Schneider è fatto di una pasta diversa. Dagli sconosciuti non cerca ebbrezza, ma famigliarità e tepore. Non poteva essere altrimenti (l’ho deciso io), perché Schneider di ebbrezza ne ha già avuta abbastanza, e di pessima qualità.
Non ho mai capito esattamente perché abbia deciso di buttarsi nella mischia. Di carattere non è un ribelle, ma un conservatore. Ama mondi fatti di nobili e feccia. Il suo estetismo deve essere gotico. La ragione deve stare in qualcosa, nella sua allargata famiglia, che proprio non poteva sopportare. Schneider l’ebreo. Cosa non poteva sopportare?
A Schneider non piace il chiasso, ma l’atmosfera intima e sacra di uno scrigno. Che contenga un diamante o una virtù, sempre di gioielli d’alto prezzo si parla, e lui si ostina a voler capire quella purezza pur reputandosi un ammasso di stracci le cui mani luride possono dare vita a intonse perle.

Borderline personality disorder (BPD) is a personality disorder defined in DSM-IV and described as a prolonged disturbance of personality function in a person (generally over the age of eighteen years, although it is also found in adolescents), characterized by depth and variability of moods. The disorder typically involves unusual levels of instability in mood; black and white thinking, or splitting; chaotic and unstable interpersonal relationships, self-image, identity, and behavior; as well as a disturbance in the individual’s sense of self. In extreme cases, this disturbance in the sense of self can lead to periods of dissociation.

La descrizione di alcuni supposti disordini mentali mi ha sempre mandato in crisi. Perché il BDP si riferisce a maggiorenni? Forse che, negli anni prima, quelle che poi diverranno follie sono normale quotidianità? Sul livello personale, poi, devo sempre domandarmi se le mie instabilità sono problemi psichici o prese di posizione sociali (o spirituali).
Foucault, un giorno, mi ha raccontato la fiaba della psichiatria. Non tutta, solo la sua nascita. Mitopoiesi per ogni scienza. Mi ha parlato di tutte quelle cose che rendono Freud, oggi, abbastanza scontato, come una multa se si va a 150 all’ora in un paesino di campagna, e poi abbiamo discusso di attinenze.
Che c’entra la psichiatria con la fisiognomica?
Per la mia tesina al liceo dovevo in qualche modo infilare “anatomia” in un soggetto che, se ben ricordo, era qualcosa come “il grottesco nel Romanticismo” (o “il sublime e il grottesco nel Romanticismo”? Cambia? Uno esiste senza l’altro? Non percorrevo lande sublimi per scoprire il grottesco?). Cercai attraverso le soglie dell’anatomia, nella storia delle deformità e delle stranezze, un accumulo di materiali inaffidabili perché mancanti del metodo contemporaneo, e poi alla contemporaneità arrivai, con la fisiognomica e la criminologia, e Gericault che disegna monomanie per curare la propria follia, e i dolicocefali e i mafiosi che hanno la fronte bassa, e il resto lo sapete perché l’avrete studiato, partendo dalle illustrazioni ottocentesche delle razze del mondo, la curiosità puntigliosa e ingenua che cataloga caucasici e negroidi e mongoloidi (e pensare che le seconde due categorie oggi hanno il gusto dell’offesa, e dal linguaggio scientifico vengono – oh illuminati esseri umani) e il naso ebraico e l’occhio ariano. Un’epopea di classificazioni a cui il mio estetismo è suo malgrado debitore. Il fatto che io indulga nel piacere di darmi a tutti i gusti possibili non significa che alla mia mente non sia stato insegnato a distinguerli. Ci sto lavorando, a non distinguere. È una faccenda complessa. Qualcuno, un giorno, deve avermi ficcato in testa che le labbra turgide sono sensuali, che la bocca larga è vorace, e io amo bocche larghe con labbra turgide. Un giorno il Dio che Ride si prenderà gioco di me facendomi iniettare acido da una bocca di tal forma, mi verrà distillato con distacco e premeditazione, e allora sarà troppo tardi per capire che non c’era nulla da capire.

