Hortonismi.

Dopotutto c’è un motivo alla base del mio rifiuto della nazionalità come elemento fondante dell’identità individuale.
Non ho bisogno di una Nazione: ho l’HD con i miei backups.
Ed è terribile, terribile davvero.
I vecchi scritti e le vecchie canzoni sono gli odori della mia casa d’infanzia, e ciò mi dona il distacco dalla materia dei santi (quelli snob) e l’alienazione dei nerds. A scelta.

Ho aperto il vaso di Pandora per dare in pasto canzoni al nuovo lettore MP3, e sono mio malgrado inciampata in Horton.
Pessima cosa, inciampare in Horton.
Horton causa invidie atroci che non posso soddisfare – voglio il suo divano malconcio, la sua carriera umile ma di sicura supremazia sul vicino, il suo vuoto interiore.
Ho slanci genetiani nei confronti della pace spirituale di Horton. Vorrei descriverla con le metafore atterrenti che Genet usava per parlare di organi genitali maschili, ma mi trovo invece – atterrita – a contemplarla come Lovecraft si paralizzava dinnanzi ai suoi Antichi.
Lovecraft è un pessimo narratore, sappiatelo.
Io gli credo, e credo che i parti della sua mente non siano stati merito suo, ma gli siano stati imposti.
Giacché per descrivere l’indescrivibile non sa fare altro che usare gli aggettivi “indescrivibile” e “inenarrabile”, con l’alternativa “Tizio impazzì [e fine della storia]”, mi spiegate in cosa sta la sua genialità? È simile a quella post-trip del “ho realizzato cose, ieri, che neanche ti immagini… ma ovviamente adesso non so descriverle”.
Ma comunque.
Va di moda associare canzoni a personaggi (perché siamo incapaci di descrivere a parole, quindi bariamo) e io sono figlia del mio tempo, e anche Horton ha la sua, che è Closer dei Nine Inch Nails. Horton è rilassarsi ascoltando questa canzone. Horton è la pace dei sensi che viene dal guardare snuff movies. Horton è anti-epico, anti-romantico, anti-anti. Horton è la neutralità fatta persona, che per caso ha virato in direzione di un poliziotto di quartiere corrotto nei gesti ma non nella morale. Perché Horton la morale ce l’ha – a differenza di Sedlacek – imparata quando era un marmocchio, ma ha smesso di darle ascolto. Horton è splendidamente sordo e cieco. È l’apoteosi dell’average man in casa alienato a guardare la televisione senza rifiutarla né accettarla, come sottofondo, perché di sicuro anche questa pratica – come ogni pratica di ogni Zeitgeist – ha i propri santi.
Horton è il mio memento mori, perché è uno di quegli uomini che – dopo essersi affrancati dalla disillusione – decidono un giorno di bussare alla vecchia porta e stringere coscientemente un patto con il cinismo. Nel cinismo ci puoi finire come ripiego, sapendo che è una scelta secondaria da scartare non appena possibile. Ma tornarci coscientemente dopo un giro di 360° delle proprie viscere ha tutt’altro valore, quello di un non-ritorno. Horton può permettersi tale grigia visione della vita, perché ha una professione che gli tutela il culo quotidianamente, permettendogli di non alzare un dito oltre a quelli sollevati meccanicamente ogni giorno, senza sforzo. Horton nasce, come tanti altri, dalla fede nel “cane mangia cane”, che nonostante migliaia di cose mi ha tra i suoi adepti. Probabilmente smetterei di essere chiara ai limiti dell’aggressività, se non ci credessi – ma ci credo, e la pratica t’insegna che se mostri i denti il prossimo non ti rompe i coglioni. Ma “mostrare i denti” è retorica, in pratica basta non mostrare pubblicamente le proprie debolezze aspettandosi di essere com-patiti. Non chiedetemi perché, ma funziona, giuro, provate. È la stupenda vita di chi non deve inghiottire umiliazioni, non deve parare insinuazioni, non viene svegliato alle 3 del mattino da qualcuno che vuole farsi consolare, non deve ascoltare recriminazioni. (Ora, tale paradiso funziona ottimamente in una società in cui il prossimo sconosciuto ti rispetta a priori e a priori non si sente in diritto di romperti il cazzo – infatti in Germania stavo bene, non avendo eccezioni a confermare la mia regola.) Un sacco di creaturine, oh creaturine, lamentano d’essere vittima di un prossimo che si attacca al loro strascico e bela lamentele, suppliche, richieste d’aiuto, quasi non fosse colpa loro, ma vi rivelerò un segreto: si può trasmettere a priori al prossimo il chiaro messaggio che recita “non t’infliggere a me”. Il prezzo da pagare, ovviamente, c’è, e consiste nel fatto che tu non puoi affliggerti al prossimo – ossia, non puoi usare il prossimo per farti consolare, per scaricare lamentele, recriminazioni, richieste d’affetto, paranoie irrisolte e via discorrendo. Il contro è che talora il prossimo vuole averti pronto a raccogliere le sue recriminazioni per venire a letto con te, ma non si può avere tutto.
Horton se la cava meglio di me, perché abusa del proprio potere per soddisfare le esigenze quotidiane. L’ho detto che è un santo, ossia: ha trovato un equilibrio perfetto. In lui le esigenze non sussistono più, perché la sua vita quotidiana è fatta in modo da assicurargli a priori tutto ciò di cui necessita. Niente più caccia, tutto già pronto.
Non chiedetemi perché Horton pop-uppi mentre sono in Italia, lo sapete già.

È cominciata la sperimentazione per il “best Glühwein ever”, ossia quello che già è stato fatto a Kiel con il grog. Dato che siamo psicopatici del metodo, tale sperimentazione è precisa: si segnano su un foglio ingredienti e dosi e si procede aggiungendo e togliendo. Alla prima prova so che devo togliere limone e aggiungere zucchero, ma l’odore è esattamente quello che ricordavo.
Il problema del Glühwein è che non va bevuto in casa al caldo, perché con un bicchiere sarete ubriachi (io no, ormai sono vaccinata a vita) e girerete a mezze maniche con un ventaglio in mano.

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14 comments

      1. Adorabili creature! Noto un nesso con te e la felpa da Horton 😛
        Il grog non è più misterioso da quando me lo preparasti, il Glühwein invece sì

        1. Lol, per travestirsi da Horton bastava sedersi sull’Horton-divano, che ormai ha perso le proprie qualità – è drammaticamente meno lurido.
          La felpa del NYPD è un must, ormai. Non per altro, mi fa da vestaglia ed è caldissima.

          Passa a trovarmi, then 🙂

        2. Sarà meno lurido ma imho-e-immaginario è sempre l’Horton-divano, l’umanità ha bisogno di queste piccole certezze. 😛
          I know 🙂

          I will 🙂

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