Chihuahua.

Property and “No Property”.
Titolo del saggio in lettura per la presentazione del libro Property. Saggio scritto da una giurista – e mi piace vagare di nuovo in queste acque.
Sono le 5:38 del mattino e il thermos da un litro di the è finito. Odora ancora di grog – sulla lista della spesa presenziano gli ingredienti per farne ancora. È da eoni che non ne bevo. È un problema direbbe la mia voce affetta dalla cadenza locale, che fa accentare la “e” di “problema”. Non ho alcun (credo) accento tedesco nel mio italiano, ma prendo cadenze, come se il tedesco fosse una varietà locale.
Lo è.
Inglese e tedesco sono varietà locali molto dissimili – italiano, francese e spagnolo non così tanto. La comprensione di una lingua me la rende famigliare, declassandola (o innalzandola?) allo status di dialetto.
(Si vede che non studio cinese…)

Mi sono fatta notare che seguo un regime forse un po’ ossessivo. Le lenzuola vengono cambiate praticamente ogni giorno, dopo la doccia. Scopare fa sudare – non è un motivo sufficiente? Non per giustificare il fatto che non mi sento totalmente a posto finché non ho fatto una doccia dal momento in cui mi sveglio. Ave, doccia. “Ich dusche mich.” è una delle frasi che i miei coinquilini sentono più spesso uscire dalle mie labbra – li si trova spesso in cucina, con amici vari, a chiacchierare e delirare. Li amo, dell’amore che si trova in un libro o nel resoconto di un vecchio, l’amore per un contesto. Li adoro come adoro la musica che il coinquilino carica nella playlist, lasciando la porta della camera aperta. Sembra di stare costantemente in un lounge-bar. A volte, invece, si esce dalla camera e in cucina ci sono dalle 4 alle 10 persone (chiariamoci: la cucina sarà tre metri per quattro), e sul doppio tavolo centrale ci sono montagne e colline e fiumi di bevande e cibarie. Esco con il sonno negli occhi e la mia tipica espressione da esiliato in vacanza su un’isola piena di marijuana e saluto, preparo un caffè facendo sorsi di birra.
I volti ormai sono i soliti noti, ma ogni tanto pop-uppa qualche sagoma nuova.
F. è una presenza fissa, e lo adoro – è difficile non adorarlo. VB ha detto che è una patata, ed è vero, sommamente vero, se riuscite a trovare quest’affermazione non offensiva o sminuente – F. è una patata ed è meraviglioso. Anche il tizio con la faccia da nazista lo era. Avete presente una faccia da nazista da film? Ecco, così. Il suo mostrare un vago interesse nei miei confronti (“Serena, vieni, Tizio vuole salutarti!” “Ma non ci siamo neanche presentati o sbaglio?”) mi ha divertito come mi avrebbe divertito sentirgli cantare Die Gedanken sind frei – e anche questa non è un’offesa, come potrebbe? Questa canzone è stupenda.
… Ma, tanto, non ho tempo.

La sospensione dell’incredulità e i telegiornali italiani.
Ho (ri)amato Altieri nel sentirgli dire che ci troviamo davanti alla sospensione dell’incredulità quando accettiamo per reale una rappresentazione ir-reale – o quando seguiamo un telegiornale italiano.
Linkai a Camilla questa canzone, dei Ministri, band italiana che conosco del tutto per caso. Il genere non mi piace neanche, ma mi trovo spesso ad ascoltare questa o altre (poche) loro canzoni. Mi sono spiegata il perché di tale controsenso nel momento in cui ho pensato che a Camilla – nostra eroina che vive all’estero scrivendo dell’Italia – avrebbe potuto interessare come esempio di “resistenza”. Resistenza. È un termine in cui inciampo spesso, da che i miei studi si sono incastrati in etichette come cultural studies. Non mi era mai venuto in mente che potesse essere adoperato in ambito italiano – ma i Ministri sono resistenza. Lo è anche la battuta sagace di Altieri. È difficile, in Italia, dire che esista una resistenza, perché fa parte del nostro carattere criticare chi ci sta sopra – parlate bene o male di me, basta che parliate di me.
Ciò nonostante, ci sono cose che si possono dire ancor meno. Non sono le più eclatanti, né quelle più vere – sono forse quelle più acute, forse, non saprei, sto cercando di inquadrare.

