Si sa.

Leggo Eco perché ho finito Malan.
Non è stata una scelta facile, Eco, dopo Malan che mi ha lasciato con un pugno di sabbia bruciata in mano.
Potrei paragonare Malan a Heart of Darkness – lo fa lui stesso – ma eviterei di nominare Heart of Darkness finché non avrò capito se dal mio punto di vista è razzista e misogino, come i cultural studies ribadiscono. C’è un corso, a Kiel, che vorrei seguire, che parla anche di questo. Ora, io ho amato Heart of Darkness dopo una lettura superficiale; amo la prosa di Conrad che non riesco a capire per intero; insomma, il mio amore per "Heart of Darkness di Conrad" è l’amore frustato di chi, non avendo capito abbastanza, non può usare l’oggetto del proprio amore per tracciare paragoni.
Voi, però, dovete leggete Il mio cuore di traditore di Malan. Fate prima a cercarlo come My Traitor’s Heart, perché l’edizione italiana è del 1990 (preistoria, per come funzionano oggi le librerie). Qui però c’è.
In ogni caso, poco prima di finirlo, ho fatto tappa in camera, adocchiando la fila di libri da leggere. Ho i libri suddivisi in "letti", "in perenne consultazione", "in lettura" e "da leggere". Tra questi ultimi, da tempi immemori, c’è La misteriosa fiamma della Regina Loana, di Eco, che ho a lungo lasciato lì per un chiaro motivo: è l’unico romanzo di Eco che non avevo letto.
Eco, come voi forse saprete, ha scritto in tutto cinque libriromanzi.
Uno lo conoscete, è facile: Il nome della rosa.
La prima volta che ho letto Il nome della rosa ero alle elementari. Terza o quarta. Andò così:

Maestra: "… Sei troppo piccola per leggerlo, non lo capiresti."
Pensiero della sottoscritta: "Ah sì?"

Prima di rileggerlo anni dopo, il mio ricordo di questo libro era la descrizione di infinite pagine di un portone con bassorilievi. Non so neanche se alle elementari lo lessi tutto, ma mi ci impegnai perdendomici.
L’ho riletto in tarda adolescenza (termine vago che sfrutto perché non ho memoria), adorandolo. A tutt’oggi penso sia il libro for dummies di Eco, quello che non ti richiede conoscenze sull’argomento né una sconfinata cultura generale, quello che permette di dire – come disse un tizio in treno anche per le mie orecchie – "sono un acculturato, e infatti leggo Eco".
Poco dopo qualcuno decise di regalarmi il Baudolino. La storia era cominciata più o meno così: io e amici vari dovevamo giocare di ruolo, ambientazione Dark Ages (Vampires), attorno al 1200. Come mio solito, avevo deciso di fare le cose seriamente, come un raccoglitore con fotocopie e un paio di libri di storia da qualche parte in cameria mia tuttora attestano. Dopo cotanto studio, volevo scrivere la biografia del personaggio che avrei giocato e – giacché era contemporanea a quella nel Baudolino – mi ero imposta di leggere tal romanzo solo dopo aver finito di scrivere.
L’autobiografia la trovate qui.
Sono tuttora fiera di quell’opera – non per la sua dubbia e tarocca qualità, ma per la follia che mostra – e se volete vantarvi di altrettanta follia leggendovela, e poi leggendovi il Baudolino, e se poi voleste anche immedesimarvi nella sottoscritta che, dopo averla finita di scrivere s’è letta il Baudolino, capirete quale frustrazione mi abbia colto a causa delle troppe similitudini.
Forse la fantasia umana è limitata e, dato un certo presupposto, si crea in modi simili.
In ogni caso, dopo il Baudolino venne Il pendolo di Foucault, che tutt’ora dico essere uno dei miei libri preferiti ma che dovrei rileggere. Di tal libro vi direi solo: "Ha ragione." Vi dirò infatti solo questo e procederò oltre, a qualche anno dopo, con L’isola del giorno prima, che non ho potuto non amare, poiché l’ho letto in quanto ero in pieno studio di Riforma e Controriforma. Insomma, se amo Eco di cuore non è perché è un’enciclopedia speculativa vivente, ma perché lo rincorro senza saperlo. Ma di questo libro vi direi di leggerlo solo se volete introdurvi nella mentalità dell’epoca – cosa per me fondamentale, o non avrei uno scaffale di libri sull’argomento, vi pare?
Amo Eco, non con il cuore ma con l’organo preposto alla stima, per la capacità di scrivere a livelli – che permette anche a un cretino di sentirsi colto. Vale per tutti i suoi romanzi, ma se Il nome della rosa va da un livello 0 (superficialità totale, nessuna maschera né velo) a un livello 4, Il pendolo di Foucault parte dal livello 2 e non so a che livello arriva, perché quando lo lessi non avevo abbastanza conoscenze di base per risolvere alcune delle equazioni poste.
Amo Eco perché ne L’isola del giorno prima il vecchietto tedesco trasformava i congiuntivi in condizionali, come ha senso sia. Lo amo perché, ne La misteriosa fiamma della regina Loana, scrive:

