Gemütlichkeit.

Pimm e Daf, nomi che daremo ai coinquilini, sdraiati sull’erba dinnanzi alla mia porta finestra al posto delle anatre.
Sul tavolo: saggio, ennesimo, su una delle tante identità canadesi. Métis and First Nations. Studiare il Canada è come studiare un’ambientazione AD&D.
La presentazione per Harding è andata bene. Ieri mattina, senza preavviso, uno dei due compagni (Kommilitonen, dicesi) non è apparso. Tradotto: ho fatto parzialmente la sua parte di presentazione, il che mi è valso un “lei ha fatto il 70% del lavoro” da parte di Harding. La lezione è stata, invero, abbastanza imbarazzante: nessuno degli studenti presenti ha risposto ad alcuna delle domande poste dal nostro povero anglo-canadese, che mi fa sempre più pena. Con viso angelico, sottolineato dall’attuale forma delle mie sopracciglia, a fine lezione sono andata da lui chiedendogli se, forse, la presentazione era stata un po’ troppo complicata, giacché il pubblico è stato attivo come una pelle d’orso. Il timido anglo-canadese ha avuto un accenno d’ira, all’inglese – conoscete ira inglese quando è sprovvista di fucile e cartucce? – e mi ha detto che no, questo è un Hauptseminar, e la presentazione andava benissimo.
Sono soddisfatta.
(Cuoricini e stelline di sfondo.)
Sono tornata a casa e ho dormito per sette ore filate – come da norma, più di quanto dorma di notte. Mi sono risvegliata a tarda serata da un incubo, ricorrente, il solito: ero in Italia. Ho commentato, sciacquandomi la faccia, che questa faccenda mi sta rendendo sempre più paranoica, e VB ha annuito gravemente e saggiamente.
Al mio terrore del ritorno compartecipa il piacere dovuto dalla coesistenza con Pimm e Daf, mie adorabili creature. Come da previsione Daf è entrata in camera con VB nuda nel letto; Daf non aveva una macchina fotografica in mano, ma il laptop con skype collegato con la sua famiglia. Voleva presentare loro le sue coinquiline.
Quando mi sono svegliata dall’incubo, a tarda serata, ho deambulato fino alla cucina, dove un computer e uno schermo erano stati assemblati malamente in diretta sulla partita ItaliaVSParaguay. L’ho ignorata e ho declinato gentilmente una birra, imbottendomi di caffè. Questa notte, poi, ho dormito all’incirca due ore – e rifletto su come le mie giornate abbiano ritmi pressoché casuali. Non è male, come al solito, questa sensazione di viaggiare tra giorno e notte senza limiti, cullata dal fatalismo che mi sussurra confortandomi che tanto poi andrò a lezione perché devo andare a lezione. Ci sono must confortanti: quelli che non si fanno mettere in dubbio.
Invero attendo vorace l’arrivo di Al e di Zefirina, uno dopo l’altro. Al, con la sua cadenza cauta da non madrelingua italiano, s’incastrerà bene nel contesto – che vede un alternarsi pressoché casuale di inglese e tedesco. Interi dialoghi in cui A parla tedesco e B in inglese. Amo queste cose, forse perché riflettono un ideale: parlare lingue diverse e capirsi ugualmente. Ma comunque. A tarda tarda serata ho avuto un’illuminazione e ho chiesto a VB:
“Ma Zefi parla inglese, sì?”
Nel leggerlo, dovete sottolineare il sì? finale, renderlo incerto, un po’ tremolante.
A posteriori mi sono detta che (affermativo), Zefi parla inglese – donna con troppi interessi e capacità per non parlarlo, ma è stato il porsi la domanda e dare una spennellata tragicomica al momento..
Ma comunque.
… Ma comunque non ho molto da aggiungere. La mia ottica a termine sempre più breve e la rilassatezza data dal contesto appiattiscono il mio speculare e il mio de-lirare.
Un docente del corso di tedesco ci parla confortevole della tendenza alla Gemütlichkeit dei tedeschi e parla una lingua che conosco: ho avuto una Maletta che ce ne ha parlato per un semestre, personalmente infilandomi inquietudine negli interstizi dell’Heimlichkeit, che è “segretezza” ma viene da Heim, parolina che dovete mettere vicino a “dimora”.
Il docente parla confortevole-sadico della Gemütlichkeit tedesca includendovi ciò che la facilità: il sentirsi a proprio agio, l’avere certezze facile, il bere birra. Dosi malettiane a non finire. I due devono aver seguito la stessa corrente di pensiero, quella che spiega tutto con la paura.
L’altra sera Fabian finge di cadermi addosso per farmi uno scherzo, e replio con auto-controllo versando un po’ d’acqua in un bicchiere e rovesciandoglielo addosso. Fabian, che deve avere problemi d’aggressività, se la prende (Dio sa perché), e mentre chiariamo mi chiede:
“Ma hai avuto paura?”
La paura spiega tutto, pare, e chissà se spiega lo sterminio dei supposti 6 milioni di ebrei. Versione alternativa del vittimismo tedesco coevo allo sterminio: anziché essere vittime degli ebrei, i tedeschi sono diventati vittime della paura.
Amen.
Oggi ho pensato che il docente confortevole-sadico sarebbe un ottimo psicopatico da film.

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7 comments

  1. Al

    [Al, con la sua cadenza cauta da non madrelingua italiano]
    I would like to underline that it’s not me that speaks strangely, but the rest of Italians that do not agree on their language.
    Just try to get five Italians in the same room that speak with exactly the same accent…
    Happy to read that your presentations have gone well, even if this is not good for your ego (or Vanitas or whatever)

    1. Re: Al

      [I would like to underline that it’s not me that speaks strangely, but the rest of Italians that do not agree on their language. ]
      You’re right. It’s the strange way languages work.

      [Happy to read that your presentations have gone well, even if this is not good for your ego (or Vanitas or whatever)]
      You’re the gonnabe Jesuit, not me. 😉

      1. Re: Al

        [You’re the gonnabe Jesuit, not me. ;)] that’s right! so technically my mission should be to shield your soul from the 7 capital temptations… … … maybe I should consider alternative prospects of career..

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