Machiavellismi e anti-machiavellismi.

Buongiorno, mie tartarughine ribaltate e ignorate dalla sottoscritta per una decina di giorni. I miei calcoli erano differenti, dato che ho ufficialmente concluso la sessione di lezioni il 22 scorso, con l’ultimo esame. Ho avuto giorni liberi e li ho pienamente sfruttati altalenandomi tra il non fare un cazzo e il sistemare procedure burocratiche agli sgoccioli. Se ne è aggiunta una, classica complicazione burocratica, e prima che potessi terminare il pensiero "Ecco anche qui in Germania tutti questi inutili casini…" sono stata debitamente accolta e coccolata da un personale svariato e accomunato dal dirmi che il problema era risolvibile e poi, in ordine sparso, che potevo rivolgermi a Y anziché a X se Y mi metteva più a mio agio, che si scusavano perché avrebbero dovuto farmi aspettare fino a una settimana, che se anche non avevano ruolo per aiutarmi di contattarli in caso di bisogno e via discorrendo.
I miei, adorati, crucchi.
(Dio sa quanto il problema sia risolvibile, ma confido in loro e non mi stresso.)
Nel tempo libero carico le pareti di cose. Abbiamo delle fake bamboline hoodoo dondolanti e un topo di legno stilizzato, un fischietto da nostromo e bandiere sudafricane. La convivenza con VB ha dato a questa stanza un aspetto vissuto, giacché il mio funzionale occupare stanze non dà spazio a decorativismi. Adesso ho anche una minilanterna, un whist marker (arrendetevi: non so come si traduca) e August Diehl vestito da nazista con scritto "King Kong" sulla fronte stampato quattro volte in sequenza perché è divertente (come dite, non lo trovate divertente? Ormai ho un senso dell’umorismo intraducibile – non perché sia tedesco, è più simile a quello di Beavis and Butt-Head).
Attendo impaziente una giornata assoluta per indulgere nella mia nuova, scontata, abitudine: stendere una coperta qui fuori, sul prato, e poi stendere me stessa cercando l’ozioso svenimento da calura. Mi sono letta metà Shutter Island qui fuori, e ora lo Studentendorf con i suoi mattoncini color ocra – e tutti i mattoncini rossicci di cui Kiel è fatta – mi ricorda quell’atmosfera rarefatta e alienata. Shutter Island ve lo consiglio anche se avete già visto il film. Perché? Perché:

… sometimes they’d swim for it, these rats, never more than a dozen or so and always driven back by the riptide.
I say always, but no. I saw one make it. Once. The night of the harvest moon in October ’56. I saw its black moccasin of a body dart across the sand.
Or so I think. Emily, whom I met on the island, will say, ‘Lester, you couldn’t have. It was too far away.’
She’s right.
And yet I know what I saw. One fat moccassin darting across the sand, sand that was pearl gray and already beginning to drown again as the current returned to swallow Paddock Island, swallow that rat, I assume, for I never saw it swim back.
But in that moment, as I watched it scurry up the shore (and I did, I saw it, distances be damned), I thought of Teddy. I thought of Teddy and his poor dead wife, Dolores Chanal, and those twin terrors, Racheld Solando and Andrew Laeddis, the havoc they wreaked on us all. I thought that if Teddy were sitting with me, he would have seen that rat too.. He would have.
And I’ll tell you something else:
Teddy?
He would have clapped.

E:

‘With the leaps – and there are leaps going on, don’t kid yourself, leaps every day – happening in the field of mental health, a place like this will cease to exist. Barbaric they’ll call it twenty years from now. And unfortunate by-product of the bygone Victorian influence. And go it should, they’ll say. Incorporation, they’ll say. Incorporation will be the order of the day. You are all welcomed into the fold. We will soothe you. Rebuild you. We are all General Marshalls. We are a new society, and there is no place for exclusion. No Elbas.’

E una buona illustrazione del mio rapporto con i risvegli:

… Teddy had long ago accepted the logic of it – waking, after all, was an almost natal state. You surfaced without a history, the spent the blinks and yawns reassembling your past, shuffling the shards into chronological order before fortifying yourself for the present.

… Non è stupendo?
Vivo una straziante cotta per questo autore, in attesa che due altri sue libri giungano tre le mie manine. Lo amo perché è profondo e semplice, e usa cliché di facile lettura per smontarli – fa tutta una parodia della paranoia americana anti-nazista, di quella anti-comunista, di tanti americanismi.

Intanto, gioco a carte. A Machiavelli. Giocare svuota la mente e rilassa – la rilassatezza del “ho tutto sotto controllo”. Machiavelli si fa all’apparenza gioco complesso (machiavellico) ma è solo un gioco e le varianti sono incluse in due mazzi di carte, e deve essere la sensazione di saper maneggiare tutte quelle variabili senza soffrire troppo delle fatalità della vita a renderlo rilassante.

Andrò a giocare a Machiavelli.

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