Kieler Woche USW.

Stanca per abitudine.
Il problema rimane, sempre e comunque, svegliarsi al mattino e addormentarsi di sera, in quell’angosciante sequenza infinita (quando ti sei svegliato sai che prima o poi dovrai riaddormentarti e poi, comunque, svegliarti di nuovo) che fa una vita.
Sogno con fede cieca persone che veramente sanno non dormire.
Deve essere possibile – cosa non lo è?

Sono stressata e quindi sono mean. No, sono mean comunque – mean è l’aggettivo usato dai coinquilini nei miei confronti. E poi ridono e mi sorridono. Non capirò le sfumature degli esseri umani come non capirò le implicazioni morali di questo termine.

(Sapete cosa mi manca? Aprire Dreamweaver e Photoshop in contemporanea con qualche idea e un paio di appunti e iniziare a fare un sito con il fervore febbricitante della solitudine condivisa con un computer.)

La prima giornata della Kieler Woche è andata a puntino. Ho messo piede sulla barca a vela della madre di Pimm e:
1) Non sono caduta in acqua salendo.
2) Quando mi sono seduta mi è stato messo un bicchiere di metallo pieno di alcol in mano.
3) Quando sono scesa mezza ubriaca non sono caduta.
L’adorabile madre di Pimm – che è una di quelle donne che non offenderesti senza aver prima indossato una cotta di maglia – ha invitato me e VB, il prossimo venerdì, in barca con loro. Durante la Kieler Woche. Sapete cosa significa? Questo:

5,000 yachtsmen and women, 50 countries, 2000 yachts, dinghys and surfboards, almost 40 sailing events, more than 400 planned regatta starts on ten race courses.

Giovedì sera verranno preparate quattro bottiglie di grog. Dopo che – se Harding me lo conferma – sarò andata nel suo ufficio a parlare del paper. Sempre giovedì sera bisogna addobbare la casa (c’è il party, lo ricordate?), perché venerdì in giornata non avremo tempo e il party è venerdì sera. Sabato arriva Al. Domenica siete invitati al mio funerale. Lunedì risorgo e vado a lezione.

Ho voglia di scrivere, ed è trasversalmente colpa di JPod:

jPod chronicles the often shocking lives of Ethan Jarlewski and four of his co-workers at Neotronic Arts as they confront “Chinese gangs, boneheaded bosses, sexual swinging, British royalty and gore-laced video games.”.

È un prodotto low-budget, e pare sia così infimo che ne è stata cancellata la programmazione dopo il 13° episodio – con mia gran tristezza, dato che gli episodi li ho visti tutti e l’adoro. È un raro esempio di delirante vita quotidiana in chiave comica in cui vengono piombate scene drammatiche non commentate né romanzate. Lo amo. È la rivincita del cliché sconosciuto. È canadese. Guardatelo. Gratis. Qui.

Come al solito, non ho molto da aggiungere. Harding mi ha consegnato l’outline più due fogli scritti a mano da lui, che sono “appunti” presi dalla mia presentazione. Non so a che servono. Sembrano gli appunti frenetici e commentati di un giornalista a una conferenza stampa. Ma comunque. Per l’outline ho preso 9/10 e per la presentazione 19/20 – o viceversa. Sono voti un po’ fastidiosi, che ti fanno chiedere se in trentesimi avresti preso 29 e se in centesimi avresti preso 99. Ma comunque. Bevo the nero sfuso preso in un negozietto in centro, con tre retrogusti diversi in sequenza, così denso da incollarsi sul palato, versato dal thermos da un litro. Senza né limone né latte, per accidia. Per accidia non sfratto tutte le forbicine che entrano in camera – quante ne avrò ingoiate dormendo? – e ho googlato il termine dopo averlo scritto. Vivere in isolamento linguistico ha questo effetto: indaghi le influenze regionali sulla tua madrelingua. Dimentichi quali parole esistono e quali non esistono. Sto vomitando termini sensati per un costruzione a tavolino della lingua italiana ma che assolutamente non esistono. Incespico, mescolando lingue. Si sta benissimo, così. L’unica fede che ho nella lingua è quella che ripongo nella sua forza evocatrice – e assolutamente non affidabile. Comunque, vorrei dormire – no, vorrei stare dormendo – perché questo tempo verbale in italiano non ha senso? Siamo manchevoli. Sono così stanca che ho piegato i vestiti per metterli via e poi li ho dimenticati sparsi sul letto. Non è da me.

Esempio di mescolamento di lingue in diretta:
Where’s the lighter?
Keine Ahnung.
Ovviamente la domanda in inglese è della coinquilina tedesca e la risposta in tedesco è mia.

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3 comments

  1. Al

    [Domenica siete invitati al mio funerale.] Ho dear, I didn’t think there would be any formal function to attend to, I must put some adequate clothes in my bag.
    … by the way… would I be tactless if I asked to have your book collection?

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