B ha labbra dalla forma morbida, ma proporzionata. Nessun eccesso. L’intero volto è una mancanza di eccessi (partendo da quale idea di proporzione?). Il corpo, anche. L’insieme (mi) dà un’idea di simpatia sagace, ironia amichevole, una salute scattante. Il mio cervello e le mie parole giocando sul suo sangue irlandese, ma per una specie di senso di vanitas. Si addossano alle persone sciocchezze in cui non crediamo ma che sono divertenti. È l’ottica dei marinai-porno-gay e delle infermiere-conigliette. A volte lascia la brutta impressione di una masturbazione sterile, nervosa, il riempirsi la testa di immagini psichedeliche perché venga svuotata da un orgasmo. E poi, il silenzio. B riverbera nelle parti di sé che non gli ho addossato io, e che ora cerco di ritrovare. Ho veramente avuto il tempo di vederle? Il bello dell’essere umano è che ti inietta parti di sé senza che tu possa rendertene conto. Chissà che mi proietta addosso la mia coinquilina? Ho passato la giornata a letto in coma, forse bisogno di sonno, forse bisogno di nulla, e lei deve aver bussato tre volte. Chissà come si spiega questi miei letarghi? Chissà se ha sentito il casino che abbiamo fatto? Mi piace quel casino. Non sono Schneider. L’ebbrezza mi piace, con o senso battello. Schneider è figlio del mio incontrare, raramente, una personalità tedesca capace di essere cinica per tutti gli altri dolci e accorti e un po’ timorati tedeschi. Ogni tanto appare un tedesco che si fa cinico per comporre un j’accuse anti-borghese, adolescenziale, che punta il dito ai compatrioti vestiti di doveri civici e morali. Adoro queste eccezioni. Schneider è così ma si ignora. Schneider non capitalizza il proprio cinismo. Io sì. Schneider capitalizza la propria racimolata dolcezza, scorie sopravvissute in tutta la loro zuccherosità (come caramelle per bambine). Non si fa scrupoli, a riguardo. Io sì. Mi svendo sul mercato come un pacchetto di sigarette, con l’avvertenza inclusa. Rauchen kann tödlich sein. Come se tutte le altre cose non fossero mortali. Il fumo che uccide è una caccia alle streghe e io talvolta mi sottometto a tale non condivisa benintenzionata avvertenza. I prodotti per adulti hanno una strana posizione nel mondo. Se li metti in un boudoir diventano un lusso raffinato, sotto luci calde e intime, e a furia di mettersi comodi divengono schiavi di quelle ristrettezza. Sono un po’ schiava di me stessa. Inciampo in persone che colloco in mondi perfetti nella loro imperfezione, rimirandone la diversità – rispetto a me. Questa è la romanticizzazione dell’atto. L’atto nella sua realtà non ha tempo per romanticizzarsi. Non sono Schneider, non capitalizzo il lato zuccheroso. Apro la dispensa, vedo il miele e quando riapro gli occhi mi rendo conto di averlo già mangiato. Non ho la bocca larga ma sono vorace comunque. Tra me e quel miele ci sarebbero molte cose – i dubbi, le incertezze, la sete di sublime – ma un certo giorno devo aver imparato che sono suppellettili non fondamentali, e da allora raramente trovo spazio libero in cui decorativamente porli.

È da stamattina che rifletto sulla parola “incorreggibile”. Per indulgere meglio in questa speculazione mi sono avvalsa di un dizionario: “che niente e nessuno può persuadere ad abbandonare abitudini viziose, a modificare in meglio il proprio modo di essere”. Definizioni che mi mettono in crisi come quella del BPD, perché si reggono su punti relativi. Cos’è l’instabilità e cosa l’abitudine viziosa? Che accade se il mio modo di modificare in meglio il mio modo d’essere prevede instabilità e attività considerate alla stregua di vizi? Io cercavo una definizione chiara, univoca, salda come battello su cui navigare e il dizionario mi parla a mi dice:
Sei una contraddizione.
Non al mio interno, no, ho l’interiorità di un santo, illuminata e accecante, dove tutto s’incastra senza coincidere. Me e me vanno d’accordo, un rapporto appassionato e giocoso, con ramanzine e “ti perdono vieni qui che mi faccio perdonare su dai mi conosci sì ma fai sempre così lo so ma ti piace”. Il problema è il baricentro tra quelle due me e il restante mondo. Su quell’asse risulto una contraddizione.

Cerco delle righe che Rimbaud non ha mai scritto.

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