L’affaire Cercignani.

Oggi ci diamo ai coevi anziché ai posteri, e per questo dobbiamo premettere, giacché i coevi sono maliziosi – nevvero, creaturine? – che sto per parlare di uno scandalo avvenuto anni fa e di cui si parlò anche su una testata nazionale. Nessuno dimostrò niente. Io non faccio cronaca né potrei farne, perché la cronaca si basa su fatti, e neanche chi ha voluto fare cronaca – e aveva più informazioni di me – è riuscito ad arrivare a una conclusione incolpante o discolpante. Mi limito a riportare la mia esperienza personale, che da sola non può farsi resoconto di un fatto, ma piuttosto di come delle vicende si siano create attorno a un fatto.
Questo affaire, piuttosto, mi fa venire in mente Musil, e il modo in cui lui usò Moosbrugger perlopiù per osservare come la sfera pubblica si modellasse attorno al suo caso.
Insomma, persisto nel non soddisfarmi con un capro espiatorio, preferendo abusarne per vedere che legami abbia con la collettività.

Settimana prossima vado a trovare M. – ma non è per questo che vi sto per tediare con il "l’affaire Cercignani", benché un collegamento tra le due cose ci sia e sia fondamentale, piuttosto perché oggi spulciavo la wikiwiki italiana alla voce "Schnitzler", e tre note su quattro portano alla voce Fausto Cercignani.
Chi mi segue da eoni (cioè da almeno tre anni) ricorderà forse questo nome – ma perché dovreste?
Fausto Cercignani insegnava allora, al mio primo anno di università, "Letteratura tedesca I". Ora, immaginate di essere uno studente e di avere 6 o 9 crediti liberi che potete riempire con qualsiasi corso della facoltà di "Lettere e filosofia". Andreste a scegliere "Letteratura tedesca I"?
Ciò nonostante, quando entrai in quell’aula per la prima volta c’erano pochissimi posti liberi. Dovete sapere – vi darete voi le spiegazioni del perché – che a "Lingue e letterature straniere" gli studenti di tedesco non erano propriamente un esercito, anzi. Insomma, in quell’aula c’erano un sacco di studenti provenienti da altri indirizzi, e perché?
Di risposte ufficiali non ce ne sono.
Di ufficiose ce ne sono in abbondanza, e ti vengono date proprio la prima volta che entri in quell’aula, e trovi studenti che ti spiegano che si sa che l’esame di Cercignani è semplice, e quindi tutti fanno "Letteratura tedesca I" come esame a scelta.
Tal informazione verrebbe contraddetta alla lezione successiva, che viene tenuta da M. e non da Fausto Cercignani, e M. è una delle creature che più amo e stimo al mondo (una stima che Kant apprezzerebbe, quasi disinteressata – ma a me Kant non piace), e perciò intuirete che non è esattamente una docente 4dummies. No, non è vero, mi piacciono troppe varietà umane. Diciamo semplicemente che alla sua prima lezione a cui assistetti compresi di non capire mentre realizzavo che quella donna lanciava venti riferimenti incrociati al minuto di cui potevo coglierne pochissimi. È come quando si legge un libro di Eco: quando riesci a cogliere alcuni dei riferimenti più astrusi ti rendi di quanto profondo debba il luogo da cui deve aver tratto gli altri.
Ma comunque.
C’erano due possibilità: dare l’esame da frequentanti con M. e darlo da non frequentanti con Cercignani.
Il corso, da 9 crediti, prevedeva una parte istituzionale rappresentata dal temuto Mittner (1000 pagine in carattere avaro scritte da uno psicopatico che usa parole su parole che io mai avevo sentito prima, ed erano italiane), testo che non veniva spiegato da Cercignani (la cattedra era sua), e che quindi avrebbe dovuto spiegare M., ma M. andava oltre, e per andare oltre bisogna sbattersi prima, e quindi il Mittner era studio squisitamente personale. Oltre al Mittner vi era la parte monografica, tenuta da Cercignani, che si basava su due saggi contenuti in due diversi testi, lo Studia austriaca e lo Studia theodisca, curati da Cercignani (1). Se ben ricordo gli studenti non frequentanti – quelli che facevano l’esame con Cercignani, quindi – avevano un terzo libro (un altro Studia) da acquistare.
A fine semestre di studenti frequentanti, ossia che avrebbero dato l’esame con M., ce n’erano credo 15 a lezione (e infatti erano delle lezioni ideali, come numero di partecipanti).
La faccenda è risultata però grottesca all’esame, dove – nell’amato bunker del dipartimento di germanistica – si poteva osservare un sovraffollamento di studenti in attesa fuori dall’ufficio di Cercignani e sparute 10 persone in attesa fuori dall’ufficio dei ricercatori (dove c’era M.).
Venne fuori uno scandalo, quell’anno, e per "venne fuori" intendo: finì su un giornale (La Repubblica, credo).
Io, ovviamente, non posso portarvi schiaccianti prove. Quello che ho si riassume in resoconti fatti da miei compagni che hanno tenuto l’esame con Cercignani e da un momento importante della mia vita da studentessa.
I resoconti ve li riassumo. Trovate qui una più o meno dettagliata inchiesta.
Si parla di come Cercignani vendesse a mano copie degli Studia senza ricevuta, ma non ho mai sentito niente a riguardo.
Si parla di come Cercignani pretendesse che gli studenti portassero i suoi libri all’esame, ma avevo già sentito cose simili e la soluzione studentesca è di farsi prestare i libri da un altro studente per dare l’esame esponendoli. Miei compagni mi hanno rivelato un metodo ingegnoso inventato – loro dicevano, magari le menti geniali erano loro e hanno mentito – da Cercignani per assicurarsi che ogni singolo studente avesse comprato personalmente i libri, ossia: a fine esame apponeva una piccolissima croce a penna in un punto del libro, in modo da poter riconoscere successivamente quelli che già erano stati utilizzati per un esame.
Sul carico di studio non so dirvi. Il link che vi ho riportato dà i numeri degli iscritti agli appelli, con 45 iscritti a "Letteratura italiana", 17 a "Letteratura inglese" e pari numero a "Letteratura francese", con un boom di 157 iscritti a "Letteratura tedesca". Non posso parlarvi del diverso carico di lavoro perché l’esame l’ho dato con M. e non con Cercignani, e quindi l’unica cosa che posso dire è che Cercignani chiedeva – a lezione – un decimo dell’impegno richiesto da M.
Rimane il momento importante della mia vita da studentessa, pilastro in questa faccenda che non è sostenuta da prove tangibili e che quindi può essere smentita interiormente, e intendo: puoi avere compagni che ti riconfermano un modus operandi illecito, ma le voci dei compagni sono pur sempre "quello che hai sentito", vengono passate privatamente (dal compagno a te) e non hanno peso sociale. Si zittiscono non appena si entra nella sfera pubblica.
Il giorno successivo all’esame, però, il lettore madrelingua entrò in classe e chiese:
"Chi ha fatto l’esame con Cercignani?"
Con una maggioranza schiacciante di mani alzate, il madrelingua proseguì domandando:
"Quanti libri ha comprato lei?"
"2"
"Ha preso 28?"
"Sì."
"Quanti libri ha comprato lei?"
"3."
"Ha preso 30?"
"Sì."
(Intendiamoci, non ricordo se la corrispondenza tra libri e voto fosse esattamente questa.)
Alla conclusione della sua divertita inchiesta, il madrelingua si è fermato, si è fatto serio e ha chiesto:
"Non vi vergognate?"
Vedete, una classe di studenti è una sfera pubblica, per questo l’ho stimato. È stato lui a raccontarci come Cercignani, anni prima, fosse l’intransigente professore che presenziava anche agli esami di lingua facendo bocciare chiunque non fosse veramente veramente veramente preparato. In questo blog un ex studente parla di questa trasformazione (lui era studente alla fine degli anni ’80), che mi ha affascinato non poco.

