Socializzazione metodica del sé.

Sul tavolo: libri di storia del Canada, portasigarette e tazza di caffè amaro. Espresso, tra l’altro. La Dieta Alternativa di Mater esclude il caffè solubile – esclude il 90% dei cibi pre-preparati – ma l’abitudine è abitudine, quindi di espresso ne bevo una tazza da the, allungato con acqua.
Nella dieta, invero, ci sono incastrata. Per inerzia e opportunismo.
Inerzia: non ho voglia di pensare a cosa mangiare. Quel che ho pensato giungendo in Italia, al primo pranzo new age cucinato da madre, è stato:
“Tanto la mia dieta cambierà comunque drasticamente. Adieu, patate con Wurst. Adieu, Berliner. Adieu, Hot Texas Burger e T400.”
Caduta nel vortice, ho acconsentito – poiché sono un’incosciente – al proseguire questa dieta per altri tot giorni, il che è significato che Mater ha preso cibo per una settimana e quindi ho i pasti calcolati. Insomma, sono incastrata.
Poi c’è l’opportunismo.
Mater odia cucinare. Ma Mater, quando si appassiona, diventa diligente e si impegna quotidianamente, quindi: Mater cucina per me. È anche abbastanza emozionante. Dato che deve mangiare anche lei, si impegna per cucinare cose gustose. Ora, è abbastanza difficile cucinare qualcosa di gustoso quando tutti gli ingredienti che puoi utilizzare consistono in olio, limone e una spezia a scelta. Puoi scegliere il metodo di cottura che preferisci, senza limitazioni, ma sfido voi a rendere dei carciofi gustosi con gli ingredienti di cui sopra.
Il lato positivo è che mangio in modo sano. Il lato negativo è che ci metto tanto a mangiare, perché per ingerire 450 grammi di zucchine grigliate un po’ di minuti ci vogliono.
C’è poi l’opportunismo nei confronti di me stessa. Per seguire la DA (Dieta Alternativa) devo svegliarmi ogni mattino perché la colazione deve essere fatta prima delle nove. Prima delle nove. Il che è terribile, ma mi permette di organizzarmi la giornata con precisione (che poi non applico, ma ciò che conta è il pensiero) e si sa che la routine aiuta a superare i traumi, no?
Di sera ho sonno, ma non so da cosa dipenda. Insomma, è da quando sono tornata che passo giornate sottoponendomi a fatica fisica, doppia fatica perché senza zuccheri ho l’energia di un paramecio.
Adesso comincia la fatica mentale.

Ieri sera mi sono convinta a uscire. Ero troppo stanca per, stando a casa, studiare o fare qualcosa di costruttivo, e quindi ho intravisto l’horror vacui. Meglio uscire, anche con tutto quel che implica. Intendo: la gente che urla, un gruppo di ragazzi che per divertimento stava cercando di spostare un camion, le persone che ti interrompono quando parli (sto avendo seri problemi a proposito: parlo a voce troppo bassa e non sono più abituata a sottomettere il prossimo con il tono della voce di modo che non mi interrompa; quanto siete stressanti, gente; senza offesa, ma sembra di stare in una festa di scimmia che si sono ubriacate con banane marcite – la cosa peggiore è che tornerò a essere come voi, perché non tollero che prevarichiate), il tavolino a cui ti siedi che è sporco, Mater che mi chiede se la gonna le sta bene data che è ingrassata di un paio di chili, io che salto sulla sedia perché la gente non sa stare ferma e dà per sbaglio calci al tavolo spostandolo e 10 minuti per salutare 8 persone, incluso il doverle abbracciare e baciare sulla guancia.
Riguardo all’ultimo punto, ho apprezzato l’Avvocato Spigliato, giacché non è venuto a chiedermi il rituale del saluto.
AS (Avvocato Spigliato) lo conoscevo già, ma poco. Ieri sera ho avuto modo di conoscerlo meglio e apprezzarlo. Sarà che gli Avvocati sono un male familiare, un po’ come gli Imperialisti, i Nazisti e gli Ebrei (se completate l’equazione noterete che mi mancano i Colonizzati): ti sei impegnato così tanto a farne una critica completa che ormai ti ci trovi a tuo agio. E poi, mi piace la giurisprudenza. Il problema è l’applicazione, ho detto ad AS. Adoro la teoria del diritto e il diritto internazionale, perché non è diritto e quindi può essere ancora idealista (tanto non ha granché diritti), è l’applicazione che è il Male. Deve essere colpa di Foucault, come al solito.

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