Cuore di tenebra.

Dicono che il colonialismo europeo sia nato dalla dipendenza per lo zucchero. Insomma, se i nostri benestanti avi non avessero premuto tanto per zuccherare i loro the – e le loro cioccolate, altro fattore da dipendenza – oggi la bandiera americana non esisterebbe.
Non so se sia vero, però la Cina è crollata a causa dell’oppio. Ora, cancellate dalle vostre menti l’idea del cinese dietro a un bancone pronto a vendervi velenosi prodotti (eh, il potere del terrore della miscegenation) e riflettete sul fatto che la Cina ci ha snobbato indignata per secoli&secoli.
Immaginatevi un glorioso europeo con le mani ingioiellate che dice all’imperatore della Cina:
“… E non volete il nostro cotone in cambio dei vostri prodotti?”
“No, non ci serve. Vogliamo oro.”
“… E i nostri gioielli? Guardateli, luccicano – non li volete?”
“Li abbiamo già. Vogliamo oro.”
“… E il carbone? Beh, dovete considerare come il carbone possa modificare la struttura di un’intera società e-”
“No. Oro. O oro o niente.”
Per questo, nel corso dei secoli, l’oro tratto dall’America è passato dall’Europa per finire ad accumularsi in Cina. La soluzione finale è venuta in mente agli inglesi, e si chiamava “oppio”. È stato l’oppio a svuotare la Cina da tutto l’oro accumulato nei secoli nel giro di pochi decenni – bella l’umanità, nevvero?

