Accozzaglie.

8:30 del mattino, sveglia di una sveglia non messa. Svegliata da sola – evento così raro, a tale ora, da risultare onirico, a cui si aggiunge la tinta azzurrata che fuori dalla finestra copre tutto.
Non sto scrivendo mai e questo non stupirà alcuni, considerato che sto ospitando VB e così molti spazi di tempo liberi (o che liberi non dovrebbero essere, ma lo diventano) vengono spesi scopando. Non è colpa mia, è colpa della stanza. Ci vivo il 90% del tempo che passo in casa, e il letto è troppo vicino a tutto. Mi consola l’idea che la pratica può essere tradotta in “esercizio fisico intensivo”.
VB dorme e io ho un bellissimo, ennesimo, trattato internazionale da tradurre e analizzare. Gli esami sono vicini. No, non vi parlerò degli esami, no. Comunque, sono vicini. Meglio parlarvi di cose a caso, scollegate tra loro e che non mi facciano perdere troppo tempo (perché, anche se non ve ne parlerò, gli esami sono vicini).
Vi parlerò della “Sacra ricetta segreta in via di sperimentazione del grog”.
Wikiwiki dice:

The word grog refers to a variety of alcoholic beverages. The word originally referred to a drink made with water or “small beer” (a weak beer) and rum, which was introduced into the Royal Navy by British Vice Admiral Edward Vernon (nicknamed “Old Grog” by the sailors) on 21 August 1740.