I miei incubi italiani persistono grottescamente, ossia: in grottesche forme. La mia sfera onirica ha riassunto (o forse censurato?) il mio problema italiano nel cibo. Tradotto: sogno di essere in Italia e non riuscire a mangiare perché trovo il cibo pessimo o insidioso. Datemi un Coppiere. VB si firma con tale epiteto, ma non vale: sia io che lei siamo abituate alle amarezze del forte vino del Bel Paese. I Ministri, o quell’Altieri, mi fungono un po’ da passeggiata al di fuori della caverna platonica – da pizzicotto per svegliarsi.
E, sì, continuo a odiarvi tutti – non tutti-tutti, tu un po’ meno di qua ma di qua mi ricadi nel – no se ho detto “tutti” sono “tutti” – no, tu non hai colpa, ma non è di colpe che parlo – no, responsabilità – no, diversità – no, abitudini – mala-abitudine, scimmie, decadenza – sono insostenibilmente confusa. Guardo il video con Altieri e osservo il docente che tiene la lezione – stavolta lo sento, il suo accento milanese – lo ascolto bene, interiezioni incluse, e leggo e parafraso: Ha appena detto che questa cosa che non si deve fare nessuno la fa e soprattutto voi che la fate ripetutamente davanti a testimoni non l’avrete mai fatta. Non è corruzione, è satira introiettata. Abbiamo introiettato la satira in massa. Cosa succede quando anche i politicanti introiettano la satira? È così ammaestrata da non riuscire più a essere feroce – quando si fa bestia pulciosa (un cane, diciamo) – viene sbattuto fuori dalla tavolata perché mancante di buone maniere. Insomma, anche il crimine ha le sue regole formali. Quando inculi il prossimo a sorpresa usa lubrificante, sii gentile, sì che possa dirsi che un po’ gli piace.
I tedeschi sono dei docili bambini in un Kindergarten – il loro peccato è la vergogna all’idea di essere redarguiti. Ciò nonostante, l’Italia pullula di scimmie. Strano e contorto percorso il mio, che iniziò con un odio feroce del colonialista che risolve l’Altro riducendolo a scimmia e facendosi portatore di civismo e progresso – e che mi finisce, qui, con me che vedo la mia madrepatria come un accampamento zulu agli occhi di un funzionario inglese. Che bello contorcersi su se stessi, nevvero? Le mie consolazioni sono il trovare nuove posizioni sessuali – un piccolo tesoro che mi porterò in Italia, e non potrà togliermi nessuno, il mio tesoro. Le nobili consolazioni, quelle che mi fanno sentire una persona seria. Non posso dirmi – tornando alla mia bizzarra sfera onirica – che in Italia porterò il bagaglio delle mie esperienze culinarie, perché in Italia non troverei gli ingredienti per cucinare come cucino qui. Non troverei la cortesia su cui scivolare verso lidi sempre migliori, un impegno a cui prendere parte, un rispetto che non mi faccia sentire presa in giro. Era bello, il video con Altieri, in cui il docente con poche e ben piazzate e ben conosciute battute ri-affermava l’ignoranza degli studenti, la loro pavidità e il loro essere ipocriti – sono cose che potete sentire tra le righe o esplicitamente a qualsiasi lezione – come lo studente a cui si parla non sappia nulla, non lo ammetterà perché è un opportunista (o un codardo) e non abbia interesse a saperlo, quel nulla. Forse è vero, chi lo sa? L’ho pensato spesso – si sa che vado più d’accordo con i docenti che con gli studenti, non a caso. Ma come si setta mentalmente una persona quando gli viene costantemente ribadito che ciò che è vergognoso, se si sofferma a pensarci? Gli studenti meritano, per come vengono dipinti, d’essere trattati come carta igienica.
In una e-mail ho ringraziato una docente italiana per la sua “preziosa gentilezza”. Lo è stata davvero. Non è la gentilezza data gratuitamente con i cordiali saluti, ma piccole accortezze sempre nuove che me l’hanno fatta amare. L’abbraccerei, una volta in Italia, ma sarebbe fuori luogo. Eviterò. Abbraccerò amici dimenticando che hanno parcheggiato in seconda fila per evitare di camminare due minuti in più, dimenticando le battute sminuenti che hanno sciorinato sul prossimo con un vago senso di colpa o forse senza alcuno, e non so cosa sia peggio, dimenticando che si sono auto-assolti per aver peccato e l’hanno raccontato a me per farsi assolvere anche dal mondo esterno, e immagino tutto questo sarà come scoparsi una puttana dicendosi che ti ama.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...