La mia sfera onirica ha architetture. Non ho visto Inception, quindi non cercate paralleli. La mia sfera onirica ha luoghi che si ripresentano in forme simili ma di volta in volta variati, e tra questi vi è una casa che si sviluppa in lunghezza.
È una casa dalla metratura sconfinata ma mai mappata. Inizia all’entrata, dove trovate l’ala abitata – sono poche stanze, non troppo grandi, ma calde del calore degli ambienti vissuti.
Di tanto in tanto, nei sogni, progetto di allargare gli spazi vitali. Nel sogno di stanotte, ad esempio, per l’ennesima volta, osservavo la stanza in cui Mater viveva, stanza tutto sommato piccola, e m’ingegnavo per trovarle – nel caos delle infinite camere disponibili – quella giusta.
Cominciavo dunque a esplorare, come tante altre volte ho fatto. Passavo da quella che chiameremo “zona A” – ossia quella calda e vissuta e conosciuta – alla cosiddetta “zona B”, ossia quella parte di casa in cui i raggi del sole giungono, ma più freddi, e la polvere si accumula, e vi è l’atmosfera malinconica degli oggetti dimenticati.
Trovavo una stanza dalla strana forma, a L, stretta e dalle gambe lunghe, al cui interno era stato costruito un soppalco che assomigliava più a una passerella, essendo largo meno di un letto singolo. Alla fine di tale soppalco, di fatto, vi era un ammucchiarsi di coperte e cuscini a formare un giaciglio singolo – ma troppo stretto per essere usato, così semplice sarebbe stato cadere nel sonno per essersi semplicemente rigirati.
La stanza dava su un giardino interno, rigoglioso e illuminato dal caldo sole mediterraneo. Saprete a cosa mi riferisco, a come il più bieco sole milanese abbia tinte dorate rispetto alla più fulgida luce nordica, che vira verso il viola e l’azzurro.
Ma tanta inneggiante luminosità, che si posava su un prato scosceso ricoperto da fili d’erba spessi, larghi e mai schiacciati, si attenuava allorché entrava nella stanza a L, come se – passando dall’alta e unica finestra che c’era – perdesse vitalità e si facesse contagiare dall’aria di dimenticanza.
Non è la prima volta che, nei sogni, tento tale allargamento, tale colonizzazione di quest’immensa casa. Il problema che si pone è sempre lo stesso: i locali della zona B espirano morte – quell’olezzo lieve e piacevole, ma gelido, che potete annusare nei cimiteri, mescolanza di marmi titillati dalla luna e fiori morenti – e tale morte contagia. Le grandi camere a cui accedo, che portano alla memoria atmosfere antiche, isolano chi vi abita, rendendolo eremita in casa propria. Non è un isolamento che si riesca a sostenere a lungo: la lotta quotidiana con la polvere che si accumula di minuto in minuto, più forte di ogni pulizia, con gli insetti che – nascosti nei corridoi bui – t’inseguono nel cuore della notte, e il dover mangiare cibi che si sono freddati mentre li si trasportava lì fa desistere. La zona B è un rifugio di montagna in cui passare pochi, solitari, giorni, ma senza camino a scaldare. Sapete a quale destino vada incontro colui che nel rifugio si ferma – li chiamano pazzi.
Vi è poi una zona C, che è l’Ala Delle Porte Mai Aperte. Mi ci intrufolo di tanto in tanto, ricordandomi di una stanza che solo la mia memoria ha solcato, e così la voglia di scoprire mi spinge in corridoi sempre più bui, e freddi, e distanti dalla realtà diurna.
Vi sono realtà e realtà, e chi ha sogni lucidi lo sa. Quella notturna non è che una realtà, con proprie leggi e proprie insidie, per le quali i nostri calli sono spesso meno allenati. Nella realtà diurna vige la legge di gravità, e perciò sappiamo che – lanciandoci da un dirupo – finiremo con lo sfracellarci qualche centinaia di metri sotto. Nella realtà onirica si può volare, perché è la volontà – e non il peso del nostro corpo – a gareggiare con la gravità.
Chi ha sogni lucidi e coscienza di sé saprà dell’importanza di avere controllo di sé, sì da non cedere nel bel mezzo di un volo tra le nubi di un sogno rilassante. Negli ultimi tempi va di moda l’applicare tale logica anche alla realtà diurna – quante volte vi siete sentiti dire che i vostri desideri e le vostre paure attirano e scacciano pezzi di realtà? È una lezione vecchia, che chiunque abbia approfondito il significato del Bagatto sa, e per questo cercano di vendervi DVD e libri con la promessa che vi riveleranno massonici segreti celati per secoli (ciao, Massoneria).
Ma ci sono diverse resistenze dinnanzi a diverse leggi, nella realtà diurna e in quella onirica. Quella diurna è cocciuta, e resiste alla vostra volontà – le volontà altrui resistono alla vostra, e dovete condurle o piegarle al vostro concetto di realtà perché agiscano secondo le vostre aspettative. A tal proposito si potrebbe dire molto dell’importanza della fiction – soprattutto di quella che si proclama non-fiction e pretende di spiegarvi com’è fatto il mondo.
La realtà onirica è un vostro impero, in cui gli unici nemici da incontrare siete voi stessi, e in cui le uniche assi deboli sotto il vostro cammino sono vostre debolezze. È fluida, come le cose quando le interpretate: diventano quel che vi aspettate.
Perciò è importante saper controllare i propri pensieri, nei sogni. Perché quel nesso che fa sì che il vostro pensiero divenga realtà non trova resistenze, e così temere di incontrare uno psicopatico armato di machete corrisponde al vedervelo apparire di fianco.
Nella zona C ci si addentra di più nel mondo dei sogni, e perciò il mio è un avventurarmi per quei corridoi che possono riservarmi sorprese non svelate alla mia coscienza. Nella zona C, dietro a un angolo, può celarsi un volto cristallizzato in un urlo straziato, pronto a spaccarmi i timpani con un silenzio assordante. Nella zona C, dietro a ogni porta, c’è un elemento che la mia memoria ha conservato solo in parte, mentre il resto è stato seppellito in ciò che Freud amò chiamare inconscio. Non ci piace Freud, ignoriamolo. Diciamo che nella zona C c’è Me, ossia quell’entità che coordina i pezzi della sottoscritta. Questa Me li conosce praticamente tutti, e può – quando apro una porta della zona C – mettermene davanti uno senza preavviso, e poi ridere del mio sconcerto.
Vi è, infine, la zona D. In tal luogo Me passa di tanto in tanto, passeggiandovi come si passeggia per una landa che non ci appartiene, i sensi allertati perché non sai cosa aspettarti. La zona D è buia, dimenticata, mai nata. Le sue geometrie mutano e non si fanno memorizzare e, una volta che vi sei entrato, verrai inesorabilmente attratto verso uno specifico punto, come se la zona D fosse un imbuto che ti sbatte dinnanzi a un buco.
Questo buco è una porta.
È una porta di legno, da cantina o soffitta, di legno spesso e abbastanza resistente per non essere buttata giù a spallate – e quando ci arrivi ci arrivi sempre a mani vuote. Ha una maniglia semplice, e non servono chiavi per aprirla.
Quando la apri, un cane dai meandri dell’oscurità che quella porta conserva, da un punto distante non sai mai quanto da te (sai che è lì; e puoi sentirne l’affannarsi mentre corre), comincia a correre nella tua direzione. È un cane inselvatichito dall’isolamento e dalla fame, che svegli da un sonno così profondo da togliergli ogni lucidità. Si sveglia furioso, e vuole solo raggiungerti e prenderti – morderà la tua carne e non la lascerà mai più.
Per questo l’oscura zona E, custodita dal cane, non è mai del tutto conoscibile. Hai sempre a disposizione un tempo limitato, frenetico, per perlustrarne il perimetro, prima che tu debba ripercorrere i tuoi passi e sfuggire dal cane che t’insegue – e che non può varcare la porta chiusa. È il cuore di tenebra inconoscibile, e pulsa. Te lo tieni in casa, assieme all’informità della zona D, ai segreti della zona C, al sentore di morte della zona B.
Non c’è modo di sconfiggere quel cane, è una delle regole della realtà onirica. C’è una sola soluzione: che lui smetta di trovare il tuo odore estraneo. Quel giorno, allora, varcherai la porta e lui giungerà scodinzolando con il pelo irto e sporco, che tu gli accarezzerai così com’è – con la tua mano dalle unghie lunghe per noncuranza.
Oppure ti chiamerai Kurtz.