… Ma wikiwiki in questo caso può essere relegata alla sua posizione di infima accozzaglia di fonti senza troppa offesa, perché la cosa bella del grog è che è un’infima accozzaglia degli ingredienti presenti a bordo più pessima acqua più tendenzialmente rum. Oggi siamo creaturine raffinate e quindi – anziché utilizzare l’acqua del laghetto ghiacciato che ho a dieci metri di distanza e anziché farmi inutilmente dieci minuti di pullman per procurarmi l’acqua salata del mare – adotto il lusso di usare l’acqua del rubinetto.
Per il resto, l’unica cosa importante da dirsi è che il grog ha già assunto lo status di “bevanda emozionale”, status precedentemente associato solo a Jack Daniel’s e Glühwein. Il fatto che venga prodotto con le mie manine sicuramente influenza l’affetto, giacché siamo creaturine razionali, e sicuramente anche il fatto che con un sorso di quella roba camminare nelle ghiacciate lande di Kiel diventa un po’ come farsi una passeggiata su una spiaggia caraibica (non per le palme, ma per la temperatura corporea).
Il grog è stato utilizzato anche per andare in spiaggia, settimana scorsa. Le foto le trovate su Facebook. Se non siete su Facebook vi basterà guardare un dipinto sul mare di Caspar David Friedrich con tanta neve. Se non esiste, inventatevelo.
La giornata al mare è stata deliziosa, con thermos appresso e poi una cena in una Kneipe locale, di quelle che accolgono turisti dallo sguardo perso all’orizzonte e quel genere di nativi con cui Thomas Mann riempì la Lubecca del suo “Tonio Kröger”, popolo benedetto da un’ottusa beatitudine avvolta da una lingua in cui dialetto del Nord e danese si mescolano senza troppe lamentele.
A proposito di Thomas Mann, credo di odiarlo. Non ne sono sicura, ma non sono neanche sicura di voler leggere un suo terzo romanzo per appurarlo. Mi sembra infantile dell’infantilità del moderno che vuole fare il post-moderno, complessato dei complessi di un quattordicenne speculativo che rilegge in questa sua tendenza una forma di maturità, incagliato in una contrapposizione tra “ordine” e “caos”, “normale” e “trasgressivo” che era già vecchia quando è nato. Insomma… meglio Musil (tanto per dire qualcosa di inutile: Musil è sempre meglio).
In questo periodo caratterizzato da una sfilza di esami (di cui non vi parlerò) a venire, guardo a questo presente un po’ angosciato e molto stressante con una certa serenità. Credo che il pensiero di base sia: “Meglio qui che in Italia.” Bastano cazzate a pensarlo, non serve astrarsi. Basta sedersi in cucina bevendo grog e mangiando Waffeln per pensarlo, prima o dopo una camminata sulla e tra la neve.
Ho fatto pensieri strani, su Kiel. Ho pensato che questo posto è di una bellezza tale per cui morirvi sarebbe più bello che morire altrove. Un suicidio qui sarebbe più dolce. So che non è esattamente un “bel pensiero”, ma non è che la coda di un rimuginare più ampio. L’orizzonte cosparso di neve e l’esiguità di popolazione per le strade condannano questo luogo a non poter racchiudere concetti quali “entusiasmo” o “solarità” (per questi basta una stanza, gente e alcol – ma anche senza alcol). Le cose vanno “semplicemente” meglio, qui, anche quelle brutte. I miei amati tedeschi. Fanno meglio anche il peggio.
Il mio tedesco, intanto, si assesta su un livello un po’ più sufficiente. Nelle subordinate riesco a porre più di un verbo nella posizione giusta, mentre parlo, senza incastrarmi. (Provate voi a parlare come se ci si incastrati trovasse, un’equazione matematica a risolvere.) Passo da inglese e tedesco senza rendermene conto, punto a favore del tedesco e non dell’inglese, perché implica che mi viene naturale.
Avrete intuito (modo cortese di dire che vi ho sfracellato le gonadi) che l’idea di tornare in Italia mi angoscia in senso esistenziale profondo, molto tedesco. Le mie prospettive a riguardo sono desolate come un quadro del sovraccitato Friedrich, con la differenza che l’immane tristezza del pittore salva dallo squallore mentre le prospettive ci cadono in pieno come si finirebbe in una pozzanghera di fango. Il soggiorno italiano dovrebbe corrispondere a una pausa da cotanto studio, ma il punto è che tutte quelle attività che ho imparato a svolgere per rilassarmi la mente e festeggiare la vita non sussistono (per me) in Italia. Guardo foto su Facebook su party italiani svoltisi nel frattempo e vedo file di maschere. Un tedesco apprezzerebbe tale teatro, costretto a un’anonimità protestante e dedita al (preferibilmente moderato) contenuto. Ma io non sono tedesca. Per me dietro quelle smorfie ci sono persone, e non segreti e sussurri di vita che non capirò ma mi rivitalizzeranno.
Mi consolo dicendo che rivedrò alcune persone. Vorrei andare a trovare la gentaglia alla Villa, che con tutte le sue maschere giocosamente indossate ha il suo bel quantitativo di consapevolezze da tenersi nell’armadio, ma che è uno di quei teatri in cui andare ogni tanto apre sipari su specchi deformati in cui ci si vuole specchiare. Ho voglia di rivedere Nora e farmi aggiornare sulla sua vita che, come la mia, tende bene al misantropizzarsi. Mi ha fatto riflettere molto, in passato, sulla tematica “partire”, più di quanto probabilmente pensi. Mi manca in modo incomprensibile Kijomi, nel senso che non capisco esattamente cosa mi manchi di lei (mi figuro incontri, cercando quell’elemento che le mie emozioni o i miei sensi ricercano, ma a parte quelli più becermente intuibili non riesco ad afferrarne) e che non capisco perché mi manchi ora. Forse perché ci ho dormito abbracciata dormendo e basta e sono una scimmia. Forse perché la leggo in Rete e trovo pillole di ironia filosofizzante. Mi manca Ashu, ma lei mi manca sempre. Mi manca la gentaglia del forum, anche quella che non ho mai conosciuto di persona. Sì, mi manca la pizzata che devo organizzare, a cui arriverò con le mani vuote in quanto all’ambito letterario, ma mi perdoneranno. Ho voglia di rivedere Joglar che non vedo da eoni, allontanamento (credo) reciproco dopo il suo (non ufficiale o quasi) fidanzamento. Mi è venuta in mente la sua, di ironia, e mi sono chiesta se quel rapporto di coppia così folgorante e totalizzante possa averlo oscurato, se con il passare del tempo le sue gelosie si siano risolte e lei sia tornata quel che era (ai miei occhi) o se sia diventata la persona che temevo. O forse sono solo curiosa di rivederla in faccia. Mi manca anche gente che non ricordo, o forse è la mia testa che cerca di colmarsi di nostalgie per creare aspettative per il mio rientro. Chi lo sa? Le persone tendono a essere molto più facilmente desiderabili quando sono lontane perché sei tu ad essertene andato mentre seguivi il tuo percorso.

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2 comments

  1. -Bevuto il grog a Praga, lo vendono ovunque, hot, che significa paradisiaco quando la temperatura è sottozero.
    -Il 3 febbraio c’è stata presentazione libro et conferenza dei Wu Ming in Uni. Murphy mi ama e ha voluto che lo sapessi il 4 mattina.
    -Saluti a VB!
    -Quando arrivi e quanto rimani in I-taglia?

    1. – Com’è fatto? Spesso è solo rum e acqua.
      – Dai un bacino a Murphy, da brava, o ti mangia.
      – Ok, appena torna dalla doccia. 🙂
      – Di sicuro per i primi di marzo, forse prima.

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