoglioni viziata, all’occorrenza. L’ho scoperto per gioco, ma giocare è esperire se stessi, sebbene in potenziale. Tale molesto dispotismo non causa tensioni con VB, credo sempre a causa della sua mirabile capacità di non prendere niente sul serio, e poi a causa di un motivo molto meno esaltabile: il puro caso. Per puro caso a lei fa piacere fare ciò che facilmente mi rende viziata, e in generale per puro caso i suoi difetti e i miei non s’incontrano scatenando tempeste. Ma neanche rannuvolamenti. Non so se, a questo proposito, io debba lodare il rapporto nella sua unicità o se io debba lodare l’approccio che io e lei in generale abbiamo con il prossimo, approccio che tende a evitare inutili complicazioni. Mah.
So che è un’ottima compagna di viaggio, e in senso quasi letterale – come abbiamo osservato facendo colazione all’ennesimo bar dell’ennesima stazione per l’ennesima volta appoggiandoci sui nostri bagagli. In senso meno letterale, ho sviluppato con lei la conoscenza potenziale a cui ho sempre auspicato: quel porsi davanti a una persona senza far scattare controlli di sé, senza pudori né allarmi, senza tabù. Ma i rapporti sono sacri anche e soprattutto per quello che mutano in noi, e mentre con lei mi abituavo a una certa spigliatezza, ritrovavo esponenzialmente tale spigliatezza con chiunque io incontrassi. Il rapporto mi ha aperto nuove vie al mondo, anziché rinchiudermi – ed era esattamente ciò che desideravo.
Ci sono i lati negativi, ma non riguardano il rapporto, bensì me messa a nudo dal rapporto. Mi sono scoperta intrattabile quando stressata, ossia inavvicinabile e gesticolante minacce fisiche al primo approccio fisico con intento consolatore. Non dite che è psicopatico: sarebbe scontato.
Ho scoperto la forma del mio rapporto con la fisicità, che prima non potevo scoprire a causa della mia tendenza a far esistere la sfera fisica solo nella sfera sessuale e in quella violento-giocoso-amicale (la finta violenza vezzeggiante con cui irridi un amico), e ho dovuto scoprirla, dovendo dormire in due in un letto singolo per mesi. Ho ritrovato una fisicità aggressiva come aggressiva è la mia favella – “aggressivo” come “netto e legiferatore” – e un po’ mi ha allarmato e un po’ mi ha rassicurato.
Ho anche scoperto seimila modi di fare sesso ad alto tasso di godimento, e le possibilità di un corpo umano. Mi sono anche fermata a riflettere sull’organo sessuale in sé, analizzandolo come analizzo il nascere dei nazionalismi: con distacco e coinvolgimento al contempo, Genauigkeit und Seele. Sono anche arrivata a fare pensieri da parodia lesbo, chiedendomi se potrò mai comprendere un pene bene quanto posso comprendere una vagina – ma la domanda è caduta in fretta, abbattuta dalla constatazione che ogni organo sessuale fa Nazione a sé e ha le proprie regole e i propri confini. Scopare con VB mi ha migliorato come animale sessuale sia con uomini che con donne – e, di nuovo, potrei perdermi nel decantare la sacralità dei rapporti umani, specchi che riflettono il mondo da prospettive che non avevamo mai considerato.
Sento sovente persone deprecare le persone che hanno smesso di frequentare – e mi riferisco a quella tendenza a dare della “stronza” o della “stupida” alla persona che ti ha ferito, o deluso, liquidandola come si liquida un errore – e non credo capirò mai questa pratica. Mi sento fortunata, perché tutti i miei “storici” (ossia, quelli che ricordo) rapporti, di qualsiasi genere, mi hanno arricchito. Non conosco persona che sia stata capace di imbruttirmi, ma solo persone che mi hanno rivelato quali livelli di bassezza potevo raggiungere – e non era colpa loro, era colpa mia – ciò nonostante do spesso a loro il merito d’avermi donato nuove prospettive, e perciò mi trovo così spesso a essere grata. Amo essere grata. Amo farlo per narcisismo: significa ammettere un arricchimento personale.
Rimane il solito, piccolo paradosso, per cui le persone sono uno dei maggiori stimoli che riconosco e al contempo ciò che così male tollero. Vale per tutte, creaturine – e questo intendo quando dico che una VB, o chi per lei, non è “diversa”, non è “speciale” nel senso di “a parte”. In lei, come in ognuno, vedo in piccolo le grandi questioni umane che non digerisco, assieme con le fruttuose potenzialità. Per questo, credo, per questo suo essere da me considerata un paradigma, sono felice che dinnanzi alle parti di lei che considero “brutture” la mia reazione non sia affetta da morbosi rifiuti – solo da burberi dinieghi, talvolta.

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3 comments

  1. “dinnanzi alle parti di lei che considero “brutture” la mia reazione non sia affetta da morbosi rifiuti – solo da burberi dinieghi, talvolta.”

    Insomma è la tua caratteristica che inizia con la terza lettera del mio nome.

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