Non abbastanza.

E-mails, e-mails, e-mails e un rincoglionimento da mancanza di caffeina.
A me il caffè appena fatto, dopo aver ingerito un the e – ore fa – una tisana atta a purificare.
Sono tornata a casa da Milano e – messami sul letto a leggere – la stanchezza dovuta all’ingestione di alcol accompagnata alla mancanza di sonno mi hanno reso simile a un heterocephalus glaber. Sono crollata un’oretta dopo, sul mio divano, e ho dormito, dormito e dormito.
La notte scorsa ho dormito con un occhio aperto. Ero su un divanetto non abbastanza lungo per stendere le gambe, su cui ho trovato una posizione comodissima, ma ciò nonostante non sono piombata in un sonno profondo. Colpa dell’alcol? Un limoncello, una pina colada, una media, due piccole, una vodka e due Jack. L’ubriacatura non l’ho vista neanche da lontano – sto tramutandomi in uno scaricatore irlandese.
La serata ha avuto il suo culmine in una via milanese, seduti all’aperto, bevendo e fumando un sigaro. Chiamiamoli piccoli piaceri. Tutta la serata è stato un insieme di piccoli piaceri. I ragazzi per cui ho organizzato la cena mi mancavano, e mi mancheranno.

Organizzo il mio soggiorno a Kiel in termini di corsi. Ne ho scelti pochi, ve l’ho detto, ma i buchi rimasti vengono riempiti da altre richieste. La tesi, ad esempio? La referente mi dice di muovere il culo, senza cortesia né maleducazione. Le sue e-mail hanno il sintetismo della formalità anglofona. Dovrò studiare per l’esame di inglese che devo completare in Italia – vi ho detto che odio le varie anglistiche sparse per il mondo da me conosciuto? Comunque, probabilmente seguirò un corso tenuto da un docente guest canadese. Letteratura e cultural studies a braccetto.

L’altro impegno attuale, che non so quando si esaurirà, consiste nello scrivere le fottute Hausarbeiten. In realtà mi piace, e il problema è sempre lo stesso: il tempo. Il tempo di raccogliere informazione, tradurle, scrivere in tedesco. C’è anche un altro problema: l’auto-gestione, eccettuata quella degli edifici universitari in Italia qualora consista nel fumare canne, richiede organizzazione e tempo. Ed è bello così.

… E arriviamo a oggi e alle mie situazioni da romanzo kafkiano sulla burocrazia.
Ho dovuto rompere le palle a un bel po’ di persone per risolvere un problema squisitamente burocratico, che tenterò di riassumervi: “Posso frequentare una Vorlesung e un Seminar tra loro collegati e che in tutto mi darebbero 6 crediti, ricevendo alla fine due diversi certificati con lo stesso voto? Questo perché sia “lingua tedesca II” che “lingua tedesca III” prevedono una parte di circa 3 crediti di linguistica.”
E così dovrei dare due annualità di lingua tedesca in un anno.
Ho poi scoperto che due corsi frequentati a Kiel, che sarebbero dovuti corrispondere a un esame in Italia (“cultura tedesca II”), corrispondono in totale a 15,5 crediti. Se la docente me l’abbuona, avrò dato anche due annualità di “cultura tedesca”.
Insomma, se tutto procede al meglio, io avrò una laurea triennale avendo studiato in tutto tedesco per due anni. (…)
Ora, al di là della perversa soddisfazione, simile a quella provata quando sfrutti i bugs di un gioco per fottere il sistema (senza volerlo, tra l’altro), sono perplessa. Di sicuro dovrei poi trovare un modo per continuare a esercitare il mio tedesco, e poi c’è l’immane domanda: “Ma io il tedesco quanto lo so?”
C’è una maledizione che caratterizza la mia vita: saperne sempre meno di quanto sarei supposta sapere. Se ho fatto un’università di lingue è anche perché volevo consolidare il mio inglese (diciamo “crearlo”, perché era pietoso), sì da sentirmi a un livello accettabile. Al primo anno sono stata ficcata nel gruppo avanzati trovandomi ovviamente con immani lacune grammaticali, ma almeno – per quanto concerneva tedesco – ero tra i principianti assoluti (è bellissimo essere principianti assoluti, veramente, sgrava moltissimo).
Dopo aver studiato tedesco per un anno, l’ho ignorato per altri dodici mesi, poi sono finita a Kiel e sono stata messa nel gruppo avanzati del corso frequentato a settembre, e io non sapevo parlare tedesco. Neanche capirlo. Ma sapevo decisamente bene la grammatica rispetto agli altri. Successivamente, nel corso Erasmus, sono di nuovo finita nel gruppo più avanzato, essendo (di nuovo) quella con meno esperienza alle spalle.
I voti a fine semestre, in una scala da 6 a 1, ove 6 è il più basso, sono stati: 1.3, 1.7 e 2.0. E non ha senso, davvero. Ho voti più alti di una compagna che fa la magistrale. Non ha alcun senso. Ero in un gruppo più avanzato rispetto a gente che ha studiato tedesco per anni. Nessun senso. Ma tutta la faccenda tedesca non ha mai avuto granché senso dal mio primo anno in poi. E io non ho la più pallida idea di quanto io sappia effettivamente il tedesco. Avrei l’inglese come raffronto, raffronto nel quale l’inglese è la lingua che conosco meglio, ma per la quale ho voti più bassi. Mentre ero a Kiel faticavo ad esprimermi in inglese e mi veniva automatico il tedesco.
ARGH!
Insomma, per riassumere, ho una dignità, e io non so abbastanza il tedesco a priori. Ho vagoni di parole che conosco passivamente, e sento gli errori che faccio in bocca mentre lo parlo.

E ci ricolleghiamo alle Hausarbeiten, che sto scrivendo. Anzi, che devo scrivere – quindi, che andrò a scrivere

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...