Almeno, ero abbastanza sicuro di essere io perché gli specchi, si sa, riflettono quello che hanno davanti.

Il protagonista del romanzo ha perso la memoria, ma parzialmente: i ricordi personali, emotivi e di sensazione, sono spariti, ma non le conoscenze enciclopediche.
Il corsivo di Eco ricorda al lettore che riconoscersi nello specchio non è un attributo naturale, ma esperienza acquisita, e lo fa con un corsivo. Amo quest’uomo. Se non fosse un intellettuale che rende intellettuale ogni suo personaggio ed è incapace di farli ragionare a istinti (ragionano a istinti come un educato umanista vittoriano che cerchi di emulare commozione dinnanzi a un pesciolino; almeno gli inglesi tendono a essere buoni attori) sarebbe amore totale – ma l’amore totale non esiste, neanche per se stessi. D’altro canto anche io ho, pare, il tono della professoressa universitaria – quando non deambulo ubriaca nella neve di Kiel e non partecipo a una threesome – cosa odiosa da sentirsi dire, soprattutto perché innegabile dalla sottoscritta: basta leggere le ultime dieci righe che ho scritto.

Tra gli antipodi Malan ed Eco (e ora mi immaginerò Eco che deambula con un copertone in fiamme attorno alla testa), ho scritto.
Ho scritto così:

Poi, nel camerino, ti guarda come se fossi un babbuino e dice:
«Quebra.»
Tu devi alzarti, prendere la quebra dal mobiletto bar su cui è seduto, e porgergliela. Non devi neanche sorridere: i babbuini non sorridono a comando.

Malan, lo scrivere ed Eco, posti come insieme, sono una pausa tra e-mails scritte in tre lingue, organizzazione della mia vita mezzo e-mails, facebook e agenda e un po’ di traduzione/studio. Il solito, insomma. Ah, ho anche scritto un’e-mail a Maletta. È che, adocchiando la lista di persone da incontrare in questi giorni, mi sono detta:
“E perché Maletta no?”
L’ho anche sognata, una delle ultimi notti a Kiel. Al risveglio, con la voca rauca, ho esposto tutto il mio amore per Maletta a una VB che mi aveva portato il cappuccino a letto, declamando tale sentimento come l’eletto parte di una cerchia di studenti di un illuminato. Ah, non è così? Quella donna ispira l’andare oltre a se stessi – come più e più volte io e FiC ci siamo ribaditi battendoci la mano sulla spalla e dicendoci: “Ah, allora anche tu…”
È importante, d’altro canto, che nella vita si abbiano esperienze agli antipodi, oltre che libri agli antipodi. Non trovate un po’ ipocrita collezionare i primi senza assaggiare, almeno, le seconde? La possibilità di poter accedere, virtualmente, mezzo parole e immagini, a qualsiasi buco di culo d’esperienza di mondo rende tutti, virtualmente, tuttologi – e partorisce individui come la sottoscritta, che decide che lei è quella cosciente di tutto questo, e quindi espierà per tutti festeggiando la vita con saltuarie esperienze memorabili – che, tradotte pragmaticamente, non sono che utili aneddoti da usare all’aperitivo.

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