Dinnanzi a una simile situazione ci sono due possibili moti: dall’alto e dal basso.
Parlando dei provvedimenti dall’alto, so (ma sono sempre voci) che successivamente allo scandalo, per un certo periodo, gli sono stati affiancati due docenti durante gli esami, per "controllare", e mi domando cosa ci fosse da scoprire, se un semplice lettore sapeva già tutto, abbastanza da rinfacciare agli studenti d’essere vergognosi.
Parlando del provvedimento dal basso – e forse qui volevo arrivare – è pura follia contarci. Cercignani girava per il bunker di germanistica con i suoi occhiali da sole e in completo, sorridente, di quei sorrisi che non sono esattamente amichevoli, tranquillo – e tranquillo poteva rimanere, perché se pur si volesse tentare di sollevare uno scandalo dal basso, servirebbe una consistente fetta di studenti a testimoniare contro di lui. Ora, considerando che all’esame gli iscritti erano 157, e con M. eravamo una decina (quel giorno – aggiungiamone altri agli appelli successivi), su quale genuina forza dal basso si può contare? (Oh, banalità del male.) Per questo alla fine mi è stato simpatico – perché era troppo facile dare la colpa a lui, ma lui era uno, con almeno cento studenti che sottostavano al suo illecito (illegale) modus operandi.
Ho cercato, in seguito, altre informazioni a riguardo. Le ho cercate per stabilizzarmi, perché – ora come adesso – non ho prove, né sono testimone. Non è mia intenzione sparare su Cercignani (ha dato le sue risposte nei link che vi ho portato e probabilmente anche altrove, sta a voi farvi un’opinione, perché di fatti dimostrabili non ce ne sono), ma facendo il suo nome sparo su quella folla di studenti assiepata al di fuori del suo ufficio il giorno dell’esame. Escludiamo quelli che non potevano frequentare effettivamente. Escludiamo quelli che sono arrivati da lui senza malizia. Mi interessano quelli che hanno scelto di dare l’esame con lui perché meno impegnativo e sottostando consapevolmente alla regola dei libri nuovi. Magari tutta questa faccenda sta per l’appunto nella malizia degli studenti, e Cercignani – come da lui dichiarato – aveva solo intenzione di agevolarli nel recuperare i testi (e tutte le altre spiegazioni che ha dato), ma questo non sgrava chi ha dato l’esame con lui con la consapevolezza (magari non corrispondente a realtà) di essere dalla parte del torto.
Tra l’altro, sfatando miti, Cercignani non è un nullafacente che s’arricchisce vendendo testi vuoti. La sua pagina su wikiwiki ve lo può dimostrare – ma non riporta lo scandalo, non lo riporta neanche decretandolo infondato.

