Zusammenfassung.

“Also, wie gesagt…”

La voce della nuova coinquilina al telefono dalla cucina. Ha sostituito l’indiano, con mia immane gioia. Quando sono rientrata in questa casetta (sì – ricordate? – vivo in una casetta in un villaggio per studenti in mezzo al verde) tutto era pulito e profumato, benedetto dalle abitudini di chi ama vivere la casa. Non è una mia abitudine, ma è piacevole esserne circondati.
La nuova coinquilina è una matricola in cerca di amici che ama socializzare. Nata in Afghanistan, trasferitasi con la famiglia qui quando aveva 3 anni per sfuggire alla guerra. Parla un tedesco che capisco (forse perché le parole da lei pronunciate non sono disciolte nella pronuncia da pescatori di Kiel) ed è simpatica.
L’altra coinquilina se ne è andata oggi. Quella che VB ha soprannominato “mondo rosa”, perché in un mondo rosa sembra vivere. Non si sa chi verrà poi, ma sono ottimista: la mezza afghana credo si imporrà su qualsiasi coinquilino minimamente incivile.
Il cielo fuori è color azzurro cielo con macchie color nuvola bianca, in continuo movimento. È Kiel. Un sole estivo si alterna a grigiori pacifici. La primavera è arrivata, in forma di scoiattolo che mi passeggiava davanti alla porta-finestra, di pseudo-papere (pare una sia un germano reale) nel laghetto a dieci metri da me e di vicini di casa che fanno un barbecue a cinque metri dalla mia porta-finestra.
La coinquilina bussa e mi riporta il posacenere che le avevo prestato; nell’altra mano ha un bicchiere con della spremuta d’arancia appena fatta per ringraziarmi. L’altra sera, per ringraziarmi per non ricordo quale prestito, mi ha dato dei dolcetti. Janine, coinquilina di VB, l’ha ringraziata per averle prestato il laptop con dei cioccolatini. A volte mi sento come un cagnolino che viene ricompensato con il biscottino quando si comporta germanicamente bene, ed è piacevole.
Ora fuori dalla finestra c’è quello che chiamo l'”uccello Nike”, perché il piumaggio lo fa assomigliare a una scarpa da ginnastica. Sto aspettando i conigli.

VB è a casa sua, che chiameremo “l’Ammiragliato”. L’Ammiragliato è in centro, in una via principale fatta di case nordiche – goticamente alte, con tetti a punta e accenni all’inizio ‘900. La stanza interseca il tetto, creando una finestra-lucernario con vista sulle architetture nordiche e sul cielo. È un posto delizioso – benché io odi questo termine. Ci ho passato alcuni giorni, incluso uno post-ubriacatura, a letto a mangiare riso e guardare “The Tudors“. Si beve in tazze di metallo, che finalmente ho trovato – e so che sono utili solo a scottarsi, ma mi piacciono, come lo Shiraz sudafricano dell’altra sera.
Davanti all’Ammiragliato c’è un ristorante chiamato “Wienerwald”, in cui siamo andate come turisti in vacanza. Il primo giorno non sono riuscita a finire il piatto, a causa del mio stomaco ristretto dal soggiorno italiano, e la cameriera si è agitata preoccupata del fatto che non andasse bene. Giacché andava più che bene, ha detto materna che avrebbe confezionato quel che era rimasto sì che potessimo portarlo a casa, per evitare sprechi. Mi avevano parlato di quest’opzione crucca, ma non vi ero mai inciampata.

Sono passati pochi giorni da che sono qui, ma sembrano un’infinità. Le lezioni iniziano settimana prossima, e il tempo si accorcerà. Ho già una montagna di stampe per una lezione, e due dei sette libri che mi servono per i due corsi per cultura dei Paesi di lingua inglese. Sono sul Canada, e sulla schiavitù. Non me ne è mai fregato nulla del Canada, ma il solo fatto che siano in inglese mi rincuora.
Per quanto riguarda tedesco, darò due annualità in una. Oltretutto, ho scoperto che non mi era possibile frequentare nuovamente il corso Erasmus, in quanto – essendo io nel gruppo più avanzato – si supponeva non ne avessi più bisogno. Faccenda grottesca quando, per andare a chiedere informazioni, sbagli termini. Comunque, frequento altri corsi avanzati, non per studenti Erasmus, e quindi è tutto a posto. In questo mese in Italia non ho imparato granché in quanto a nuovi vocaboli, ma ora riesco a parlare più scioltamente. Sorvoliamo sul fatto che la mia pronuncia del tedesco è stata scambiata per britannica. Di solito i tedeschi mi prendono per francese (beh, anche alcuni italiani). Ne viene fuori una canadese nomade. In ogni caso, farò anche un corso di fonetica tedesca, che funzionerà da corso di dizione. Poi due altri corsi di tedesco, lessico ed esercizi scritti. Poi i due corsi sul Canada. Una lezione e un seminario di linguistica tedesca. E, infine, “Business English“. Se una docente italiana me l’abbuona, frequenterò anche dei seminari organizzati qui, su competenze interculturali e via discorrendo, che nel mio piano di studi andranno sotto la voce “Stage”. In ogni caso, questo semestre non dovrebbe essere letale come il precedente.

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