Annunci

15 comments

  1. Having read the name Kurtz I discovered that my Apocalypse Now Redux DVD is broken. Will have to re-read “Heart of Darkness”.

    Dreams represent fears and wishes, they say. Assuming that as a fact, I often worry about mine, being unsure of what’s what.

    Q: Sedlacek, the painter? Or a fictional figure? Wanted to ask that a while ago, but didn´t. But as that name (I assume) keeps popping up…

    P

    1. I had got three copies of Heart of Darkness. The first one which I bought because I wanted to read it, and didn’t, the second one because I was traveling and had nothing to read; the third one in Kiel because I wanted to read it again.

      Painter? Is there a painter called Sedlacek? Please gimme a link.
      Sedlacek is a character. He appears in the short story which is being published in December here in Italy. He’s a lawyer. Lawyers happen to pop up every now and then, unfortunately.

      1. I am going to get my second copy of “Heart of Darkness”, as I lost my first one… on a train to Switzerland.

        There was a painter, named Franz Sedlacek. I happend to find that out because of that bad habit of mine: Looking up names on Google. He seems to be rather interesting, as he disappeared in late WW 2 (as a soldier of Wehrmacht, aged 54)…

        Not too much text, some paitings…
        http://en.wikipedia.org/wiki/Franz_Sedlacek
        http://www.oenb.at/de/ueber_die_oenb/kunstraum/bilder/zwikri/sedlacek_franz.jsp

        Franz Sedlacek, Storm, 1932

        http://weimarart.blogspot.com/2010/06/franz-sedlacek.html
        http://www.artnet.com/artist/15260/franz-sedlacek.html

        Then there is another Sedlacek alive and famous enough to be mentionned on Wikipedia. Norbert S., a sailor and author.
        http://de.wikipedia.org/wiki/Norbert_Sedlacek
        http://www.vendeeglobe.at/

        Even more ever less interesting Sedlaceks are to be found on Google, authors, consultants, model trams….

        1. Yeah, that one is great.

          [He’s a lawyer. Lawyers happen to pop up every now and then, unfortunately.]

          Yeah, they do. Marcel´s a lawyer now…

        2. [perfect lawyer or the other way around]
          A laywer the perfect Marcel? 😉

          Well, I believe that he is quite good at talking people into things. That would make him a good lawyer, but a good salesperson as well.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...