Per rimanere nell’ambito della germanistica, parliamo di quella tesi che spiega il Nazionalsocialismo nei suoi lati più inverosimilmente atroci (ciao, Olocausto) con la figura del bystander, con la consistente, maggioritaria figura del bystander, ossia con una maggioranza della popolazione che non era cattiva, non portava del male, ma non portava neanche del bene, se ne stava semplicemente lì. Si può parlare di come il bystander abbia compartecipato al male per casualità, ossia non inseguendo il male, ma l’interesse personale, e così facendo abbia legittimato il male.
Poi chiedetemi perché in Italia sono paranoica. Poi chiedetemi perché non sopporto chi scarica ogni colpa su Hitler. O su chi, come l’Italia storicamente ha fatto, ha nascosto le proprie colpe dietro a quelle – immani – tedesche. Dopo avermi chiesto tutto questo, ma anche prima, state zitti. 157 iscritti – e alle ultime lezioni con M. eravamo in 15 (diciamo 20, dai). Non mi serve giungere a stime (2) apocalittiche (come "solo 1 su 10 si salva"), mi basta giungere a un 50%+1, ossia a un’80ina di studenti. Perché quel 50%+1 fa la maggioranza, e noi – amato sistema maggioritario, baluardo della democrazia – siamo legittimati o meno dalla maggioranza, il che mi fa concludere che gli italiani si meritano il pessimo, corrotto, volgarmente corrotto (bella, questa virgola da moralista) Governo, nel senso che li rappresenta. Non è agghiacciante, creaturine? Mi rivolgo ai coevi, ossia mi rivolgo a un’abnorme fetta di popolazione che l’esperienza mi suggerisce essere vergognosa – e non ci sarebbe nulla di male, nell’esser delinquenti, se poi il delinquente non passasse il proprio tempo libero a lamentarsi delle delinquenze altrui (ma è sempre la stessa storia: ci si lamenta della fila alla posta e appena si può si oltrepassa il prossimo).
Io, ripeto, non ho prove – solo i resoconti da chi, tra i miei compagni frequentanti, hanno fatto l’esame con Cercignani. Ognuno aveva buone ragioni da portare, come la necessità di studiare per altri esami ("Come faccio a studiare 1000 pagine di Mittner se ho anche tutti gli altri esami?").
I tedeschi del Nazionalsocialismo, c’è da dirlo, avevano giustificazioni migliori: un periodo di fame straziante dopo la prima guerra mondiale.

Per la cronaca: sì, sto generalizzando. L’alternativa è pensare che "Lettere e filosofia" veda una concentrazione di studenti corrotti, particolarmente germanistica. E, per la cronaca, il bunker di germanistica è un luogo stupendo, e il dipartimento mi manca tuttora: sono stati quel madrelingua e M. ad avermi fatto amare, e quindi imparare, la lingua tedesca. La mia scarsa conoscenza di quest’ultima viene tutta dal poco tempo avuto a disposizione e da mie mancanze.


Errata corrige

(1) Per amor di chiarezza (perché ho scritto cose fraintendibili), le lezioni si basavano su quei due saggi, ma all’esame bisognava portare tutti i saggi in italiani dei due volumi (ossia circa la metà).

(2) Ho voluto titillare la statistica e ho fatto male.
Avendola titillata, avrei dovuto calcolare la percentuale di studenti che hanno utilizzato i propri crediti liberi con "Letteratura tedesca", o, in alternativa, calcolare la percentuale di studenti di tedesco che hanno dato l’esame con Cercignani. Sarebbero stati due calcoli diversi atti a dimostrare cose diverse. Non ho i dati per farlo, ma il punto è che il mio accennato calcolo statistico tra 157 e quelle 10-20 persone escluse non ha alcun senso.

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3 comments

  1. ciao Sna. letto con estremo interesse questo post che mi riporta ai tempi ormai lontanissimi delle mie frequentazioni universitarie. davvero non cambia niente? pare proprio di no. episodi simili me ne vengono in mente a frotte e quasi nessuno arrivava ai giornali…
    tutto il bene del mondo 🙂

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